Milano – 19 giugno presidio al CPR

Fonte: Punto di rottura – Contro i Cpr

PRESIDIO AL CPR DI MILANO – DOMENICA 19 GIUGNO 2022 – ORE 18:00

In solidarietà a chi è processato con l’accusa di devastazione e saccheggio per le rivolte al CAS Serena di Treviso del 2020 e per portare un saluto a chi è recluso dentro il CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio).

link evento

RITROVO: ci troviamo al parcheggio davanti al Centro sportivo F. Scarioni in via Tucidide, 10 a Milano

Porta pentole e fischietti per fare più rumore.

Da settembre 2020 a Milano ha di nuovo aperto il CPR, minaccia costante per chi vive senza documenti regolari e luogo dove ogni aspetto della vita viene calpestato.

Al suo interno le condizioni sono terribili: dal cibo di scarsa qualità – e spesso scaduto – alla prescrizione di farmaci psicotropi, dalla mancanza di cure mediche e supporto legale a standard igienici inaccettabili.

Il CPR rappresenta solo l’ultimo anello della catena mortifera di selezione e sfruttamento costituita dalla gestione delle migrazioni.

Nel 2020 nel CAS Serena di Treviso è scoppiata una protesta legata alla totale assenza di tutela della salute nel momento di diffusione del COVID-19, acuita dalle strutturali condizioni di sovraffollamento, cure mediche assenti e collaborazione tra operatori sanitari e polizia. Il 30 giugno 2022 si terrà a Treviso il processo per la rivolta al CAS Serena, che vede gli imputati accusati di sequestro di persona e devastazione e saccheggio.

L’accusa di devastazione e saccheggio viene sempre più spesso utilizzata a sproposito, non solo in occasione di manifestazioni e proteste di piazza, ma anche per reprimere duramente le rivolte nei luoghi chiusi e controllati, come è accaduto anche per le proteste che hanno infiammato le carceri nel marzo 2020.

Nei CAS, nei CPR, nelle prigioni, così come nelle strade e nelle piazze, la gestione della pandemia è stata l’occasione per accelerare su controllo e repressione, su esclusione e sacrificio.

Perciò vi invitiamo a un presidio davanti al CAS di via Aquila e al CPR di via Corelli a Milano, per portare un saluto a chi è rinchiuso e in solidarietà con chi è processato per le rivolte.

Pubblicato in Appuntamenti, dalle Galere | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Egitto – Alaa Abdel Fattah in sciopero della fame dal 2 aprile 2022

In occasione di al-Iid (la festa di fine Ramadan) diversi compagni in questi giorni sono usciti dal carcere con l’amnistia presidenziale, dopo aver passato anni e anni dentro in detenzione amministrativa e aver subito le peggiori vessazioni e torture.
Moka, un compagno egiziano che dal 2013 entra e esce dal carcere senza aver mai visto la libertà e aver subito torture e punizioni, da pochi giorni ha concluso lo sciopero della fame di 75 giorni, sollecitato dai compagni di cella.
Anche Alaa è in carcere dal 2013, ha già scontanto 5 anni per il primo processo, 2 anni di carcere preventivo e ora sta scontando altri 5 anni.

Dal 2 aprile Alaa è in sciopero della fame. Dal 2019, anno in cui è entrato nel carcere di massima sicurezza di Torah al Cairo, Alaa è privato della mezz’ora d’aria e dei libri e i colloqui avvengono tramite un vetro divisorio. Ad alcuni detenuti sono perfino vietati i colloqui con i familiari da anni. Tutti hanno subito torture appena arrivati in questo luogo di vessazioni e morte.
Di seguito la lettera scritta dalla madre di Alaa, Laila Soueif, dopo l’ultimo colloquio avvenuto il 26 aprile 2022:

Oggi 26 aprile ho avuto il colloquio con Alaa e racconterò cosa è successo.
Come da lui richiesto ormai da mesi gli ho portato un lenzuolo, due magliette blu, una radio, un fumetto di Miky, un romanzo e un libro scientifico “Our Mathematical Universe”, sono gli stessi oggetti che sono stati vietati domenica scorsa a cui ho aggiunto un altro romanzo e altre poche cose visto che è in sciopero della fame.
Sul cancello di entrata del carcere i poliziotti mi hanno chiesto di scrivere per ben due volte la stessa lista degli oggetti perchè non riuscivano a leggere la mia scrittura, per poi stenderle sul tavolo nella stanza delle perquisizioni, fotografarle e spedirle alla solita persona ignota che decide se vietare o far entrare gli oggetti.
Come domenica scorsa hanno vietato tutto, dal lenzuolo alla radio, al fumetto, ai libri.
Durante il colloquio ho informato Alaa di essere andata a esporre una denuncia al commissariato di al-Maadi e aver avvertito il consolato inglese (Alaa ha preso da dicembre la cittadinanza inglese in quanto la madre è nata lì) di quanto accaduto domenica scorsa, come da lui richiesto.
Successivamente gli ho chiesto cosa fosse successo quel giorno dopo che me ne ero andata, mi ha raccontato di essere rimasto in presidio nella cabina dove avviene il colloquio fino all’orario di chiusura del carcere, a quel punto fecero entrare un gruppo di forze speciali che lo hanno preso a forza portandolo nella sua cella e anche oggi erano già lì pronte per portarlo forzatamente in cella, visto che Alaa aveva intenzione di rimanere nuovamente in presidio, rifiutandosi di rientrare.
In seguito il direttore del carcere incontrò Alaa dicendogli che fosse normale non aver ricevuto la lista degli oggetti sopracitati in quanto erano proibiti, anche se non capisco cosa ci sia di proibito tra le cose che gli ho portato.
Quando ho visto le forze speciali pronte a riportarlo a forza in cella, ho deciso di rimanere anche io per essere testimone di quello che sarebbe successo.
Hanno cercato di mandarmi via con le buone e con le cattive, ma ero determinata a rimanere affermando che non me ne sarei andata di mia spontanea volontà e che se avessero voluto avrebbero potuto finire questa farsa dandogli un libro dalla biblioteca del carcere, se quelli che avevo portato erano proibiti.
Ogni volta che alzavo la questione dei libri il direttore del carcere mi ignorava dicendomi che il tempo del colloquio era finito.
Siamo rimasti in questa situazione fino alle 5 circa, orario di chiusura del carcere, un pò tornavano a fare la stessa discussione e a volte sparivano, si aggiravano vari pezzi grossi, tra cui credo l’ispettore del carcere, mentre dall’altra parte del vetro divisorio non sentivo cosa dicessero a Alaa, ma vedevo l’aria minacciosa con cui si rivolgevano a lui.
Verso le 5 dopo che erano spariti per almeno mezz’ora è venuto di nuovo il direttore del carcere, comunicandomi che il carcere doveva chiudere e che se non me ne fossi andata mi avrebbero vietato i prossimi colloqui con Alaa.
Al che decisi di andarmene, di sicuro lo hanno riportato in cella a forza, spero non gli abbiano fatto del male.

Alaa è pieno di rabbia.

Alaa è pieno di rabbia contro la direzione carceraria che gli nega i suoi diritti legali scritti nel regolamento carcerario.

Alaa è pieno di rabbia contro la procura asservita alla direzione carceraria che continua a non rispettare il regolamento stesso e la legge.

Alaa è pieno di rabbia contro le autorità inglesi che permettono alle autorità egiziane di privarlo del diritto del consolato di fargli visita fino ad oggi.

Pubblicato in dall'Egitto | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Egitto – Alaa Abdel Fattah in sciopero della fame dal 2 aprile 2022

Egitto – Sugli scioperi della fame in carcere e l’assassinio di Ayman Hadhud

Mentre in Palestina continuano gli attacchi sionisti nei confronti di minori e non solo, il regime egiziano ha attivato voli diretti per entrare nel paese e, per incentivare il turismo proveniente “dall’unica democrazia del Medioriente”, è stato organizzato un festival musicale nel Sinai. Posti di blocco e perquisizioni sono invece il perenne ostacolo per migliaia di egiziani che hanno partecipato alla rivoluzione del 2011 e che hanno sempre più difficoltà a spostarsi nel proprio paese e raggiungere il Sinai.

Quello che accade a livello interno continua ad essere terrificante ogni giorno di più.
Ayman Hadhud è l’ennessimo morto ammazzato dal regime egiziano. Ayman, un ricercatore economista, il 5 febbraio è scomparso e il suo telefono risultava spento. Dopo qualche giorno dalla sua sparizione forzata, alcune guardie della sicurezza hanno informato la famiglia che era da loro, omettendo il luogo di detenzione. Il 5 aprile la famiglia è stata informata della sua morte nell’ospedale psichiatrico di al-Abbasiya. Le condizioni del suo corpo sono agghiaccianti. L’assassinio di Ayman è avvenuto il 5 marzo ma il cadavere è rimasto nella cella frigorifera dell’ospedale per un mese. Alla famiglia è stato impedito di divulgare le foto del corpo massacrato, con il ricatto di poter celebrare o meno il funerale.

Diversi compagni detenuti hanno iniziato lo sciopero della fame per le pessime condizioni all’interno delle carcerei, per le continue vessazioni e i pestaggi. Per alucni lo sciopero è terminato dopo una settimana per altri no.

Moka è un compagno che si trova in carcere dal 2013, è stato trasferito più volte e torturato diverse volte, la sua vita è in pericolo e sono più di 60 giorni che prosegue lo sciopero della fame mentre alla famiglia vengono vietati i colloqui.

Alaa Abdel Fattah è entrato in sciopero della fame il 2 aprile. Ricordiamo che Alaa ha già scontato una pena di 5 anni, oltre ai due anni di carcere preventivo e ora sta scontando un’altra pena di 5 anni nel carcere di massima sicurezza di Torah al Cairo dove gli viene negata la mezz’ora d’aria, la possibilità di leggere e i colloqui avvengono dietro vetro divisorio. Sono quotidiane le torture fisiche e psicologiche che avvengono all’interno di questo carcere. Alaa stesso è stato denudato e torturato quando è stato portato dentro, proprio quando aveva appena finito di scontare la pena di 5 anni per il primo processo e stava scontando 5 anni di semilibertà con l’obbligo di rientro in una cella del commissariato per 12 ore al giorno.
Alaa ha ottenuto la cittadinanza inglese in quanto la madre è nata lì, le sue richieste come egiziano sono l’apertura di indagini per le denunce fatte sulle pessime condizioni di prigioni e come cittadino inglese che qualcuno del consolato possa fargli visita.
Nonostante la sua carcerazione è riuscito a pubblicare un libro: “Non siete ancora stati sconfitti” che raccoglie tutti i suoi articoli e le sue lettere dal 2011 al 2020, un’importantissima testimonianza sugli eventi politici dall’inizio della rivoluzione e sulle carceri del regime.

Pubblicato in dall'Egitto, dalle Galere | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su Egitto – Sugli scioperi della fame in carcere e l’assassinio di Ayman Hadhud

Torino – 25 aprile presidio al CPR

Fonte: No CPR Torino

A due mesi dall’inizio del mandato di ORS s.r.l. per la gestione del CPR di Torino la situazione dentro il centro rimane aberrante.

Il Centro si sta nuovamente riempiendo: ogni giorno vengono portate dentro nuove persone che dopo un tampone e la superficiale visita del solito dottor Pitanti sono trattenute in isolamento nell’Ospedaletto per 2 settimane. Continuano i sequestri dei telefoni personali al momento dell’ingresso, e le condizioni di sopravvivenza quotidiane continuano ad essere raccapriccianti: il cibo è praticamente marcio e nelle strutture fatiscenti non funzionano i servizi igienici. Le deportazioni proseguono e le persone vengono prelevate dalle aree nel cuore della notte per essere trasferite in aeroporto via pullman della polizia. Gli atti di autolesionismo, continui, e le proteste vengono repressi con violenza.

Torniamo sotto le mura del CPR, contro galere e frontiere, in solidarietà con le persone recluse.

Il 25 aprile, per la libertà di tutti e tutte.

Pubblicato in Appuntamenti, dalle Galere | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Torino – 25 aprile presidio al CPR

Roma – Benefit per chi lotta contro i CPR

Riceviamo e pubblichiamo questo appuntamento della Cassa di Solidarietà La Lima.

Pubblicato in Appuntamenti | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Roma – Benefit per chi lotta contro i CPR

31 marzo Sciopero delle persone immigrate – Appuntamenti in diverse città

Fonte: Documenti per tutt

Il 31 marzo saremo di nuovo in piazza, in varie parti d’Italia, per denunciare il razzismo istituzionale che affligge chi non ha la cittadinanza europea e per chiedere un radicale cambiamento delle politiche migratorie in questo paese. Mai come oggi è evidente quanto l’Italia e l’UE stiano adottando misure differenziali a seconda degli interessi geopolitici ed economici del momento. Improvvisamente, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha tirato fuori dal cilindro una direttiva del 2001 (pensata per i profughi kosovari in fuga dalle bombe della NATO e mai applicata) che – giustamente – permette a chi scappa dalla guerra di essere regolarizzata/o senza passare per una richiesta d’asilo, mentre una potente macchina di solidarietà si è messa in moto in tutta Europa, Italia compresa, per accogliere i milioni di persone in fuga dai bombardamenti. Questi, nell’immaginario comune, sono “profughi veri” e meritevoli.

Dov’erano e dove sono questi imprescindibili strumenti, quando si trattava di persone in fuga dalla Libia, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal Sudan, dalla Somalia, dallo Yemen, e da tutte le altre guerre, di cui l’Europa porta una responsabilità pesantissima? Non sono forse anche queste guerre “alle porte dell’Europa”, Libia in primis? Perché nel 2012 chi veniva costretto ad imbarcarsi dalla Libia per l’Italia, e sfuggiva alle bombe della NATO, è rimasto in Italia per anni senza uno straccio di documento, in condizioni deplorevoli, spesso sfruttato nelle campagne? Perché nel 2015 si parlava di “emergenza” per numeri molto più contenuti di ingressi? E perché l’accoglienza e la solidarietà incondizionate, anche oggi, sono riservate principalmente a chi ha il passaporto ucraino, mentre nel paese si trovano migliaia di studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori stranieri che ancora una volta vengono respinti alle frontiere o comunque sottoposti a ben maggiori ostacoli burocratici per poter entrare nello spazio UE? Per non parlare di ciò che oggi accade, nel silenzio quasi totale, in Libia e Tunisia, dove migliaia di persone, fuggite da guerre a più o meno alta intensità e accampate davanti ai quartier generali dell’agenzia ONU per i diritti umani in condizioni di estremo disagio, chiedono da mesi di essere evacuate, ricevendo in cambio rastrellamenti, morte e indifferenza. È chiaro poi che le guerre da cui si scappa oggi non sono soltanto quelle combattute con le armi, ma anche con il furto di risorse (magari con il supporto militare), con la corruzione, la violenza politica e le loro conseguenze su scala globale (in primis il cambiamento climatico).

Da anni, immigrati e immigrate in Italia come in altri paesi europei chiedono la fine di questo sistema che crea varie gradazioni di accesso ai diritti di cittadinanza e costringe chi ne è escluso a molteplici forme di violenza e sopruso. La politica sa benissimo quanto queste persone siano necessarie all’economia, come non manca di affermare periodicamente, facendo eco alle associazioni dei datori di lavoro, Confindustria in primis. Lavoratrici e lavoratori immigrati possono essere pagati meno, sia che siano irregolari o soggetti al ricatto del permesso di soggiorno. Quando non lavorano in nero, poi, contribuiscono in maniera determinante a pagare le pensioni degli italiani. Infine, anche come “ospiti” di centri di accoglienza che speculano sulla loro pelle, i richiedenti asilo sono una “risorsa”. Ma la politica fa finta di non volerli, alimentando le divisioni e l’odio per distrarci dai veri problemi e dai loro responsabili e favorire lo sfruttamento.

Contro tutto questo, consapevoli che soltanto sottraendoci dal lavoro avremo nelle nostre mani un’arma di ricatto potente, scenderemo in piazza il 31 marzo. Al governo portiamo rivendicazioni concrete frutto di lotte che vanno avanti da anni, fra cui: la regolarizzazione di chi non ha il permesso di soggiorno,lo sblocco delle richieste di sanatoria, la cancellazione del legame fra contratto di lavoro e permesso di soggiorno e della residenza come requisito per il rinnovo, l’accesso alla cittadinanza e la facilitazione dei ricongiungimenti familiari, l’abolizione della detenzione amministrativa, dei respingimenti e delle deportazioni, così come l’abolizione dei decreti sicurezza e la fine di ogni abuso e discriminazione da parte delle istituzioni.

Per documenti per tutti/e e repressione per nessuno/a!

APPUNTAMENTI NELLE CITTA’

– Roma: h. 10 Piazza dell’Esquilino

– Foggia: h.10 davanti alla Prefettura (C.so Giuseppe Garibaldi)

– Torino: h. 10:00 davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura (C.so Verona)

– Milano: h. 9.30 davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura (Via Montebello)

– Modena: h. 10:00 davanti alla Prefettura (Viale Martiri della libertà)

Pubblicato in Appuntamenti | Contrassegnato , , , , , , | Commenti disabilitati su 31 marzo Sciopero delle persone immigrate – Appuntamenti in diverse città

Roma – Egitto: la solidarietà femminista non è un crimine. 20 marzo @ LEA Berta Cáceres

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci: hurriya [at] autistici.org

Egitto: la solidarietà femminista non è un crimine

Domenica 20 marzo 2022 alle ore 15:00

Al LEA Berta Cáceres, via della Caffarella 13, Roma

Evento fb

Come femministe, dall’Egitto, all’Argentina, all’Italia e ovunque nel mondo, consideriamo la solidarietà femminista contro il patriarcato una pratica da agire quotidianamente.

Questa è ancora più forte quando la l’oppressione viene giustificata nei tribunali, luogo che da sempre serve a punire chi alza la voce e lotta ma che diventa più feroce contro le donne che urlano cosa è violenza senza aspettare che a decidere siano dei giudici

Come per il processo a l’Aquila e non solo, anche nel caso di Rasha Azab al Cairo è la solidarietà ad essere processata. Difendiamola come atto politico.

La terza udienza del processo a Rasha sarà il 26 marzo 2022.

Pubblicato in Appuntamenti, dall'Egitto | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Roma – Egitto: la solidarietà femminista non è un crimine. 20 marzo @ LEA Berta Cáceres

31 marzo 2022 – Sciopero degli immigrati e delle immigrate in tutta Italia

Riceviamo e diffondiamo. Per scriverci: hurriya [at] autistici.org

31 MARZO 2022 SCIOPERO DEGLI IMMIGRATI E DELLE IMMIGRATE IN TUTTA ITALIA!

L’Italia ha bisogno degli immigrati, lo dice anche il governo. Senza di loro l’economia italiana crollerebbe, lo abbiamo visto bene in questi anni di pandemia! Ma le leggi sull’immigrazione gli rendono la vita sempre più difficile, moltissimi sono senza documenti anche se lavorano in questo paese da anni; chi ha il permesso di soggiorno fa fatica a rinnovarlo e le pratiche rimangono spesso bloccate in questura per tempi lunghissimi. Chi arriva in Italia è costretto a viaggi lunghi e pericolosi, e poi a una lunga attesa in centri che assomigliano a prigioni.

AL GOVERNO CHIEDIAMO:

∙ permesso di soggiorno incondizionato per tutti, non legato al contratto di lavoro né alla residenza

∙ cittadinanza per tutti i bambini nati in Italia

∙ abolizione di tutti i decreti sicurezza

∙ fine degli abusi e dei lunghi tempi di attesa nelle questure

∙ azzeramento dei costi dei permessi

∙ chiusura dei centri di detenzione (CPR) e fine dei rimpatri

∙ permesso di soggiorno valido in tutta l’Unione Europea.

Facciamoci ascoltare dai responsabili di queste leggi razziste:

Il 31 marzo non lavoriamo e usciamo a manifestare in tutta Italia!

La lotta per i documenti riguarda tutti, immigrati e italiani; perché le discriminazioni alimentano divisioni e sfruttamento. Lottiamo insieme per documenti per tutti/e, repressione per nessuna/o!

31 marzo 2022 – ore 10 – Roma, piazza dell’Esquilino

Info: documentipertutt [at] gmail.com

Scarica la locandina in formato pdf

Di seguito le corrispondenze su Radio Onda Rossa con una compagna e un compagno che hanno raccontato la conferenza stampa che ha avuto luogo il 12 marzo per lanciare lo sciopero delle persone immigrate che si terrà il 31 marzo alle ore 10 a Piazza dell’Esquilino.

Pubblicato in Appuntamenti | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su 31 marzo 2022 – Sciopero degli immigrati e delle immigrate in tutta Italia

No nation truck e Solibus portano 48 persone dal confine ucraino a Berlino

Traduzione da: No Nation Truck

No nation truck è un collettivo berlinese che supporta le lotte delle persone migranti alle frontiere interne ed esterne dell’Unione Europea, con infrastrutture mobili nel suo camion adattato allo scopo.

Noi di Soli-bus siamo tuttx attivistx di varie reti e contesti politici antirazzisti, antifascisti, femministi,  e di altro tipo. Siamo supportatx da una vasta rete di persone e gruppi con molte abilità, capacità e possibilità diverse. Ci consideriamo parte di un movimento sociale di emancipazione basato sull’auto-organizzazione.

Consideriamo il progetto “Solibus” come parte di una struttura di sostegno politico e sociale che facilita la mobilità della comunità e la partecipazione ad attività in Germania e in altri paesi europei. Per noi è importante che le persone possano partecipare a eventi e attività politiche e culturali, indipendentemente dai loro mezzi finanziari individuali, senza incontrare sessismo, razzismo o discriminazione sociale. “Solibus” lo rende possibile: mobilità per tutti, finanziata attraverso la solidarietà e con un ascensore per sedie a rotelle! “Solibus” è un progetto non commerciale di opposizione extraparlamentare, partigiano ma indipendente dai partiti.

2 marzo 2022

Dopo che la situazione in Ucraina è definitivamente peggiorata il 24 febbraio, noi come No Nation Truck Collective abbiamo deciso di fare qualcosa. Il nostro camion  è in viaggio per la Grecia con il collettivo ROSA, quindi abbiamo collaborato con un altro collettivo: il Solibus . Insieme abbiamo guidato durante la notte fino al confine ucraino a Przemyśl, in Polonia, venerdì 25 febbraio. I treni da Lviv arrivano qui, ma anche il valico di frontiera di Medyka non è lontano, dove le persone a piedi e in auto aspettano di essere fatte passare attraverso il confine con il contagocce.

Una stazione degli autobus è cresciuta in un parcheggio alla periferia della cittadina. Decine di persone, per lo più polacchi, alzano cartelli che offrono passaggi. Coloro che non vengono prelevati da amici o familiari vengono qui per continuare il loro viaggio. Molti sono rimasti al freddo al confine per un giorno, altri sono rimasti al buio per ore su un treno affollato durante un bombardamento. Molti sono raffreddati, sono stanchi e non hanno né soldi né una rete di telefonia cellulare.

È stato evidente che quasi nessuno voleva andare direttamente in Germania, ma principalmente in paesi come Francia, Belgio o Paesi Bassi, dove hanno parenti. Molte persone con passaporto ucraino volevano rimanere in Polonia e cercavano un passaggio per le grandi città più vicine. Abbiamo notato che i neri e in particolare le persone di colore sono bloccate qui e non sanno cosa fare dopo: studenti internazionali, persone con status di asilo, persone con visti di lavoro internazionali. Si sono susseguite notizie secondo cui queste persone hanno avuto difficoltà a superare le frontiere. Molte di queste persone volevano trasferirsi nell’Europa occidentale, per visitare parenti o conoscenti – in Polonia avevano pochissimi contatti.

Quasi quattro ore dopo, il Solibus con 48 passeggeri è tornato in Germania. Tra loro c’era una madre con un bambino il cui marito l’ha portata al confine ma è rimasto lui stesso nel paese. Nel frattempo, agli uomini abili tra i 18 ei 60 anni è vietato lasciare il Paese. Una famiglia del Mali, in fuga dalla guerra nel nord del Paese, aveva chiesto asilo in Ucraina. Due studenti algerini che avevano svolto un semestre all’estero a Kiev. Due uomini dall’Afghanistan che sono fuggiti di recente dai talebani. Una donna della zona di Berlino che era a Kiev per una conferenza. Tutte queste 48 storie sono individuali e tuttavia hanno una cosa in comune: sono tutte alla ricerca di un posto sicuro dove stare. Alle quattro del mattino di domenica 26 febbraio siamo poi arrivati alla stazione centrale dei bus di Berlino.

Lo stesso autobus con cui stavamo viaggiando qui, solo pochi mesi fa, è stato respinto al confine polacco-bielorusso ed è dovuto tornare indietro vuoto, mentre le persone sono morte per congelamento come pedine politiche davanti ai cancelli dell’UE. La solidarietà con i rifugiati in Ucraina è importante e giusta, ma mostra anche dove risiedono le priorità di una società prevalentemente bianca e cristiana quando si tratta di empatia per i rifugiati. Al momento della stesura di questo articolo, le ferrovie tedesche e polacche menzionano solo il viaggio gratuito per i cittadini ucraini. Per altrx, le frontiere sono più difficili da attraversare, in alcuni punti di confine per niente. Sono proprio coloro che spesso cercano protezione per la seconda volta, fuggendo dalla guerra o che sono già stati espulsi, ad affrontare un momento particolarmente difficile.

Ci sono state anche situazioni nelle stazioni ferroviarie in cui le persone di colore sono state spinte giù dai treni o gli è stato impedito di salire a bordo con la forza. Ad alcune frontiere ci sono code separate per europei e non europei. Nei resoconti pubblici circolano anche formulazioni e narrazioni così apertamente razziste che non vogliamo nemmeno ripeterle. Questa disparità di trattamento è intollerabile e non può essere giustificata da nulla.

Anche di fronte alla guerra e alla violenza, l’Europa mostra il suo disgustoso razzismo.

Chiediamo che TUTTE le persone in fuga siano trattate con la stessa solidarietà e continueremo a lavorare per garantire che TUTTI arrivino dove vogliono vivere in sicurezza e pace!

Vuoi che il solibus si possa dirigere più spesso al confine ucraino? Esprimi la tua solidarietà al team, aggiornati sul sito www.soli-bus.org, contribuisci a organizzare più viaggi e fai una donazione se ne hai l’opportunità.

Pagina per le donazioni.

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , , , | Commenti disabilitati su No nation truck e Solibus portano 48 persone dal confine ucraino a Berlino

Opuscolo – Report sulla situazione alla frontiera orientale dell’Europa

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci: hurriya [at] autistici.org

Report sulla situazione alla frontiera orientale dell’Europa

Questo documento vuole essere un report delle notizie e delle esperienze acquisite discutendo e collaborando con le persone attive contro le violenze della frontiera tra Polonia e Bielorussia. Al suo interno non vi sono analisi personali ma piuttosto la trascrizione di informazioni da fonti suggerite, dinamiche quotidiane, esperienze e racconti diretti raccolti in loco. Al termine è presente la raccolta di fonti da cui alcune informazioni sono state prese; le fonti personali non verranno citate.

Gennaio 2022

Scarica qui

INDICE
Continua a leggere

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su Opuscolo – Report sulla situazione alla frontiera orientale dell’Europa