Roma – Le donne nel CIE di Ponte Galeria in sciopero della fame contro la detenzione

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Verso metà gennaio, undici donne di origine marocchina, arrivate dalla Libia e sbarcate sulle coste italiane, sono state prelevate e portate in una struttura per migranti in Calabria, descritta come un centro di grandi dimensioni simile a una prigione, da cui non potevano uscire e dove la polizia le scortava anche in bagno. Si tratta con ogni probabilità del CPA/CARA di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.
Dopo una breve permanenza sono state trasferite, a inizio febbraio, nel CIE (ora CPR) di Ponte Galeria, dove sono state avviate tutte le procedure per la richiesta di asilo politico.
A seguito di questa richiesta, è stato comunicato loro che verranno ugualmente trattenute lì per due mesi, senza fornire altre spiegazioni. Sappiamo che i tempi di permanenza all’interno del CIE, che riguardino processi di identificazione o di elaborazione delle domande d’asilo, sono spesso arbitrari e possono variare dai 30 ai 90 giorni.
Dopo essere state accolte solo da gabbie e polizia, le donne si son viste quindi negata anche la possibilità di conoscere il motivo della loro detenzione. Continue reading

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USA – Cosa sarebbe necessario per fermare i rastrellamenti?

Traduzione da: It’s going down

Durante la scorsa settimana negli Stati Uniti, circa 700 persone sono state catturate durante un’ondata di rastrellamenti dell’Immigration and Customs Enforcement – ICE (agenzia statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione ndr). In risposta, le persone hanno bloccato le strade e i furgoni dell’ICE e organizzato manifestazioni di massa. Ma cosa sarebbe necessario per fermare le retate una volta per tutte?

L’assalto

In alcune parti degli USA, gli attacchi dell’ICE implicano brutali retate militarizzate, in cui gli agenti spaccano finestre e lanciano granate flashbang dentro le case. In altri posti, tutto succede così silenziosamente da passare praticamente inosservato: una modifica burocratica nello status di qualche prigionierx qui, un trasferimento in detenzione a tempo indeterminato di reclusx in attesa di rilascio lì.

Le retate arrivano sulla scia di una serie di ordini esecutivi dell’amministrazione Trump che minacciano milioni di persone in tutti gli Stati Uniti. Questi ordini mirano a delegare alla polizia i compiti dei funzionari dell’immigrazione, a costruire strutture per la prigionia di massa, e infine a prendere di mira intere comunità per molestarle, imprigionarle e deportarle. L’idea è chiaramente di dare a polizia e funzionari governativi ampi poteri per terrorizzare intere comunità. Continue reading

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Torino – Fuori e dentro: sul presidio e la protesta del 19 febbraio al CIE

Fonte: Macerie

Nel pomeriggio della domenica appena passata circa ottanta persone hanno tenuto un rumoroso presidio fuori dalle mura del Cie torinese, ora rinominato per volontà ministeriale Cpr. A protezione di quelle infauste mura i reparti di celere e una schiera nutrita di agenti in borghese hanno anticipato come al solito i nemici delle deportazioni.

Per evitare che sentissero i solidali fuori a tutti i reclusi è stato impedito di uscire dalle proprie aree, ma alcuni ragazzi hanno ben pensato di “darsi voce” da soli, iniziando una protesta che ha coinvolto soprattutto l’area bianca e quella gialla, dove sono stati bruciati alcuni materassi; all’interno dell’isolamento invece qualcuno ha lanciato il pasto per terra. La reazione delle forze dell’ordine non si è fatta attendere troppo e la celere è entrata in entrambe le aree spegnendo l’incendio e circondando con caschi e manganelli i reclusi. Questa situazione di stallo è durata circa un’ora e prima di andare via dall’area bianca le forze dell’ordine hanno portato fuori due persone, un marocchino e un nigeriano. I poliziotti hanno poi abbandonato anche l’area gialla, ma per farvi ritorno dopo quindici minuti e prelevare altri tre ragazzi nigeriani perché sospettati di essere gli autori dell’incendio. Continue reading

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Roma – CIE di Ponte Galeria: lo Stato risponde alla violenza di genere con le deportazioni

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Aggiornamento: La deportazione di Olga è stata bloccata, nonostante lei sia attualmente ancora reclusa nel CIE di Ponte Galeria. Dopo aver raccontato e condiviso la sua storia, una rete solidale si è mobilitata al fianco di questa donna sostenendo il suo percorso di uscita dalla violenza, che dovrebbe portare anche alla sua liberazione. Ma tutto questo non basta a Olga per placare la sua rabbia dovuta alla detenzione, che considera ingiusta e assurda, e alle condizioni in cui lei e le altre recluse sono costrette a vivere all’interno di quelle mura.

Continuiamo a ribadire la necessità della lotta contro i lager di stato e l’importanza di mantenere relazioni con le detenute, per conoscere dalle loro voci le loro storie e resistenze che da sole o tutte insieme portano avanti per opporsi a reclusione e deportazioni, contro ogni narrazione vittimizzante da parte di giornalistx o di chi gestisce e lavora nei CIE.

nemiche e nemici delle frontiere, 27.02.2017

Retate nelle strade, stupri, soprusi e continue violenze nei centri di detenzione: questa è la quotidianità che lo stato offre alle donne migranti. Uno stato fascista e razzista fondato su machismo e cultura dello stupro; al di là dei propagandati progetti della polizia in difesa delle donne contro la violenza di genere, questo è uno stato che dice di proteggerti e nella realtà, al contrario, si trasforma in un ulteriore pericolo per la tua libertà e la tua vita.

Questo è ciò che è successo a Olga (nome di fantasia), una delle tante donne che spesso trovano il coraggio di liberarsi dalle loro relazioni violente. Olga è una donna ucraina che, nel momento in cui si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare le violenze agite da quello che era il suo compagno, è stata rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, da dove la deporteranno a breve, perché la sua condizione di “irregolare” ha prevalso sulla sua richiesta di aiuto. Non si tratta di un caso isolato: ogni giorno le migranti devono vivere sulla propria pelle gli effetti di questo stato che le umilia, le sfrutta, le criminalizza e imprigiona per perpetuare poi le stesse violenze all’interno delle mura infami di un CIE.
Ogni giorno le donne migranti portano avanti le loro resistenze a questo sistema razzista fatto di confini e galere.
Non chiediamo allo stato di difenderci dalla violenza che esso stesso produce e di cui si nutre.
Quello che vogliamo è continuare a sostenere le lotte di chi a tutta questa brutalità si ribella, di chi resiste nei CIE, di chi si oppone alle deportazioni.
Quello che vogliamo è la libertà per tutte le donne recluse.

nemiche e nemici delle frontiere

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Roma – Sul presidio al CIE di Ponte Galeria del 18 febbraio

La solidarietà non è solo una parola scritta

Sabato 18 febbraio, un gruppetto di poco meno di trenta solidali è tornato sotto le odiose e odiate mura del CIE di Ponte Galeria.
Come ogni mese, l’obiettivo è quello di interrompere il silenzio forzato, l’isolamento e la desolazione a cui quel luogo costringe le detenute; provare per qualche ora a far sentire la nostra solidarietà tentando di metterci in contatto con loro, perché siano le stesse donne lì recluse a far sentire la propria voce e a raccontare quello che succede dentro quel luogo infame.
Dal microfono aperto si sono succeduti diversi interventi in più lingue, in cui ricordavamo alle recluse chi siamo e perché siamo lì fuori, sottolineando ancora una volta che non andiamo lì per fare promesse, per chiedere un CIE più umano e lenzuola pulite o per sostenere un’accoglienza “degna”.
Siamo lì perché detestiamo carceri e carcerieri, avversiamo i confini e questa società che li costruisce e ne ha bisogno. Andiamo in quel luogo ignorato da tuttx e ci torneremo ogni volta che sarà necessario, ogni volta che le recluse ce lo chiederanno o quando si ribelleranno a chi le tiene segregate in cella. Continue reading

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Milano – Voci da un’insolita fortezza

fonte: RadioCane

Due voci raccontano di un’insolita occupazione milanese varata sulla spinta di alcuni immigrati – tra cui una vecchia amicizia della rivolta di Corelli del 2005 – che provano ad organizzarsi fuori dai circuiti ufficiali dell’accoglienza contando solo sulle proprie capacità e sulla solidarietà immediata che incontrano. Con questo “progetto” abbandonano la scuola, dismessa per amianto, di via Imbonati e occupano un altro edificio in via Fortezza firmando un comunicato collettivo con il nome “Ci siamo”. Non più solo un “nascondiglio”, ma non ancora “casa” o “luogo politico”, la nuova fortezza lentamente prende forma. Ma non è certo un castello da sogno e non bastano i buoni propositi a scacciare problemi e guai che, se non sono già in salotto, talvolta attendono appena fuori dall’uscio, minacciando di sfondarlo per consegnarti fogli di via, mandati di cattura e decreti di espulsione.
La prima voce è di un occupante di via Fortezza, la seconda di un compagno della rete solidale. Ascolta qui.

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Torino – “Carità cristiana”

fonte: Macerie

Giovedì pomeriggio si è tenuto nella sala conferenze regionale di corso Regina un incontro piuttosto interessante: la presentazione del dossier 2017 sui richiedenti asilo della Fondazione Migrantes. Un gruppo sociale così profumato, anzi in odor di santità come solo chi è legato alla Conferenza Episcopale Italiana sa essere.

Non per nulla a barcamenarsi tra statistiche, retoriche dell’accoglienza e preghiere in prosa è proprio il massimo esponente torinese che si potesse tirar fuori dal cilindro, o per meglio dire dalla papalina viola. Ci riferiamo all’arcivescovo Cesare Nosiglia, interrotto nel suo discorso da una decina di nemici delle deportazioni e delle frontiere che, sollevatisi dal pubblico, hanno ricordato a lui e ai presenti in sala il ruolo della Madre Chiesa nella gestione dell’immigrazione in Italia, al netto delle parole edulcorate lì propinate. Il riferimento è soprattutto quello a Le Misericordie Srl che hanno costruito un bel profitto tra la gestione degli Hotspot e dei Cara nel sud Italia.

In questo pomeriggio conferenziale i porporati erano ben accompagnati dai rappresentanti delle istituzioni, non ultima l’assessora regionale all’Immigrazione Monica Cerutti che, mentre le retate per le strade sabaude sono all’ordine del giorno, non smette mai di spremersi le meningi per capire come far sì che siano reclusi solo i senza-documenti che delinquono. Beh, ci viene da dire che in tal contesto abbia potuto ben consultarsi con gli esperti della variazione della pena nei gironi tra purgatorio e inferno; chissà che a breve non abbia l’illuminazione e faccia la sua proposta di detenzione selezionata.

I contestatori, invece, dopo aver distribuito all’uditorio qualche foto di un ragazzo che nell’isolamento di corso Brunelleschi si è cucito per protesta le labbra si sono allontanati al grido di “Fuoco ai Cie!”.


Vi ricordiamo che per sostenere i reclusi in lotta l’appuntamento è per domani, domenica 19 febbraio davanti alle mura del Cie di corso Brunelleschi alle ore 15,30.

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“Non c’è accoglienza se non ci sono i rimpatri” ovvero i nuovi-vecchi Cie

È dall’inizio dell’anno che la questione dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) è tornata prepotentemente nelle dichiarazioni dei politici e a interessare la stampa mainstream e non, che non perde occasione per rilanciare le posizioni di questo o quel politico di qualsiasi partito.

L’attacco terroristico al mercatino di Natale avvenuto il 19 dicembre a Berlino, compiuto probabilmente da un cittadino tunisino che era sbarcato in Italia e aveva trascorso un periodo di reclusione nel CIE di Caltanissetta, è stata la miccia per riproporre (spandendo paura tra la popolazione per convincerla così ad accettare silente qualsiasi provvedimento sulla “sicurezza”) il tema dell’identificazione dei e delle migranti ma soprattutto della loro espulsione.

Un interessante articolo uscito a inizio gennaio sul sito Macerie – Storie di Torino, provava a fare il punto della situazione per “capire sul serio cosa c’è dietro i proclami e gli slogan” facendo “un’azione lucida di discernimento tra ciò che è propaganda e ciò che non lo è”.

Le voci e gli articoli con le dichiarazioni roboanti del politico di turno sull’argomento hanno però continuato a intasare i giornali, anche grazie al piano immigrazione studiato dal governo e propagandato dal Ministro degli Interni Marco Minniti, che ha ribadito in Parlamento che “Severità e integrazione” (severità per i migranti economici che non avrebbero titolo di restare in Italia, e integrazione per i/le poveri/e migranti che scappano dalle guerre – sponsorizzate, finanziate e armate da quegli stessi paesi che si trovano ora a dover fare i conti con i loro effetti) “sono le due linee guida che noi seguiremo, ed è mio profondo convincimento che il principio di severità consenta anche di avere un principio di maggiore integrazione. Non si intendono naturalmente innalzare i muri, siamo un Paese che ha salvato vite umane e continuerà a farlo accogliendo coloro che fuggono da guerre e persecuzioni, ma con la stessa determinazione con cui stiamo ospitando chi ne ha diritto, intendiamo anche agire nel contrasto nei confronti dell’immigrazione irregolare“. Continue reading

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Torino – Giovedì 9 febbraio assemblea contro Gepsa

Fonte Macerie

Giovedì 9 febbraio, a partire dalle ore 18:30, si terrà un’iniziativa di discussione alle serrande di corso Giulio Cesare 45. Sarà innanzitutto l’occasione per organizzare insieme il presidio di domenica 19 febbraio sotto le mura del Cie, per portare solidarietà ai reclusi che in queste ultime settimane hanno protestato, anche animatamente, contro le condizioni di detenzione. Si vorrebbe poi discutere di Gepsa e del suo ruolo all’interno del sistema di reclusione dei senza-documenti. L’azienda multiservizi è già un colosso della carcerazione privatizzata in Francia e da diversi anni, in Italia, si sta specializzando anche nella gestione dell’immigrazione, amministrando il Cie di Torino e quello di Roma e partecipando al funzionamento del Cara di Milano.

Per prepararsi meglio all’incontro vi segnaliamo qui una raccolta testi di cui vi proponiamo l’introduzione sotto. Invece qui potete trovare il manifesto contro Gepsa da stampare e diffondere e qui il manifesto dell’iniziativa e del presidio. Continue reading

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Roma – Sabato 18 febbraio presidio al CIE di Ponte Galeria

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