Egitto – Sciopero della fame e testimonianza dalla prigione di al-Aqrab

Dal 17 giugno scorso un centinaio di detenuti della sezione al-Aqrab2 del carcere di Tora sono in sciopero della fame. Protestano contro le condizioni inumane con cui vengono trattati e per il diritto a ricevere delle visite in maniera regolare.
Le autorità carcerarie hanno provato a costringere i detenuti a interrompere la protesta facendo ricorso a torture, elettroshock con il taser, sanzioni disciplinari, isolamento.

Qui di seguito la testimonianza di una persona che è stata reclusa in isolamento nella prigione di al-Aqrab:

“Lo sciopero della fame delle persone recluse nel carcere di al-Aqrab è molto importante.
Non riesco a definire cosa significhi uno sciopero della fame.
È il corpo che si distrugge lentamente, una tortura non definibile,
soprattutto se è una scelta autoderminata. Cioè, il cibo è davanti a te e lo rifiuti perché vorrebbe fermare un dolore più forte di quello dello sciopero, ossia la tortura psicologica permanente che subisci ogni giorno dentro.
La tortura di non ricevere colloqui, di mangiare il cibo del carcere che fa talmente schifo che nessuna persona può vivere di questi alimenti.
La tortura di stare in una cella in cui tutto è proibito, la radio, qualsiasi libro (anche il Corano), la carta e la penna.
L’obiettivo nel carcere di al-Aqrab è che la noia ti annienti.
Non puoi sapere cosa significa che la noia uccide.
Davvero, la noia uccide.
Durante la mia detenzione sono stato in isolamento per tre mesi oltre ai periodi punitivi da una settimana a dieci giorni.
Nei tre mesi di isolamento pensavo di impazzire.
Contavo le formiche che camminavo per terra e seguivo i loro spostamenti.
Ridevo e piangevo senza alcun motivo.
Mi ritrovavo a parlare da solo.
Parlavo con me stesso, poi mi chiedevo cosa stessi facendo e se avessi perso la testa.
Urlavo e cantavo per combattere la noia che altrimenti mi avrebbe ucciso.
Nella mia testa passavano i ricordi e una volta finiti non trovavo null’altro da fare.
In realtà non ero nel carcere di al-Aqrab 1, ma ero detenuto nel Aqrab 2 e ero riuscito a
nascondere una radio mentre entravo in carcere 😁.

Sai cosa vuol dire avere una radio dentro? I miei compagni di prigionia mi chiedevano in prestito la radio anche per un solo giorno.
Sapete cosa facevo per alleviare un po’ la situazione per tutti?
Quando entravo nella mia cella, ascoltavo Monte Carlo e la BBC e annotavo le notizie di tutto il mondo.
Il foglio con le notizie lo scrivevo varie volte per poterlo condividere il giorno seguente con più detenuti possibili.
Ovviamente il passaggio avveniva in modo indiretto così da non essere intercettato.
La radio era un tesoro.

Compravo una batteria della radio con due pacchetti di sigarette Cleopatra dai secondini e tutta la cricca dei corrotti.
Andavo a fare gli esami nel carcere Liman Torah e incontravo i detenuti di al-Aqrab1.
Cercavamo di fargli entrare alimenti e cioccolata per alleviare la loro detenzione, erano molto felici nel mangiare questo cibo. Anche se erano pasti semplici come riso e patate per loro erano piatti prelibati.

Sosteniamo i detenuti del carcere al-Aqrab

Sosteniamoli e parliamo delle loro condizioni detentive.
Ogni giorno è buono per smerdare gli abusi del regime e quello che fanno con loro.

Anche se ora non riusciamo a fare molto arriverà un giorno in cui la situazione cambierà e tutti questi al potere saranno giustiziati per crimini contro l’umanità”.

Libertà per tuttx,
fuoco alle galere!!!
#اضراب_العقرب2

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Spagna – Rivolta e fuga dal CIE di Tenerife

Nel Cie di Hoya Fria, a Santa Cruz, nell’isola di Tenerife, la mattina di sabato 2 agosto le persone recluse hanno dato vita a una rivolta, mentre si trovavano nel cortile del lager.
Una ventina di detenuti sono riusciti a scavalcare la recinzione ed evadere dal lager.
L’intero corpo di polizia presente nell’isola, in queste ore, ha iniziato una caccia all’uomo: sette persone sono state catturate ma le altre continuano la loro fuga.

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Roma – Sul presidio del 28 luglio davanti al CPR di Ponte Galeria

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Domenica 28 luglio un centinaio di solidali si sono incontrat* per il consueto presidio sotto le mura del CPR di Ponte Galeria. Questa volta l’intenzione era di estendere il saluto anche ai reclusi della sezione maschile, riaperta a inizio giugno. Tre blindati e un gruppo di celere erano già schierati a bloccare la strada; la polizia si è mostrata subito molto tesa all’avvicinarsi de* solidali, ed ha impedito di raggiungere il maschile. Le persone presenti si sono quindi raggruppat* in prossimità dell’entrata del CPR, e da lì i numerosi cori rivolti ai reclusi e alle recluse hanno cercato di rompere il silenzio del CPR.

La sezione maschile ha subito una ristrutturazione volta a riparare i danni della rivolta del 2015 che ne aveva comportato la chiusura, e con l’occasione è stata introdotta una nuova organizzazione interna. I reclusi sono ora divisi in sei grandi celle, non comunicanti tra loro, e non ci sono zone comuni. I pasti sono consumati all’interno delle celle e i cellulari sono sequestrati all’arrivo. La comunicazione all’esterno è consentita solo attraverso telefoni pubblici tramite schede prepagate.

Evidente è la sempre maggiore attenzione che le prefetture delle città dove si trovano i CPR pongono per tentare di ostacolare il più possibile la comunicazione tra chi è rinchius* – con l’intenzione di prevenire forme di organizzazione collettiva – e tra chi è dentro e chi è fuori: qualsiasi forma di contatto e solidarietà dall’esterno viene ostacolata, l’isolamento rimarcato. Se ogni tanto leggiamo articoli di giornalist* e associazioni che hanno il permesso di entrare, che si focalizzano sulle storie individuali e fanno leva sul pietismo e la vittimizzazione, di certo le resistenze e le lotte quotidiane – individuali e collettive – che le donne e gli uomini di tutti i centri di detenzione per migranti dell’Occidente portano avanti contro le violenze, le umiliazioni e i soprusi devono rimanere nascoste, la voce delle persone direttamente interessate deve essere zittita.
All’esterno sono visibili le nuove mura e le reti sul tetto, più alte e resistenti. Tutto questo non ha comunque impedito la rivolta e l’evasione, avvenuta solo pochi giorni dopo l’inaugurazione, che ha permesso a dodici uomini di tornare in libertà.
Numerosi interventi in diverse lingue al microfono e il ritmo della murga hanno cercato di raggiungere i/le reclus* di entrambe le sezioni, purtroppo si sono udite risposte flebili e sporadiche. Probabilmente, come successo in passato, le persone sono state rinchiuse prima dell’inizio del presidio in zone lontane dalle mura.
Oltre ai cori di solidarietà sono state comunicate le numerose notizie provenienti dai CPR di tutta Italia, le rivolte a Torino, lo sciopero della fame nel CRA di Lione e nel CPR di Pian del Lago, la morte di Sahid nel CPR di Torino.

I CPR sono l’ultimo anello del sistema delle frontiere, che opera in tutto il mondo per gestire e controllare la capacità delle persone di muoversi liberamente, alla ricerca di nuove opportunità o per fuggire dai conflitti del colonialismo capitalista.

Solidarietà a chi resiste e lotta nei centri di detenzione!
Contro ogni gabbia

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Barcellona – I/le manteros ancora in lotta contro l’ipocrisia e la repressione del “Comune accogliente”

Per il 2 agosto è stata organizzata una manifestazione contro la costante repressione nei confronti di chi lavora nelle strade di Barcellona.

Di seguito un comunicato riguardo l’ultima retata di massa avvenuta il 29 luglio.

fonte: Tras la manta

Comunicato: rifugiatx, benvenutx nella “città sicura”

Di fronte all’operazione di polizia contro la vendita ambulante che ha avuto luogo ieri (29 luglio), nella quale sono stati impiegati, secondo i dati ufficiali, 100 agenti della Guardia Urbana di Barcellona (GUB), 150 Mossos de escuadra e altrettanti agenti dell’autorità portuale, noi di Tras la Manta non possiamo rimanere zitte.

Abbiamo assistito già con allarme alle dichiarazioni della sindaca Ada Colau nelle quali esplicitamente alludeva a “misure securitarie per porre fine al Top Manta” (e cioè al lavoro ambulante non riconosciuto). Non ci facciamo prendere in giro, nella scorsa legislatura sono state adottate molte misure securitarie che si accompagnavano al ritornello “soluzione sociale per un problema sociale”. In molte occasioni questa soluzione sociale ha significato schierare la polizia di fronte alle nostre compagne più vulnerabilizzate. Il comune alla fine ha ceduto alle pressioni mediatiche e al suo accordo con il partito socialista catalano al quale ha ceduto l’assessorato alla sicurezza e già parla sfrontatamente di problemi di sicurezza, alimentando così la campagna di criminalizzazione portata avanti dai media e dalla destra. Il nuovo assessore e vicesindaco, Batlle, tra le sue tante perle, parla di “rimpatri assistiti” per intendere le deportazioni involontarie di minori e adolescenti migranti, completamente al di fuori di qualsiasi trattato internazionale di protezione dell’infanzia e ovviamente in violazione dei diritti umani.

Percepire come un problema per la sicurezza quelle persone che cercano di sopravvivere vendendo cose in strada, oltre a essere crudele, significa avere un’idea contorta di ciò che significa sicurezza. Che sicurezza viene offerta all’incolumità degli/delle ambulanti se viene lanciata una campagna di criminalizzazione contro di loro? Abbiamo tuttx visto cosa ha comportato in alcuni luoghi la campagna contro i minori e i/le giovani migranti. Smettetela di segnalare le persone.
Il dispiego eccessivo di operazioni di polizia sembra mirato principalmente a richiamare l’attenzione della popolazione e a dare un’immagine attiva del comune, più che essere una misura effettiva. Se la situazione di violazione dei diritti prosegue, la sopravvivenza continuerà a rimanere necessaria. Dall’altro lato, sgomberare i venditori ambulanti, come è successo in varie occasioni, giustificando tale decisione come un problema di “mobilità” per poi autorizzare i dehors dei bar o la creazione di spazi pubblici privatizzati per l’esposizione di macchine di lusso, ci sembra un’ipocrisia esagerata.

Di fronte a questa situazione, ci vediamo obbligatx a ricordare al comune “di sinistra” che non rispettare i diritti umani delle persone non è una cosa di sinistra, criminalizzare i vulnerabili non è una cosa di sinistra e non lo è neppure usare la polizia e l’apparato statale contro persone che cercano di sopravvivere, senza alternative plausibili alla propria situazione. Ci chiediamo anche dove hanno riposto quello striscione che pendeva dal balcone del comune con sopra scritto “Welcome Refugees”.
E vogliamo anche chiarire che, come sempre, non permetteremo che criminalizzino quelle compagne che, a cause della legge sull’immigrazione, non hanno alcun altro modo di guadagnarsi da vivere, non permetteremo che la vostra sporca guerra venga giocata sui corpi di coloro che non possono nemmeno votare.
Continueremo a stare nelle strade “indicando il cammino”.

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Torino – CPR di Corso Brunelleschi: Un fuoco al giorno …

fonte: Macerie

L’aria rimane densa ed elettrica nel Cpr di corso Brunelleschi: venerdì durante il temporale un ragazzo ha approfittato della scarsa attenzione di charlie e delle forze dell’ordine per saltare sbarre e muri e conquistare la libertà.  

Per quanto i media ufficiali avvolgano in un’aurea di eccezionalità le proteste e gli incendi nel centro, bruciare materassi e i pochi suppellettili rimasti è ormai una pratica consueta, per richiamare l’attenzione e pretendere una risoluzione ai tanti problemi che ci sono dentro, solo in ultimo la mancanza del barbiere. Nei giorni scorsi invece i reclusi ci hanno raccontato di come mancassero dosi di shampoo sufficienti per lavarsi e acqua fresca per dissetarsi.

Gli incendi servono anche per comunicare direttamente con fuori, durante gli ultimi presidi infatti è successo più volte di vedere innalzarsi una colonna di fumo che ha fatto scaldare gli animi dei solidali accorsi e rilanciare le grida di sostegno. Il rogo si è ripetuto anche questo sabato quando le voci, la musica e il clangore delle battiture di uno sparuto presidio fuori dal centro, allestito nonostante la pioggia, hanno raggiunto le orecchie dei reclusi.

Ieri ci è arrivata la notizia che numerosi reclusi hanno gettato il cibo addosso agli operatori, forti del fatto di aver anche ricevuto il giorno prima una grossa mole di pacchi alimentari, raccolti a seguito di un appello lanciato per l’occasione da alcuni dei tanti solidali che si sono mobilitati dopo la morte di Faisal. Lontano da ogni forma di pietismo e assistenza umanitaria questo episodio sottolinea come una lotta possa acquisire maggiore forza nella congiuntura di sforzi tra dentro e fuori: rigettare il cibo della Sodexo senza perdere le energie e mantenendosi lucidi, ossia senza il ricatto della fame, e con la possibilità in prospettiva di organizzarlo per più giorni e in modo duraturo.

Continuando in questa carrellata attraverso il fine settimana, da sabato sera fino a tutto domenica un ragazzo è rimasto arrampicato sopra il tetto della sezione per resistere a una deportazione. In isolamento è trattenuto un ragazzo con forti problemi mentali, preoccupando molto altri reclusi che lo hanno visto senza vestiti.

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Francia – Lotte nei centri di detenzione per persone straniere (CRA) di Mesnil, Palaiseau e Vincennes.

tradotto da Paris Lutte

Da più di una settimana si susseguono le lotte nei differenti centri di detenzione amministrativa (CRA) nei pressi di Parigi: Mesnil – Amelot, Palaiseau e Vincennes. Solidarietà con tutti e tutte i/le detenutx, sostegno e forza a coloro che lottano! Delle nuove notizie dal centro di Mesnil in lotta: blocco delle passeggiate e prigionieri sui tetti.

 Con un po’ di ritardo, diffondiamo le notizie su differenti lotte intraprese dai detenuti delle tre prigioni per persone senza documenti : Mesnil, Vincennes e Palaiseau.

Il 15 luglio 2019

“È da diverse settimane che la situazione è molto tesa nella prigione per persone straniere di Mesnil Amelot. Questa settimana dopo vari tentativi di suicidio violentemente repressi, i prigionieri dei due centri di Mesnil (CRA2 e CRA3) hanno lottato collettivamente contro il razzismo e la violenza delle guardie della PAF (Polizia di Frontiera). 

Di conseguenza, la CIMADE ( l’associazione che fa sostegno giuridico dentro il centro) ha deciso di esercitare il suo diritto di lasciare la struttura per 3 giorni. 

Attraverso la testimonianza di 2 compagni, S. e O., detenuti nel CRA2 di Mesnil, ritorniamo su quanto è avvenuto questa settimana. Continueremo a dare delle informazioni nei prossimi giorni. 

La sera del 13 una notizia comincia a girare:

“Siamo tutti nella corte con tutte le nostre cose, noi dei padiglioni 10, 11 e 12”

Il giorno dopo apprendiamo delle notizie:

“Ieri sera dopo aver cercato di bloccare la corte siamo rientrati nei padiglioni. Alle 22:40 hanno radunato tutti. Allora hanno preso un ragazzo della sezione 10 e gli hanno dato una petizione da riempire. Ma io ho pensato che una petizione non è una buona idea. C’è il “rappresentante” della sezione 10 e gli hanno passato la petizione. Bisogna scriverci tutto, chi siamo, cosa vogliamo … 

Obbligati provano ad avere o a trovare dei capi e di accollargli tutto questo. Alcuni ragazzi prenderanno l’aereo (saranno deportati), questo è sicuro. Questa petizione..sono loro che hanno scritto le regole… 

Potremmo dire che sia un gioco e sono loro che lo controllano. È un delirio. C’è una guardia che dice che è a causa della Cimade se i mesi di detenzione sono stati aumentati a 3. Beh … la polizia dice quello che vuole.. S.”

“Ieri siamo rientrati nel padiglione. L’ultimo uomo con la sua donna l’hanno spinto. L’hanno fatto entrare con la forza, visto che lui non voleva. Era a terra, erano in 5 a spingerlo. 

Noi eravamo chiusi nei padiglioni, gridavamo. C’era la sua donna di fronte a lui incinta. Li hanno dovuti aggredire per farli rientrare. 

Ci puoi dire cosa è successo prima?

Sì, prima di tutto c’è stato il 9 luglio. Martedì era il 9, vero? In breve, martedì pomeriggio in due persone sono salite sui tetti dei padiglioni 12 e un altro sulle recinzioni. Non ce la fanno più per quello che succede qui. Lui (quello delle recinzioni) voleva essere estradato in Belgio dove aveva fatto la sua domanda d’asilo ma loro volevano spedirlo in Marocco. Ma lui non voleva tornare. Ha parlato con loro, ma nessuno ci ascolta qui … Poi si è avvolto il filo spinato attorno al collo. Non ce la faceva più. 

Sono gli altri prigionieri che parlano arabo che sono riusciti a parlargli. 

 I ragazzi sul tetto volevano soltanto non restare 3 mesi qui. 3 mesi sono troppi. Due sono stati trasferiti in altri CRA. 

C’è un uomo con l’AIDS qui, ora è in isolamento. Ha fatto a botte con un altro uomo ed era tutto pieno di sangue. Nessuno ha fatto il test …. Non possiamo fare nulla qui. Quando abbiamo parlato dei test con il capo, sai cosa ci ha risposto? Ci ha detto: “Gliel’avete succhiato? Ve lo siete scopato? Se no…allora va bene. Altrimenti l’avete presa”. Ha parlato male perché è nervoso. Ieri l’hanno portato in infermeria velocemente, poi l’hanno rimesso in isolamento. 

Ieri (13 luglio) hanno voluto aprire il terzo padiglione, ma non abbiamo voluto. È tutto teso qui. C’è un ragazzo che è stato messo su due voli differenti, in due giorni consecutivi, con la scorta. 

Io questa settimana sto male. Ho fatto la radioterapia. Mi hanno detto che è normale e che avrò male tutta la vita all’anca. Loro mi hanno detto che è normale avere così male, ma io non soffrivo così prima di essere detenuto. Vogliono darmi delle medicine, tipo dei calmanti. Tutto ciò è troppo, anche se parli non ti danno nulla”. O.

Nel CRA3 c’è tanto movimento in questi ultimi 10 giorni: sciopero della fame di 2 giorni, striscione durante la passeggiata e tentativo di bloccare la passeggiata. A Vincennes un nuovo sciopero della fame è cominciato oggi al CRA2B. 

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Giulianova – 9-10-11 agosto: Tre giorni contro le frontiere

da fb: campetto occupato

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Torino – CPR di Corso Brunelleschi: ancora un tentativo di fuga

fonte: Macerie

Ancora, ancora e ancora

Sembra di essere tornati nel lontano 2011, quando nella canicola estiva si erano propagate fughe e rivolte attraverso i Centri di tutta la penisola. Forse non per estensione e quantità, ma l’intensità di quanto sta continuando ad accadere nel Cpr di Torino, senza contare la fuga di massa a Ponte Galeria di inizio luglio, ricorda un furore che gli sgherri di stato stentano a spegnere e che anche ieri sera è tornato a farsi sentire.

Ancora un tentativo di fuga, come qualche giorno fa, è avvenuto verso le 19:00 e questa volta non ha coinvolto solo alcuni ragazzi dell’area gialla ma anche qualcuno dalla rossa. I fuggitivi sono stati riacciuffati, la polizia è entrata nell’area gialla e ha elargito ampie manganellate rompendo il braccio a un ragazzo e ferendone un’altro alla caviglia. Tuttavia proprio dall’area rossa un ragazzo è riuscito a conquistare la libertà, le guardie sembra che se ne siano accorte questa mattina dopo aver fatto la conta. Sempre in mattinata hanno poi svolto diverse perquisizioni alla ricerca di corde e altro materiale funzionale alla fuga.

Sembra che in queste settimane i reclusi del Cpr stiano rispolverando tutto l’armamentario di strumenti di lotta a loro disposizione. Non solo incendi e fughe, ma due giorni fa un paio di ragazzi sono saliti sul tetto della loro sezione per protestare contro la mancanza di cure verso un ragazzo che si sentiva male e, per uno dei due, richiedere una risposta alla domanda di rimpatrio volontario.

L’estate è ancora lunga, il Cpr è sempre là e la temperatura non sembra destinata a scendere. La sfida per chi sta fuori e cerca un modo di sostenere le lotte dei reclusi, è sempre aperta.

Qui di seguito riportiamo i video della tentata fuga di ieri:

Tentata fuga pt.1

Tentata fuga pt.2

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Grecia – Il collettivo autorganizzato degli immigrati anarchici occupa uno spazio a Exarchia

Negli ultimi mesi le numerose occupazioni e squat presenti nel quartiere di Exarchia ad Atene hanno subito una forte repressione da parte del governo, in vista di un progetto di “sviluppo” della zona per favorire la speculazione immobiliare e il business turistico. Il governo di Syriza, in vista delle imminenti elezioni, aveva dato il via ad una serie di sgomberi di spazi abitativi e squat: a febbraio era stato sgomberato l’Arachovis 44, le 140 persone immigrate che vi abitavano erano state tutte arrestate e rilasciate in strada dopo due giorni, tranne 2 portate nel centro di detenzione di Amygdaleza. Ad aprile in due diverse operazioni di polizia erano stati 4 gli spazi sgomberati: gli squat Azadi, New Babylon, Clandestina e Cyclope. Circa 300 persone, per la maggior parte famiglie di immigratx con bambinx, sono rimaste per strada, e alcune di loro recluse nel CIE di Amygdaleza. In risposta un gruppo di immigratx aveva occupato con le tende piazza Syntagma, di fronte al parlamento greco, per reclamare case e soluzioni abitative reali per tutte le persone sgomberate, che non fossero la strada o tende negli sperduti centri di accoglienza. Anche questa occupazione di protesta dopo alcuni giorni era stata sgomberata dalla polizia.
Ora il nuovo governo di centrodestra guidato dal partito Nea Dimocratia, insediatosi al potere dopo le elezioni del 7 luglio, promette di portare a termine definitivamente l’opera cominciata da Syriza e di ripulire Exarchia dalla presenza di anarchicx e immigratx e dei loro spazi. Contro questo progetto non si è fatta attendere una prima risposta collettiva e una nuova occupazione.

Traduzione da: Asranarshism

Oggi 17 luglio 19, noi, il collettivo autorganizzato degli immigrati anarchici, insieme ad altri collettivi auto-organizzati e individui solidali, abbiamo occupato un negozio abbandonato all’angolo delle strade Tsamadou/Tositsa, nel quartiere Exarchia di Atene.

I nostri obiettivi come collettivo autorganizzato di immigrati anarchici riguardo questa occupazione sono:

1- un centro di lotta per gli immigrati anarchici

2- auto-organizzarci come immigrati per la lotta comune e costruire relazioni tra le comunità di immigrati e il movimento

3- una caffetteria collettiva in solidarietà con i prigionieri politici

4- attività educative

Le nostre opinioni sull’identità dello squat:

A- Lo squat non è l’obiettivo della lotta, ma è lo strumento della lotta, il che significa: la lotta dovrebbe avvenire nelle strade e lo squat è un aiuto per organizzare le lotte sociali che dovrebbero attuarsi in strada

B- Lo squat dovrebbe essere uno spazio sociale aperto, che crea attività aperte per la società.  Ad esempio: corsi di educazione aperti

C- L’occupazione degli immigrati anarchici auto-organizzati non sarà un progetto di edilizia abitativa.  A nostro avviso: non c’è alcun problema a occupare uno spazio per esigenze abitative, ma un’occupazione a scopo abitativo in uno squat è un problema perché lo squat è uno spazio politico sociale e dovrebbe essere attivo per la lotta nel vicinato (nel quartiere) e in altre aree

D- Nello squat le decisioni dovrebbero essere prese in modo collettivo e le assemblee dovrebbero essere prive di autorità e situazioni gerarchiche (antiautoritarie e antigerarchiche)

Ci stiamo impegnando per OCCUPARE IL MONDO, in riferimento alla nostra opinione sullo squat.

Da quando il burattino del regime greco “NEO DEMOCRATIA” ha affermato che “puliranno Exarchia” il nostro spazio rappresenta la prima occupazione avvenuta dall’insediamento del nuovo governo, è un grande schiaffo politico nei loro confronti.  Riguardo il nostro compagno ferito: anche se voi ci massacraste tutti, non potrete distruggere la resistenza e questo non è un punto di vista personale ma è il nostro punto di vista collettivo.

Il collettivo autorganizzato degli immigrati anarchici

Exarchia, 17/7/2019

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Francia – I 15 gilets noirs liberati dopo 3 giorni di detenzione nel CRA di Vincennes

Traduzione da: La Chapelle Debout

I Gilets Noirs non dimenticano, non perdonano … ma abbiamo vinto.

I Gilets Noirs al Panthéon
i nostri prigionieri politici sono stati tutti liberati dopo 3 giorni di detenzione nel CRA di Vincennes.

Il movimento dei Gilets Noirs, nato a novembre 2018,  lotta contro il razzismo e per dei documenti e delle case per tutte e tutti. Raggruppa oggi 50 foyers (centri statali di alloggio  per gli/le immigrat* ndt.) della regione di Parigi e degli abitanti delle strade, in lotta per la loro dignità.

Venerdì 12 luglio, 700 Gilets Noirs hanno occupato il Panthéon per rivendicare i loro diritti, il diritto alla dignità, il diritto ad avere dei documenti e delle case per non essere più quotidianamente cacciatx dalle guardie. Questa azione s’inscrive nella campagna vittoriosa dei Gilets Noirs “Gilets Noirs cercano il Primo Ministro” lanciata il 19 maggio 2019 attraverso l’occupazione del terminal 2F dell’Aeroporto di Roissy Charles de Gaulle e l’occupazione della torre Elior alla Défense il 12 giugno 2019. Questi due primi colpi portati al sistema razzista di sfruttamento dei sans-papiers hanno mostrato che i Gilets Neri non avevano più paura. Perché donne e uomini rivendicavano questo venerdì, come ormai da qualche mese, la fine dell’umiliazione, della repressione, del razzismo.
Dopo molte ore di occupazione del Panthéon e i negoziati in corso con Matignon, i Gilets Noirs sono stati brutalmente repressx nonostante il commissario Marsan avesse assicurato una uscita negoziata senza violenza e senza controlli dei documenti di identità.
Sono stati circondatx dalla polizia dietro il Panthéon, in via Clotilde, e mentre molti solidali li stavano raggiungendo, tra i quali alcuni deputati, è stato dato l’ordine di picchiare alla cieca, di colpire e di rastrellare il maggior numero possibile di compagnx immigratx senza documenti.
Obiettivo: terrorizzarci, spexzare la lotta. gambe rotte, dita strappate, un coma di diverse ore. L’accerchiamento è stato rotto dai/dalle manifestanti di ogni nazionalità. I/le compagne hanno accompagnato i/le feritx all’ospedale assicurandosi che venissero visitatx. Noi abbiamo raccolto più di una ventina di certificati medici per fare denunce penali.
In questi ultimi tre giorni e notti abbiamo organizzato la difesa dei compagni. Lunedì 15 luglio e martedì 16 luglio 2019, i 15 Gilets Noirs reclusi nel CRA, centro di detenzione amministrativa, in vista della deportazione, sono stati tutti liberati grazie alla loro resistenza e alla mobilitazione. Continue reading

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