Mercoledì 20 febbraio – Giornata nazionale contro la Lega e il governo

fonte: Macerie

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Torino – Domenica 17 febbraio presidio al CPR: senza arretrare di un sol passo

Fonte: Macerie

Ci avete strappato sei compagni accusati di aver lottato
contro la reclusione e l’espulsione degli immigrati senza documenti, quelli che non riuscite sequestrare in nave, affogare in mare o a respingere in Libia, ma noi non arretriamo di un sol passo, anzi rilanciamo.
Domenica ore 15:00, c.so Brunelleschi all’angolo con via Monginevro.

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Roma – Dalle strade “un fiore nuovo” – Assemblea per costruire un corteo 19/2 ore 20 @ BAM

DALLE STRADE UN “FIORE NUOVO”

A partire dalla forte risposta di chi ha resistito allo sgombero dell’Asilo occupato di Torino e dalla estesa solidarietà di fronte agli arresti, crediamo si debba far risuonare nelle nostre strade una voce chiara e decisa contro questo governo.
Lo sappiamo, chi oggi si vanta di essere il cambiamento è in perfetta continuità con i suoi predecessori. Crediamo tuttavia che la guerra portata avanti dalle elités per i propri interessi stia raggiungendo una fase in cui il dato dello scontro e dell’attacco che stiamo subendo in quanto classe sia una verità innegabile.
Una verità fatta di morti in mare, nelle questure e nelle galere; di ricatti sul lavoro; di repressione sempre maggiore; di disastri ambientali; di guerre imperialiste e di tutto quello che anche uno sguardo distratto riesce ormai a cogliere intorno a sé.
Ma se subiamo ormai da molto tempo i colpi della reazione, da Cosenza a Milano, da Firenze a Roma, crediamo che di fronte a ciò che è avvenuto a Torino si sia manifestato un fatto nuovo: una solidarietà che ha resistito alla macchina da guerra del nemico, esprimendo una forza e una determinazione capace di dire due cose: siamo tutti sotto attacco.
Possiamo e dobbiamo rispondere.
Non è un caso che il questore Messina abbia attaccato con livore la solidarietà che si è espressa nei confronti dei compagni e delle compagne colpite a Torino e che abbia definito “prigionieri” gli arrestati.
L’attuale mobilitazione reazionaria sgombera il campo dal galateo democratico, il linguaggio si definisce in maniera sempre più chiara: nemici, prigionieri, infami, marcire in galera, Diaz…
Paradossalmente, ma neanche troppo, questo sarebbe il momento in cui scrollarsi di dosso le paure e la rassegnazione che troppo spesso aleggiano tra di noi e intorno. Cogliere le possibili incrinature nel campo nemico, colpire là dove il suo affondo lo lascia scoperto, perché dallo sconforto che tutto vada come vada si passi alla determinazione di far sì che la paura cambi di campo, perchè rovesciare questo sistema è possibile ed è necessario.
Crediamo che riprendersi collettivamente le strade che conosciamo, attraversiamo quotidianamente e nelle quali lottiamo sia fondamentale. Vogliamo farlo il 2 marzo. Non certo un punto di arrivo ma un passaggio per immaginarsi altri possibili incontri.
Il 19 febbraio alle ore 19 a BAM chiamiamo un’assemblea per discuterne insieme.

Siamo nemici e nemiche di questo governo. Di ogni governo.
Scommettiamo di non essere i/le soli/e.

Compagni e compagne

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Torino – Una città che brucia

Pubblichiamo una veloce carrellata delle intense giornate vissute a Torino, che sono tutt’altro che finite. Dunque non abbiamo la pretesa di riassumere, attraverso quanto raccontato dal blog Macerie, la tensione, la rabbia e tanti altri aspetti vissuti attimo per attimo da chi è in strada da giorni.  Vogliamo esprimere la più piena solidarietà e complicità nei confronti dei/delle nostrx compagni e compagne che stanno subendo la repressione per il loro impegno contro i CPR, una lotta che è anche la nostra.

Giovedì scorso alle 4:40, alcuni boati all’improvviso su c.so Brescia precedono le decine di agenti in borghese che sfondando il cancello dell’Asilo occupato e le decine di camionette, volanti, carabinieri in assetto antisommossa, celerini e finanzieri con il mitra puntato che occupano militarmente il quartiere Aurora per sgomberare l’asilo occupato e per arrestare 6 tra compagni e compagne; l’accusa per loro è quella di aver “promosso, costituito, organizzato e partecipato a un’associazione sovversiva (ex art. 270 c.p.) diretta e idonea a influire sulle politiche nazionali in materia di immigrazione mediante la ripetuta distruzione dei Cie/Cpr e con sistematici atti di violenza e intimidazione nei confronti delle imprese impegnate nella gestione delle sopra indicate strutture”.

I compagni e le compagne salgono sul tetto, dando il via a una resistenza che durerà 36 ore, durante le quali 2 persone solidali accorse in quartiere vengono fermate e arrestate (verranno poi rilasciate nei giorni seguenti). Una volta scesx dal tetto riferiscono di operai che lavorano di buona lena per sigillare tutto, murare ogni varco, rendere la struttura inutilizzabile.

Per sabato 9 febbraio viene chiamato un corteo cittadino in solidarietà con le persone arrestate; il concentramento è in Piazza Castello nel centro della città e il corteo parte dietro lo striscione “Fanno la guerra ai poveri e la chiamano riqualificazione. Resistiamo ai padroni della città”.

Un corteo folto, vario ma determinato a rendere concreta e visibile l’ostilità contro coloro che governano e traggono profitto da questa gestione della città. Un corteo che fin dalla sua partenza ha scandito slogan per ricordare i compagni e le compagne arrestate in concomitanza allo sgombero dell’Asilo: le 6 persone accusate di associazione sovversiva per la lotta contro i Cpr e quelle fermate durante la giornata di giovedì. Il corteo si snoda per la città e prova in un paio di occasioni a forzare il dispositivo poliziesco con l’intento di riavvicinarsi all’asilo, lasciando segni tangibili del suo passaggio, ma viene respinto dagli sbirri. Poco prima di disperdersi, l’ultima carica degli sbirri che per tutta la durata del corteo non hanno risparmiato sul gas lacrimogeno, vengono fermatx e arrestatx 11 tra compagni e compagne.

Il giorno successivo, domenica 10 febbraio, l’annuale corteo antifascista contro la commemorazione della giornata del ricordo nel quartiere delle Vallette finisce davanti al carcere. Un saluto caloroso a tutti i detenuti e le detenute e in special modo a compagnx e amicx rinchiusi da qualche giorno. Un capannone della struttura penitenziaria adibito a laboratorio grazie a un bacio della sorte prende fuoco e crolla.

Stamattina, mercoledì 13 febbraio, è poi arrivata un’altra bella notizia: le 11 arrestatx durante il corteo di sabato usciranno, nelle prossime ore, dal carcere delle Vallette con l’obbligo di presentazione quotidiana davanti all’autorità giudiziaria, dovranno insomma andar a firmare una volta al giorno in una caserma vicino a dove vivono. Tra i capi d’imputazione contestati loro, il Gip ha confermato solo quello di resistenza a pubblico ufficiale al momento dell’arresto. La solidarietà di questi giorni ha fatto naufragare i tentativi di questore, sindaco e vicesindaco di fare terra bruciata attorno alle persone arrestate e dividere i/le manifestanti in buonx e cattivx.

Nel prosieguo della mattinata decine di agenti in borghese e altrettanti celerini hanno dapprima bloccato il tram 4 all’inizio di via Milano in mezzo al mercato di Porta Palazzo, per poi far scendere in fretta e furia tutti i passeggeri. Obiettivo dell’operazione identificare una decina di compagni che, armati di uno striscione e una cassa preamplificata, stavano raggiungendo via Garibaldi e il presidio per contestare la sindaca sotto scorta. Svuotato il tram, difatti, celerini e borghesi hanno fatto irruzione sul 4 elargendo spintoni e scudate ai compagni, sotto gli occhi sbigottiti di ambulanti e frequentatori del  mercato. Una compagna, Claudia, è stata fermata e si trova ora agli arresti domiciliari con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, in attesa del processo per direttissima di domani.

Il presidio è quindi cominciato davanti a un folto uditorio, mentre camionette e cordoni di celere chiudevano la strada che porta al Comune. Via Milano non è stata certo l’unica strada chiusa dalla Questura in centro città, decine di blindati hanno creato una vasta zona rossa attorno a Palazzo di Città il cui confine si è esteso fino a piazza Statuto. E pensare che in fondo si trattava solo di un presidio di contestazione alla sindaca.

Nel frattempo naturalmente continuavano a rimanere in piedi i check-point in Aurora nelle vie adiacenti all’Asilo e il presidio si è quindi trasformato in un corteo che si è diretto verso questo quartiere, militarizzato ormai da un settimana. Una militarizzazione che sta esasperando gli animi di molti abitanti della zona costretti, ogni qual volta rientrano in casa dopo aver fatto la spesa, accompagnato i bambini a scuola o portato il cane a pisciare, a passare in mezzo alla celere e fornire i propri documenti. Chi poi non ha la residenza o non è disposto a sottoporsi a questo stillicidio di controlli è costretto ad arrangiarsi come può magari chiedendo ospitalità a amici o familiari, come hanno avuto modo di raccontarci alcuni abitanti di via Alessandria.

Per domenica prossima, 17 febbraio, è previsto un presidio al CPR di Corso Brunelleschi.

Restano purtroppo ancora 6 compagni/e nelle mani dello stato con l’accusa di associazione sovversiva nell’operazione Scintilla; per scrivere ai compagni e alle compagne arrestate

Rizzo Antonio

Salvato Lorenzo

Ruggeri Silvia

Volpacchio Giada

Blasi Niccolò

De Salvatore Giuseppe

Per ora si trovano tutti/e nel carcere torinese, C.C. Lorusso e Cutugno via Maria Adelaide Aglietta, 35, 10149 Torino TO.

Gli arrestati sono tanti, alcuni con accuse gravi che li costringeranno alla detenzione per lungo tempo. Chiediamo a tutti i solidali un benefit per sostenerli al conto intestato a Giulia Merlini e Pisano Marco IBAN IT61Y0347501605CC0011856712    ABI 03475 CAB 01605    BIC INGBITD1

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Roma – Sul presidio del 10 febbraio a Ponte Galeria

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi hurriya[at]autistici.org

Nella giornata di sabato 10 Febbraio, una quarantina di solidali si sono recate davanti alle mura del CPR di Ponte Galeria per portare solidarietà alle donne recluse nel centro. Il presidio si è svolto senza particolari tensioni.
Si sono succeduti interventi in diverse lingue che hanno tentato di raccontare le varie forme di resistenze messe in campo dai reclusi negli altri centri di detenzione per persone migranti, in italia e in altri paesi. Verso il finire del concentramento si è provato ad avvicinarsi alle mura del CPR per poter sentire meglio le grida che giungevano dall’interno. Prontamente le cosiddette forze dell’ordine si sono schierate sulla strada impedendo di avvicinarsi alle mura. Anche questa volta la digos, che imponeva di arretrare, ha visto le sue parole perdersi nel vento.
Gli interventi e i cori sono continuati, ma non è stato possibile il consueto lancio di palline contenenti il numero di telefono da far arrivare alle recluse, il numero è stato comunque più volte ripetuto dal microfono. Le urla da dentro hanno colmato il vuoto delle difficili e rade comunicazioni telefoniche. Evidentemente le minacce di ritorsioni continuano e le donne non si sentono tranquille nel comunicare con noi.
Oltre a questo ci è stato comunicato che il cancello del cortile interno era stato chiuso; la nostra presenza davanti alle mura di quel lager viene utilizzata come pretesto per aumentare la violenza agita sui corpi delle donne recluse, ostacolando la complicità e la comunicazione.
Sono stati raccontati gli episodi di resistenza che compongono la lotta, come quanto accade a Torino, dove nei giorni scorsi la repressione contro chi si oppone a gabbie e frontiere è stata dura.
Sono 6 gli/le arrestat* con l’accusa di associazione sovversiva nell’operazione Scintilla. Altri 10 sono stati invece fermati dopo i cortei che si sono svolti nei giorni scorsi a seguito della fiera resistenza portata avanti dalle compagnx e sappiamo che l’accusa che gli vogliono imputare è di devastazione e saccheggio.
In serata nel quartiere di Torpignattara c’era gente arrabbiata che urlava contro le frontiere e le galere, che ha lasciato un pò di colore e calore in una zona dove la gentrificazione e la guerra ai poveri è il pane quotidiano.
A quanto pare non si vuole più restare a guardare di fronte allo stato che attacca.
Come dicono i muri della città già da giovedì notte (giorno dei primi arresti a torino e dell’inizio dello sgombero dell’asilo) non possono fermarci! Infatti ogni mattina ci svegliamo con nuove scritte in solidarietà e complicità con le arrestatx a Torino.

NO NATIONS NO BORDERS
FUCK LAW AND ORDER

Nemiche e nemici delle frontiere Continue reading

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Torino – Piccolo diario di Aurora

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Una piccola parentesi da chi abita in Quartiere:
Queste poche parole sono in riferimento al quartiere Aurora che da giorni è assediato da centinaia di guardie.

Ogni giorno per entrare in casa vengono chiesti i documenti a molte persone.

Non a tutte, infatti, e lo screening utilizzato per l’identificazione è spesso quello estetico.
Molte persone non si sono più viste nel quadrilatero sequestrato dalle forze dell’ordine.
Molte persone si sono trovate intimidite dalle guardie, impiegando trenta minuti per rientrare in casa, solo per aver voluto esprimere il dissenso rispetto la loro presenza; forse in maniera un po’ superficiale, ma sicuramente consapevole. Non ci si vuole infatti abituare e ci si vuole continuare a stupire di questo assedio. Assimilarlo come normalità sarebbe una sconfitta rispetto alla nostra libertà di tornare in casa come e quando cavolo ci pare, senza le guardie che commentano l’orario del tuo rientro, senza le guardie che aspettano un tuo “errore” per portarti in questura, senza le guardie che smettono di parlare e ti fissano in maniera pesante quando esci di casa, senza le guardie che ti scortano ogni giorno fino al portone. Non vogliamo abituarci a queste misure repressive, al controllo e al terrore che queste insinuano.

Aurora è diventata una zona di confine: il confine che separa la voglia di costruire percorsi di libertà opponendosi ad una struttura opprimente e omologante. Un confine che separa la speculazione infiocchettata a “decoro” che vuole cancellare una fetta della società che non ne fa parte, o per scelta o per condizione.

Naturalmente la volontà di queste poche righe non è quella di centralizzare il marasma di questi giorni a chi sta vivendo l’azione poliziesca in quartiere, ma restituire un capitolo di questi giorni anche da chi vive queste strade e non è complice di queste misure.

Libertà per tutte le persone arrestate in questi giorni, si esprime fervida solidarietà.

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Bologna 13/2 – Presidio in solidarietà con arrestati/e di Torino

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi hurriya[at]autistici.org

Mercoledì ore 18.30, piazza Verdi

Presidio in solidarietà con arrestati/e di Torino.

Giovedì 7 febbraio 6 compagni/e anarchici/che vengono arrestati con l’accusa di associazione sovversiva per aver preso parte negli anni a lotte contro le frontiere, l’internamento e le espulsioni dei migranti, contestualmente l’Asilo occupato a Torino viene sgomberato. Nelle giornate di solidarietà e di resistenza allo sgombero altre dieci
persone vengono arrestate. Nei prossimi giorni verrà deciso se rimarranno o meno in carcere. Scendiamo in strada per far capire a chi ce li ha tolti che non sono soli.

Antonio, Silvia, Larry, Giada, Nicco, Beppe, Antonello, Irene, Giulia, Fulvio, Giulia, Caterina, Martina, Carlo, Francesco e Andrea liberi!
Tutti liberi, tutte libere!

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Un’altra persona uccisa dalla frontiera

fonte: Chez JesOulx

(Francaise en bas)

Un altro morto.
Un’altra persona uccisa dalla frontiera e dai suoi sorvegliatori.
Un altro cadavere, che va ad aggiungersi a quelli delle migliaia di persone che hanno perso la vita al largo delle coste italiane, sui treni tra Ventimiglia e Menton, sui sentieri fra le Alpi che conducono in Francia.

Tamimou Derman, 28 anni, originario del Togo. Questo è tutto quello che sappiamo per ora del giovanissimo corpo trovato steso al lato della strada tra Claviere e Briancon. Tra Italia e Francia. È il quarto cadavere ritrovato tra queste montagne da quando la Francia ha chiuso le frontiere con l’Italia, nel 2015. Da quando la polizia passa al setaccio ogni pullman, ogni treno e ogni macchina alla ricerca sfrenata di stranieri. E quelli con una carnagione un po’ più scura, quelli con un accento un po’ diverso o uno zaino che sembra da viaggiatore, vengono fatti scendere, e controllati. Se non hai quel pezzo di carta considerato “valido”, vieni rimandato in Italia. Spesso dopo minacce, maltrattamenti o furti da parte della polizia di frontiera.

Giovedì è stato trovato un altro morto. Un’altra persona uccisa dal controllo frontaliero, un’altra vita spezzata da quelle divise che pattugliano questa linea tracciata su una mappa chiamata frontiera, e dai politicanti schifosi che la vogliono protetta.
Un omicidio di stato, l’ennesimo.
Perché non è la neve, il freddo o la fatica a uccidere le persone tra queste montagne. I colpevoli sono ben altri. Sono gli sbirri, che ogni giorno cercano di impedire a decine di persone di perseguire il viaggio per autodeterminarsi la loro vita. Sono gli stati, e i loro governi, che di fatto sono i veri mandanti e i reali motivi dell’esistenza stessa dei confini.

Un altro cadavere. Il quarto, dopo blessing, mamadu e un altro ragazzo mai identificato.
Rabbia e dolore si mischiano all’odio. Dolore per un altro morto, per un’altra fine ingiusta. Rabbia e odio per coloro che sono le vere cause di questa morte: le frontiere, le varie polizie nazionali che le proteggono, e gli stati e i politici che le creano.
Contro tutti gli stati, contro tutti i confini, per la libertà di tutti e tutte di scegliere su che pezzo di terra vivere!

Abbattiamo le frontiere, organizziamoci insieme! Continue reading

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Torino – Qualcos’altro con cui sporcarsi le mani

fonte: macerie

Per tutta la notte, incessantemente, su c.so Brescia si sono sentiti i rumori dei lavori dentro a via Alessandria 12. Operai solerti, protetti dopo più di due giorni da un esercito blu che ha circoscritto una zona rossa, murano, sigillano, bruciano i mobili.
Si sta costruendo la “normalità” del quartiere, proprio quella di cui la sindaca Appendino ha scritto congratulandosi con Questura e le forze dell’ordine, la “giustizia fatta” di cui twitta il ministro Salvini riferendosi agli arresti di sei compagni con l’accusa di associazione sovversiva.

Aurora, una lingua di terra tra il centro e la vasta periferia nord, non è un posto facile in cui vivere, non lo è per nulla, e paradossalmente lo è di meno in questi ultimi anni in cui il tessuto sociale, tendenzialmente omogeneo e povero di cui era composta la popolazione che ci viveva, ha iniziato a variare. La borgata operaia è solo un lontano ricordo, quella Torino non esiste più e si perde nel cambiamento dei metodi di sfruttamento che prendono il nome di economia: chi vive qui, spesso senza salario stabile, è calato tutti i giorni in una guerra endemica e atroce per la sopravvivenza, chi perché straniero senza i documenti in regola, chi perché impoverito precipitosamente dalla sottrazione dei servizi sociali, chi a rischio di perdere la casa e il lavoro. Sono le condizioni materiali che dettano questa guerra e qui, ad Aurora, si sentono sempre più terribili i suoi rimbombi proprio da quando la grande economia urbana vi ha riposizionato il suo occhio, dopo che la mano aveva lasciato i ruderi delle fabbriche a trasformarsi in spettri. All’arrivo dei dirigenti Lavazza, passando per scuole di pregio e i poli di street-food e le novelle start-up, giornali e amministratori locali hanno iniziato una spasmodica narrazione della zona: “Aurora sta cambiando, arriva il futuro e la ricchezza!”. Qualche abitante ha scorto la possibilità di vedere la propria casa valorizzata, qualche imprenditore ha pensato di aprire una nuova attività in loco, altri personaggi danarosi da quartieri lontani hanno alzato i prezzi degli affitti. Ed ecco che il discorso contro i poveri si è acuito, è diventato insopportabile: “cacciate chi non paga l’affitto!”, “via gli anarchici che fanno casino”, “che tornino al loro paese, sono solo spacciatori”.
I livelli della guerra sono tanti, quelli che si giocheranno nelle città nei prossimi anni per due lire e un tozzo di pane saranno sempre più intensi.
All’Asilo per tanti anni abbiamo provato a guardarla in faccia questa guerra, vederne il volto di un umano sfigurato, e provare ad agire per scompaginarla, cercando di creare legami di solidarietà tra chi ha meno, proponendo e utilizzando la lotta contro chi decide l’altrui destino avendo la sicurezza monetaria di non rimetterci il proprio.
Dalla resistenza agli sfratti a tutto il sostegno possibile nella distruzione delle prigioni per migranti, abbiamo fatto ciò che abbiamo potuto, mai abbastanza per cercare di contrastare questo mondo di miseria e sfruttamento.
E lo Stato e venuto a prenderci più volte, con le sue guardie. Ora è arrivato ancora più in forze, con accuse pesanti contro nostri compagni e sgomberando l’Asilo.
Ce lo aspettavamo, perché nelle nostre vite abbiamo deciso di squarciare il velo di innocenza sporcandoci le mani per qualcos’altro, una bellissima e colpevole esigenza di uguaglianza e libertà.

Hanno arrestato sei compagni, hanno sgomberato via Alessandria 12.

Il nostro odio e la nostra rabbia non si possono pesare, ma una cosa la sappiamo bene: ora più che mai hanno tutta la città per esprimersi.

SILVIA, NICCO, LARRY, BEPPE, ANTONIO E GIADA LIBERI! TUTTI LIBERI!

 9 febbraio 2019

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Torino – Sabato 9 febbraio corteo contro lo sgombero dell’Asilo e gli arresti

Fonte: Macerie

Sei compagni sono in carcere per l’art. 270.

Alcuni solidali nei cortei spontanei di ieri sono stati arrestati.

L’Asilo di via Alessandria dove per anni si è incessantemente provato a lottare contro questo mondo di miseria, reclusione e sfruttamento è stato sgomberato.

Ma non finisce qui, non è una promessa, è la nostra vita.

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