[Opuscolo] In lotta contro i CRA! Voci e lotte dall’interno, solidarietà all’esterno per ostacolare la macchina delle espulsioni

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi hurriya[at]autistici.org

Questo opuscolo è una traduzione della brochure En lutte contre les CRA ! scritta da alcunx compagnx in lotta contro le frontiere e la detenzione nell’inverno 2019.

Il racconto si ferma al mese di febbraio ma nei mesi successivi diversi focolai di rivolta sono scoppiati nei centri di detenzione amministrativa di Francia.

I comunicati di rivendicazione degli scioperi e delle manifestazioni dei mesi seguenti si possono trovare sul sito https://abaslescra.noblogs.org/. Alcuni sono
stati tradotti in italiano sul blog https://hurriya.noblogs.org/.

Qui trovate il pdf per la lettura o la stampa.

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9 settembre 2019 – Da Foggia a Rosarno solo la lotta può fermare la repressione

Questa mattina si terranno due udienze contro alcune compagne che da anni si organizzano e lottano insieme alle persone che vivono e lavorano nei numerosi ghetti disseminati nelle campagne di questo paese.

A Palmi (RC) verrà emessa la sentenza contro due compagne accusate di aver aiutato una persona a sfuggire dall’identificazione e, per una di loro, di averlo fatto con l’uso della forza contro un carabiniere, in riferimento alla giornata di lotta del 22 marzo 2017 a San Ferdinando.
A Foggia, invece, si terrà un’udienza del processo che vede accusate alcune compagne di manifestazione non autorizzata, per il blocco avvenuto davanti la Questura durante la mobilitazione congiunta del 6 febbraio 2017, che rientrava in un percorso su scala nazionale contro confini e sfruttamento.

Il caso vuole che questi due processi avverranno in contemporanea, ma non è affatto una coincidenza che in questi contesti, da anni, esistano delle lotte autorganizzate che con tanto coraggio e determinazione stanno contrastando il razzismo e la segregazione che tutti i governi, con il loro apparati istituzionali e non, portano avanti al fine di sfruttare e controllare la vita di migliaia di persone, non solo immigrate.

La nostra solidarietà si basa sulla certezza che solo costruendo relazioni di lotta si possa abbattere questo esistente mortifero.
Quello che accade a chi vive nei ghetti, nei centri di accoglienza o di espulsione, alle persone bloccate alle frontiere o in difficoltà per superarle, viene spesso spettacolarizzato, masticato, digerito e buttato via rapidamente, tra l’esaltazione sul web di gesti altrui.
Noi crediamo invece che sia necessario mettersi in gioco in prima persona, convinti che l’unità vada ricercata tra le differenze e affrontando le contraddizioni, senza alleanze e opportunismi.

Per la libertà.

Rete Evasioni
Rete Campagne in Lotta
i compagni e le compagne di Hurriya

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Torino – Aggiornamenti e resistenze nel CPR di Corso Brunelleschi

fonte macerie

Si avvicina la fine di agosto con le ultime calure estive, le sbarre del centro di espulsione di corso Brunelleschi rimangono incandescenti, non solo per il sole battente ma anche per i fuochi di protesta che continuano ad essere accesi nelle varie sezioni. Pochi giorni fa nelle aree gialla, rossa e viola alcuni reclusi hanno appiccato degli incendi per dare sfogo alla rabbia che oramai si coagula attorno alle storie e ai problemi che di volta in volta qualcuno ha il coraggio di mettere sul piatto, rompendo la normalità dietro quelle mura. In questo caso ritorna l’insofferenza per il cibo scarso e indecente, inoltre un recluso è stato bellamente “truffato”, come ci dicono da dentro, poiché dopo aver scontato il massimo tempo di reclusione di sei mesi invece di vedersi aprire le porte del centro è stato tratto in arresto per resistenza a pubblico ufficiale e poi riportato dentro, vedendo azzerato il tempo di permanenza.

Tre ragazzi hanno tentato la fuga, tentativi che come abbiamo già detto sono quasi all’ordine del giorno. Continuano anche le espulsioni: proprio questa mattina tre reclusi sono stati svegliati per essere accompagnati in aeroporto, il terzo però ha deciso di opporsi tagliandosi le mani ed è stato lasciato cosparso di sangue dentro la sezione.

Infine rimane costante il problema delle cure, per chi è relegato all’ultimo gradino della scala sociale rimanere in vita è una battaglia costante e da dietro quelle sbarre essere portati in un ospedale è cosa rara.

macerie @ Agosto 29, 2019

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Grecia – Sgomberati 4 squat abitati da persone immigrate nel quartiere Exarchia ad Atene

All’alba di oggi 26 agosto il quartiere di Exarchia ad Atene è stato circondato per una massiccia operazione di polizia che si è scagliata, ancora una volta, contro le numerose occupazioni abitative presenti nella zona, in continuità con i precedenti sgomberi di 5 squat avvenuti tra febbraio e aprile per ordine del governo di Syriza.

Centinaia di agenti dei reparti antisommossa, della polizia motorizzata, delle forze antiterrorismo, insieme a personale dei servizi segreti in azione su auto senza targa, hanno bloccato strade e piazze del quartiere, supportati dall’alto da un elicottero e alcuni droni.

Questa volta sono stati 4 gli spazi sgomberati, dove vivevano in autogestione centinaia di persone immigrate: Spirou Tripouki 15 e 17, Gare, Rosa de fok.
Le persone sono state rastrellate, mobili e masserizie distrutti e buttati nella spazzatura, porte e finestre murate.
143 persone immigrate, 57 uomini, 51 donne e 35 tra bambinx e minorenni, provenienti da Iran, Irak, Afghanistan, Eritrea e Turchia, sono state costrette a salire sui bus della polizia e portate nell’edificio di via Petrou Ralli dove ha sede il direttorato per l’immigrazione e un centro di detenzione.

Secondo fonti della polizia, 10 persone sono risultate senza documenti in regola e saranno imprigionate nei centri di detenzione per essere deportate, le altre segregate nei miserabili campi statali di accoglienza lontano da Atene, in attesa di una risposta alla domanda d’asilo.
Durante le operazioni di sgombero sono stati arrestati anche due compagni greci e uno francese, accusati di “disturbo della pace”.

Un’assemblea degli altri spazi occupati è stata subito convocata alle 18 presso lo squat Notara 26 a Exarchia, dove da giorni ogni mattina si svolgono presidii antisgombero. Più di mille persone si sono mosse in corteo stasera per le strade del quartiere fronteggiando la polizia, ancora presente in forze vicino agli edifici sgomberati.

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Roma – Fino a quando esiste un lager in città

In questi giorni alcune compagne e compagni di Roma stanno ricevendo diverse notifiche di indagine riguardanti l’ultimo presidio davanti il CPR di Ponte Galeria del 28 luglio scorso.

Il presidio, nonostante fosse piuttosto numeroso, non riuscì nell’intento di raggiungere la sezione maschile a causa del dispiegamento ingente di forze dell’ordine.
Farsi sentire fuori da quelle mura è una testimonianza di solidarietà che regolarmente, da anni, vede decine di persone scegliere di rompere l’isolamento che il centro di espulsione romano vorrebbe creare intorno le persone recluse. Questa necessità si fa ancora più forte da quando, con l’apertura della sezione maschile a fine maggio, lo stato ha scelto di impedire l’utilizzo di telefoni cellulari ai reclusi.

Chi ha partecipato ai presidi davanti Ponte Galeria sa bene quanto fastidio provoca la presenza solidale all’esterno.
Nel tentativo di rompere la comunicazione tra dentro e fuori le forze dell’ordine ne hanno provate tante: trasferimenti punitivi nei confronti di chi sceglieva di relazionarsi con i solidali all’esterno, chiusura delle celle per impedire alle persone di affacciarsi in cortile e sentire le urla del presidio, spargere voce che il presidio fosse contro gli immigrati e dunque bisognava diffidare dalla presenza nemica fuori le mura, blocchi dei convogli e checkpoint per chi intendeva raggiungere il lager con il treno, limitazioni ridicole su come e quanto i partecipanti al presidio potevano muoversi su un marciapiede o su una strada inutile, mai trafficata.
Ne ricordiamo tante, alcune davvero buffe data la posizione del lager rispetto la città, a cui aggiungiamo le secchiate di denunce per quasi ogni presidio svolto. Denunce che non hanno mai fermato nessuno dal tornare ogni mese davanti le mura di Ponte Galeria.

Questa volta le notifiche di indagine riguardano manifestazione non autorizzata, adunata sediziosa, oltraggio a pubblico ufficiale, vilipendio, violenza o minaccia. Accuse interessantissime ma mai come quando sulle carte di vecchie denunce comparve un bellissimo “AMMERDE” come pretesto.
Non abbiamo molto da aggiungere, sicuramente la rivolta e l’evasione di massa di inizio luglio, così come le resistenze quotidiane, sono il coraggio a cui guardiamo.
Torneremo al più presto fuori da quelle mura infami, finché di Ponte Galeria non resteranno che macerie.

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Francia – Sciopero della fame nel CRA di Saint Exupery a Lione

Traduzione da: A bas les CRA

I prigionieri del centro di detenzione – CRA di Lione hanno iniziato uno sciopero della fame questo pomeriggio nell’area blu e in quella gialla!
Ieri sera le guardie hanno spento le luci delle celle alle 22. Dopo di che hanno manganellato le persone all’interno.
Oggi la repressione continua con massicci lanci di lacrimogeni e segregazione delle persone nel cortile, poi di alcune altre in una gabbia nel cortile.
Un grande incoraggiamento per loro per la lotta che hanno iniziato e per la repressione che subiscono.
Fuoco alle frontiere, alle carceri, ai CRA che rappresentano entrambe queste cose, e a questo sistema di confinamento razzista!

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Francia – Evasioni dai CRA di Plaisir e Mesnil-Amelot

Traduzioni da: Cracher dans la soupe e A bas les CRA

Plaisir – Tripla evasione dal centro di detenzione

Nella notte tra martedì a mercoledì 14 agosto, due persone sono fuggite dal centro di detenzione amministrativa di Plaisir, situato vicino alla stazione di polizia. Una terza persona è stata arrestata sul tetto dell’edificio. L’allarme è stato dato intorno alle 2.30 del mattino, dopo che i reclusi sono fuggiti rimuovendo le sbarre della finestra e calandosi con un lenzuolo. Pattuglie della polizia hanno inseguito i fuggitivi, ma la loro ricerca degli ultimi due è stata inutile.
Recentemente, sui muri è stato installato filo spinato con lamette per scoraggiare i migranti privi di documenti dal lasciare i locali senza permesso. Ovviamente, ciò non ha impedito loro di darsi alla fuga.

Tentativo d’evasione a Plaisir e fuga da Mesnil-Amelot

Alcune notizie da Plaisir e Mesnil-Amelot, e per una volta anche buone notizie!
Martedì 6 agosto, Mesnil-Amelot. Un prigioniero viene trasferito all’aeroporto per essere espulso. All’arrivo, durante il trasferimento, una porta chiusa male e… una persona libera in più!
Da quello che sappiamo, oggi, 5 giorni dopo, è ancora libero. Tanta forza per lui!
Successivamente venerdì 8 agosto a Plaisir, 3 prigionieri hanno cercato di scappare a tarda notte. Sfortunatamente le guardie li raggiunsero e uno di loro fu immediatamente trasferito in una prigione per senza documenti.
Forza a tutti i fuggitivi!

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Atene – Comunicato della Casa delle donne sulle lotte e la repressione nel lager di Petrou Ralli

Pubblichiamo gli stralci di due comunicati della Casa delle donne per l’autoaffermazione e l’emancipazione.
Si tratta di una realtà autorganizzata che non conosciamo per relazioni dirette ma crediamo importante che il dibattito sulle pratiche di lotta si alimenti di continuo.
Oltre a condividere il posizionamento femminista di questa esperienza di lotta, ci soffermiamo su qualche aspetto che troppe volte abbiamo visto liquidare facilmente nelle discussioni tra compagne e compagni.
La critica rivoluzionaria al sistema di dominio che infantilizza, disciplina e criminalizza le persone immigrate e la nostra classe tutta, al di là del paese di nascita, ha sempre attaccato l’assistenzialismo, come ovvia relazione di potere e dipendenza. Uno strumento sistemico, nemico dell’autorganizzazione e della solidarietà, un tentacolo soffocante del controllo.

Quanto appena scritto, in termini di un vero e proprio spartiacque che pratichiamo ogni giorno nelle relazioni di lotta che alimentiamo, è stato forse troppo spesso sintetizzato brutalmente, o comunque non concordiamo con alcune conclusioni.
Ripartiamo dunque da alcune domande molto semplici che potremmo porci lottando o iniziando a farlo: perché lottiamo? che relazioni vogliamo? cosa è questo spettro che si aggira in ogni discorso sloganistico, questo Privilegio? cosa sarebbe la solidarietà?
Rispondendo alla domanda sui motivi per cui lottiamo contro i centri di espulsione e le frontiere, dovremmo essere consapevoli che ripetere “io non rischio di finirci” non possa bastarci per descrivere il privilegio e definire il nostro posizionamento. Chiediamoci inoltre quale nostro privilegio mettiamo a rischio lottando seriamente.
Come abbiamo costruito le nostre relazioni se abbiamo assemblee intere di militanti bianchi che parlano un linguaggio incomprensibile e si misurano tra loro?

Come distinguiamo la solidarietà dall’assistenzialismo? Se portiamo un pacco a una persona con cui abbiamo relazioni di lotta, magari destinandolo a tutte le compagne di prigionia, è assistenzialismo? Conosciamo davvero come funziona un centro di espulsione? Pensiamo sia meglio che chi resiste ogni giorno in un lager, con cibo di merda condito da psicofarmaci, senza saponi per lavarsi e con un paio di vestiti addosso, continui a non avere alcun supporto da fuori? Lotterebbe di più, corrisponderebbe di più al nostro ideale di immigrato ribelle?

Consigliare un avvocato in gamba, che non lucra sulla condizione di reclusione, significa riconoscere la Giustizia e le leggi dello Stato e lottare sul terreno riformista?
Se una nostra vicina di casa ci chiede il contatto di un avvocato o un compagno ne ha bisogno (compresi noi stessi) solitamente non rispondiamo che non ci occupiamo di queste cose.

Cosa significa nascere e vivere nella stessa città, avere un’immensa rete di relazioni che ci aiuta nei guai o nei bisogni in maniera tempestiva, con il cuore? Questo Privilegio dunque ce lo teniamo per noi?


La “Casa delle donne per l’autoaffermazione e l’emancipazione” è un’iniziativa femminista, antifascista, antirazzista autorganizzata che tiene le sue assemblee nello squat autogestito del teatro Embros, ad Atene, dal 2016.

Una delle attività è il supporto alle donne recluse nei due centri di detenzione per persone migranti esistenti ad Atene,(Amygdaleza e Petrou Ralli, fino al 2017 esisteva un centro di detenzione esclusivamente femminile a Elliniko, chiuso dalle autorità dopo varie proteste)
attraverso dei regolari presidii di solidarietà e delle visite all’interno per consegnare beni di prima necessità, raccolti nelle varie occupazioni presenti in città. Durante le visite con le detenute, prendono nota della loro situazione e organizzano supporto e risorse sia per chi è reclusa che al momento del rilascio. Dell’assemblea fanno parte anche ex recluse. Per questo motivo le aderenti ci tengono a sottolineare che “Non non aiutiamo, esistiamo insieme. Noi potremmo facilmente trovarci nella posizione delle persone attualmente detenute. Siamo contro la filantropia e non riceviamo alcun tipo di assistenza dall’Unione europea, dallo stato greco o da organizzazioni non governative (ONG).”

Un’altra denuncia dal centro di detenzione di Petrou Ralli

Traduzione da: Athens Indymedia 

Questa volta abbiamo incontrato donne di 15 paesi! Donne invisibili ai meccanismi dello stato e alla maggioranza dei suoi cittadini. In violazione delle disposizioni più basilari, che vietano la detenzione di minori, abbiamo trovato 3 minori, provenienti da paesi in guerra e aree difficili.Due ragazze minorenni, come altre prima di loro, avevano richiesto l’assistenza della polizia per essere portate in un rifugio, ma sono state portate invece nelle celle di Petrou Ralli. La terza era con sua madre. 15, 16 e 17 anni, rispettivamente.
Le condizioni sono esplosive e la testimonianza che dovrebbe essere sottolineata, perché, come ogni estate, arriveranno giorni ancora più difficili, è la seguente. Le donne ci hanno detto che per tre notti non hanno potuto dormire, perché sulla terrazza, vicino alle loro celle, i poliziotti avevano trascinato e torturato gli uomini reclusi per lunghe ore. Le loro urla di dolore erano terrificanti. Un’altra testimonianza, che completa questo tragico evento, è che tre giorni fa i prigionieri avevano incendiato le loro celle e sono stati costretti a evacuarle violentemente dalle autorità. (delle violenze delle guardie contro chi si ribella, avevamo scritto qui).
Anche le donne sono state portate fuori dalle loro celle, perché era difficile respirare. Ciò che è accaduto, deve essere tenuto in considerazione dai collettivi del movimento antagonista che hanno contatti con i prigionieri, perché con le ondate di caldo, che rendono la vita ancora più insopportabile, in questo inferno gli uomini si ribellano e la tortura delle guardie si intensifica.

Le donne si lamentano che non ci sono traduttori per il farsi e altre lingue. Le persone impazziscono… Non ci sono attività. Biblioteca per leggere, lezioni, ecc. Un’altra lamentela che sentiamo spesso quando andiamo andiamo lì è: “Molte organizzazioni sono passate, hanno raccolto le nostre storie e non hanno fatto nulla. Abbiamo bisogno di un avvocato e di uno psicologo”. “L’avvocato dell’organizzazione che mi ha ascoltato, è venuto una volta, mi ha parlato, mi ha detto di non preoccuparmi ed è passato 1 mese e non l’ho mai più vista. Il numero di telefono dell’ufficio dell’organizzazione non risponde mai”. Le note organizzazioni che gestiscono il dramma dei rifugiati e milioni di euro abbandonano le persone e le dimenticano lì.
Abbiamo anche incontrato donne con forti dolori psicologici e fisici. Un paio di giorni fa, i loro mariti hanno riferito alla polizia che non avevano documenti, per farle arrestare. Poco tempo prima queste donne erano state vittime dei loro abusi ed erano state soccorse da passanti e vicini che hanno chiamato la polizia. I persecutori furono liberati perché avevano documenti. Il patriarcato uccide. Abbiamo bisogno l’una dell’altra e, passo dopo passo, costruire la fiducia. Alla fine dei nostri incontri questo diventa ovvio. Vi sono strade di reciproca interazione e solidarietà. Ci rendiamo conto che è solo quando trasformiamo le nostre paure nascoste e la nostra rabbia in resistenza collettiva che sentiamo il potere curativo dell’autoliberazione, e questa è un’esperienza preziosa. Ci rendiamo conto che insieme possiamo cambiare il mondo e distruggere il Patriarcato.

Fino a quando tutti i centri di detenzione saranno banditi e le frontiere aperte

Nelle strade, nelle piazze e nelle celle delle prigioni, le donne migranti non sono sole!

La solidarietà e l’autorganizzazione sono le nostre armi!

The Assembly of the Initiative: The House of Women for the Empowerment & Emancipation

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Aggiornamenti sulla situazione di Divine

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Il 19 luglio, al termine dell’udienza presso il CPR di Bari, il giudice non ha convalidato l’istanza di trattenimento presso il lager barese, le motivazioni per la detenzione non sono state giudicate sufficienti. Una volta lasciato il carcere per migranti peggiore d’Italia, l’iter successivo alla sospensione dell’espulsione emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è andato avanti, il Ministero dell’Interno ha consegnato le memorie per giustificare l’espulsione e la difesa di Divine entro il 19 agosto consegnerà le proprie motivazioni a Strasburgo.

La linea che continua a perseguire il ministero è quella di descrivere il compagno come una persona socialmente pericolosa, un terrorista che deve essere espulso, malgrado lui non sia mai stato condannato per questi reati. Ancora una volta ci si palesa il funzionamento del diritto: l’accusa creata dai rancori dell’esecutivo conta più delle sentenze dei giudici, essa di per sé descrive alcuni soggetti come pericolosi criminali andando a comprometterne la vita intera. Dal 19 agosto in poi, quando Strasburgo avrà ricevuto tutte le carte necessarie, la Corte si esprimerà verosimilmente nei giorni successivi e se l’esito fosse negativo, esiste la possibilità che Divo venga rimpatriato all’istante, poiché l’eventuale ricorso non è sicuro che abbia l’istanza di sospensione dell’espulsione.

Chi lotta viene attaccato dallo Stato e dai tribunali, ma quando si tratta di persone che non sono nate in questo paese ovviamente i margini sono molto più ampi, ed è così che un diritto penale già eccezionale e dedicato al nemico interno, diventa ancor più eccezionale quando diventa diritto dell’immigrazione. Anche chi ha vissuto vent’anni in Italia deve fare i conti con le politiche di uno Stato che vuole essere inospitale e aggressivo contro la figura dell’immigrato, a patto che non sia ricco, ovviamente.

SOLIDARIETA’ A DIVO CHE, DETERMINATO, CONTINUA A LOTTARE A TESTA ALTA! SAREMO SEMPRE AL SUO FIANCO!

SENZA PAURA DELLA REPRESSIONE, AL FIANCO DI CHI LOTTA !

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Torino – Aggiornamenti dal CPR di corso Brunelleschi

da macerie

La routine dentro le mura del Cpr è costantemente un evento eccezionale. L’eccezionalità è la quotidianità.

Tra le tante, un ragazzo perde continuamente i sensi, da ormai dodici giorni è in sciopero della fame, la sua semplice richiesta è di uscire da quel posto e soprattutto dal limbo in cui si ritrova: il Marocco non lo riconosce quindi non può essere deportato, non ha i documenti quindi non può essere rilasciato su territorio italiano. Un altro ragazzo ha iniziato uno sciopero del cibo da cinque giorni perché il vitto offerto dal centro non è quello adeguato alla sua salute.

È costante la carenza di cure. Un uomo che prima di venire arrestato ha subito un’operazione al piede, in cui hanno inserito viti e una placca di metallo, lamenta il fatto che è passato il limite di tempo in cui questi inserti dovrebbero stare nel suo corpo e vorrebbe fossero rimossi. Nessuno pare ascoltarlo, la placca si scalda all’interno della carne, le viti spuntano quasi a fior di pelle.

Non per sensazionalismo si riportano storie e immagini, ma per dare una sponda a un fiume errabondo. Affinché storie e immagini si diffondano, tanto quelle più entusiasmanti quanto le più crude, e possano muovere all’azione.

L’altro ieri un uomo si è tagliato le braccia, lo squarcio ha causato un violento fiotto di sangue. I compagni della medesima area hanno chiesto che venisse portato via per essere curato, si sono arrabbiati di fronte alla strafottenza e lentezza dei poliziotti nel predisporre il trasferimento verso l’area medica. Al che la celere è entrata nell’area per sedare gli animi. Continue reading

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