Calais – Un nuovo muro intorno alla jungle

traduzione da calaismigrantsolidarity

Alcun* amic* sono andati alla cosiddetta riunione di consultazione annunciata da Natacha Bouchart riguardo la costruzione di una parete verde intorno alla Jungle (qui il report).

Il progetto consiste in un muro di cemento alto 4 metri con una parte verde che dà sulla strada e del cemento inciso (con scene della città di Calais!) dal lato dell’accampamento e della zona commerciale. Tutto questo verrà sicuramente finanziato dal Regno Unito.

I lavori partiranno all’inizio di agosto e dureranno 16 settimane. Sul muro saranno presenti anche videocamere di sorveglianza. Inoltre,  il commissario e il rappresentante del municipio presenti all’incontro hanno entrambi ricordato la loro volontà di espellere tutti gli abitanti della jungle per lasciarci solo i container. 

Malgrado le loro parvenze false e ridicole a colpi di verde e “accogliente apparenza”, è chiaro che le autorità vogliano trasformare sempre più Calais in una prigione a cielo aperto. Di fronte a una politica d’apartheid e di misure ogni volta più concentrazionarie, vi invitiamo ad agire come meglio crediate contro la costruzione di questo muro. 

Continua…

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Brindisi – Lunedì 8 agosto – Tutti/e al CIE di Restinco

8 agostoRiceviamo e pubblichiamo. Per il recente aggiornamento dal CIE di Brindisi/Restinco, con le voci di alcune persone recluse, potete leggere qui.

Rompiamo l’isolamento

I CIE sono le prigioni per gli stranieri destinati all’espulsione dall’Italia. Sono parte integrante del sistema di controllo, selezione e gestione del flusso di migranti che attraversa l’Europa. Sistema che rilasciando o negando un documento, decide chi può rimanere sul suolo europeo per ingrossare le fila degli sfruttati, e chi ne deve essere allontanato perché in sovrappiù. In pratica destinato a restarvi da clandestino, ancora più ricattabile e sfruttabile.

Dentro e fuori i CIE non sono mancate, negli anni, le lotte di chi vi è recluso e dei solidali che hanno ritenuto che contro tutto ciò vada presa una posizione: i CIE vanno abbattuti, per la libertà di tutti.

Uno fra i CIE attualmente in funzione è a Brindisi, isolato nelle campagne di contrada Restinco.

Nell’ultimo mese, dal suo interno, direttamente dai reclusi, sono giunte numerose testimonianze di violenze e abusi. Pare che chi protesta per le umilianti condizioni di detenzione – se le minacce non bastano a dissuaderlo – viene prelevato con la forza dalle guardie, portato in un cortiletto lontano dagli altri compagni di prigionia e pestato in gruppo.

Contro l’isolamento, contro ogni prigione, in solidarietà con gli immigrati reclusi:
Presidio al Cie di Brindisi-Restinco
Lunedì 8 agosto ore 18.00
(ore 16.00 appuntamento a Lecce, villa Matta occupata, via San Nicola 1)
Durante il Lecce HC Festival (5 e 6 agosto) ci ritaglieremo uno spazio per discutere e confrontarci su detenzione amministrativa, CIE, hotspot e lotta alle frontiere.

Nemici delle frontiere – Lecce

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Manifesto – “Due facce della stessa medaglia”

Scrivici all’indirizzo mail hurriya[at]autistici.org se vuoi ricevere il file utile per la stampa in formato 50×70.

mani copia

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Amburgo – Comunicato sulla perquisizione avvenuta al Plan B nel quartiere St. Pauli

Riceviamo e pubblichiamo la traduzione del comunicato originale che trovate a questo link. Ringraziando per il contributo vi ricordiamo che potete scriverci ad hurriya[at]autistici.org

 

Comunicato scritto martedì 19/7/2016 riguardo le perquisizioni avvenute lunedì 18/7/2016 nella casa Plan B a St. Pauli (Amburgo, Germania).

Ieri, con uno spiegamento di più di 250 poliziotti/e, tra cui la polizia di pronto intervento e le unità speciali con armi pesanti e mitragliatrici, sono entrati/e nella nostra abitazione Plan B a Hafenstrasse (quartiere St. Pauli, Amburgo).

Dozzine di poliziotti/e incappucciati hanno minacciato con le pistole gli abitanti e le altre persone presenti nella casa, esortandoli a tenere le mani alzate. Contemporaneamente nel cortile dell’abitazione accanto alla Hafenvokü (spazio sociale) sono state perquisite, ammanettate e arrestate brutalmente circa 30 persone. Hanno buttato giù il portone che non era nemmeno chiuso a chiave e sono entrati nel cortile devastandolo completamente. Continue reading

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Barcellona – Comunicato del sindacato manteros contro la repressione

Tradotto da Traslamanta

Comunicato del Sindacato Popolare dei Venditori Ambulanti

13255904_495802500622393_5211044462723512663_nVenerdì scorso, il governo del cambiamento ci ha svegliato con una maxi operazione coordinata tra Guardia Urbana e Mossos per impedire che gli immigrati poveri di questa città possano lavorare e hanno installato una pista da pattinaggio nel luogo in cui i venditori ambulanti esibivano la loro merce.

L’installazione della pista ha come unico obiettivo accontentare i grandi imprenditori e i media, e inoltre dimostra che la città rifugio è perfettamente compatibile con la pulizia sociale, senza alcun sintomo di contraddizione. Quando si tratta di vendita ambulante si lasciano da parte i principi e la coerenza: la priorità è mantenere la governabilità e questo sembra voler dire non dar fastidio ai poteri di sempre. 

Noi come sindacato dei manteros (venditori ambulanti) sappiamo che con queste azioni potranno nascondere per qualche giorno i neri poveri, però quello che si rende ogni volta più evidente è che hanno rinunciato a combattere la nostra povertà e il razzismo di cui siamo oggetto. 

Nei confronti dell’attuale posizione della giunta, così come abbiamo fatto con i governi precedenti, noi continueremo a lottare per il nostro diritto a lavorare, alla nostra dignità e allo spazio pubblico. Come sindacato sappiamo anche che la strategia è farci scontrare con il nostro vicinato o collettivi come i pattinatori: non cadremo nella trappola perciò in questi giorni ci ritireremo dalla zona di conflitto, come già abbiamo fatto nella scorsa manifestazione dei vicini di Barceloneta.

A Barcellona vogliono eradicare i poveri neri non la povertà, vogliono che le foto e le cartoline della città continuino a vendere glamour, allegria, divertimento, legalità, modernità, progresso e cultura. Però per quanto lo vogliano non potranno occultare la Barcellona nera dei migranti; rifacendosi il trucco non si possono nascondere disuguaglianza, esclusione sociale, miseria e razzismo perché anche la Barcellona nera è una realtà di questa città.

Crediamo che l’implementazione dello “skatepark” sia una azione pianificata per dar risposta ai media di destra, per accontentare i grandi commercianti e imprenditori che non ci vogliono vedere accanto ai loro yachts e Ferrari del paseo Borbon, e che ci trattano come fossimo scarto sociale. 

Perché in questa città del cambiamento si dà priorità ai ricchi, ai politici, ai turisti e a chi ha il denaro per pagare le sue passeggiate in questa città così figa, senza considerare il costo umano che ciò comporta per migranti e poveri. 

Questa settimana è iniziata una campagna d’affissioni da parte del comune contro il Top Manta: in questa campagna comprare dai venditori ambulanti viene descritto come un atto incivile, un atto sleale che pregiudica la società, un atto che mal si adatta alla Barcellona bella ed elitaria. Questo tipo di messaggio contribuisce ai pregiudizi, ci criminalizza e incoraggia il razzismo verso il nostro collettivo. Sotto nuove forme si riproduce quello che fecero i governi precedenti che trovarono tutte le strategie per criminalizzare, nascondere, negare e invisibilizzare i manteros, basandosi su argomentazioni come il diritto d’autore, le mafie, la concorrenza sleale al piccolo commercio, la protezione civile e la sicurezza cittadini e anteponendo come sempre l’economia e il guadagno ai diritti umani degli immigrati. 

Le attuali proposte della giunta non hanno previsto la nostra consultazione.

Siamo  oggetto di un assistenzialismo che ci nega costantemente l’interlocuzione e il riconoscimento. Non chiediamo né denaro né sovvenzioni, chiediamo rispetto e condizioni minime per lavorare. Come collettivo siamo esclusi dal registro comunale, dall’accesso alla salute, dai diritti basilari e non si è fatto nulla per fermare gli abusi della polizia. 

Pensiamo che per risolvere il problema bisogna riconoscerci, considerarci e consultarci. Siamo la parte direttamente implicata nella situazione attuale però ci negano il riconoscimento perché siamo neri e migranti.

Allo stesso tempo ci sorprende tanto consenso nella sinistra e nella destra quando si parla di tolleranza zero o di eradicare la vendita ambulante. Le forme di persecuzione sono più sottili però in fondo continua a essere repressione contro i migranti. Speriamo sinceramente che questo governo non si trasformi nella mano sinistra della destra razzista che ci offre soltanto dolore e carcere.

Infine, in questi giorni il sindacato popolare dei venditori ambulanti organizzerà assemblee e discussioni per far conoscere le azioni successive che ci permettano di resistere alla pulizia della città rifugio, di lottare per un lavoro dignitoso e contro la discriminazione e il razzismo che viviamo tutti giorni. 

Sopravvivere non è un delitto, essere mantero nemmeno

Libertà per Sidil!

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Italia – Svizzera | Frontiera – Presenze nazifasciste e rastrellamenti sulle tratte ferroviarie

Aggiornamento del 20 luglio 

Secondo quanto riportato dalla stampa locale tra i/le migranti accampati nel parco davanti alla stazione FS di San Giovanni, una quarantina di persone  provenienti per la maggior parte dall’Eritrea, sono state trasferite coattamente dalla Polizia di frontiera in bus a Taranto. Le altre persone – tra cui donne e bambini – restano accampate, non accettando di essere fermate nel continuare il loro viaggio e tentando di attraversare la frontiera, come hanno fatto 4 persone bloccate l’altro ieri sull’autostrada dalla polizia

18 luglio 2016

fonte Informa-azione

INTIMIDAZIONE FASCISTA E AGGIORNAMENTI DALLA FRONTIERA ITALO-SVIZZERA

Nelle scorse settimane, alla stazione FS di Como San Giovanni, hanno iniziato ad accamparsi numerosi migranti che provano a passare il confine italo-svizzero ma vengono continuamente respinti.
Nella notte tra il 15 e il 16 luglio si è verificata un’intimidazione fascista.
Oltre ad una quarantina di migranti, erano presenti 5 solidali; verso le 2.00 da una macchina parcheggiata sono scesi tre soggetti, riconosciuti come appartenenti all’area dell’estrema destra comasca, che stavano appoggiati all’auto impugnando delle spranghe e rivolgevano ai presenti sguardi e gesti minacciosi.
Poco dopo è arrivata una seconda macchina, a targa tedesca, con a bordo altri quattro nazisti che sono stati identificati e perquisiti dai carabinieri che nel frattempo erano passati dalla stazione a bordo di una volante.
Da questo momento, per circa un paio d’ore, quattro macchine hanno continuato a ronzare in stazione e nei dintorni, seguendo i solidali che provavano ad allontanarsi e prodigandosi in saluti romani e insulti vari nei confronti di chi era presente.
Anche se questa volta nessuno si è fatto male, è evidente che i gruppi di estrema destra della zona sono interessati alla situazione; pensiamo sia un fatto grave a cui bisogna rispondere prima che sia troppo tardi: i recenti fatti di Fermo e Savona non fanno presagire nulla di buono.
Da sabato è quindi presente in stazione, per tutta la notte, un gruppo di compagni e solidali che presidia il piazzale a fianco dei migranti.
Anche la polizia è all’erta: da sabato rimangono fisse una camionetta di celere e un paio di macchine di digos.
La situazione è in continuo movimento: ogni giorno arrivano persone diverse che provano a prendere i treni per Chiasso ma vengono puntualmente respinte. Il 13 luglio sono avvenute delle deportazioni: due pullman della Rampinini, hanno portato all’hotspot di Taranto (facendo tappa a Bolgona) circa 200 persone.
Ogni sera, in molti tornano in stazione a Como per passare la notte; ieri, domenica 17 luglio, erano presenti circa 150 migranti.
Chi arriva in stazione a Chiasso viene “raccolto” all’interno di reti metalliche disposte per formare un gabbione, poi si procede con lo smistamento: c’è chi viene respinto subito e rispedito in Italia, oppure chi viene portato a Coldrerio, passa la notte in un bunker, e viene riportato a Como la mattina dopo con dei furgoni sui quali le guardie ti legano le gambe.
Le guardie di confine ignorano le richieste di asilo usando come pretesto la lingua: parlano solo tedesco e non capiscono cosa richiedono i migranti.
Negli ultimi giorni, i controlli si sono spinti fino a Zurigo: mentre inizialmente i respingimenti venivano eseguiti da Chiasso e dal Ticino, ora c’è chi viene riportato in Italia anche da zone più a nord.
Sulla linea dei treni TILO, che passa dalle FS italiane alle FFS svizzere, avviene un controllo capillare con l’uso non solo di sbirri che presidiano le stazioni e i treni, ma anche di telecamere che permettono di vedere dove salgono i migranti e sapere esattamente dove saranno sui treni.
Anche sui treni Trenord, i controllori, aiutati da militari dell’esercito e sbirri in borghese, fanno scendere i migranti.
Per sorvegliare le zone di confine sono aumentate le telecamere, sono stati disposti dei nuovi fari per l’illuminazione e i sentieri vengono monitorati con l’utilizzo di droni.

Nei prossimi giorni seguiranno aggiornamenti e appuntamenti.

nemici e nemiche delle frontiere

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Roma – In via Cupa ancora rastrellamenti, identificazioni ed espulsioni

baobabsfoca-2Nella mattinata di ieri, 18 luglio, nell’accampamento gestito da baobab experience in via cupa, è stata portata avanti un’operazione di identificazione dei/delle migranti ospiti in via Cupa coordinata da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Comune di Roma, Ama e Polizia Municipale. Via Cupa è stata blindata da un ampio schieramento di forze dell’ordine. L’operazione si è conclusa con il forzato accompagnamento di 45 migranti, compresi bambini, caricat* a spintoni su 2 pullman, verso l’ufficio immigrazione di via Patini per lo svolgimento delle procedure di identificazione. Si tratterebbe di un controllo anti-terrorismo motivato con la strage di Nizza, nonostante – da quanto si apprende dagli stessi volontari del Baobab – la maggior parte dei/delle migranti avrebbero già subito un’identificazione al momento dell’arrivo in Italia. 

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Roma – Il giovedì delle deportazioni di massa in Nigeria

riceviamo e diffondiamo

Come ch6YSQJFLMiaro da tempo, il CIE di Ponte Galeria continua ad avere un ruolo centrale nelle espulsioni di massa verso la Nigeria. Nello specifico della detenzione amministrativa nei confronti delle donne, il CIE romano continua a funzionare a fisarmonica, rinchiudendo coloro che vengono rastrellate in diverse città nei giorni che precedono i voli di deportazione già prefissati.
Se da una parte gli hotspot garantiscono continuamente persone da espellere, dall’altra le retate consentono di avere un congruo numero di persone da caricare sul volo.

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Como | Frontiera – Aggiornamenti su chiusura, respingimenti e deportazioni

Di seguito diffondiamo prima un documento sulla situazione alla frontiera con la Svizzera, aggiornato al 13 luglio, a seguire, ulteriori notizie su quanto sta avvenendo.

fonte Informa-Azione

13 LUGLIO 2016: AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE A COMO-CHIASSO A SEGUITO DELLA CHIUSURA DELLA FRONTIERA E DEI RESPINGIMENTI

DISTRUGGERE LE FRONTIERE SUBITO!
NO BORDERS, NO DEPORTATIONS!

Presso tutti i valichi svizzeri si procede al respingimento, i/le migranti ritornano la sera in stazione a Como San Giovanni per cercare di capire come fare nel proseguire il loro viaggio, quasi tutt*sono dirett* in Germania e paesi del Nord Europa.

Al momento sono presenti in stazione minori non accompagnati e diverse persone che non parlano nè inglese nè francese e con le quali è difficile comunicare. Molte di loro questa mattina presto hanno provato nuovamente a salire su un treno in direzione di Chiasso. Altre si sono incamminate a piedi in direzione della dogana.

La stazione di Como è presidiata 24 ore su 24 da camionette della polizia, i/le migranti che cercano di proseguire a piedi lungo i binari in direzione di Chiasso vengono bloccat*. Presidiati anche diversi punti lungo le recinzioni di confine in zona Ponte Chiasso in direzione Tavernola, per evitare accessi attraverso il fiume. Respingimenti anche al valico autostradale di Brogeda, diverse persone migranti camminano a piedi lungo l’autostrada cercando una via d’accesso.

Ad ogni arrivo dei treni dall’ Italia alla stazione di confine Chiasso, le guardie di confine svizzere (i cui effettivi in questi mesi estivi sono aumentati con la presenza di agenti provenienti da tutta la Svizzera) effettuano controlli a tappeto fermando qualsiasi persona “non-bianca”, in una vera e propria operazione di “racial profiling”. Molte persone che tentano di entrare in Svizzera per recarsi in Germania o altri paesi del Nord Europa vengono respinte immediatamente e ributatte sui treni in direzione dell’Italia. Forte presenza di guardie di confine, polizia, polizia ferroviaria e agenti di sicurezza privata Securitas anche alla stazione di Lugano, sui treni della linea Chiasso-Lugano-Bellinzona e in tutte le zone di confine.

Durante la giornata di ieri (12 luglio) 60 persone sono state fermate a Bellinzona su un treno proveniente da Milano, rimandate a Chiasso ed in seguito espulse.

Nonostante la situazione d’emergenza, la stazione di Como viene chiusa a mezzanotte. Due giorni fa la polizia ha chiuso la stazione costringendo sotto i portici e al parco sotto la pioggia i/le migranti presenti. Ieri verso la una hanno tentato di chiuderla nuovamente, ma grazie alla presenza di alcune persone solidali che si sono opposte e hanno presenziato, è rimasta aperta. 

In stazione la situazione rimane critica, diverse persone han passato la notte al freddo senza felpe nè coperte. Nonostante le dichiarazioni dei politici cittadini e l’intervento di Caritas e Croce Rossa, in stazione mancano ancora servizi igenici, wc, l’accesso alla possibilità di lavarsi, cestini idonei alla raccolta dei rifiuti, sufficienti coperte, e cibo per chi arriva in orari in cui non c’è possibilità di recarsi alla mensa. Tutta la rete di solidarietà che si sta sviluppando in queste ore è spontanea e dal basso, con persone solidali che anche ieri sera hanno portato cibo, vestiti, scarpe e generi di prima necessità direttamente in stazione.

Lanciamo l’appello ad una presenza dopo le ore 22 questa sera, quando telecamere, giornalisti e grandi associazioni smettono di essere presenti e serve una presenza a garantire che la stazione rimanga aperta, oltre che portare una vicinanza complice e solidale.

Alcune nemiche e alcuni nemici delle frontiere

Aggiornamenti 

13 luglio – pomeriggio 

sdr“Una Ponte Chiasso blindata da decine di agenti di polizia ha assistito oggi per gran parte del pomeriggio al massiccio trasferimento coatto di migranti giunti fino alle soglie della Dogana con la Svizzera nei giorni scorsi, salvo poi essere stati respinti nuovamente verso l’Italia. Attorno alle 17, infatti, almeno una cinquantina di giovani africani – molti portati alla frontiera da mezzi civili con targa ticinese – sono stati caricati a forza su due pullman della ditta “Rampinini” che li porteranno fino a Bologna per poi proseguire con il trasferimento al centro di accoglienza di Taranto. Davvero notevole lo spiegamento di forze, con polizia di frontiera e altri agenti di rinforzo che sono arrivati in Dogana massicciamente a partire dal mezzogiorno.”

dav“L’obiettivo è quello di sgomberare il presidio che si era formato attorno alla stazione ferroviaria; inoltre spostandoli a mille chilometri di distanza dal confine, le istituzioni sperano che tra di loro passi l’informazione che l’approdo a Como non è più sicuro per entrare in Svizzera, e si rischi anzi una deportazione molto più a sud che costringerebbe le persone a ricominciare il viaggio verso il confine. Le persone deportate sono le stesse che le guardie di confine svizzere hanno riconsegnato alla polizia di frontiera italiana attraverso i respingimenti degli ultimi giorni.”

14 luglio 

X23VDDtCSecondo le notizie riportate dai giornali la situazione alla stazione ora sarebbe “sotto controllo” ma la stazione di San Giovanni resta presidiata dalle forze dell’ordine. In giornata si è tenuta una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza: nel corso dell’incontro “è emerso che i tentativi dei migranti di entrare in Svizzera passando da Como sono stati oltre un migliaio nel corso delle ultimissime settimane”. Il comitato non esclude altre deportazioni verso i centri di accoglienza nel caso l’arrivo di/delle migranti continui.

_vHVQfGA“In mattinata, in piazza Vittoria, manifestazione promossa dalla rete “Como senza frontiere” che ieri ha organizzato una raccolta e distribuzione di cibo, vestiti e altri generi di prima necessità.”

In un’intervista, pubblicata oggi 15 luglio, alcuni migranti descrivono la loro situazione: 

Sei stata accolta in un centro?

«Sì. Ma non è vita. Il centro era pienissimo, come la prigione, la gente lì dentro diventa pazza. Ognuno di noi ha tanti problemi, tutti assieme diventa un disastro. Poi ci spingono a scappare, ci lasciano andare, ci invitano a farlo».

E da lì?

«Abbiamo girato l’Italia, è un anno che sono qui. Roma, Ravenna e adesso questo. A Roma almeno c’era la Croce Rossa che ci dava del cibo».

Da quanto siete a Como?

«Cinque giorni».

Hai provato ad andare in Svizzera?

«Quattro volte, ma conosco chi ci ha già provato dieci volte».

E cosa succede?

«La polizia ci prende, ci fa scendere dal treno. Foto, impronte digitali e ci mettono il braccialetto. Io ho sempre avuto quello blu. Chi ha quello blu va a Como, chi ha quello giallo va in Svizzera».

E ora cosa farai? Ci proverai ancora?

«Non lo so, sono stanca. Forse torno a Roma. Tra di noi qualcuno vuole andare a Roma, qualcuno vuole provarci ancora».

«Al confine ci mandano indietro. Se torniamo al centro ci mandano indietro. Siamo in trappola qui nel mezzo. Dormiamo qui, con la pioggia, con il caldo, con le zanzare. Non è giusto, se ci fossero dei centri dove stare, staremmo anche in Italia. Ma i centri qui, non sono centri, sono prigioni».

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Milano – L’ordinaria ed “esemplare” repressione contro i migranti in lotta

154004415-0974f1b1-8fa0-4944-9c2e-765dde697606Lunedì mattina 50/100 migranti sistemati nell’ex CIE di via Corelli a Milano, ora “riconvertito” in centro di accoglienza, hanno dato vita a una protesta bloccando i cancelli e occupando di fatto il centro al cui interno si trovavano alcuni operatori che sono rimasti chiusi dentro (alcuni giornali riferiscono invece che i 4 si sarebbero invece chiusi nel magazzino / in una stanza da soli perché “fuori infuriava la protesta”).

Secondo quanto viene riportato dai quotidiani, la protesta riguardava le condizioni di vita all’interno del centro, la qualità dei pasti, gli orari di apertura e chiusura dei cancelli ma soprattutto la lungaggine nei tempi per ottenere una risposta alla domanda di asilo che deve essere esaminata dalla commissione regionale prefettizia e che in Italia ha un tempo medio di risposta di un anno, più un altro anno per l’eventuale ricorso.

La protesta viene descritta così dal quotidiano Repubblica “I migranti non hanno fatto gesti violenti e non ci sono stati feriti né contusi, anche se la polizia ha cercato di riportare l’ordine e di convincere le persone a tornare nelle loro stanze, senza opporre resistenza. Il tutto si è svolto all’interno, senza che sia stato possibile dalla strada accedere alla struttura, che è considerata zona militare.”

Al termine della protesta, durata circa 4 ore, e che ha visto l’immediato intervento intimidatorio della polizia antisommossa, una ventina di persone – individuate come “coloro che hanno guidato la rivolta” – saranno divise e trasferite in altre strutture lombarde e denunciate per “sequestro di persona”, avendo chiuso gli operatori della GEPSA all’interno della struttura durante la protesta.

Ricordiamo che GEPSA, società francese facente parte della multinazione GDF Suez Engie e specializzata in “gestione dei servizi ausiliari negli stabilimenti penitenziari” e nella logistica della detenzione, in Italia, oltre all’ex CIE di Milano gestisce anche il CIE di Ponte Galeria a Roma e il CIE di Corso Brunelleschi a Torino, ed è in corsa per l’appalto dell’ex-CIE di Gradisca d’Isonzo. 

Non è la prima volta che nei centri cosiddetti di accoglienza avvengono simili proteste,  come abbiamo documentato qui ma va sottolineato come la stampa abbia affrontato la questione dando una versione molto diretta e senza tanti giri di parole rispetto ai reali motivi della repressione:

“Saranno tutti allontanati dai centri d’accoglienza milanesi e spostati in altre province lombarde, mentre si procederà alla denuncia per occupazione, resistenza a pubblico ufficiale e sequestro di persona. Reati molto gravi, per i quali è previsto il processo. E che certo non mancheranno di avere un peso nella valutazione della domanda di asilo presentata alla commissione prefettizia regionale”

“Le misure sono state decise anche a titolo di ammonimento per gli oltre 2.700 rifugiati che attualmente risiedono nelle varie strutture milanesi, sia quelle comunali, sia quelle statali, tutti richiedenti asilo.”

“L’idea delle istituzioni milanesi è comunque quella di dover “dare un segnale forte” ai profughi sul fatto che “comunque è necessario avere un atteggiamento collaborativo e non mettere a rischio la sicurezza di chi lavora nei centri…” (fonte Repubblica)

Al solito, a parte un misero elenco, nessuna riflessione sui motivi che hanno spinto queste persone a rivoltarsi contro un sistema volto solo alla gestione e al controllo delle persone private delle libertà più elementari.

Nell’ex Cie di Via Corelli, teatro di numerose rivolte sin dai tempi in cui questa struttura era un centro di identificazione ed espulsione (poi chiuso in seguito ai pesantissimi danneggiamenti alla fine del 2013 e riaperto ad ottobre 2014 come centro di accoglienza) sono ammassate da tempo 500 persone, la “metà dei rifugiati sono ospitati in tenda perché non c’è più posto nelle palazzine in muratura”, in attesa di un probabile diniego: nel 2015 le Commissioni di Milano hanno respinto 3098 delle 4716 domande d’asilo presentate, il 65,7%. 

La situazione in questo limbo è intollerabile, e ogni giorno le persone bloccate in quella che ipocritamente viene chiamata “accoglienza” portano avanti azioni e proteste. Senza considerare che i sempre più frequenti dinieghi riportano le persone nella condizione di illegalità alla quale segue poi il  provvedimento di espulsione.

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