Torino – Recluso in sciopero della fame da 31 giorni nel CPR di Corso Brunelleschi

Fonte: Macerie

In sciopero della fame da 31 giorni, ridotto allo stremo della vita, ecco la condizione di un ragazzo recluso all’interno del Cpr torinese. Perde un kg al giorno, ma per i medici schifosi là dentro, coloro che hanno il potere di decidere se le condizioni fisiche rendono pericolosa la detenzione amministrativa, non è ancora arrivato il momento di farlo uscire.

Chiamiamo tutti il 118, costringiamo un’ambulanza ad andare all’ingresso del Cpr in via Santa Maria Mazzarello 31, affinché le autorità mediche cittadine si prendano la giusta responsabilità se dovesse accadergli qualcosa. Spesso è capitato che dei reclusi avessero urgente bisogno di cure ma che alle ambulanze non fosse permesso l’ingresso, per le forze dell’ordine era tutto a posto e si giustificavano con la presenza di un’infermeria all’interno. Gli operatori dell’ambulanza? Il più delle volte hanno fatto spallucce e sono tornati alla centrale.

Lui ha smesso di mangiare perché da lì vuole uscire, vorrebbe essere ovunque ma non rinchiuso, piuttosto deportato. Ora però sta rischiando troppo e nessuno può girarsi dall’altra parte o fare spallucce, bisogna mettere costoro davanti al fatto che stanno negando un intervento salva-vita.

Ecco le sue toccanti parole di qualche settimana fa, all’inizio della sua protesta:

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Rosarno – Non dimentichiamo, non perdoniamo

fonte: Comitato Lavoratori delle Campagne

Ieri cinque foto e diverse scritte sono apparse sulle case, destinate ai lavoratori e alle lavoratrici immigrate ma ancora oggi vuote, di Contrada Serricella. Sono i volti delle ultime persone ammazzate da razzismo e sfruttamento nella tendopoli di San Ferdinando. Sekine Traoré, ucciso da un carabiniere nel 2016; Soumaila Sacko, ucciso da un italiano nel 2018; Becky Moses, Suruwa Jaiteh, Moussa Ba morti per gli incendi dell’ultimo anno. Ma la lista delle morti sarebbe ancora lunga. Sono tutte persone che avrebbero potuto vivere in una casa come quelle lasciate vuote, ma che scelte politiche razziste, sfruttamento e segregazione hanno costretto a vivere e morire nella precarietà. E nonostante le sue responsabilità in tutto ciò siano evidenti, il sindaco di Rosarno, Idà, cerca di nascondersi dietro deliri complottisti volti a mettere italiani e migranti gli uni contro gli altri. Lo sgombero della baraccopoli non ha fatto che aggravare questa situazione, lasciando ancora più persone senza un tetto. Non dimentichiamo, non perdoniamo. Case per tutte e tutti!

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Roma – Presidio al CPR di Ponte Galeria 16/3 ore 15:30

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci hurriya[at]autistici.org

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Svizzera – Croce Rossa complice di razzismo e segregazione! Contro ogni bunker e ogni prigione!

fonte: frecciaspezzata.noblogs.org

Nascondendosi dietro la sua facciata di organizzazione umanitaria ed assistenziale, la Croce Rossa gestisce “centri di accoglienza” e centri di espulsione per migranti in Svizzera e all’estero. Quello che la Croce Rossa spaccia all’opinione pubblica come “volontariato”, accoglienza ed aiuto umanitario, è in realtà un ricco business fondato sulla segregazione ed il razzismo.

In Ticino, la Croce Rossa, che si è aggiudicata i fruttuosi appalti per la gestione del bunker della Protezione Civile di Camorino e altri centri “di accoglienza”, lucra sulla pelle di centinaia di persone che fuggono da situazioni di repressione, guerra e povertà.

Assieme ad agenti della Securitas, Rainbow e altre aziende di sicurezza, i dipendenti della Croce Rossa controllano ogni aspetto della vita delle persone alloggiate nei centri. Chi vive nel bunker di Camorino ad esempio parla di condizioni simili ad un regime di semi-prigionia: perquisizioni all’ingresso, coprifuoco serale, mancanza di finestre e aria, camerate sovraffollate senza alcuna privacy, obbligo di pernottamento per ricevere l’indennizzo giornaliero (3 franchi), ricatti, umiliazioni e violenze da parte di agenti di sicurezza e polizia sono all’ordine del giorno.

Inoltre la Croce Rossa partecipa attivamente alle espulsioni delle persone che ricevono delle risposte negative alla loro richiesta di asilo in Svizzera, dando una parvenza umanitaria a delle vere e proprie deportazioni.

Sul suo sito internet, la Croce Rossa mette bene in evidenza i suoi pincipi fondamentali: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità, universalità. Come spesso accade, “neutralità” è sinonimo di complicità con chi detiene il potere in una determinata situazione, in questo caso lo Stato svizzero, nello specifico la SEM (Segreteria di Stato della Migrazione) e la sua politica migratoria razzista fondata sulla chiusura delle frontiere, sulla velocizzazione delle procedure di asilo e delle espulsioni.

Se non c’è dubbio che molti/e volontari/e della Croce Rossa sono animati/e da intenzioni rispettabili, è altrettanto vero che chiudendo gli occhi su cosa fa la struttura di cui sono parte. Li/e invitiamo ad aprirli.

È necessario contrastare questo sistema, le aziende ed istituzioni che ne traggono profitto, chiunque voglia negare la libertà a ogni essere umano e cominciare a spezzare l’isolamento.

Da sempre esistono esseri umani che migrano e quelli che oggi, nel sistema capitalista in cui viviamo, riescono a varcare le frontiere della fortezza Europa, fuggono dalle condizioni di vita intollerabili create da quella sete di potere di Stati e multinazionali, che si traduce in guerre, saccheggio delle risorse e sfruttamento delle popolazioni. La storia si ripete, e oggi più che mai il fatto che la ricchezza di alcuni si fonda sullo sfruttamento di altri/e è sotto gli occhi di chiunque abbia l’onestà di vedere. Il colonialismo non è un retaggio di un triste passato, ma ha solamente cambiato faccia.

Chiudere i bunker! Rompere l’isolamento! Liberi/e tutti/e!

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Svizzera – 10 spunti per chiudere un bunker

fonte: frecciaspezzata.noblogs.org

In questo paese esistono bunker sotterranei e altre strutture in cui delle persone sono costrette a vivere. Noi vogliamo eliminarli!

1. Presa di coscienza: Nessuna persona dovrebbe per alcun motivo vivere sottoterra e non avere la possibilità di autodeterminarsi. Avvicinati ai centri, spezza l’isolamento, parla con le persone che ci vivono, conoscile, ascolta le loro storie: Arrabbiati!

2. Fai girare la voce: scrivi, invita, discuti con chiunque possa essere sensibile alla questione, organizza punti d’incontro; più si è più c’è possibilità di aumentare il raggio d’azione!

3. Trasforma la rabbia in azione: La solidarietà è un’arma potentissima! I bunker non si chiuderanno da soli e nessun* li chiuderà finché non ci si mette in gioco. Qualunque azione in solidarietà alle persone che stanno dentro sarà utile alla chiusura.

4. Un bunker vuoto è un bunker chiuso e ci sono già diverse esperienze in Svizzera che ce lo insegnano: trovare alloggi alternativi, rispettando le volontà delle persone recluse, potrebbe essere provvidenziale nella chiusura stessa. Ospitarle a casa propria è una possibilità, occupare alcune delle numerose case vuote in questo cantone è un’altra. Perché non provare?

5. Se c’è un bunker è perché c’è chi lo gestisce. Ci sono diverse aziende che lucrano sulla pelle dei/delle migranti come per esempio Croce Rossa, Caritas, ORS, Securitas. Non supportare, boicottare e mettere sotto pressione sono metodi sicuramente efficaci per scoraggiarle a continuare in questo business.

6. Non dimentichiamo le istituzioni, principali mandanti di questa situazione! Tenere anche loro sotto pressione continua, lottare contro la xenofobia perpetrata da politici e media, non dare alcuno spazio al razzismo è fondamentale!

7. Istituzioni e aziende sono fatte di persone e queste persone hanno dei nomi. Facciamo emergere i protagonisti e i principali approfittatori di questa situazione di segregazione. Scoraggiare personalmente, fare emergere le responsabilità di ogni aguzzino, fermare il motore di questa macchina.

8. Vuoi conoscere altri spunti? Ne hai anche tu da proporre? Contatta il collettivo tramite l’indirizzo: r-esistiamo[at]riseup.net

LOTTIAMO INSIEME PER LA CHIUSURA DEI BUNKER
E LA LIBERTÀ DI TUTT*!

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Belgio – Testimonianza da dentro il centre fermé di Vottem (Liegi)

Il 10 marzo prossimo saranno 20 anni di esistenza del lager per migranti di Vottem (Liegi). Ci sarà una manifestazione nazionale per chiedere la sua immediata chiusura insieme a tutti i centres fermés del Belgio.
Qui di seguito pubblichiamo la traduzione di una testimonianza da dentro il lager.

Uno dei nostri compagni, Diallo Ahmad Bailo, è stato arrestato il 25/12 nei pressi della Stazione Nord di Bruxelles e poi trasferito nel centre fermé di Vottem. Dal 11/02 ha cominciato a soffrire di dolori allo stomaco domandando di essere visitato da un dottore: come soluzione, il 15/02 è stato messo in isolamento accusato di essere un bugiardo (pur avendo fatto un’operazione allo stomaco nel mese di novembre).
In questa situazione di solitudine, mancanza di giustizia, maltrattamento personale e strutturale, malgrado gli allarmi che sono stati lanciati dal suo avvocato, nulla è cambiato. Allora ha Diallo ha deciso di condurre un’altra forma di lotta: lo sciopero della fame, che ha cominciato il 15 febbraio per attirare l’attenzione su questa amministrazione penitenziaria robotizzata (Vottem esiste da 20 anni), facente capo al governo belga, che se ne frega della sua persona. Un combattente instancabile, sempre presente per difendere la giustizia sociale, l’uguaglianza, la dignità, la libertà.
Non abbiamo più il diritto di reclamare i nostri diritti e di essere considerati come degli esseri umani. Dobbiamo continuare a subire e accettare questa ingiustizia che è la continuazione modernizzata della tratta negriera? Abbiamo subito tanto, è tempo di cambiare.
Trascrizione della testimonianza audio di Diallo Ahmad Bailo
“Il mio nome è Diallo Ahmad Bailo. Sono nel centre fermé (CPR) di Vottem, a Liège, dal 25 dicembre 2018. Io sto in Belgio dal 2014, senza documenti dal gennaio 2014. Poiché sono senza documenti, mi hanno soprannominato “illegale”.
Sono nato in Mauritania ma i miei genitori sono di origine guineana, di Guinée-Conakry. Ma io sono nato in Mauritania. Ho ricevuto ieri delle informazioni tramite il mio avvocato secondo cui l’Ufficio degli Stranieri voleva contattare l’Ambasciata della Guinea per espellermi lì. Tuttavia, io non conosco niente, quasi niente della Guinea. Io volevo essere espulso in Mauritania. Quanto alla mia salute: sono malato da tanto tempo. Ho fatto di tutto per non essere espulso ma mi rendo conto che non c’è altra soluzione. [Resto sempre senza mangiare] ma ho smesso di fare lo sciopero della fame, perché malato di fegato, non posso fare lo sciopero della fame per un periodo lungo. Poiché non mi hanno liberato, allora ho smesso di fare lo sciopero.
Qui, dentro al centre fermé, i servizi medici non sono affatto come fuori. Ti danno giusto del paracetamolo per il mal di testa. Solo questo, non ci sono servizi medici come quando sei libero, fuori.
All’interno io sono in isolamento da due settimane, sono solo nella mia camera. Esco 30 – 40 minuti al giorno, faccio una doccia al giorno. Ci sono tre pasti al giorno, c’è la televisione ma io sono in isolamento da due settimane….
Da due settimane non dormo. Soffro tanto di stress, faccio molti incubi.
C’è solo la sicurezza che viene ogni volta, non vedo altre persone. Non comunico con nessun altro. Ah, veramente chi lavora dentro non è affatto apertx, solo “buongiorno”, “buongiorno” ed è finita lì. Per me sono delle persone quasi razziste. Non parlano con nessuno, nemmeno “buongiorno”, altre dicono “buongiorno”, altre ancora vanno avanti come se non vedessero nulla (…) comunicazione interrotta.

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Torino – Sabato 30 marzo corteo: chiamata internazionale contro le frontiere

Fonte: Passamontagna

CORTEO INTERNAZIONALE CONTRO LE FRONTIERE
La nostra solidarietà non ha confini

SABATO 30 MARZO TORINO

Chiamata all’interno del corteo blocchiamo la città di Torino contro sgomberi e arresti

Facciamo appello alla solidarietà internazionale di tutti i compagnx che lottano per la libertà, contro ogni autorità politica, economica, militare, contro il capitalismo, il fascismo e il razzismo per una mobilitazione massiccia il 30 marzo a Torino.

SILVIA ANTONIO NICCO BEPPE POZA STECCO NICO AGNESE SASHA RUPERT GIULIO

TUTT* LIBER*

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San Ferdinando – Aggiornamenti sullo sgombero della tendopoli: quello che nessuno dice

Fonte: Campagne in lotta

IL GIORNO DOPO, AGGIORNAMENTI SULLO SGOMBERO “UMANITARIO”

San Ferdinando (RC): lo sgombero procede disorganizzato e arbitrario. Molte persone hanno atteso in fila fino a notte per poter entrare nelle nuove tende, ma essendo ormai stracolme sono stati cacciati tutti coloro che avevano il permesso di 6 mesi o la protezione internazionale. Altri, in assenza di alternative, sono tornati a dormire nelle baracche non ancora distrutte. Molte sono le persone in strada che non hanno un posto dove andare, mentre da ieri sera alla stazione di Rosarno la polizia fa salire la gente sui treni pur di allontanarla. Tra i pochi che sono stati caricati sugli autobus diretti verso i centri di accoglienza -secondo il prefetto 200 persone, in realtà poco più di 30 e tutti muniti di un agghiacciante numero identificativo- molti sono tornati indietro. Molti infatti non possono abbandonare la zona perché attendono di essere pagati dai datori di lavoro o perché stanno ancora lavorando.

In tutto questo le donne la cui sussistenza e il cui lavoro era spesso legato alla vita della tendopoli sono in una situazione ancora più precaria. Di loro, ancora una volta, non si parla.

C’è chi si sposta verso altri insediamenti nella Piana di Gioia Tauro, come Marotta, Rizziconi e Taurianova, o verso i ghetti di altri distretti agroindustriali. Risulta evidente che questo “atto di umanità e legalità” non fa altro che alimentare la proliferazione di nuovi ghetti, ma anche che allo Stato i ghetti vanno bene, a patto che siano sotto il suo controllo e altamente securizzati. Ciò che rimane della tendopoli attualmente sono un mucchio di macerie su cui sventolano le bandiere della CGIL, i cui rappresentanti sono stati cacciati via questa mattina dagli abitanti della tendopoli infuriati contro l’ipocrisia di sindacato e istituzioni.

TUTTI RIVENDICANO IL SUCCESSO DI QUESTA OPERAZIONE, NESSUNO VEDE LA VIOLENZA INSITA IN SGOMBERI, DEPORTAZIONI E SEGREGAZIONE?

Corrispondenza di Radio Onda d’Urto di oggi giovedì 7 marzo con un compagno che abitava nella tendopoli sgomberata.

 

SGOMBERO DELLA TENDOPOLI DI SAN FERDINANDO: QUELLO CHE NESSUNO DICE

Fonte: Campagne in lotta

Un’operazione di umanità, civiltà, solidarietà, per aiutare dei poveri ragazzi. É questa la narrazione che da giorni fanno dello sgombero della Tendopoli di San Ferdinando i professionisti dell’ipocrisia politica, dalla Caritas all’USB passando per la CGIL, senza dimenticare ovviamente il Prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, e il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi. A parte il prefetto, si tratta degli stessi soggetti che animano il Comitato per il riutilizzo delle case sfitte nella Piana di Gioia Tauro, costituitosi qualche settimana fa. Pur con sfumature diverse, sono tutti d’accordo sul fatto che l’operazione militare di questa mattina andasse fatta. Chi come l’USB dice che si é esagerato con la presenza di militari (più numerosi degli abitanti del ghetto), si poteva fare meno, chi invece come il sindaco Tripodi difende la scelta per questioni di ordine pubblico. Sono comunque imprevedibili, questi africani, non sia mai che protestino. Continue reading

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San Ferdinando – Appello di chi vive nella tendopoli per lo sgombero del 6 marzo

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di chi vive nella tendopoli di San Ferdinando. Un appello alla solidarietà per la giornata di mercoledì 6 marzo, quando lo Stato ha deciso di sgomberare il ghetto per rinchiudere una parte della popolazione nella tendopoli-prigione, un’altra parte in diversi centri di accoglienza e disperdere tutte le persone senza documenti in regola.

Questa decisione arriva dopo l’ennesima morte per un incendio, proprio quando si sta concludendo la stagione di raccolta e mentre chi abita tra tende e baracche ha chiesto a gran voce un vero e proprio tetto.

Mentre lo Stato ufficializza la logistica della prossima operazione di Guerra, nella quale interverranno 900 tra agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza, uomini del genio guastatori dell’Esercito e idranti per reprimere eventuali proteste, ci preme sgomberare qualcosa anche a noi…
Vorremmo togliervi dalla testa le tante menzogne e infamie circolate negli ultimi tempi grazie al costante impegno di protagonisti locali della politica e dell’associazionismo.
Chiediamo a tutti i compagni e le compagne di prestare attenzione alle voci di chi si autorganizza nella lotta piuttosto che alle parole di chi, dal dopo rivolta 2010 a oggi, si è costruito/a carriere e prestigio legati al proprio Nome e Cognome.
Quanti di voi conoscono il nome di qualche abitante della tendopoli?
Quanti di voi continuano a dibattere con sindacalisti, sindaci ribelli o professionisti dell’umanitarismo e del commercio equo e solidale che di “Rosarno” hanno fatto il proprio brand?

Abbiamo già raccontato in passato le dinamiche violente e colonialiste di un tentativo di sgombero (non l’ultimo in ordine cronologico) al quale la popolazione della vecchia tendopoli ha dovuto far fronte.
I protagonisti indigeni sono talmente preoccupati dal prendere parola su ciò che avviene sotto casa propria da silenziare chi sta per essere segregato o deportato. E guai a solidarizzare con chi vive nelle tendopoli se non hai la residenza nella piana di Gioia Tauro: la questura emette denunce e fogli di via, mentre chi non ha la divisa supporta la repressione attaccando la solidarietà attiva attraverso la macchina del fango sui social network o nelle mailing list.
Questa volta, tra le molteplici iniziative messe in campo dallo Stato e dall’apparato “umanitario” per fiaccare la resistenza allo sgombero, è comparso anche Mimmo Lucano e uno dei fondatori di SOS Rosarno. Quest’ultimo, in presenza del Prefetto, ha pensato bene di ammonire verbalmente chi da tempo racconta la connivenza dell’USB con lo Stato.

A voi la scelta, esserci o stare a guardare.
Qui le corrispondenze di Radio Onda d’Urto e Radio Onda Rossa.
Qui sotto l’appello in tre lingue.

A CHI LOTTA CONTRO SFRUTTAMENTO E REPRESSIONE: NON SI PUÒ RESTARE IN SILENZIO! NO ALLO SGOMBERO DELLA TENDOPOLI!

Per la soddisfazione di molti, gli annunci del governo si sono avverati. Noi, gli abitanti della vecchia tendopoli di San Ferdinando, mercoledì 6 marzo saremo sgomberati, per ordine del comune, dal luogo in cui abitiamo, che abbiamo costruito in questi anni con fatica e molti soldi, non avendo altre alternative per vivere. Vogliamo far sapere a tutti che non accetteremo di stare in altre tende, controllati notte e giorno, e nemmeno nei centri di accoglienza (campi), lontani da dove lavoriamo e sempre sorvegliati. E non vogliamo finire per strada se non abbiamo un documento. Vogliamo vivere liberi e vogliamo vivere nelle case, a prescindere dall’avere o no un documento. La nostra presenza in questo territorio non è un’emergenza, ma da anni contribuisce all’economia di questo paese. Ma voi, se doveste cercare lavoro in un posto diverso, accettereste di vivere in una tenda o in un campo? A Rosarno ci sono già molte case, alcune addiruttira costruite con i soldi dell’Unione europea e destinate agli immigrati che vivono e lavorano nella piana di Gioia Tauro, ma restano disabitate perché le istituzioni non vogliono consegnarle. BASTA! Siamo stufi delle bugie e delle false promesse di associazioni e sindacati (CGIL e USB), che fingono di sostenere le nostre richieste e invece continuano a fare i loro interessi. Sono le stesse persone che, mentre in altri luoghi si battono contro il governo razzista, qui sostengono lo sgombero e propongono i campi come soluzione. Sappiamo che la risposta ai nostri problemi è avere i documenti per poter vivere una vita normale: una casa, un contratto di lavoro e libertà di movimento. Cose per cui stiamo lottando da tempo. È ARRIVATO IL MOMENTO DI DIRE BASTA! Non ci faremo intimidire da chi ci minaccia e ci vuole zitti e tranquilli, per aiutare la polizia a svolgere lo sgombero. Non accetteremo compromessi se non ci danno case dove vivere. Chiediamo a tutte le persone solidali, a chi si dichiara antirazzista e antifascista, a chi lotta contro repressione e sfruttamento, di non restare in silenzio davanti a questo ennesimo atto di violenza!
Invitiamo tutti e tutte a raggiungerci e unirsi a noi nei prossimi giorni e di aiutarci a diffondere il più possibile la nostra voce, per raccontare quello che succede qui davvero! Lo Stato ci vuole dividere ma noi resteremo uniti! La solidarietà è l’arma più forte del mondo!

TO ALL THOSE WHO FIGHT AGAINST EXPLOITATION AND REPRESSION: WE CAN’T KEEP QUIET ANY LONGER! NO TO THE EVICTION OF THE TENDOPOLI!
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San Ferdinando – Ordinato lo sgombero della tendopoli: non ci sono più scuse, è ora di agire

Fonte: Campagne in Lotta

ORDINATO LO SGOMBERO DELLA TENDOPOLI: NON CI SONO PIÙ SCUSE, E’ ORA DI AGIRE!

In queste ore agli abitanti della vecchia tendopoli di San Ferdinando stanno ricevendo l’ordinanza di sgombero, emessa ieri dal Comune, dando seguito alle minacce di Salvini. L’intenzione sembra essere quella di bonificare l’area e demolire tutto ciò che vi si trova a partire da mercoledì prossimo. Nessuna reale soluzione abitativa è stata paventata, a parte posti in centri di accoglienza molto lontani dai luoghi di lavoro e solo per i pochi che hanno un permesso di soggiorno di 5 anni o come richiedente asilo; chi invece ha un permesso umanitario o per casi speciali finirà nella nuova tendopoli, controllato e impossibilitato ed autodeterminare la propria vita. Per tutti coloro che non hanno un permesso, c’è la strada. Intanto l’inutile teatrino degli ultimi mesi da parte di associazioni, sindacati e del neonato comitato per il riutilizzo delle case si è svelato per quello che è: colpevole di avere ancora l’ennesima volta ostacolato la rabbia e i bisogni della lotta autorganizzata e per questo inevitabilmente complice di questo sgombero annunciato. La CGIL fin dall’inizio ha chiesto con forza le realizzazione di campi container come soluzione “degna”, alternativa alla vita in baraccopoli, e nell’ultimo corteo ha invocato esplicitamente lo sgombero, senza mai far cenno alla questione dei documenti, centrale da anni per chi lotta. Dal canto suo, l’USB non ha mai smesso di strumentalizzare il dolore e la rabbia degli abitanti della tendopoli, palesandosi solo in occasione delle tragedie e dimostrandosi più volte dalla stessa parte di governo e polizia.

Mentre i morti dell’ultimo e dei precedenti incendi sono ancora caldi, le case in contrada Serricella e in Via Maria Zita a Rosarno, pronte da tempo, rimangono chiuse e disabitate.

Le parole non bastano più, è ora di agire. La misura è colma, non ci sono più scuse.

NESSUNO DEVE ESSERE SGOMBERATO, NESSUNO MUOVERÀ UN PASSO SE PRIMA NON SI TROVANO SOLUZIONI REALI.

LA RABBIA DEGLI ABITANTI DELLA TENDOPOLI VI TRAVOLGERÀ!

VOGLIAMO CASE PER TUTTI!

Ascolta la corrispondenza di Radio Onda d’Urto con un compagno che vive nella tendopoli:

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