Roma – Sabato 24 febbraio Presidio solidale al CPR di Ponte Galeria

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Francia – Comunicati delle persone migranti sull’occupazione dell’università Parigi 8

Traduzione da: Paris luttes

Le persone migranti occupano l’Università di Parigi 8.

Al popolo francese, alle studentesse e agli studenti, a coloro che dormono in strada, alle persone solidali, alle persone torturate dal regolamento di Dublino.

Noi siamo delle e dei migranti di tutto il mondo, delle e dei dublinati/e, delle e dei rifugiati/e riconosciuti/e che vivono in strada.

Ci hanno negato l’asilo, abbiamo attraversato il mare, siamo dei minori senza documenti. Noi occupiamo l’università di Paris 8 dal 30 gennaio 2018.

Perché abbiamo fatto questa azione?

In questi ultimi mesi, la Francia ha deportato numerose persone. Molti di noi si sono tolti la vita. Tre mesi fa, un amico dublinato in depressione, si è steso sui binari di un treno che l’ha investito. Dieci giorni fa a Calais, la polizia ha attaccato e gasato dei migranti che dormivano in strada. La polizia ha sfigurato con un tiro di pistola il viso di un giovane migrante.

Un amico che doveva andare alla prefettura è stato arrestato e messo in un Centro di Detenzione Amministrativa (CDA), prima di essere rinviato in Italia.

La polizia francese ha i suoi gas e le sue sirene, ma è senza legge.

Quello che il sistema d’immigrazione francese si aspetta da noi sono le nostre impronte digitali, ma non noi stessi. L’arbitrario e l’aleatorio fanno parte del nostro quotidiano all’OFPRA (l’ufficio francese di gestione dell’immigrazione), alla Corte Nazionale del Diritto d’Asilo, e alla prefettura. Continue reading

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Roma – Corteo: Fascisti assassini, fuori dai nostri quartieri! – 9 febbraio ★ Torpignattara solidale

Riceviamo e pubblichiamo.

FASCISTI ASSASSINI!
FUORI DAI NOSTRI QUARTIERI!

Sabato 3 Febbraio, a Macerata, un fascista esce in strada e spara su persone la cui unica “colpa” è avere la pelle scura. Si tratta di un vile e gravissimo atto politico, espressione coerente dell’ideologia e dei programmi fascisti. Come tale va considerato e affrontato.

C’è chi tenta invece di minimizzare il fatto connotandolo come l’isolato gesto di un folle. Per trovare una logica accettabile di questo attentato lo si lega alla tragica morte di una ragazza. Così ancora una volta il corpo delle donne viene strumentalizzato per giustificare l’ingiustificabile, e dare spazio alla propaganda elettorale fascista come è avvenuto per i fatti di via Teano a Roma.

La stampa parla dell’assassino, non parla delle vittime.
Ma quanto vale la vita di una persona? Dipende da dove è nata. Non vale niente nei ghetti di braccianti del mezzogiorno, non vale niente sui “barconi della speranza”, non vale niente nelle strade delle nostre città. Non vale niente se sei un operaio, un pendolare, se abiti in un quartiere di periferia. Ciò che conta è il tuo ruolo nell’economia di questa società.
I fascisti lo sanno, ma il loro ruolo è da sempre difendere i potenti secondo l’antico principio del divide et impera.

A Torpignattara come in molti altri quartieri di Roma e in tutte le città, la Lega, Fratelli d’Italia, Casapound, Forza Nuova e altri movimenti fascisti, si stanno mobilitando per costruire un potere territoriale che mira concretamente ad attaccare le nostre vite. Le modalità dell’intervento fascista vanno dalla retorica assistenzialista dell’aiuto solo agli italiani in difficoltà, ai violenti attacchi nei confronti degli immigrati, e non solo. E’ di qualche settimana fa la notizia del pestaggio di un uomo bengalese avvenuto sulle strade del nostro quartiere, ed è l’ennesimo.

Di fronte a tutto questo non si può più girare la testa e far finta di niente.
I fatti di Macerata devono segnare un punto di non ritorno.

Da una parte esiste chi si augura che donne, uomini e bambini anneghino in mare, vengano torturati, o ammazzati in strada come cani. Persone che vogliono le nostre vite rinchiuse da filo spinato, controllate da militari con i fucili in mano. Un mondo dove ogni forma di diversità, di libertà, venga sacrificata sull’altare di una falso interesse nazionale che è, come è sempre stato, l’interesse dei pochi, l’interesse dei potenti. Questi fascisti, questi sciacalli, non possono più essere tollerati nei nostri quartieri. E non lo saranno.
Di contro c’è chi ogni giorno costruisce solidarietà, chi tenta di organizzarsi e risolvere insieme i problemi delle nostre vite, chi pensa a comunità unite e in grado di autodeterminarsi.
Dobbiamo prendere coscienza della inconciliabilità di queste due visioni e scegliere da che parte stare.

Chiamiamo una mobilitazione a partire dai nostri quartieri che dica a voce alta che non accetteremo più la presenza di questi assassini nei nostri territori, che Roma e i suoi abitanti ripudiano il razzismo, ripudiano i fascisti e i loro discorsi. Chiamiamo all’impegno di ognuno e ognuna di noi alla mobilitazione.
Per ribadire che in ogni strada, ogni giorno, ovunque ci troviamo, noi non smetteremo di opporci con ogni mezzo necessario alla violenza fascista, alla sua retorica ipocrita, al suo progetto di mondo e società.

VENERDì 9 FEBBRAIO ORE 18:00
PIAZZA R. MALATESTA

Febbraio 2018
TORPIGNATTARA SOLIDALE

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Torino – Domenica 4 febbraio: presidio al CPR di Corso Brunelleschi

fonte: Macerie

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Torino – La storia di Tarik e aggiornamenti dal CPR di Corso Brunelleschi

Aggiornamenti del 1 febbraio su Tarik e dal CPR
fonte: Macerie

Questa mattina è andato in scena il terzo tentativo di espulsione di Tarik: dieci poliziotti lo hanno avvolto nelle coperte e portato a Caselle. Per resistere all’imbarco forzato Tarik ha ingoiato due lamette, che però non hanno fermato gli agenti nè hanno impedito che fosse portato immediatamente a Roma. Una volta sceso dall’aereo Tarik è riuscito a fare due telefonate, una alla moglie e una al fratello, ma subito dopo gli è stato tolto nuovamente il telefono. Dovrebbe arrivare intorno alle 18:00 in Egitto e da lì cercheremo di avere notizie riguardo le sue condizioni di salute, visto anche lo sciopero della fame che portava avanti da 25 giorni.

Ieri pomeriggio, invece, nell’area viola un detenuto ha ingoiato un cacciavite di 23 cm davanti a poliziotti e guardia di finanza. Si è poi rifiutato di farsi visitare all’interno del Cpr e nemmeno in ospedale, per paura di ricevere delle terapie troppo pesanti. Nel frattempo sia i compagni di reclusione sia i solidali fuori, hanno chiamato più volte un’ambulanza che non è mai arrivata.

Al terzo tentativo degli agenti di entrare nell’area per portarlo in infermeria, un ragazzo si è parato davanti al compagno per difenderlo, chiedendo spiegazioni ai poliziotti. Questi ultimi non hanno esitato a prenderlo per la bocca e trascinarlo fuori dall’area, dove è stato poi inseguito dagli agenti. Tutti i detenuti dell’area viola per protesta si sono rifiutati di rientrare nelle stanze e hanno rifiutato la cena.

Qui il video dell’inseguimento da dietro le sbarre del centro.

La Storia di Tarik, come sbarazzarsi di un uomo
fonte: Macerie

Tarik è al Cpr di Torino e in questi giorni lo deporteranno in Egitto. Un destino segnato per tanti all’interno delle strutture della detenzione amministrativa, eppure il suo caso si iscrive più di altri nella fascia sfumata del diritto che diventa rappresaglia esplicita, soprattutto perché si consuma all’interno di gabbie e nel loro sistema di vasi comunicanti.

Tarik aveva il permesso di soggiorno familiare, essendo sposato con una ragazza italiana, ma è finito in carcere per una lite sanguinosa. Quando si trovava in carcere a Cuneo, nella stessa prigione hanno portato proprio l’uomo con cui aveva avuto il diverbio e nonostante avesse chiesto formalmente il divieto di incontro, i secondini gli hanno lasciato la cella aperta e hanno permesso tra i due nuovamente lo scontro. A rimetterli a posto sono state però le guardie stesse che sono intervenute pestandoli entrambi.

Dopo questo episodio Tarik è stato trasferito tumefatto al carcere di Vercelli e lì ha chiesto di parlare con il direttore al quale in maniera avveduta ha chiesto se si volesse prendere la responsabilità della sua morte o se volesse immortalare le condizioni delicatissime precedenti al suo arrivo. Il direttore del carcere vercellese, certamente più per togliersi un onere che per magnanimità, l’ha fatto accompagnare in infermeria dove gli effetti delle percosse sono stati fotografati e passati agli atti. Continue reading

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San Ferdinando: basta espulsioni e false promesse!

Fonte: Comitato lavoratori delle campagne

Nelle ultime ore nella tendopoli di San Ferdinando in molti denunciano di aver ricevuto un foglio di espulsione da parte delle forze dell’ordine. La polizia si è presentata più volte chiedendo alle persone senza documenti di segnare il proprio nome promettendo regolarizzazioni per poi portarsi le persone in questura e comunicare l’obbligo di lasciare il paese. Allo stesso tempo, una persona che ieri sera si era recata in questura per fare richiesta di asilo è stata trattenuta e pare che verrà trasferita in un CPR anche se ancora non si hanno notizie certe. Proprio ieri notte la polizia si è ripresentata registrando nomi e cognomi per una eventuale risistemazione nelle nuove tende emergenziali di cui è in corso la costruzione dopo l’incendio che ha distrutto gran parte della tendopoli (nella foto) pretendendo però di identificare anche chi non ha i documenti. Apprendiamo dai giornali della volontà della regione di bonificare l’area della vecchia tendopoli, ma nessuno si cura di comunicare con i suoi abitanti. Denunciamo fermamente questa nuova ondata di pratiche repressive e di controllo che approfittano della confusione e dell’instabilità creata dall’incendio per effettuare arresti ed espulsioni.

Basta soluzioni repressive ed emergenziali, baste false promesse!

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Israele si prepara a vincere la guerra contro le/i rifugiate/i africane/i

Traduzione da: Electronic Intifada

Nelle prossime settimane, il governo israeliano comincerà a emanare degli ultimatum per migliaia di rifugiatx africanx, informandolx che hanno 90 giorni per lasciare il paese o saranno incarceratx a tempo intedeterminato.

Se i funzionari governativi raggiungeranno i loro obiettivi, si tratterà degli ultimi dell’elenco annuale dei leader razzisti, con cui io indico personalità e istituzioni che che hanno capeggiato gli sforzi statali per allontanare dal paese i/le rifugiatx provenienti dall’Africa.

Se i loro piani giungeranno a compimento, non ci sarà più bisogno di documentare la guerra che Israele conduce contro rifugiatx africanx, perché questa guerra sarà già stata vinta – con un enorme costo umano.

10. Ophir Toubul, attivista

Nella società israeliana, in cui il potere politico non dipende solo dallo status socio-economico ma anche dalla designazione razziale e identità religiosa, i gruppi emarginati fanno spesso affidamento su qualsiasi mezzo gli venga lasciato pur di cercare di migliorare la loro sorte.

Qualche emarginato ebreo dà la colpa della propria condizione ai governi israeliani passati e presenti e alle élite economiche che questi hanno servito. Vede gli altri gruppi svantaggiati nella società israeliana non come dei rivali con i quali contendersi le briciole in una lotta all’ultimo sangue senza vincitori, ma come alleati nella lotta per l’equità e la prosperità di tuttx coloro che vivono nel paese.

Ma c’è anche chi esprime risentimento nei confronti di chi sta ancora peggio.

Ophir Toubul appartiene a quest’ultima categoria. Continue reading

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San Ferdinando – Le lotte di chi abita nella tendopoli, le morti di stato e gli approfittatori

Un incendio, avvenuto nella notte del 27 gennaio, nella tendopoli di San Ferdinando, ha provocato la morte della ventiseienne Becky Moses, il grave ferimento di altre due persone di cui non si conoscono i nomi, la distruzione di centinaia di tende e baracche autocostruite e dei documenti e dei pochi beni di centinaia di abitanti delle tendopoli.

Dopo la tragedia, la cui responsabilità ricade interamente sul sistema di sfruttamento, gestione e repressione istituzionale, altra violenza contro i/le abitanti delle campagne viene ora propagata dalle ipocrite prese di posizione di ONG, associazioni, partiti, liste elettorali, sindacati, giornalisti. Gli e le abitanti vengono descrittx come schiavi, alla mercé di caporali senza scrupoli, sfruttati nei campi in cui lavorano a testa bassa, adattatisi a vivere in tendopoli abbandonate, senza acqua e servizi igienici, tra rifiuti, fango e sporcizia. Spicca al contrario, nei comunicati e nel racconto sui media, l’umanità dei membri di associazioni che aiutano e gestiscono gli immigrati, di sindacati che li difendono, organizzano, tendono a infonder loro “coscienza” del loro stato, di giornalistx coraggiosx che girano nei ghetti a raccontare e fotografare il “degrado umano” di questi luoghi. È tutto un rattristarsi per le disumane condizioni di vita, un appellarsi ai politici di turno per porre fine a questo orrore, a salvare le povere vittime impotenti che vivono nei ghetti.

Ciò che viene cancellato da questa narrazione, il che rappresenta una ennesima forma di violenza e repressione, nonché premessa per nuove violenze di stato, sono le voci, le storie, le continue lotte, le chiare rivendicazioni di case, documenti e contratti, l’autorganizzazione, la solidarietà e il mutuo appoggio – che malgrado tutto esistono – di chi vive nelle campagne. E questo è comprensibilmente necessario, da parte delle istituzioni che reprimono, dei padroni che sfruttano, delle organizzazioni umanitarie e di sinistra che si rendono complici. Per far continuare tutto come prima, pur mostrando una facciata umanitaria, le persone che vivono nelle tendopoli devono essere raccontate e rese oggetti dei piani statali e mai soggetti del cambiamento. Continue reading

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San Ferdinando – La vostra accoglienza uccide, la nostra lotta vendicherà i morti

fonte: comitato lavoratori delle campagne

Nelle ultime ore gli abitanti della tendopoli di San Ferdinando hanno iniziato a raccontare una verità diversa sull’incendio che la scorsa notte ha portato alla morte di Becky Moses. Testimoni della tragedia, infatti, raccontano che l’incendio è scoppiato alle due della notte, ma che i pompieri non si sono presentati fino alle cinque, ben tre ore dopo, e muniti di una sola camionetta. Inoltre le forze dell’ordine che militarizzano la zona da più di un anno si sono ben guardate dall’intervenire.

Con un intervento più tempestivo Becky si sarebbe salvata. Come molti altri prima di lei, non è vittima di una fatalità, ma di una politica di controllo e di gestione complessiva delle vite delle persone, funzionale allo sfruttamento, che si concretizza in maniera sistematica e violenta nel moltiplicarsi di campi di varia natura, dai centri d’accoglienza ai CPR fino ai campi di lavoro più o meno formalmente istituzionalizzati e controllati. In particolare le donne che vivono in questi campi subiscono in modo particolarmente acuto la brutalitá del sistema, poiché costrette ad indebitarsi per decine di migliaia di euro per sperare di arrivare in Europa, subendo ogni genere di violenza e ricatto durante il viaggio e vedendosi nonostante questo negate, come è successo a Becky, il riconoscimento della protezione internazionale e finendo quindi intrappolate nei ghetti dove offrire lavoro sessuale a bassissimo costo. Sfruttate e intrappolate, fino ad incontrare la morte.

Non dobbiamo d’altra parte dimenticare che da anni gli abitanti dei ghetti rivendicano il diritto di vivere nelle case e non nei campi, e denunciano gli interessi e il business che si cela dietro l’accoglienza, ma soprattutto la violenza e il colonialismo sottesi ai discorsi che caldeggiano un’accoglienza degna e diffusa.

Ad ora, sembra le altre due ragazze gravemente ferite siano scampate al peggio, e speriamo che possano riprendersi presto, ma una cosa è certa: per quanto il capitale e lo Stato le vogliano asservite ai loro interessi, ingranaggi della loro produzione e riproduzione e oggetti della repressione, dopo questa ennesima tragedia gli abitanti dei ghetti reagiranno. La loro rabbia è al culmine e le lotte, da oggi stesso, riprenderanno con ancora più vigore e forza contro queste forme di detenzione, esclusione, e morte.

Non vogliamo accoglienza, né indegna, né degna. Né diffusa, né altro. Vogliamo case!
Lo Stato e i suoi padroni reprimono e uccidono, noi non staremo a guardare!

 

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Roma – Sul presidio al CPR di Ponte Galeria di sabato 27 gennaio

riceviamo e pubblichiamo

Sabato 27 gennaio un ventina di solidali sono tornatx al CPR di Ponte Galeria per comunicare alle recluse la rabbia di chi vuole ogni galera e prigione abbattute e per sostenere le lotte di chi cerca di resistere all’interno di quelle mura.

Durante i primi saluti si sono udite chiaramente le grida delle recluse che urlavano “Libertà!” e rispondevano ai cori. Di conseguenza, come spesso accade, le donne sono state probabilmente allontanate e rinchiuse per spezzare ogni legame con chi le supporta dall’esterno.

Gli interventi al microfono sono continuati raccontando delle rivolte avvenute negli ultimi giorni nell’hotspot di Lampedusa, dove alcune persone provenienti dalla Tunisia si sono ribellate contro il sistema che le vorrebbe identificate e subito deportate. Si è raccontato inoltre della solidarietà attiva praticata in Belgio, dove 2500 persone hanno provato coi propri corpi a impedire una maxi retata in stazione. E ancora del CPR di Bari che, appena riaperto dopo i lavori di ristrutturazione necessari dopo le rivolte di febbraio 2016, è stato già inaugurato col fuoco dalla rabbia dei reclusi.

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