Monginevro – Resoconto della manifestazione del 20 aprile alla frontiera italo/francese

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci. hurriya [at] autistici.org

Sabato 20 Aprile 2019, ore 11, manifestazione alla frontiera italo/francese del Monginevro.

Avevamo immaginato questa manifestazione come un momento comunicativo. Bloccare gli impianti di risalita delle piste, per offrire la possibilità ai turisti di sperimentare, anche solo per pochi minuti, che cosa vuol dire trovarsi con la strada bloccata e l’impossibilità di proseguire. Un’azione dedicata a disturbare un po’ il teatrino che si ripete giorno dopo giorno, notte dopo notte, sulle piste di questa stazione sciistica. Di giorno i bianchi sfrecciano allegramente sugli sci al di là e al di qua del confine. I neri, di notte rischiano la vita per attraversarlo. Non vanno più veloci delle motoslitte con cui i poliziotti li inseguono. Se questa dicotomia ammette ovviamente alcune eccezioni, legate al possesso di documenti e denaro, descrive abbastanza bene ciò che molte persone hanno osservato e vissuto in questa zona frontaliera negli ultimi anni.

Qualcuno ci ha suggerito che il momento scelto non era quello giusto. Dai, è vero, il week end di Pasqua, per alcun* l’unica possibilità di venire ad approfittare un po’ della bella neve artificiale che i cannoni del Monginevro riversano generosamente al calar della notte. E forse dovevamo pensare di più alla mezza giornata che i pacifici maestri di sci avrebbero perso. È sembrato che ci siamo spinti un po’ oltre bloccando il passaggio. Gli sciatori non sono stati al gioco, strappandoci lo striscione teso di fronte all’ingresso della seggiovia. Lo striscione dove ricordavamo che questa frontiera e il suo sistema hanno causato la morte di quattro persone in meno di un anno.

Queste quattro persone si chiamavano Blessing, Taminou, Mamadou, e uno è rimasto ignoto. Tutte e quattro sono morte di notte. Tutte e quattro avevano scelto quel momento per attraversare la frontiera, sperando che in questo modo sarebbero scampate ai controlli polizieschi.

Insomma, ci hanno risposto a colpi di sci e d’insulti.
“Chi muore qui ? Io devo mangiare ! “. La seconda parte della frase ci sembra legittima : tutte noi dobbiamo mangiare. La prima invece… Chi sono queste persone, che sembrano conoscere cosi poco il territorio che vivono per tutta la stagione?

La loro giustapposizione illustra quello che denunciamo: l’invisibilizzazione della violenza che tanta gente subisce su queste montagne permette in qualche modo di normalizzare razzismo, discriminazione e sfruttamento. Accettare ciecamente quello che succede tutti i giorni sotto i nostri occhi senza farci domande, ci fa accontentare di risposte offerte da chi gli fa comodo lasciarci nell’ignoranza…

“Io posso passare la frontiera perché ho i documenti giusti e mio padre lavora, non fa mica lo spacciatore”. Queste alcune delle affermazioni gridate contro i manifestanti. Avremmo tanto da dire, ma forse questa frase si commenta da sola. Infine, la polizia ci ha accusato di essere troppo “virulenti”, quando abbiamo letto davanti a loro le testimonianze raccolte presso chi ha subito la violenza della PAF (polizia di frontiera). Di queste testimonianze ne abbiamo raccolte tante. E’ probabilmente il fatto di essere in contatto permanente con questa violenza che alimenta la nostra virulenza?

È seguita una rissa, tra un numero certo di poliziotti e un certo numero di manifestant* perché hanno ritenuto opportuno di procedere al fermo per identificazione di una di noi. A caso…l’unica persona nera del gruppo. Si può anche citare la facilità di linguaggio che è stata usata dal capo della polizia per indirizzare la sua squadretta: “Allontanateli tutti, prendetevi la black”. Forse potrebbe risultare scivoloso soffermarsi su questo dettaglio? Forse le milioni di persone non bianche che vivono in Francia, in Italia o che cercano di attraversare le frontiere europee avrebbero qualcosa di più da raccontare sulla strana realtà del controllo casuale basato sul colore della pelle?

Questa persona è stata messa in garde à vue presso la PAF alle 13:00, e rilasciata intorno alle 21:30. Un ultimo chiarimento, per rendere l’immagine più nitida: per circa quaranta manifestanti, sono stati mobilitati sette furgoni della gendarmeria mobile. L’intento era quello di stroncare la contestazione, come ovunque la repressione è in agguato, sembrerebbe che disturbare l’ordine delle cose o il buon funzionamento del nostro sistema economico, sia diventato intollerabile, inevitabilmente violento.

Se abbiamo commesso un errore forse è sempre quello di essere prigionieri di un sogno. La fredda rabbia che ci abita, quella causata dalla violenza, dall’indifferenza e dall’ingiustizia del sistema che vogliamo combattere in TUTTI i suoi aspetti, fa si che continueremo a disturbare, comunicare e bloccare. Solo la prossima volta saremo più creativi.

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