Gap – Aggiornamento sul processo per i/le 3+4 di Briançon

Fonte: Chez Jesus – Rifugio Autogestito

AGGIORNAMENTO PROCESSO  per i/le 3+4 di Briançon

Il 13 dicembre a Gap il giudice ha confermato le richieste del pm condannando i/le 7 di Briançon per la marcia solidale del 22 Aprile.

6 mesi con condizionale per Eleonora, Lisa, Théo, Benoit e Bastien.

12 mesi di cui 4 di prigione e 8 di “sospensione di pena” per Mathieu e Juan, più due anni di “messa in prova”.

SU QUEI SENTIERI C’ERAVAMO TUTTE

CONTRO TUTTE LE FRONTIERE

TUTTI/E  LIBERI/E!

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Francia – Comunicato dei prigionieri del centro di detenzione per persone migranti di Vincennes

Traduzione da: Paris Luttes

Lo scorso 14 dicembre alcuni prigionieri del centro di detenzione per persone migranti di Vincennes hanno deciso di fare pervenire al di fuori dal carcere le loro parole e le loro rivendicazioni.

Nelle prigioni per gli/le stranierx ci sono sempre state rivolte individuali o collettive, scioperi della fame, resistenze contro le deportazioni, atti e pensieri di solidarietà.

Nel quotidiano queste lotte restano invisibili, e quando i/le prigionierx cercano di rivoltarsi si trovano di fronte la polizia e lo stato … sosteniamo chi si ribella! Mostriamogli la nostra solidarietà.

Qui di seguito il comunicato dei compagni di Vincennes:

“Siamo dei prigionieri del centro di detenzione amministrativa di Vincennes, nella banlieue parigina.

Chiediamo che venga applicato il diritto per quelli e quelle che vogliono lasciare il paese, un vero accesso alle cure quando necessario e la continuazione dei trattamenti medici per quelli e quelle che ne hanno bisogno. Noi domandiamo prima di tutto la liberazione di tutte le persone detenute.

Noi non siamo state arrestate per quello che abbiamo fatto ma per quello che lo stato ha deciso che noi saremo: persone senza documenti (sans papiers).

Nella prigione di Vincennes ma anche prima, durante gli arresti o nei commissariati, la violenza, sia essa fisica o morale, è una prassi quotidiana.

Noi rifiutiamo la maniera in cui le persone sono deportate con la forza, spesso in maniera molto violenta. Recentemente ancora un prigioniero è stato riempito di botte prima che la polizia tentasse di espellerlo.

Quando qualcuno non ha più alcuna soluzione, tranne quella di farsi del male per essere liberato, non ha accesso ad alcuna cura, non è portato in ospedale. Qui tutti i giorni, ci viene ricordato che non siamo niente per lo stato francese.

Contro la detenzione perché siamo dei/delle sans papiers, una detenzione che distrugge le nostre vite e detiene anche le nostre famiglie e i/le nostrx carx con noi.

Dei prigionieri del CRA di Vincennes 14/12/2018”.

Domenica 16, centinaia di persone migranti e solidali hanno manifestato di fronte la Comedie Française. Nel loro comunicato si legge: “Noi siamo gli/le abitanti di posti insalubri o che vivono in strada. Tra noi ci sono immigrati e loro bambinx, senza documenti, stranierx rastrellatx, umiliatx, deportatx, sfruttatx, mutilatx dalle frontiere o alla prefettura. […] Continue reading

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UK – I/le Stansted 15 rispondono al verdetto di colpevolezza. Oggi iniziative solidali in 17 città

Traduzione da: End Deportations

L’11 dicembre si è svolta a Londra davanti al Ministero degli Interni una manifestazione di solidarietà con i/le 15 persone che a  Stansted nel marzo 2017 bloccarono un volo di deportazione di massa verso la Nigeria, il Ghana e la Sierra Leone. I/le 15 sono statx ritenutx colpevoli dalla giuria, in applicazione della legge antiterrorismo.

Qui di seguito la risposta del gruppo:

Il Ministero degli Interni avrebbe dovuto essere sul banco degli accusati, non noi: Stansted 15 risponde al verdetto di colpevolezza.

I/le manifestanti Stansted 15, che hanno impedito il decollo di un volo di deportazione lo scorso marzo, sono statx dichiaratx colpevoli oggi [10 dicembre 2019 N.d.T.] di aver violato le leggi sul terrorismo. Dopo 9 settimane, la giuria ha giudicato tuttx i/le 15 imputatx colpevoli di interruzione intenzionale dei servizi e messa in pericolo di un aeroporto, secondo quanto prescritto dall’ Aviation and Maritime Security Act del 1990 – un uso controverso della legge relativa al terrorismo.

I/le Stansted 15 sono accusatx dal governo di aver messo a rischio la sicurezza dell’aeroporto e dei passeggeri, un’accusa respinta da tutti gli/le imputatx. Il processo ha fatto seguito a un’azione pacifica che ha impedito a un volo di deportazione di massa di decollare nel marzo 2017. La sentenza avrà luogo il 4 febbraio.

Rispondendo al verdetto in un comunicato i/le 15 Stansted hanno dichiarato:

“Siamo colpevoli solo per essere intervenutx per prevenire i danni. Il vero crimine è la viltà del governo, gli inumani e poco legali voli di deportazione, l’uso senza precedenti della legge anti terrorismo per reprimere una protesta pacifica.

Dobbiamo sfidare questo scioccante uso di una legislazione draconiana e continuare a chiedere la fine immediata di questi voli charter di deportazione segreti e un’inchiesta indipendente pubblica sull’ “ambiente ostile” attuato dal governo [con l’espressione “hostile environment policy” si intendono le misure amministrative e legislative volte a rendere difficile la permanenza nel paese delle persone senza permessi di soggiorno N.d.T.].

Giustizia non sarà fatta fino a quando non saremo assoltx e il Ministro degli Interni sarà tenuto a rendere conto del pericolo in cui mette le persone ogni giorno. Mette in pericolo le persone quando fa irruzione all’alba nelle loro case, nei centri di detenzione e in questi voli brutali. Il sistema è fuori controllo. È scorretto, ingiusto e illegale e deve essere fermato”. Continue reading

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Torino – Racconto e impressioni dal corteo di sabato 15 contro il DL Immigrazione e Sicurezza e in solidarietà ad Antonio

fonte: Macerie

Via Botero, via Bertola, piazza Arbarello e via Garibaldi. Dai litigi convulsi degli agenti della polizia politica arrivati fino all’orecchio di qualche compagno, il corteo partito sabato da piazza Solferino non avrebbe mai dovuto raggiungere la via dello shopping nel bel mezzo di un sabato pre-natalizio, anzi nessuno sarebbe proprio dovuto arrivare fino al concentramento.

Forse credevano di fermare tutti alla spicciolata, come hanno fatto con alcuni compagni che arrivavano da Bolzano e che hanno tenuto in questura qualche ora, o di impedire l’ingresso alla piazza con un immenso cordone di caschi blu che ostruiva tutte le strade. Peccato per loro che circa cento persone fossero partite da Porta Palazzo e al concentramento ci siano arrivate con cori, grida e uno strisione già aperto.. Non se lo aspettavano e, nonostante il tavolo di pubblica sicurezza organizzato per l’occasione e gli infiniti mezzi a disposizione, questa sorta di pre-corteo è riuscito ad arrivare all’incrocio tra via Pietro Micca e via Cernaia, dove davanti a una piazza Solferino insolitamente blindata ha dovuto fermarsi e ripensare il concentramento proprio in mezzo alla strada, unico angolo lasciato libero dai cordoni di celerini.

Dopo un’oretta si è deciso di deciso di partire prendendo la via del Quadrilatero. La conformazione della città vecchia  rallenta i mezzi dell’antisommossa e aiuta gli audaci: vie strette, alcune prese in contromano e con cambi di direzione e les jeux sont faits, ecco il cuore del centro. L’obiettivo di questa manifestazione contro il Decreto Sicurezza di Salvini e contro la Sorveglianza Speciale di Antonio, era del resto proprio sfilare arrabbiati nelle vie della vetrina natalizia, fare un po’ di casino in questo grande meccanismo di distrazione generale mentre a qualche km di distanza c’è chi viene sfrattato, poco più in là qualcuno deve camminare guardandosi le spalle perché non ha i documenti in regola, dentro a qualche ristorantino una ragazza lavora dieci ore al giorno per 350 euro di borsa-lavoro e e si deve sentire grata di questa nuova schiavitù.

L’ingresso in via Garibaldi è veloce, tra i passanti incuriositi e a tratti sgomenti nel vedere questo blocco molesto che vergava scritte sui muri dei negozietti e imbrattava le vetrate di una filiale di Intesa San Paolo. Poi solito teatrino, celere schierata e minacciosa a interrompere il flusso di passanti e via che si riparte presi bene verso Porta Palazzo.

Giunti oramai alla fine del percorso, l’ingresso al mercato di Porta Pila ha aggiunto un sapore nostrano alla manifestazione. Molti interventi si sono susseguiti sugli imminenti progetti di riqualificazione della piazza: da quello che sta schiacciando i venditori di scarpe per fare posto al nuovo Mercato Centrale per turisti e amanti del gourmet a quello di piazza della Repubblica 12, dove gli inquilini sono finiti sotto sfratto per far posto a un ostello di lusso. Nel mentre i vetri del Palafuksas sono stati imbrattati e i cartelloni pubblicitari del futuro ostello sono stati strappati dalle impalcature. Un’altra voce ancora ha ricordato i morti al confine italo-francese e la lotta che si sta portando avanti nelle montagne vicino a Torino contro questo meccanismo di gestione e repressione della popolazione migrante. Una lotta a oggi rilanciata dalla neonata occupazione di Oulx, in barba proprio al famigerato decreto che ha aumentato i minimi e i massimi penali per chi decide di prendersi una casa e uno spazio di lotta.

La manifestazione ha infine attraversato corso Giulio Cesare, nel tratto più martoriato dalle retate contro i clandestini, mentre il blocco compatto aveva oramai superato le quattrocento persone, con alcuni passanti aggregati proprio transitando dal mercato.

“Il DL Salvini colpisce tutti, RIBELLIAMOCI!” – è l’ultima scritta lasciata per terra all’incrocio con corso Brescia, alla fine del percorso.

E questo è forse uno dei messaggi più importanti che occorre mandare in questo momento, perché questo governo sta dimostrando di voler fare la guerra a tutti e tutte le persone sfruttate che potrebbero alzare la testa, italiane e straniere. Mandare un messaggio che una lotta dura è possibile e non possiamo cedere alla paura, alla guerra tra poveri solo perché lo Stato e i padroni sembrano troppo difficili da combattere.

Durante tutto il tragitto il nome di Antonio è stato urlato di continuo, compagno da sempre impegnato nelle lotte in questa e altre città, costretto a due anni di Sorveglianza Speciale per tentare di fiaccare la sua voglia di combattere. Una misura preventiva che si sta sempre più affinando per sedare i barlumi di opposizione radicale a questo mondo, ma davanti alla quale abbiamo ribadito che non siamo disposti a subire in silenzio.

Un corteo che sicuramente non è stato in grado di fare quello che questi tempi difficili richiedono, ma d’altronde si tratta solo di un piccolo evento all’interno di un spinta alla lotta e al conflitto che si cerca di sostanziare giorno dopo giorno, tra compagni e sfruttati. Un corteo lontano dalle sigle e dalle bandiere di qualsivoglia natura e che voleva semplicemente unire tutte quelle persone che in questo momento sentono la spinta a mostrare una opposizione pratica alle politiche di questo governo e al presente di lacrime e sangue che ci hanno impacchettato.

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Palazzo San Gervasio (Pz) – Rivolta nel CPR contro le deportazioni

Un volo di deportazione verso la Nigeria, programmato in questi giorni, ha provocato, oltre che a Bari, la reazione e la rivolta anche nel centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza.

All’una della scorsa notte l’irruzione delle forze dell’ordine nelle celle per prelevare 6 persone (da trasferire al CPR di Ponte Galeria a Roma al fine della deportazione) si è trovata di fronte alla resistenza solidale di almeno 15 loro compagni di prigionia. Come in episodi precedenti, i reclusi hanno divelto le finestre, distrutto i fari d’illuminazione e si sono arrampicati sui tetti della struttura, lanciando oggetti per difendersi dai tentativi di cattura. Purtroppo la rivolta si è conclusa con l’arresto di due persone, accusate di violenza e resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.

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Fuoco e scontri nel CPR di Bari Palese

Aggiornamento del 18 dicembre. Da un singolo articolo di giornale apprendiamo di una nuova protesta nel CPR. Domenica 16 dicembre alcuni reclusi avrebbero dato fuoco a due materassi, danneggiando uno dei sei moduli/aree presenti nel lager di Bari Palese e rendendo necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Non risulterebbero feriti.

Nella notte tra il 14 e 15 dicembre nel Centro di Permanenza e Rimpatrio di Bari Palese è scoppiata una rivolta, a pochi giorni da un tentativo di evasione di massa.

Secondo le dichiarazioni delle forze dell’ordine alla stampa, alcuni reclusi hanno incendiato le celle, devastato alcune stanze contenenti documenti e allagato i corridoi.
I media ovviamente parlano di “ospiti” che hanno distrutto “moduli abitativi”, come se non si trattasse di un campo di concentramento.

La rivolta sarebbe scoppiata per evitare una deportazione di massa in Nigeria, prevista in serata. Le informazioni che circolano al momento parlano di detenuti cosparsi di sapone per evitare di farsi bloccare, così come di acqua insaponata per impedire alle fdo di compiere cariche sui pavimenti scivolosi.

Sul posto sono giunte diverse pattuglie delle Forze dell’Ordine che hanno attaccato i rivoltosi, i quali hanno provato a resistere lanciando alcuni oggetti.

Per ora si parla di un poliziotto, due carabinieri e diversi reclusi feriti. L’incendio è stato domato dai vigili del fuoco che hanno operato con alcune squadre. I danni alla struttura non sono ancora stati quantificati ma sembrerebbe che l’incendio abbia coinvolto molte parti del Lager.

Finché dei CPR non restino che macerie, sosteniamo la lotta delle persone recluse.

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Oulx – Domenica 16 dicembre apertura del nuovo rifugio autogestito

Fonte: Passamontagna

DOMENICA 16 DICEMBRE
APERTURA DEL NUOVO RIFUGIO AUTOGESTITO – ex Casa Cantoniera di Oulx, Via Monginevro 97
ORE 13 – Pranzo condiviso e vin brulé a sostegno dei lavori
A SEGUIRE – Aggiornamenti dalla frontiera e presentazione dello spazio
ORE 16 – Musica
PS – Tutti e tutte benvenute a passare a dare una mano nei lavori!
Qui la locandina in lingua francese.

Fonte: Passamontagna

SUL NUOVO RIFUGIO AUTOGESTITO E LE VOCI CORRELATE

La casa cantoniera rivive da nemmeno una settimana. Una settimana di grandi pulizie e ricostruzioni, dato che l’edificio era abbandonato da quasi trentanni (come spesso accade agli edifici pagati con i soldi della comunità), e in stato di semi-distruzione. Le pubbliche autorità donano così un altro esempio- davvero comune- di “efficiente” gestione delle risorse territoriali.

Questa casa vuole essere un rifugio autogestito per tutte quelle persone che vogliono oltrepassare la frontiera, e per coloro che non credono che questo dispositivo di controllo e selezione debba esistere: tutti e tutte, vecchie e giovani, dovrebbero avere la possibilità di decidere liberamente su che pezzo di terra poter vivere, di autodeterminare la propria vita, indipendentemente da quale sia il loro status giuridico scritto su un pezzo di carta o dalla quantità di soldi nel conto in banca.

Per questo vorremmo rispondere brevemente a tutte le cose dette e scritte dai giornali su questa nuova occupazione, per smentire le falsità e le calunnie riportate e spiegare la situazione attuale. Continue reading

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Bologna – Venerdì 14 dicembre pranzo-presidio contro Bper, collaborazionista con il Cpr di Modena

Riceviamo e pubblichiamo.

BPER: BOIA. COMPLICI. DEI LAGER

La proprietà della struttura del CPR di Modena (Centro di Permanenza per il Rimpatrio, campo di internamento per migranti senza documenti) è in mano ad Alba Leasing, società di locazione finanziaria di cui BPER Banca è socio di maggioranza al 33,50%, ma partecipata anche dalla Banca Popolare di Sondrio, dalla Banca Popolare di Milano e dal Credito Valtellinese.

Chi altro se non delle banche potevano essere le complici di una simile nefandezza?

Per costoro il colore della pelle o la provenienza non fanno differenza, conta solo il colore dei soldi, si tratti di un lager per migranti o di usura legalizzata, si tratti di stranieri senza-documenti o cittadini italiani indebitati, tutto è lecito se c’è da guadagnarci. I padroni sono i primi a non fare differenza fra stranieri e autoctoni, ma si curano di sfruttarci in egual misura entrambi, non cadiamo dunque nella trappola del razzismo di stato. Se, come è noto, una banca vive abitualmente del lucro sulle sorti dei miserabili, come stupirsi della sua complicità nella costruzione dei lager per stranieri?

Per questi motivi e per tenere alta l’attenzione su questi aguzzini, a Bologna venerdì 14 dicembre, ore 13, ci sarà un pranzo contro la BPER davanti alla filiale di via Irnerio 23.

NESSUN CPR NÉ A MODENA, NÉ ALTROVE! BPER COMPLICE DEI LAGER PER MIGRANTI!

Nemiche e nemici delle frontiere

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Roma – Domenica 30 dicembre presidio contro il CPR di Ponte Galeria

Riceviamo e diffondiamo.

Nelle ultime settimane nel CPR una donna è morta senza soccorsi; si vive senza acqua calda, al freddo, fra continui soprusi e deportazioni. Una normalità fatta di violenza e privazione della libertà.
Menre nei ghetti come nel mare si continua a morire
La scelta è fra lottare o rimanere indifferenti

Domenica 30 dicembre presidio al CPR di Ponte Galeria a Roma
Appuntamento ore 15:30 stazione Fiera di Roma

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Bologna – Resoconto del presidio del 9 dicembre all’hub di via Mattei

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Nel pomeriggio del 9 dicembre un gruppo di solidali si è ritrovato in presidio davanti all’hub di via Mattei per restare in contatto con le persone che vivono al suo interno e per supportare la lotta contro questi luoghi di semidetenzione e controllo. Nonostante la solita pantomima delle forze dell’ordine schierate dentro e fuori l’hub e le minacce degli operatori che hanno invitato le persone che vivono nel campo a non uscire per incontrare chi era in presidio perché avrebbe creato loro dei problemi, un gruppo di ragazzi si è avvicinato e dalle loro voci abbiamo potuto apprendere quello che abbiamo già ascoltato nei mesi precedenti da chi ha avuto la sfortuna di incontrare il “campo” di via Mattei sulla propria strada. Al momento al suo interno sarebbero presenti circa 200 persone, i tempi di permanenza in vista dei trasferimenti rimangono lunghi e oltre gli stessi limiti di legge mentre le condizioni di vita peggiorano e sono sempre più umilianti; all’interno della struttura fa molto freddo, i bagni sono in condizioni pessime e le stanze dove dormono più di 40 persone sono invase da blatte. Per di più, al loro ritorno all’interno del centro le persone che si erano avvicinate al presidio sono state prontamente identificate dalla polizia. Durante gli interventi è stato sottolineato il ruolo di contenimento e disciplinamento che posti come l’hub di Bologna, a metà strada tra un cpr e un centro di accoglienza, svolgono nel sistema statale delle politiche migratorie e securitarie e che con il decreto Salvini è aumentata la morsa tra criminalizzazione e sfruttamento in cui rischiano di cadere i migranti e chiunque non voglia sottomettersi alle dinamiche di questa società fondata sul controllo e sul dominio della vita delle persone. Abbiamo scambiato i contatti con chi ci ha raggiunto, lasciandoci con la promessa di rivederci perché una delle armi che abbiamo per distruggere tutti i luoghi di controllo e repressione – hub, cpr, hotspot, cara e sprar – è la solidarietà con chi vive in prima persona le angherie di questo sistema.

Ogni campo è una prigione!

Lottiamo insieme!

Nemiche e nemici delle frontiere

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