Bologna – Venerdì 14 dicembre pranzo-presidio contro Bper, collaborazionista con il Cpr di Modena

Riceviamo e pubblichiamo.

BPER: BOIA. COMPLICI. DEI LAGER

La proprietà della struttura del CPR di Modena (Centro di Permanenza per il Rimpatrio, campo di internamento per migranti senza documenti) è in mano ad Alba Leasing, società di locazione finanziaria di cui BPER Banca è socio di maggioranza al 33,50%, ma partecipata anche dalla Banca Popolare di Sondrio, dalla Banca Popolare di Milano e dal Credito Valtellinese.

Chi altro se non delle banche potevano essere le complici di una simile nefandezza?

Per costoro il colore della pelle o la provenienza non fanno differenza, conta solo il colore dei soldi, si tratti di un lager per migranti o di usura legalizzata, si tratti di stranieri senza-documenti o cittadini italiani indebitati, tutto è lecito se c’è da guadagnarci. I padroni sono i primi a non fare differenza fra stranieri e autoctoni, ma si curano di sfruttarci in egual misura entrambi, non cadiamo dunque nella trappola del razzismo di stato. Se, come è noto, una banca vive abitualmente del lucro sulle sorti dei miserabili, come stupirsi della sua complicità nella costruzione dei lager per stranieri?

Per questi motivi e per tenere alta l’attenzione su questi aguzzini, a Bologna venerdì 14 dicembre, ore 13, ci sarà un pranzo contro la BPER davanti alla filiale di via Irnerio 23.

NESSUN CPR NÉ A MODENA, NÉ ALTROVE! BPER COMPLICE DEI LAGER PER MIGRANTI!

Nemiche e nemici delle frontiere

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Roma – Domenica 30 dicembre presidio contro il CPR di Ponte Galeria

Riceviamo e diffondiamo.

Nelle ultime settimane nel CPR una donna è morta senza soccorsi; si vive senza acqua calda, al freddo, fra continui soprusi e deportazioni. Una normalità fatta di violenza e privazione della libertà.
Menre nei ghetti come nel mare si continua a morire
La scelta è fra lottare o rimanere indifferenti

Domenica 30 dicembre presidio al CPR di Ponte Galeria a Roma
Appuntamento ore 15:30 stazione Fiera di Roma

 

 

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Bologna – Resoconto del presidio del 9 dicembre all’hub di via Mattei

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Nel pomeriggio del 9 dicembre un gruppo di solidali si è ritrovato in presidio davanti all’hub di via Mattei per restare in contatto con le persone che vivono al suo interno e per supportare la lotta contro questi luoghi di semidetenzione e controllo. Nonostante la solita pantomima delle forze dell’ordine schierate dentro e fuori l’hub e le minacce degli operatori che hanno invitato le persone che vivono nel campo a non uscire per incontrare chi era in presidio perché avrebbe creato loro dei problemi, un gruppo di ragazzi si è avvicinato e dalle loro voci abbiamo potuto apprendere quello che abbiamo già ascoltato nei mesi precedenti da chi ha avuto la sfortuna di incontrare il “campo” di via Mattei sulla propria strada. Al momento al suo interno sarebbero presenti circa 200 persone, i tempi di permanenza in vista dei trasferimenti rimangono lunghi e oltre gli stessi limiti di legge mentre le condizioni di vita peggiorano e sono sempre più umilianti; all’interno della struttura fa molto freddo, i bagni sono in condizioni pessime e le stanze dove dormono più di 40 persone sono invase da blatte. Per di più, al loro ritorno all’interno del centro le persone che si erano avvicinate al presidio sono state prontamente identificate dalla polizia. Durante gli interventi è stato sottolineato il ruolo di contenimento e disciplinamento che posti come l’hub di Bologna, a metà strada tra un cpr e un centro di accoglienza, svolgono nel sistema statale delle politiche migratorie e securitarie e che con il decreto Salvini è aumentata la morsa tra criminalizzazione e sfruttamento in cui rischiano di cadere i migranti e chiunque non voglia sottomettersi alle dinamiche di questa società fondata sul controllo e sul dominio della vita delle persone. Abbiamo scambiato i contatti con chi ci ha raggiunto, lasciandoci con la promessa di rivederci perché una delle armi che abbiamo per distruggere tutti i luoghi di controllo e repressione – hub, cpr, hotspot, cara e sprar – è la solidarietà con chi vive in prima persona le angherie di questo sistema.

Ogni campo è una prigione!

Lottiamo insieme!

Nemiche e nemici delle frontiere

 

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Oulx – Nasce un nuovo rifugio autogestito

fonte: Passamontagna

Oggi è stata aperta la casa cantoniera di Oulx, edificio vuoto e inutilizzato da decenni.
Da oggi le si vuole ridare vita.

Contro le frontiere e il dispositivo che le supporta e determina.

Contro il Decreto Salvini e la sua politica di repressione e guerra ai poveri.

Per un mondo dove tutte e tutti possano scegliere dove e come vivere.

La situazione alla frontiera continua a peggiorare: la militarizzazione crescente, l’inverno ormai arrivato. Il sistema di controllo e gestione sempre più forte che viene imposto su tutti coloro che, senza il pezzo di carta considerato “giusto”, continuano a voler attraversare questa linea chiamata frontiera.

Il Rifugio Autogestito Chez Jesus, il sottochiesa occupato di Claviere, è stato sgomberato quasi due mesi fa. Da allora sempre più numerose sono le persone che si perdono e che rischiano la vita o gli arti tra le montagne, senza informazioni o l’abbigliamento adatto per affrontare il viaggio. Senza lo spazio d il tempo per potersi organizzare, riposare, ripartire. E sotto lo sguardo costante delle varie forze di polizia che cercano di impedire i contatti tra chi in viaggio e i solidali.

Questo luogo vuole essere anche questo.

Un Rifugio Autogestito per chi è di passaggio, e necessita di più tempo per organizzarsi che le ore notturne offerte dalla struttura dei salesiani.

Un luogo per potersi organizzare contro le frontiere su queste montagne così come contro le frontiere in città, ed al sistema ad esse correlato.

Il Decreto Salvini è una dichiarazione di guerra ai poveri.

Agli immigrati, sempre più ricattabili e sfruttabili, sotto la costante minaccia dei documenti, CPR, o deportazioni. A tutti coloro che in qualche modo cercano di opporsi al sistema di selezione, controllo ed esclusione che vige in questa società. Agli indesiderati in generale, che vengono buttati fuori dai centri cittadini, sempre più repressi, controllati, ricattati.

Organizziamoci. In quest’epoca sempre più buia, dove le retate per strada, le prigioni per senza documenti, le deportazioni, le barche bloccate in mare sono la normalità, dove gli accordi con le prigioni libiche e le varie polizie frontaliere sono pagate con miliardi, dove chi ha i documenti prende il TGV da Oulx chi non ce li ha rischia di morire sui sentieri innevati, l’indifferenza uccide davvero.

Qui ogni aiuto è benvenuto. C’è bisogno di materiali vari, materassi, coperte, vestiti pesanti. Scarpe invernali, calze, guanti, cappelli. Stufe, legna, tappeti, cibo.

Voglia di organizzarsi insieme per far si che questa frontiera, così come le altre, non esista più.

Dalle 15 di questo pomeriggio invitiamo tutte e tutti a una merenda sinoira con musica.

Chiunque voglia passare prima o nei giorni seguenti per i lavori, è benvenutx!

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Torino – La situazione nel CPR dopo la rivolta del 18 ottobre

Fonte: Macerie

È passato quasi un mese dall’ultima rivolta in c.so Brunelleschi ma il Cpr è di nuovo strapieno e i reclusi dormono su materassi buttati sul pavimento delle sale destinate ai pasti.

L’area che era stata dichiarata inagibile dopo la rivolta ha ripreso la sua normale funzione dopo qualche settimana di lavoretti alla veloce, pronta a essere riempita di fretta ingabbiando nuove persone ogni giorno, mentre l’area rossa, che era stata temporaneamente divisa in due, è tornata a fungere da sezione nuovi giunti e punto logistico per deportazioni e rilasci.

Dentro al centro continuano le espulsioni soprattutto di ragazzi tunisini e marocchini, di questi ultimi dieci in tre giorni. Chi rimane certo non se la spassa meglio: la settimana scorsa l’impianto di riscaldamento per quattro giorni è stato spento, per un mal funzionamento dato da “problemi tecnici” – dicono dall’amministrazione; molti reclusi si sono ammalati e dei solidali hanno deciso di portar dentro dei vestiti caldi che purtroppo non sono che un piccolo aiuto contro le temperature fredde che si creano dentro a dei prefabbricati. Molti reclusi hanno bisogno di cure mediche per problemi di salute di grave entità che vengono continuamente negate, mentre la “soluzione” messa in atto nel centro è somministrare paracetamolo a tutti, un po’ come pensare di porre rimedio alla denutrizione con l’acqua calda.

Il Cpr è una merda.

macerie @ Dicembre 5, 2018

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Bologna – Presidio davanti all’Hub in via Mattei [domenica 9 dicembre]

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi hurriya[at]autistici.org

Dopo l’approvazione del DL Salvini che, in continuità con le politiche repressive precedenti, criminalizza le persone straniere e coloro che si arrendono a un sistema di sfruttamento e contenimento…
Dopo le mobilitazioni e i momenti di discussione dei mesi scorsi in solidarietà alle lotte di chi vive al campo (Hub) di Via Mattei…
Hub, Cpr, Cara, Cas e Sprar sono sempre facce della stessa medaglia: quella del controllo e dello sfruttamento!
Contro ogni galera!

Domenica 9 dicembre 2018 – Dalle ore 15
Presidio davanti all’Hub in Via Mattei a Bologna
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San Ferdinando – Lo stato segrega e uccide: l’unica risposta è la lotta

Nella notte del 1° dicembre, intorno alle 21, un altro incendio ha colpito chi vive nella vecchia tendopoli di San Ferdinando (RC). Ancora una volta le fiamme, che hanno distrutto 8 tende, hanno provocato una vittima: Suruwa Jaiteh, un ragazzo di 18 anni proveniente dal Gambia, che ufficialmente alloggiava nello SPRAR di Gioiosa Ionica.

Gli/le abitanti della tendopoli raccontano, in un video rapidamente tradotto e diffuso da Campagne in lotta, come il fuoco sia stato da loro stessi spento perché i vigili del fuoco sono arrivati tardi e con mezzi inadeguati e sprovvisti d’acqua.

Noi informiamo che oggi c’è stato un incendio in tendopoli. Siamo ancora in tendopoli e un ragazzo è morto, un gambiano. Però dobbiamo fare di tutto perché non lo so come possiamo far uscire fuori la verità: come mai un camion dei vigili del fuoco viene qui senza acqua dentro? Hanno tirato il tubo fino a dove c’era il fuoco ma non c’era acqua dentro. Hanno fatto andare via il camion per andarne a prendere un altro. Prima che arrivasse, i ragazzi africani avevano già fatto tutto il lavoro. Adesso siamo troppo stanchi dello stato italiano, non sappiamo cosa dobbiamo fare. Abbiamo provato in tutti i modi a fare uscire fuori la verità. Questa è un’informazione che bisogna dare questa notte, perché è troppo brutto”.
Ovviamente nessun media ha riportato le loro voci e ha descritto quanto realmente avvenuto.

Dopo l’incendio del 27 gennaio 2018 dove morì Becky Moses e bruciarono duecento baracche, un altro assassinio di stato, in una tendopoli costruita dal ministero degli Interni e lasciata volutamente senza acqua corrente, elettricità, ritiro dei rifiuti, servizi antincendio.

Anche stavolta la giusta rabbia per il continuo stillicidio di morti ha portato gli/le abitanti della tendopoli a scendere in strada e alzare barricate utilizzando cassonetti , e come sempre le autorità e i sindacati loro complici  hanno applicato le rodate modalità per stemperare le proteste e anzi approfittare della tragedia per accelerare l’attuazione dei loro piani, che prevedono lo smantellamento della tendopoli e il suo trasferimento in un luogo nelle vicinanze, non compreso nella Zona Economica Speciale di prossimo allestimento.

Nonostante la presenza massiccia di forze dell’ordine, un corteo spontaneo si è diretto la mattina di domenica 2 dicembre verso il Comune di San Ferdinando, dove alle 9,30 era già convocato una riunione di emergenza del comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza.

Davanti al Comune, questa volta invece dell’USB è stata la CGIL con il suo apparato e le sue bandiere ad autoproclamarsi come rappresentante di tutti gli abitanti della tendopoli, incontrando le autorità nel chiuso degli uffici malgrado le proteste di alcuni migranti che volevano che l’incontro si tenesse pubblicamente in piazza per permettere la partecipazione di tutti loro. Continue reading

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UK – Detenute in sciopero della fame nell’Immigration Removal Centre di Yarl’s Wood

Traduzione da: Libcom

“Rilasciateci e chiudete questo posto”.

Oltre 40 donne detenute nell’ Immigration Removal Center (CPR) di Yarl’s Wood (Regno Unito) hanno iniziato lo sciopero della fame per protestare contro un volo charter (martedì 27 novembre) che avrebbe dovuto deportare in Nigeria alcune donne vulnerabili. Le donne, provenienti da differenti paesi tra cui Bolivia, Cina, Ghana, Malawi, Mauritius, Nigeria, Romania, Sud Africa, Tanzania, Venezuela e Zambia, si sono unite insieme per compiere questa azione.

Un recente processo, conosciuto come Stansted 15, contro le persone che hanno bloccato la partenza di un volo charter il 28 Marzo 2017 (15 avvocatx per i diritti umani N.d.T), ha portato alla luce la terribile brutalità di questi voli pianificati in anticipo. Le persone migranti vengono catturate, spesso a prescindere dal loro stato legale, e costrette a salire per riempire i posti del volo.

Una delle donne dell’All African Women’s Group, un gruppo di mutuo soccorso di donne richiedenti asilo e rifugiate, che era nel volo che è stato fermato dal gruppo Stansted 15 lo scorso marzo, racconta:

“Vivo in Gran Bretagna da almeno 30 anni e ho il permesso di soggiorno a durata illimitata (indefinite leave to remain ILR). Tuttavia, mi hanno presa da casa, portata a Yarl’s Wood e poi messa su un aereo. Tutto in sei giorni, nonostante le proteste del mio avvocato all’Home Office (Segretariato di Stato per gli Affari Interni N.d.T.). Sono molto riconoscente con i/le ragazzx che hanno bloccato l’aereo. Hanno salvato la mia vita e quella delle altre”.

Le donne detenute a Yarl’s Wood stanno protestando anche contro le condizioni del centro di espulsione. Continue reading

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Bari – Tentata evasione dal CPR

Apprendiamo dai media della tentata evasione avvenuta due giorni fa nel CPR di Bari Palese, dove sono attualmente recluse circa 90 persone.

In 5 avrebbero sottratto le chiavi agli operatori di Badia Grande (cooperativa trapanese) per tentare di aprire le celle ai propri compagni di prigionia e darsi alla fuga evitando l’espulsione. Purtroppo l’intervento di alcuni poliziotti ha impedito che l’evasione andasse a buon fine.

Questa volta è una persona che lavora nel lager a raccontare l’episodio alla stampa e non è dato sapere se queste 5 persone coraggiose stanno subendo una rappresaglia.

Quello che è certo è che, oltre a questa dichiarazione, gli unici a prendere parola su ciò che avviene in quel centro di detenzione amministrativa sono purtroppo le guardie del Coisp, che utilizzano le sofferenze dei detenuti per chiedere di rafforzare la militarizzazione del centro.

Nessuna voce delle persone recluse esce da quelle mura, nessun momento di solidarietà ha attivato una comunicazione volta a combattere l’isolamento.

Eppure nel lager di Bari Palese, da sempre considerato una struttura punitiva dove lo stato trasferisce chi lotta in altri centri, c’è chi combatte.

Secondo le guardie, la struttura versa in condizioni pietose e le persone recluse si ribellano frequentemente, danneggiando e provando a evadere.

“Mancano medicinali, siringhe e, in alcuni casi, a causa della mancanza di garze, i pochi addetti hanno dovuto far ricorso persino a della carta igienica per curare ferite”, dichiarano le guardie, aggiungendo che spesso mancano anche i pasti e l’acqua calda, che ci sono blatte ovunque e larve di vermi nel latte, così come si registrano numerosi casi di scabbia, epatite e infezioni dovute alle condizioni in cui le persone sono costrette a vivere.

A detta del garante dei detenuti, anche il CPR di Brindisi Restinco è nella stessa situazione.

Che la solidarietà non resti solo una parola per ornare i comunicati degli antirazzisti.

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Roma – Interrotta conferenza in solidarietà con le prigioniere di Ponte Galeria

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Mercoledì 28 novembre una quindicina di solidali ha scelto di interrompere l’incontro presso la biblioteca “Moby Dick” di Garbatella organizzato dal “Garante delle persone private della libertà”.
All’incontro dal titolo “Migrazioni e ospitalità” partecipavano il direttore della Caritas, una professoressa di filosofia teoretica e il direttore dell’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Dalle loro calde posizioni di potere pretendono di gestire, controllare, analizzare la vita all’interno delle galere, dei cpr, degli hotspot, nonché di tutto il sistema di accoglienza.

Questi luoghi e questo sistema sono irriformabili e hanno il solo scopo di privare della libertà e vanno distrutte.
Le persone che vi sono rinchiuse. All’interno di queste strutture si muore, come è purtroppo accaduto l’11 novembre al CPR di Ponte Galeria, dove Natalia è deceduta ancor prima dell’arrivo dell’ambulanza, e della cui morte si è venuti a conoscenza solo diversi giorni dopo dalla voce delle sue compagne recluse.
Spesso queste storie sono messe sotto silenzio e solo dal contatto diretto con le donne imprigionate si viene a sapere dell’assenza di acqua calda da diversi giorni, delle vessazioni degli operatori sulle recluse, degli sputi alla richiesta di cibo e dei capelli tirati durante le perquisizioni.
Si è deciso di urlare contro queste figure tutta la nostra rabbia e interrompere il loro squallido teatrino, un’inutile vetrina di finta accoglienza e ospitalità.
Nel quartiere sono anche comparsi alcuni manifestini in varie lingue che parlano di quanto è accaduto e accade a Ponte Galeria e nelle altre prigioni.

Nella notte precedente uno striscione con su scritto “Di galera si muore ogni giorno. Natalia è morta nel CPR l’11 novembre. L’indifferenza è complicità” è apparso su via casilina.

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