Torino – Sul presidio di domenica 26 marzo al CIE/CPR di Corso Brunelleschi

Fonte: Macerie.

Sole caldo del pomeriggio, la giornata in corso Brunelleschi sembra passare placida come solo la prima domenica di primavera sa essere. Mentre i palazzi grigi sembrano ancora intorpiditi dalla pausa del pranzo, le mura del rinominato Cpr vengono velocemente affiancate dalle camionette della polizia antisommossa e da alcune auto dei soliti borghesi.

Di lì a poco, alla spicciolata, arrivano gruppetti di nemici delle espulsioni e si radunano all’angolo con via Monginevro. In quattro e quattr’otto un impianto per la musica è montato, il gruppo si fa più numeroso e le prime urla solidali con i reclusi si alzano in direzione della prigione per senza documenti.

Due ore di presidio smuovono l’aria quieta e uniscono chi è costretto dentro a quella sordida struttura al gruppo fuori nella voglia di libertà. Continue reading

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Lugano – Iniziativa a sostegno delle lotte contro le frontiere e il razzismo

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

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Egitto – Chiudete il carcere di Wadi Natrun!

Chiudete il carcere di Wadi Natrun è l’appello che gira su internet dopo che Ahmad al-Khatib, uno studente universitario di 22 anni, da due anni e mezzo dentro, è stato affetto dalla Leishmaniosi. Ahmad ha contratto questa infezione dietro le sbarre circa 10 mesi fa. Ma solo da qualche giorno è stato portato in ospedale, in condizioni gravissime e dopo aver perso almeno 20 kg negli ultimi sei mesi. Ora si chiede la chiusura del carcere per evitare il contagio degli altri prigionieri e la diffusione della grave parassitosi anche al di fuori delle mura della struttura. Continue reading

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Transfobia di stato: ogni frontiera è violenza sulle donne

fonte cagne sciolte

Aggiornamento del 27 marzo.
Apprendiamo da fonti giornalistiche che Adriana è stata di nuovo rinchiusa in un CIE (oggi CPR) questa volta quello di Caltanissetta. Le autorità, infatti, hanno disposto la reclusione a causa dei suoi precedenti penali: l’attuale disciplina legislativa in materia di immigrazione prevede infatti che i richiedenti asilo con precedenti attendano il responso delle Commissioni Territoriali nei CPR. Ancora una volta Adriana è stata rinchiusa in un CIE in cui c’è solo la sezione maschile: sempre per “tutelarne l’incolumità” è stata isolata dagli altri prigionieri e alloggiata in un container. La violenza dello stato sui corpi delle donne è come sempre spietata e la transfobia è chiaramente una colonna portante della violenza di genere e del genere. Contro ogni gabbia e confine tra i territori e i generi.

Grazie alla denuncia del Mit (Movimento Identità Transessuale) siamo venute a conoscenza della storia di Adriana, una donna trans che da 17 anni vive in Italia. Da 3 anni, dopo aver perso il lavoro e quindi il permesso di soggiorno, si è ritrovata  a vivere nell’illegalità, condizione comune a moltissime delle persone migranti che vivono nella penisola. In un sistema legislativo come quello italiano il rilascio del permesso di soggiorno è legato o ad un regolare contratto di lavoro oppure a strumenti che, come il ricongiungimento familiare, restano appannaggio delle sole famiglie eterosessuali e stabiliscono allo stesso tempo l’indissolubilità del legame matrimoniale, che, soprattutto per le donne migranti, diventa condizione unica per rimanere in questo paese.
A seguito di un controllo di polizia in un hotel a Napoli, in cui Adriana si trovava con il suo compagno, e verificata la sua posizione di irregolare, è stata prelevata e portata nel CPR (centro di permanenza per il rimpatrio) di Brindisi, istituto detentivo riservato agli uomini migranti.
Non siamo a conoscenza dei motivi per i quali le forze dell’ordine si siano presentate nell’albergo: sono state chiamate da qualcuno? Era un controllo di routine? Vista l’assiduità delle retate nei confronti delle sex workers e il pregiudizio per il quale spesso le donne trans vengono automaticamente considerate lavoratrici del sesso, non ci sentiamo di escludere che i controlli siano avvenuti per questo motivo; infatti, nonostante in Italia la prostituzione non costituisca reato, le politiche a difesa del decoro urbano e contro favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ogni giorno determinano numerosi e violenti rastrellamenti di sex workers, tra le quali numerose donne trans, per le quali il lavoro sessuale è una delle poche opzioni per guadagnarsi da vivere data la transfobia vigente sul mercato del lavoro ufficiale. Continue reading

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Roma – CPR di Ponte Galeria: la violenza è di Stato

riceviamo e diffondiamo

CPR di Ponte Galeria: la violenza è di Stato

Dopo solo un mese da quando Olga, una donna tuttora reclusa a Ponte Galeria, ha deciso di condividere la sua storia, il racconto di un’altra detenuta ci mostra come lo Stato, fuori e dentro quelle mura, porti avanti con costanza e ferocia la sua guerra sui corpi delle donne.

Nina (nome inventato) è un’altra donna che ha provato a rompere il silenzio a cui lo Stato vorrebbe indurre tutte coloro che cercano di sottrarsi alla violenza sessista.

Tra sabato 18 e domenica 19 marzo, si è presentata all’ospedale di Mestre per farsi curare le ferite procurate dal suo compagno violento. Qui, non sappiamo se per sua volontà o del personale ospedaliero, viene sporta denuncia con conseguente arrivo dei carabinieri che le chiedono di presentarsi lunedì mattina in caserma. Lì si scopre che Nina ha il permesso di soggiorno scaduto e anche questa volta lo Stato decide di mostrare il suo vero volto di artefice e complice della violenza di genere, organizzando con solerzia “un bel viaggio verso Roma”, per citare i carabinieri. A Nina non è stato permesso neanche di tornare a casa per recuperare i suoi effetti personali e sopratutto le sue medicine, indispensabili poiché affetta da una malattia grave. Continue reading

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Ungheria – 15 aprile manifestazione transnazionale al confine ungherese

traduzione da facebook

Dal 15 marzo sono stati approvati dei cambiamenti nelle normative ungheresi che significano l’incarceramento in una prigione di container, al confine tra Ungheria e Serbia, di tutte le persone che fanno richiesta d’asilo.

Ciò inoltre significa che gli unici posti dove fare richiesta d’asilo sono le due zone di transito alla frontiera, dove solo 10 persone (a settimana) al giorno (nella versione in ungherese dice ogni giorno della settimana) possono entrare. Chiunque entra nel paese “illegalmente” può essere respinto dall’intero territorio ungherese di nuovo verso il lato serbo delle reti.

Questi respingimenti avvengono da quando la recinzione è stata costruita nel settembre del 2015. Le persone raccontano di serie violenze commesse dalla polizia ungherese, incluse ore di pestaggi, umiliazioni, attacchi con i cani e furti. Un’unità speciale della polizia, l’unità dei cacciatori di frontiera, che è stata addestrata per 2 mesi, equipaggiata con armi e mandata alle frontiere, ha iniziato ad operare. Continue reading

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Brindisi – Restinco: il racconto di due reclusi del CIE / CPR

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Quella che segue è un’ennesima “intervista” dal Cie/Cpr di Brindisi Restinco. Molte delle cose raccontate dalle voci dei reclusi sono già state testimoniate in più occasioni, riteniamo comunque giusto pubblicare ancora una volta un aggiornamento dall’interno di quelle stanze,, attraverso due voci che con rabbia e lucidità raccontano l’attualità in questo lager per immigrati «irregolari».

Scioperi della fame sono accaduti nelle ultime settimane, per protestare contro i pasti scarsi e spesso rancidi, e per la libertà dai carcerieri del centro. L’isolamento dall’esterno e l’esasperante permanenza che per molti si protrae oltre i 6 mesi sono tali da indurre alcuni di loro a sperare di uscire a costo di essere espulsi. Chi invece preferisce rivendicare la propria dignità con ogni minimo tentativo di protesta, viene immediatamente prelevato nella notte – senza preavviso – per essere trasferito in altri Cpr, oppure condotto a Roma per l’espulsione.

Nel 33 minuti si accenna anche alla presenza di Adriana, donna trattenuta nel centro e in sciopero della fame da poco più di una settimana, passando i giorni nel centro tra paura e solitudine, nel disagio ulteriore di trovarsi reclusa in una sezione maschile.

Il nostro proposito è di rilanciare la solidarietà alle/i recluse/i contro l’isolamento di queste barriere, con le quali la società all’esterno crede di non aver alcun legame. Il nuovo decreto Minniti dimostra il contrario, accostando alla ridefinizione di Cie in Cpr tutta una serie di rafforzamenti alle politiche securitarie di guerra agli esclusi e alle lotte autorganizzate.

Giusto per citare un esempio, il daspo di quartiere, col beneplacito e le congratulazioni dei nuovi candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative leccesi, rischia di applicarsi su chiunque esprima dissenso per le strade. E le lotte contro carceri, Cpr e frontiere sarebbero certamente tra i bersagli di questo decreto.

Che le fiamme dell'”inferno di Brindisi”(così il detenuto intervistato tiene a nominare il Cie di Restinco) possano rivoltarsi verso chi questo «inferno» l’ha creato.

Ascolta qui l’audio.

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Modena – Il cerchio di filo spinato si stringe

Riceviamo e pubblichiamo da NO CIE Modena

Severità e integrazione: ecco le due parole chiave ribadite dal Ministro dell’Interno Minniti sul tema dell’immigrazione. Severità, contro gli immigrati economici  che non avrebbero il titolo per rimanere in Italia, e integrazione per coloro che scappano dalle guerre.
Ribadendo questi due principi anche il sindaco PD di Modena ha espresso parere favorevole al nuovo piano di gestione del flussi migratori.
Un piano stipulato attraverso un decreto che pianifica la conversione dei vecchi lager, i CIE, in CPR, ovvero “Centri di permanenza per il rimpatrio” . Queste nuove strutture hanno la peculiarità di essere distribuite su tutto il territorio nazionale, per un totale di 1600 posti, di essere più piccole per poter essere meglio controllate e gestite, e di essere fuori dai centri urbani e lontani dall’occhio del cittadino tranquillo e asservito. In realtà, nulla di nuovo rispetto ai vecchi CIE, se non per il nome.
Da quanto si è appreso, nell’ultimo consiglio comunale modenese la giunta PD ha ribadito la necessità di un modello di gestione dell’accoglienza che sia in grado di rendere effettivi i rimpatri attraverso la detenzione nei nuovi centri e la certezza di un’espulsione, senza però  sottrarre energie e personale alle forze di polizia impegnate nella repressione quotidiana sul territorio.
Un modello che razionalizza le forze repressive messe in campo, e soprattutto che garantisce profitti per le tasche di cooperative ed enti, come Poste Italiane che con la compagnia Mistral Air si occupa del rimpatrio di migranti irregolari.
A Modena alcune cooperative hanno già ottenuto appalti per quanto riguarda le gestione di strutture per i richiedenti d’asilo.
Tra queste troviamo in prima fila il Consorzio Cooperative Sociali- Caleidos, con la gestione dei migranti nello studentato di Via delle Costellazioni; e da poco in fase di valutazione per una nuova assegnazione dalla Prefettura vi sono la cooperativa “Leone Rosso” e l’Associazione Centro Sociale Giovanni XXIII.
L’impegno delle cooperative consiste anche nell’impiego dei profughi in attività di manodopera a costo zero e di volontariato, ultima novità tra queste “gli occhi della Municipale”, ovvero migranti impiegati in attività di affiancamento alla polizia municipale nel controllo e nella segnalazione di situazioni illegali.
Con queste continue manovre securitarie non è difficile immaginarsi l’esito: strade perlustrate in ogni angolo da occhi umani o elettronici, controllo del vicinato pronto a segnalare alla polizia ogni paranoia, persone mute e chine dedite ad arricchire i portafogli dei padroni, marginalizzazione e reclusione per chi mette in pratica un modo di vivere altro.

A chi non vuole fare il gioco dei padroni e dei loro servi, fascisti e polizia, che vorrebbero gli sfruttati divisi.
A chi crede che con l’apertura di nuovi lager, con la militarizzazione crescente, con la chiusura delle frontiere, ne va della libertà di ognuno; che il problema non sta nelle avere galere più umane, frontiere più aperte, e lavoro più dignitoso,  ma sta in ognuno di questi meccanismi.
A chi ha ben chiaro chi siano i responsabili della miseria del presente e non vuole restare a guardare
Solidarizzare e organizzarsi tra indesiderabili è possibile, colpire necessario.

Individualità anarchiche

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Roma – Sul presidio al CIE/CPR di Ponte Galeria del 18 marzo

Come ogni mese siamo tornate/i in una ventina davanti le mura del CIE/CPR di Ponte Galeria per dimostrare solidarietà alle donne recluse.

Dopo più di un anno dalla rivolta che nel dicembre 2015 ha determinato la distruzione e quindi chiusura della sezione maschile, lo Stato ha deciso di recuperare in pieno le funzionalità dell’intera struttura indicendo un bando per la ricostruzione dell’area danneggiata. Il bando scadrà il 23 marzo e, dopo l’assegnazione, saranno 5 i mesi a disposizione per ricostruire nuove gabbie atte a incarcerare e deportare ancora più persone e sempre più velocemente.

Durante il presidio abbiamo udito solo poche voci al di là delle mura perché, come spesso accade, le donne sono state spostate in un’area lontana per evitare che ascoltassero le nostre parole e grida. Nonostante questo, al telefono ci hanno raccontato che nei giorni scorsi sono state espulse due ragazze albanesi e una cinese e che ieri, 20 marzo, è stata rimpatriata con la forza una donna ucraina. Attualmente all’interno del CPR ci sono 115 donne e con ogni probabilità questa settimana partirà anche l’ormai tristemente consueto volo verso la Nigeria. Sappiamo dalle cronache locali che diverse donne sono state recluse nelle ultime settimane a seguito delle continue e violente retate che lo stato porta avanti nelle strade, sopratutto contro le sex workers. Continue reading

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Torino – Mercoledì 22 discussione e domenica 26 presidio sotto il CIE

Ripreso da Macerie

Mercoledì 22 marzo ore 18,30: discussione sul nuovo decreto legislativo in materia di immigrazione, a seguire aperitivo e chiacchierata organizzativa in vista del presidio.

Domenica 26 marzo ore 15,30: PRESIDIO fuori dalle mura del Cie/Cpr, via Monginevro all’angolo con corso Brunelleschi.

Qualunque sia il loro nome, fuoco a queste prigioni!

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