Torino – Proteste e aggiornamenti dal CPR di Corso Brunelleschi

fonte: macerie

Avevamo scritto che al Cpr di Torino la calma degli ultimi tempi non era che apparente. Raramente tra i reclusi al fu Cie non c’è un movimento carsico in cui la voglia di libertà scava crepe nel funzionamento della struttura, a volte in maniera impercettibile, a volte palesemente, talvolta danneggiandola materialmente, talaltra affinando la complicità collettiva. Ci sono poi le grandi occasioni, quelle in cui l’organizzazione di tutti – o quasi tutti –  punta in alto, punta a una giornata di rivolta generale, come è accaduto qualche giorno fa.

I detenuti si erano organizzati  perché la domenica appena passata fosse il giorno in cui appiccare il fuoco a tutte le aree, ma avevano anche avvertito che alcuni tra di loro che parlavano troppo, e con troppa propositività, con i lavoranti dell’ente gestore Gepsa e con le forze dell’ordine. Ecco perché non si sono stupiti quando venerdì, con la scusa di lavori di manutenzione, il campetto è stato chiuso e non hanno potuto incontrarsi oltre le divisioni di area. Un segnale evidente che l’amministrazione della prigione per senza-documenti aveva dei sospetti su possibili disordini.

Sabato mattina infatti la celere ha fatto ingresso in tutte le stanze, ha costretto tutti a uscire per star rinchiusi dentro al campetto, ha perquisito ogni anfratto alla ricerca dell’oggetto vietato per eccellenza là dentro: l’accendino. Pare che durante la procedura siano stati più calmi rispetto al solito sbracciare col manganello e trovati gli accendini abbiano fatto tornare i reclusi nelle aree e siano stati là fino a sera a controllare la situazione. Vista sfumare la possibilità di rivolta del giorno successivo, gli animi dei detenuti si erano a quel punto scaldati e per tutta la sera di sabato ci sono state battiture e urla contro la polizia. Continua a leggere

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CPR : settimana di proteste a Caltanissetta, Brindisi-Restinco, Ponte Galeria

riceviamo e pubblichiamo:

Nonostante le condizioni di vita estenuanti a cui sono costrette le persone ingabbiate nei CPR, non si ferma la resistenza quotidiana, collettiva o individuale, di chi è prigionierx. Nell’ultima settimana siamo venutx a conoscenza di alcune proteste che hanno turbato e sicuramente messo in difficoltà chi è responsabile e complice di questi lager.

La sera di giovedi 12 ottobre le persone recluse nel CPR di Pian del Lago a Caltanissetta hanno dato vita a un nuovo tentativo di evasione. Secondo quanto riportano brevemente alcuni media locali, un nutrito gruppo di magrebini in via di deportazione ha danneggiato gli interni della struttura e divelto delle sbarre in metallo dagli infissi di un padiglione degli alloggi, tentando di allargare le sbarre di recinzione del centro. Il tentativo ha visto l’immediato intervento sia delle forze dell’ordine sia dei militari dell’esercito che sono di guardia nel lager di stato. Il giorno successivo, 13 ottobre, almeno sei tunisini, sbarcati a Lampedusa il 1° ottobre e arrestati perché già espulsi in precedenza, sono stati imbarcati su un volo in partenza dall’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo e deportati a Tunisi. Sono 1128 le persone deportate dalla questura di Caltanissetta nel corso del 2017.

Nel CPR di Ponte Galeria lo sciopero della fame, organizzato da un gruppo di recluse per protestare contro il cibo avariato servito a mensa, si è interrotto il 15 ottobre dopo una settimana in cui continui sono stati i ricatti dei gestori per far desistere le ribelli (per esempio mancata somministrazione di farmaci importanti,  relative minacce di TSO per chi assume psicofarmaci…). Nonostante la fine dello sciopero, alcune continuano le proprie battaglie individuali chiedendo conto alla direzione riguardo i responsabili del servizio catering e sopratutto della propria salute, dato che scarseggiano le medicine e alcune terapie somministrate, ad esempio per l’influenza, durano mezza giornata. Ieri, 16 ottobre, siamo venute a conoscenza di una breve protesta scattata nella mensa, dove la rabbia delle recluse si è scatenata in un lancio di piatti, cibo e sedie che ha provocato la caduta di un operatore, scivolato sull’olio.

Contemporaneamente, sempre ieri nel CPR di Brindisi-Restinco, i reclusi hanno nuovamente protestato durante il pranzo (che ricordiamo arriva sempre freddo, scarso e disgustoso, e inoltre a orari variabili) perché da tempo chiedono siano migliorati e diversificati i pasti, anche per assecondare abitudini e necessità alimentari di ognuno.

Verso le 18 del pomeriggio, invece, un recluso che non gode di ottima salute, è svenuto battendo la testa sul pavimento, provocandosi una importante ferita. L’indifferenza dei carcerieri ha portato i compagni di sezione a richiamare l’attenzione urlando e facendo battiture finché, dopo circa due ore, non è arrivata un’ambulanza per soccorrere l’uomo. Mentre ieri sembrava che fosse stato trasferito in un ospedale per accertamenti, sappiamo oggi che invece il recluso è stato semplicemente parcheggiato in infermeria e riportato poi in sezione.

nemiche e nemici delle frontiere

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Egitto – Testimonianza di una detenuta sulle sezioni speciali per le condannate a morte

traduzione da facebook

Nella quindicesima giornata contro la condanna a morte, pubblichiamo la testimonianza di una compagna Yara Sallam, che durante la sua detenzione in carcere si trovava vicina alla sezione “speciale” delle donne recluse condannate a morte.

Come ci siamo abituate alle urla delle detenute condannate a morte

di Yara Sallam

Cerco di ricordarmi scene di esecuzioni nei film che ho visto, ma non ci riesco.
Di sicuro nessunx nel cinema ha ripreso cosa accade prima di un’esecuzione. Forse è stata ripresa l’uniforme rossa da carceratx condannatx, ma è la tunica (che le donne sono obbligate a indossare in carcere) rossa (se sei condannata a morte) in mezzo a quelle bianche ad avere un posto particolare nel cuore.
Noi non abbiamo vista l’esecuzione capitale delle donne ma le abbiamo sentite quando venivano prese prima di essere uccise.
Io prima di quel momento non avevo ancora un’opinione sulla condanna a morte.
Quando ho guardato il film “The Life of David Gale” ho iniziato a chiedermi come noi stesse potevamo lavorare a una cosa così difficile?
Non ricordo se ho visto questo film prima di entrare in carcere o dopo. Ci sono molte cose che si sono perse nel tempo. Ad esempio non mi ricordo precisamente quando abbiamo iniziato ad abituarci alle urla delle donne nella sezione “speciale”, quella delle condannate a morte.
La sezione in cui stavamo era “al-Askari”. Tra di noi e quella delle condanne a morte internate nella sezione “speciale” c’era la sezione di isolamento. Ogni volta che prendevano una donna per procedere all’esecuzione sentivamo le altre sue compagne di cella chiamarla con il proprio nome e urlare.
Le donne che stavano nella cella “speciale” mi hanno insegnato che tutto passa in questa vita, anche quando la tua compagna di cella con cui mangi tutti i giorni viene presa per essere giustiziata. Continua a leggere

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Roma – 28 ottobre Presidio solidale al cpr di Ponte Galeria

riceviamo e pubblichiamo:

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Roma – 18 Ottobre solidarietà frocia contro la repressione in Egitto

fonte cagnesciolte

Il 18 ottobre facciamo qualcosa di concreto per LGBTQI d’Egitto, per Alaa e per tutt* le prigioniere/i politiche/i

In Egitto la repressione quotidiana continua ogni giorno più dura. Dalla fine del 2013 sono all’ordine del giorno le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità militari del regime di Al Sisi.

Il 23 settembre scorso, durante il concerto della band libanese Mashrou’ Leila alcune persone hanno sventolato la bandiera rainbow, simbolo delle lotte LGBTQI.
In seguito a questa azione la repressione del regime ha colpito tempestivamente, con arresti e detenzioni, e molte/i sono sotto indagine da parte dei servizi di sicurezza. Finora sono state arrestate più di cinquanta persone, molto giovani, “presunte” appartenenti alla comunità LGBTQI, alcuni hanno già subìto processi sommari con relative condanne, tra cui una persona a sei anni di carcere.

Con la scusa della bandiera rainbow sventolata in pubblico, la polizia effettua perquisizioni e retate nelle case delle persone che hanno manifestato la propria solidarietà alla comunità LGBTQI. Il bilancio per ora è di 57 arresti, 9 condanne già effettuate, 35 procedimenti in corso, 2 persone sotto indagine e 11 persone detenute in luoghi sconosciuti – le sparizioni di persone ‘scomode’ al regime sono la prassi in Egitto.

Ricordiamo che l’Egitto intrattiene con l’Italia e l’Unione Europea relazioni politiche e militari. Recentemente sono stati siglati accordi per il blocco dell’immigrazione verso l’Europa e per la detenzione di persone migranti, essendo l’Egitto uno dei maggiori paesi di origine, transito e arrivo di persone migranti, molte delle quali vogliono raggiungere l’Europa.
Come è possibile stringere accordi con un regime che incarcera, fa sparire e giustizia decine di migliaia di oppositrici e oppositori politici?

Facciamo nostro l’appello rivolto alle comunità LGBTIQ internazionali di manifestare il 18 ottobre di fronte alle Ambasciate e ai Consolati Egiziani in ogni città, per denunciare queste violazioni e fare pressione sul governo egiziano, nonché diffondere la notizia della repressione attraverso i media.

Facciamo anche nostro l’appello per chiedere il rilascio di Alaa Abdel-Fattah il cui appello per una condanna di 5 anni -di cui ha già scontanto 3 anni e mezzo – sarà il giorno dopo.

Il 18 ottobre manifesteremo la nostra solidarietà contro la repressione del regime di Al Sisi.
Invitiamo tutte, tutti e tuttu ad unirsi a noi.
Appuntamento alle ore 18,30 all’entrata del parco di Colle Oppio su via Labicana.

Venite rainbow, favolos* e glitterat*!

#freeLGBTQI
#freeAlaa
Liber* tutti e tutte!!!!

LGBTIQ SOLIDALI CONTRO LA REPRESSIONE

 

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Belgio – Sulle deportazioni di migranti in Sudan

Traduzione da gettingthevoiceout

Tentativi di deportazioni di massa illegali verso il Sudan – Francken persevera nella sua tradizione

Di ora in ora, le notizie che ci arrivano dai centri di detenzione sono sempre più inquietanti: il governo belga, pur sapendo che i rimpatri verso il Sudan sono illegali (così come confermato lunedì 9 ottobre dal Tribunale di prima istanza di Liegi ), moltiplica in maniera vertiginosa i tentativi di espulsione di persone identificate come sudanesi.
Questo sabato 7 ottobre abbiamo appreso la notizia sicura che le espulsioni vengono programmate in tutti i giorni della settimana: 2 il 7 ottobre, 4 il giorno dopo, e così via… in totale, la delegazione sudanese ricevuta a settembre ha rilasciato 43 lascia passare verso Khartoum! I diritti elementari dei detenuti sudanesi imprigionati nei nostri centri di detenzione sono violati: il personale dei centri dice che non hanno diritto a un telefono, né a un avvocato. Il che è totalmente falso (o, in maniera più sottile, si dice loro che non ne hanno bisogno).
Una soluzione contro l’espulsione sarebbe di avanzare una domanda d’asilo. Tuttavia la maggioranza dei migranti non si fidano delle autorità belghe e rifiutano di fare una domanda d’asilo mentre sono imprigionati in un centro di detenzione. Continua a leggere

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Roma – Proteste e sciopero della fame nel CPR di Ponte Galeria

riceviamo e diffondiamo

Aggiornamento: Lo sciopero della fame sembra al momento terminato. Negli ultimi giorni erano rimaste in 7 a continuare la protesta collettiva, mentre molte sono state obbligate a interrompere lo sciopero a causa dei continui ricatti di gestori e operatori, uno fra tutti la mancata somministrazione di farmaci importanti, cosa che stava contribuendo a fiaccare e destabilizzare maggiormente le donne. Dopo i primi interventi del direttore coi suoi grotteschi tentativi di scaricare le responsabilità sulla ditta di catering, nessuno si è più presentato a parlare con le donne in lotta che continuano quindi a ricevere cibo scadente e a non vedere rispettate le proprie richieste, specie riguardo la necessità di diete specifiche per chi ha problemi di salute. Gestori e operatori sostengono non sia possibile l’offerta di diete differenziate se non si è in possesso di un certificato medico che ne attesti il bisogno, ma contemporaneamente nessuno concede alle donne controlli medici, sebbene alcune li abbiano richiesti da mesi. La frustrazione e la consapevolezza che lo sciopero non sia servito a nulla sono diffuse tra le detenute, che però non sembrano intenzionate a soccombere e continuano anche individualmente a fare pressioni sui carcerieri per migliorare le proprie condizioni di vita in quel luogo di privazione. Da parte nostra non smetteremo di sostenere le donne che resistono lì dentro quotidianamente e di provare a dar loro voce ogni volta vorranno, nonostante le continue minacce dei loro carcerieri, sempre pronti a impedire che gli orrori perpetrati all’interno del CPR superino quelle mura.

Sempre al fianco di chi si ribella, una spina nel fianco di chi ci opprime

Roma, 15 ottobre Continua a leggere

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Egitto – Appello in solidarietà con la comunità LGBT

traduzione da facebook

Solidarietà con le persone LGBT d’Egitto!

Questo è un appello alla protesta!

Nelle due settimane passate, l’Egitto è stato testimone di un violento attacco contro le persone in base al loro orientamento sessuale e di genere. 57 persone sono state arrestate secondo quanto riportato da EIRP (Iniziativa egiziana per i diritti umani). 9 di loro sono state condannate al carcere, 35 saranno processate, 2 sono sotto indagine (Sarah Hijazi e Ahmed Alaa) e 11 sono detenute in posti ancora sconosciuti.

Quello a cui stiamo assistendo in Egitto è uno scenario continuo di violazioni di diritti umani da parte delle autorità militari fin dalla fine del 2013. È un’autorità che non rispetta la legge, la costituzione e ogni tipo di trattato internazionale. L’unica sua preoccupazione è di reprimere, opprimere e chiudere ogni spazio di libertà personale.

I governi stranieri di fronte a quanto sta accadendo si comportano come spettatori di un film, finora non hanno fatto assolutamente nulla. Oggi, 3 ottobre, il Parlamento Europeo ha emanato una dura dichiarazione di condanna sulla questione dei diritti umani in Egitto e ha fatto appello ai suoi membri che hanno accordi di cooperazione economica e militare con l’Egitto di collegare quest’ultimi ai diritti umani e al loro miglioramento. È un eccellente appello. Tuttavia i governi stranieri e i paesi dell’UE danno ai loro interessi economici e militari la priorità su ogni altra cosa. Noi speriamo che questi paesi facciano un passo avanti, anche se coloro che capiscono la situazione sono pienamente consapevoli che questi stessi paesi non faranno nulla contro il regime, dal momento che il presidente al-Sisi continua a dire che lui li ha salvati dall’immigrazione illegale e che combatte il terrorismo.

Non c’è spazio per le libertà civili in Egitto, ognunx è minacciato e ognunx è soggetto a sparizioni forzate e a subire sentenze per accuse del tutto sconsiderate. Il governo egiziano non si interessa e non si cura delle violazioni commesse. Su questo si basa il nostro ruolo all’estero per sostenere la resistenza e chi resiste all’interno. Qualcunx può pensare che noi siam rimastx in silenzio, o abbiam chiesto i nostri diritti con un po’ di compiacimento, o sollecitato la simpatia dei paesi per farli intervenire in modo da calmare la situazione. D’altro canto però noi vediamo che il governo non smette di trovare delle ragioni per abusare. Loro sono totalmente fuori controllo e non si piegano in alcuna maniera alle richieste internazionali. Le istanze del mondo Occidentale sono inutili, semplicemente perché i loro interessi vengono prima di tutto. Questi paesi non cambieranno le loro scalette a meno di non ricevere delle pressioni massicce dai loro popoli. Ma i popoli non si muoveranno e non faranno pressione se non quando la stampa darà spazio alla nostra causa.

Per questo motivo, noi crediamo che protestare sia la scelta migliore. Protestare di fronte le ambasciate egiziane in differenti paesi. Alla presenza della più larga copertura mediatica. Noi crediamo che questa sia la maniera più efficace e speriamo che i risultati miglioreranno la situazione.

Ripetiamo l’appello a protestare di fronte alle ambasciate della Repubblica Araba d’Egitto il 18 ottobre 2017. Chiediamo a ogni gruppo, comunità o individui che partecipano all’appello di contattarci per preparare questo evento. Il nostro scopo è di denunciare queste violazioni e di fare pressione sul governo egiziano nonché diffondere la notizia della repressione sulla comunità LGBT sui media locali e internazionali.

Contattateci su solidaritywithegyptlgbt@riseup.net

#ThisIsEgypt

Solidarietà con LGBTQ d’Egitto

Nessun odio Egitto

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Egitto – Ancora duri attacchi del regime contro la comunità LGBTQ

Il 23 settembre durante il concerto della band libanese Mashrou’ Leila è stata sventolata da alcune persone la bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBTQ.
A seguito di questa azione molte persone sono state arrestate e sono ora in stato di detenzione in attesa delle investigazioni da parte dei servizi di sicurezza.
La band è stata accusata di appartenere al movimento 6 Aprile – uno dei gruppi che hanno attivamente partecipato alla rivoluzione del 2011 – e di incitare atti osceni e di sostenere organizzazioni omosessuali in Egitto. Per questo motivo, inoltre, alla band è stato vietato di tenere concerti in Egitto.

In risposta a quanto avvenuto il gruppo Mashrou’ Leila ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Negli ultimi 10 giorni, dopo aver chiesto il parere di diversx attivitx egizianx e organizzazioni non governative, abbiamo deciso di rimanere in silenzio per paura che un nostro comunicato potesse alimentare la repressione e la brutalità nei confronti della comunità LGBTQ e le persone già arrestate.
Ma è abbastanza chiaro che dalle ultime 48 ore gli apparati dello stato stiano portando avanti delle atroci violazioni sulla comunità stessa.
Questa nuova ondata repressiva è da contestualizzare alla soffocante atmosfera fatta di abusi e paura attuata nei confronti di ogni egizianx quotidianamente e che va ben al di là dell’orientamento sessuale delle singole persone. Continua a leggere

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Roma – Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria

riceviamo e diffondiamo. Ricordiamo che per scriverci e inviarci contributi la mail è hurriya@autistici.org

Dopo mesi in cui nessuna voce ha superato le mura del lager di Ponte Galeria, il presidio del 23 settembre ha finalmente riaperto i canali di comunicazione con le recluse nel CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio), facendoci giungere alcune notizie.

Al momento ci sono all’interno circa 90 donne provenienti per la maggior parte da Nigeria, Marocco, Sudamerica, Cina e Ucraina. Circa 15 donne marocchine sono arrivate direttamente dal mare passando per la questura di Palermo.

Le situazioni che portano alla cattura delle donne sono spesso le retate in strada che avvengono in tutta Italia, ma ogni situazione è buona: ci raccontano per esempio che un controllo dei documenti della macchina a un posto di blocco diventa controllo del permesso di soggiorno dell’unica persona non bianca a bordo.

Tra i problemi più sentiti dentro ci sono i pasti preconfezionati “schifosi” sempre a base di pasta o riso, che arrivano a orari diversi e sempre freddi, cosa che con il cambio di stagione li rende ancora più immangiabili.

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