Roma – Sabato 17 dicembre – Presidio al CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e pubblichiamo la locandina per il prossimo appuntamento davanti al CIE di Ponte Galeria. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

prove-pres-romaweb

Posted in Appuntamenti, dalle Frontiere | Leave a comment

Lecce – 6 dicembre – Iniziativa a sostegno della cassa di lotta contro CIE e frontiere

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci ed inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Martedì 6 dicembre, ore 19.00
Villa Matta Occupata, Lecce

Aperitivo serale con birra e stuzzicherie benefit, a sostegno della cassa di lotta contro i Cie. A seguire proiezione di Bread and Roses di Ken Loach.

Durante la serata, diffusione di “La Carta è solo Carta”, un tentativo di mappare i luoghi della detenzione amministrativa in Puglia come luogo di frontiera.

6-dicembre-copia

Posted in Appuntamenti | Tagged , , | Leave a comment

Egitto – Non dimentichiamo i/le desaparecidos

egyDall’instaurazione del regime dei militari e soprattutto dalla nomina del nuovo ministro degli interni Abdel Ghaffar, a sicurezza nazionale e servizi segreti, anche con l’aiuto di tecnologie sofisticate prodotte da società europee e italiane, sono centinaia le persone che sono sparite in Egitto. Molte di loro vengono prelevate, torturate e seviziate in luoghi sconosciuti prima di ricomparire, dopo giorni e giorni, accusate di crimini pesanti. Di altre, invece, non si ha più traccia. Di altre ancora si ritrovano i cadaveri. Come nel caso dello studente Atitu o di Giulio Regeni.

Naturalmente queste sono notizie che non fanno notizia tra i media occidentali, Europa e Italia in primis, i cui governi sostengono con ingenti capitali il regime, in cambio del controllo militarizzato dei flussi migratori e di una inutile quanto sanguinosa guerra nel Sinai.

Qui di seguito riportiamo la traduzione di un post su uno dei tanti casi di desaparecidos.

Muhammad Sadiq è un avvocato di quei pochi che hanno deciso di occuparsi completamente dei prigionieri della prigione al-Aqrab, cercando le tracce dei desaparecidos e collaborando con le famiglie durante le investigazioni della sicurezza nazionale quando compaiono i ragazzi rapiti dalla stessa sicurezza nazionale.
Il 30 agosto passato, Muhammad Sadiq e suo zio sono stati arrestati nei pressi della stazione di Giza. Dopo qualche ora hanno rilasciato lo zio, ma Muhammad Sadiq è sparito completamente. La stessa notte hanno fatto irruzione nel suo ufficio e hanno preso gli incartamenti e le pratiche dei processi a cui stava lavorando. Continue reading

Posted in dall'Egitto | Tagged , , | Leave a comment

Roma – Saluto solidale alle recluse del CIE di Ponte Galeria e volantino del 26/11

riceviamo e diffondiamo:

photo_2016-11-30_12-57-02Sabato 26 novembre circa trenta solidali si sono ritrovat* per un saluto breve e rumoroso davanti alle mura del CIE di Ponte Galeria – l’unico in Italia con una sezione femminile ancora attiva – portando solidarietà alle donne recluse.

Si è scelta la data di sabato per portare un contributo alla giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, riconoscendo come unica la lotta per l’autodeterminazione delle donne migranti, contro i CIE, le frontiere e la violenza dello Stato che opprime, reprime e imprigiona donne, trans e lesbiche per la sola ragione di non possedere regolari documenti.

Le mura dei CIE, come le frontiere tra gli Stati, sono strumenti costruiti per ostacolare quell’unione e quella solidarietà necessarie a una vera e forte lotta contro la cultura della sopraffazione e del controllo patriarcale.

All’isolamento e al silenzio ai quali lo Stato condanna le migranti recluse nel CIE, è necessario continuare a contrapporre con forza la solidarietà e la voce di chi vi si oppone, tornando ancora sotto quelle mura.

nemiche e nemici delle frontiere

Di seguito il testo del volantino distribuito durante il corteo “Non Una di Meno” del 26/11

NON ESISTE LIBERTÀ CHE NON SIA DI TUTTE

SOLIDARIETÀ ALLE PRIGIONIERE DEL CIE DI PONTE GALERIA

 

Il Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Ponte Galeria, a Roma, è l’unico CIE in Italia con una sezione femminile ancora aperta. La sezione maschile è stata chiusa lo scorso dicembre a seguito di una rivolta.

Il modello di gestione del CIE replica quello di una prigione, ma per molti versi è anche peggiore. Le condizioni di vita all’interno di questi lager sono indecenti e alle donne rinchiuse sono negati anche i bisogni più basici: ad esempio non possono ricevere visite, né possono far valere il loro fondamentale diritto alla difesa legale.

Nei CIE sono vari i tentativi di suicidio, i casi di autolesionismo e le proteste di denuncia delle condizioni di vita all’interno e della sistematica violazione dei diritti delle recluse e dei reclusi. Sono note le continue violazioni di questi diritti proprio nel CIE di Ponte Galeria.

A queste donne viene negata la libertà perché hanno deciso di prendere in mano la propria sorte, migliorare le vite proprie e quelle dei loro cari e magari perché, opponendosi ai tradizionali ruoli di cura e riproduzione a cui il regime patriarcale voleva confinarle, questa loro avventura non è finita con un lavoro da colf – ruolo privilegiato che lo stato Italiano si è dimostrato lieto di affidare alle donne non italiane.

Oggi manifestiamo a Roma insieme alle nostre compagne in Bolivia, Messico, Cile, Perù, Uruguay, Costa Rica, Guatemala, el Salvador, dove le donne hanno alzato la testa e hanno dimostrato che solo se lottano unite nessuna avrà più paura di ribellarsi.

Le mura dei CIE, come le frontiere tra gli Stati, sono strumenti per ostacolare quell’unione e quella solidarietà necessarie a una vera e forte lotta contro la cultura della sopraffazione e del controllo patriarcale.

Ispirate dall’amore per le parole che riempiono le strade del sud e del centro America “ni una menos, viva nos queremos”, riconosciamo come nostra la lotta per l’autodeterminazione delle donne migranti, contro i CIE, contro le frontiere e contro la violenza di uno stato razzista e machista.

La lotta per la libertà è e deve essere una sola e unita, deve essere la lotta di tutte, perché non esiste libertà che non sia di tutte, non esiste liberazione che non sia di tutte.

Per questo è vitale rompere l’isolamento in cui sono mantenute le ragazze prigioniere, perché sappiano che non sono sole. Come ogni mese anche a dicembre ci recheremo dunque davanti al CIE di Ponte Galeria per portare la nostra solidarietà e per comunicare con le donne recluse, tentando con le nostre voci di superare i muri che ci separano.

Appuntamento sabato 17 Dicembre ore 15:00 a Stazione Ostiense, per andare tutt* insieme sotto le mura del CIE e dimostrare la nostra solidarietà alle donne recluse.

Perché le gabbie non possono essere più larghe o più umane,

perché l’unico modo di migliorarle è distruggerle.

Freedom, Hurriya, Libertà!

 

Nemiche e nemici delle frontiere

Posted in Appuntamenti, dalle Frontiere | Leave a comment

Ungheria – Campagna di solidarietà: libertà per gli/le accusat* per il processo Röszke/Horgoš

Aggiornamento del 5 dicembre.

processoNel processo contro Ahmed H. che si è tenuto il 30 novembre presso il tribunale di Szeged, la giuria ha emesso una condanna in primo grado a 10 anni di carcere e successiva espulsione, con l’accusa di passaggio illegale della frontiera e di “atti di terrorismo” per aver lanciato degli oggetti contro la polizia. Per la prima volta in Europa viene condannato come “atto di terrorismo”, il semplice tentativo di passaggio di una frontiera. Ahmed è stato condotto in aula con i piedi e le mani legate, tenuto al guinzaglio da poliziotti coperti da passamontagna. Nel corso del processo è stato impedito ai solidali di essere presenti nell’aula: un presidio si è tenuto all’esterno e, al termine del processo, gli stessi partecipanti che protestavano contro la sentenza sono stati fermati, identificati e in seguito rilasciati.

budapestA Budapest in serata altri solidali hanno affisso uno striscione. La lotta per la libertà di Ahmed H. e delle altre 10 persone sotto processo continuerà, sia nei tribunali con il ricorso in appello, sia e sopratutto nelle strade: una manifestazione internazionale di alcune centinaia di solidali si è tenuta sabato 3 dicembre a Budapest. Continue reading

Posted in dalle Frontiere, dalle Galere | Tagged , , , , , , , , | Leave a comment

Grecia – Una donna e suo nipote morti nell’incendio della loro tenda nell’hotspot di Moria a Lesbo.

moriaUna donna di origine irachena di 60 anni e suo nipote di sei anni sono morti nell’incendio scoppiato nella notte di mercoledì 23 novembre, nella zona dove vivono sopratutto curdi iracheni, nell’hotspot/ centro di detenzione di Moria, sull’isola greca di Lesbo. Altre 12 persone sono rimaste ferite, 2 delle quali in modo grave: si tratta di una donna 25enne e un bambino di quattro, trasferiti in un ospedale di Atene a bordo di un aereo militare. Gli altri 10 feriti, invece, sono stati portati in ospedale a Lesbo.

moriaLe cause dell’incendio non sono confermate, ma secondo le prime ricostruzione potrebbe essere stato causato dall’esplosione di una bombola di gas avvenuta mentre la donna provava ad accenderla. Poco dopo l’esplosione, l’incendio si è propagato rapidamente in tutto il campo prima di essere spento dai vigili del fuoco.

moria2Dopo che la notizia si è diffusa violenti disordini sono scoppiati nel campo tra le persone recluse nel centro e la polizia antisommossa; la stampa mainstream ha nuovamente ribaltato i fatti sostenendo che la morte della donna e dei suoi figli fosse la conseguenza dei disordini nel campo e non la causa. Continue reading

Posted in dalle Frontiere, General | Tagged , , , , , , , , | Leave a comment

Bulgaria – Rivolta nel campo profughi di Harmanli

Aggiornamenti del 2 dicembre

Liberamente tradotto da Bordermonitoring Bulgaria e altre fonti locali

harmanli4In seguito ai disordini scoppiati il 24 novembre scorso nel campo di Harmanli (in Bulgaria), la polizia ha fatto irruzione verso le 21 della stessa giornata in tre stabili in cui si trovavano dei/delle richiedenti asilo prevalentemente di origine afgana.
Tutti gli uomini e i ragazzi sono stati picchiati brutalmente per due ore e le porte e le finestre della struttura sono state distrutte. Si parla di almeno 350 feriti. Un quindicenne afgano ha subito la frattura del cranio e si trova in gravissime condizioni, dopo essere stato indotto al coma farmacologico.
Il ragazzo faceva parte di un gruppo che stava per essere trasferito nel campo profughi di Elhovo, scortato dalla polizia ma, accertata la gravità delle sue ferite, è stato prima visitato in un ospedale di Yambol poi trasportato nell’ospedale di Stara Zagora, dove è stato operato d’urgenza.

harm1I controlli medico-sanitari nel centro di Harmanli sono iniziati da due giorni. Le autorità bulgare hanno annunciato e iniziato ufficialmente la costruzione di nuove recinzioni intorno al campo. Il governo ha inviato nel campo 60 militari dell’esercito, che si aggiungono ai già presenti 250 poliziotti antisommossa, per prevenire ulteriori proteste dei 3100 richiedenti asilo presenti nella struttura, prevista per 2710 persone. Inoltre è stato annunciato che l’ex Centro di Transito di Pastrogor sarà trasformato in un campo chiuso. Gli ospiti afgani di Harmanli sono stati accusati dalle autorità di aver iniziato la rivolta, accusa che i media bulgari hanno prontamento riportato.

La SAR (l’Agenzia di Stato per i Rifugiati) ha dichiarato che le persone di origine afgana saranno rimpatriate in Afghanistan; per ora, a queste persone è stata offerta la deportazione volontaria, sebbene non siano state ancora decise le modalità. 40 persone hanno già acconsentito alla deportazione; chi si rifiuta, è minacciato di arresto. Per tutte le 18 persone (fra cui tre minorenni) arrestate e processate a Harmanli con l’accusa di aver fatto scoppiare la rivolta è stato confermato il carcere.

Liberamente tradotto Bordermonitoring Bulgaria

bulgaria2Giovedì 24 novembre verso mezzogiorno, dopo più di due giorni di quarantena  una violenta rivolta è scoppiata nel campo profughi di Harmanli. Il campo era stato messo in quarantena in seguito ad una campagna stampa che segnalava malattie della pelle trasmissibili fra i residenti. Notizie false, diffuse per creare artificialmente tensione, secondo quanto riportato dall’Agenzia per i rifugiati bulgara. Il confinamento era stato comunque deciso, viste le proteste della popolazione locale.

I migranti hanno protestato contro la chiusura del campo e per la libertà di movimento. In centinaia hanno chiesto perché più di 3000 persone dovessero rimanere all’interno del campo senza essere autorizzati a uscire, anche se non tutti sono malati.. La chiusura del campo era già nei piani a lungo termine delle autorità e una risposta alle continue proteste dei partiti di destra e dei loro sostenitori.

I manifestanti hanno costruito piccole barricate che sono state in seguito incendiate. Dopo un po’, un cannone ad acqua è stato attaccato da diverse persone con le pietre (qui il video). La polizia antisommossa ha risposto alla protesta bastonando i/le migranti e alcuni poliziotti sono stati visti mentre lanciavano pietre ai migranti in rivolta. Dopo un po’ la situazione è lentamente migliorata grazie soprattutto ad alcuni migranti che sono riusciti a calmare la folla. Le persone hanno così continuato con una protesta pacifica.

Dopo il fallimento delle trattative, la rivolta è proseguita di nuovo durante la notte. Il capo segretario del ministero dell’Interno bulgaro Georgi Kostov, ha dichiarato che più di 200 persone del campo sono state arrestate. La polizia è entrata in alcuni edifici usando la forza contro le persone. Come spesso accade e come riferiscono molte persone, anche coloro che non hanno preso parte alla rivolta sono stati picchiati. È stato riferito che la polizia ha usato proiettili di gomma. Al momento non è ancora chiaro quante persone siano rimaste ferite, per la mancanza di comunicazione all’interno del campo. Diverse sono le foto che documentano le violenze poliziesche.

bulgariaRicordiamo che la Bulgaria ha disposto il filo spinato lungo il confine con la Turchia e ha rafforzato i controlli alle frontiere per impedire l’afflusso di migranti. 17.000 di loro sono stati arrestati nei primi 10 mesi dell’anno (un terzo in meno rispetto a un anno fa, il che farebbe pensare a un minore afflusso). Ma i nazionalisti bulgari sono comunque scesi in piazza varie volte nei mesi scorsi, chiedendo la chiusura immediata di tutti i centri e l’espulsione dei migranti presenti nel paese.

Posted in dalle Galere | Tagged , , , , , , , , , | Leave a comment

Marocco – Sgomberi nella zona di Boukhalef a Tangeri

Traduzione da: No Borders Morocco

Sabato 12 novembre, la polizia ha sgomberato il campo allestito dai migranti, noto come “la foresta” intorno alla zona di Boukhalef (Tangeri). Lo sgombero è arrivato un anno e mezzo dopo la massiccia “campagna contro le occupazioni” del luglio 2015 e novembre 2015, in cui i/le migranti di origine subsahariana sono state sfrattati/e dalle loro case a Boukhalef, indipendentemente dal fatto che avessero un contratto di locazione o meno. Questa campagna ha lasciato molte persone senza tetto, e di conseguenza alcuni sono stati costretti ad allestire campi di fortuna nella zona intorno a Boukhalef, lasciando le persone ancora più esposte alle intemperie e alle molestie da parte della polizia. Oggi il risultato è che molti appartamenti in Boukhalef sono vuoti.

Nel frattempo, la gente aveva provato a costruire una campo vivibile, con zone con rifugi solidi e dove fosse possibile cucinare. Tutto quello che è stato realizzato è andato completamente distrutto durante il raid del 12 novembre 2016, insieme agli effetti personali delle persone, lasciate senza nulla, a dormire in balia del freddo e del vento.
Alcuni/e sono ora temporaneamente alloggiati/e in casa di amici/he, mentre altri si trovano ancora nella “foresta”. La ricostruzione del campo è iniziata utilizzando tutti i materiali che è stato possibile trovare nella zona, insieme ad alcune coperte donate da associazioni di beneficenza locali. Tuttavia, il recente raid ha lasciato la gente con grandi incertezze rispetto al futuro e su altri possibili raid da parte della poliza.

Posted in dalle Frontiere | Tagged , , , | Commenti disabilitati su Marocco – Sgomberi nella zona di Boukhalef a Tangeri

Egitto – Il regime contro ogni dissidenza: aggiornamenti sulla repressione

Nessuno degli altri despoti che hanno governato l’Egitto dal 1952 aveva osato condannare al carcere il capo del sindacato dei giornalisti, Yehia Qalash, il suo vice, Gamal Abd el Reheem, e il capo della “commissione delle libertà”, Khaled al-Balshy. La sentenza è di due anni e 10.000 ghinee di cauzione ciascuno per restare in libertà fino all’appello. I tre sono stati condannati con l’accusa di aver nascosto persone ricercate e aver diffuso notizie false sul loro conto. In realtà queste “persone” sono i due giornalisti, Amr Badr e Mahmoud al-Saqa, che avevano un mandato di cattura a causa delle proteste contro la cessione (illegale secondo la giustizia egiziana) di Tiran e Sanafir ai sauditi, per cui sono stati incarcerati in detenzione amministrativa poi rilasciati, e si trovavano nella sede del sindacato durante l’irruzione della polizia il 1° maggio scorso. L’episodio, anche questo unico nella storia di un paese governato sempre da autocrati, era stato duramente condannato dal sindacato che aveva chiesto le dimissioni del ministro degli interni.

Si tratta dell’ennesimo passo verso la completa censura della libertà di stampa, di espressione, di pensiero e parola. L’Egitto, giusto per fare un esempio, è collocato al 159 posto su 180 stati nell’indice della libertà di stampa. Dalla deposizione di Morsi 6 giornalisti sono stati assassinati, decine hanno subito processi e intimidazioni, 27 sono in carcere. Quotidianamente all’aeroporto chiunque sia considerat* oppositore o oppositrice, avvocat*, attivist*, ex-detenuti, riceve il diniego di lasciare il paese.

La situazione rimane tragica anche nelle carceri. È di qualche giorno fa la notizia della ricollocazione di circa 800 prigionieri politici dal carcere di Borg el-Arab (Alessandria), conosciuto per essere luogo di tortura, persecuzione e maltrattamento, verso altre carceri. Continue reading

Posted in dall'Egitto | Tagged , , | Commenti disabilitati su Egitto – Il regime contro ogni dissidenza: aggiornamenti sulla repressione

Belgio – Fuga dal centro di detenzione di Bruges

NOCIE1Traduzione da: Getting the voice out

Sei prigionieri hanno tentato di fuggire dal centro di detenzione di Bruges, venerdì 18/11/2016, alle 7 di sera.
Quattro di loro sono riusciti e sono ora liberi! Due sono stati trattenuti dalle guardie.
Hanno tagliato la recinzione di una finestra, sono saliti sul tetto e sono saltati sull’auto di una guardia prima di fuggire.
Il testimone che ci ha chiamato ha insistito sull’importanza della diffusione e pubblicazione della notizia, perché i gestori del centro di detenzione non apprezzano questo tipo di cose e preferiscono il silenzio: “Questo deve essere conosciuto!”.
Dopo questa fuga la sicurezza del centro è stata rinforzata con alcune guardie aggiuntive, il che non cambia la vita nel centro, secondo il nostro testimone.
STOP DETENZIONE!

Posted in dalle Galere | Tagged , , | Commenti disabilitati su Belgio – Fuga dal centro di detenzione di Bruges