Modena – Pillola 5: PERCHÈ MODENA. Specificità della situazione locale

Riceviamo e pubblichiamo la quinta pillola argomentativa sul significato della lotta contro il CPR e il suo ruolo in questa società, in vista del corteo del 25 aprile contro i lager di stato.
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PERCHÈ MODENA.

Specificità della situazione locale

Il  CIE  di  Modena  è  sempre  stato  all’avanguardia  in  tema  di  controllo,  una struttura   particolarmente   restrittiva   per   gli   internati   e   modello   per   le successive evoluzioni. Situato  nell’estrema  periferia  a  nord  della  città e costituito dal complesso del “casermone” di Sant’Anna.  Con  una  capienza iniziale  di  60  posti, esso viene aperto nel novembre del 2002 sull’onda delle campagne per la sicurezza legata all’immigrazione, portate  avanti  da  tutti  i soggetti del dibattito pubblico, partiti e livelli di governo.

Nella  sua  gestione  spiccano  i  ruoli  della “Confraternita  della  Misericordia”, capitanata  da  Daniele  Giovanardi  (fratello  dell’allora  senatore PDL,  Carlo Giovanardi) che  lo  amministra  fino  al  2012,  e  del  consorzio di  Siracusa “L’Oasi”, che subentra alla  Misericordia nel  2013,  anno  della chiusura della struttura dopo una serie di proteste e rivolte da parte delle persone rinchiuse al    suo    interno. Tuttora  l’edificio    rimane    vuoto    e    inattivo,    sebbene l’amministrazione  comunale  e  l’attuale governo nel   2018, più   volte, ne abbiano  annunciato  la ristrutturazione  per  la riapertura sotto  la  dicitura di CPR, stabilendo orientativamente giugno-luglio2019 come termine temporale e  ponendosi sulla stessa scia  della  precedente  legislatura targata  PD, che già nel 2017,con Minniti, aveva immaginato nuova vita per l’impianto modenese nel  più  grande  progetto istituzionale che prevedeva l’apertura di una gabbia per migranti in ogni regione. Poco dopo la chiusura, il destino della struttura di Modena è passato inizialmente  nelle  mani  di  una  finanziaria  di  Conegliano (Treviso), la  Finint  Revalue,  per  poi giungere sotto l’ala dell’Alba  Leasing, un’altra finanziaria partecipata  dalle  banche BPER (socio  di  maggioranza), BPM, Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio.

Vale la pena ricordare che entrambi i soggetti sopramenzionati (Misericordia e L’Oasi) hanno  avuto  una  posizione determinante  anche nel  funzionamento dell’ex CIE di Bologna che, come la struttura di Modena, è stato al centro di un meccanismo perverso fatto di  appalti  e  gare  al ribasso tra settore pubblico  e attori   privati, caratterizzato da un modello   di   gestione   orientato   alla repressione, all’umiliazione   e all’isolamento dei   migranti,   schiacciati tra vessazioni quotidiane, psicofarmaci e condizioni di vita disumane. Soprattutto  per  questo  motivo  è essenziale  rendere  chiaro  che,  al  di  là  di come sarà la struttura di Modena, che la si apra o meno, che funzioni o meno, esistono delle persone indisponibili alla sua presenza, che portano avanti una critica radicale al CPR e alla realtà che rappresenta. L’opposizione verso il futuro CPR ha finora riguardato realtà e individualità non  necessariamente  residenti a  Modena.  Se  il  governo  prevede  un  CPR  per regione, è  necessario  che  anche  chi  vi  si  oppone  adotti  una  logica  simile, dal momento  che  gli  internati  arriveranno non  solo  da  Modena,  ma  da  tutta l’Emilia Romagna.

Bisogna    aggiungere    che    il    contesto    emiliano    e quello modenese    si assomigliano   anche   per una   rinnovata   proliferazione   delle   formazioni neofasciste. Se  il  sottobosco  razzista  dell’“aiutiamoli  a  casa  loro”  è  una polveriera reazionaria,   i   fascisti  organizzati   rischiano spesso   di   fare   da   scintilla.   La diffusione    degli    episodi    di  violenza  contro  “stranieri”  e “diversi”  è preoccupante:  gli  incendi  di  baracche,  bivacchi,  roulotte o  strutture  in  cui dormono i migranti non si contano più, così come gli altri episodi di violenza. Lasciare  che  i  neofascisti  si  riorganizzino  è  pericoloso,  occorre  capire  come  si muovono, contrastarli, organizzarsi e stroncarne l’avanzata. In un territorio tradizionalmente a loro ostile come l’Emilia-Romagna, Modena è la città su cui costoro hanno scelto di provare a convergere e mettere radici. Da qualche anno a Modena esiste Terra dei Padri, centro sociale di destra sul modello  di  Casaggì  a  Firenze,  uno  spazio  in  cui trovano casa  tutte  le  anime dell’estrema destra da Lealtà Azione, passando per Veneto Fronte Skinhead fino a  Forza  Nuova.  Il  progetto  è  di  dare  agibilità  a  quei  gruppi  e  formazioni neofasciste  che sono  già  attive sul  territorio,  ma  che non  hanno  uno  spazio. Questi  gruppi,  finora  presenti  nelle  aree  periferiche  della  regione, tentano di radicarsi a  Modena, una città  strategica per l’Emilia Romagna,  per poi farvi confluire militanti da tutta l’area padana. Una lotta contro il razzismo di Stato in   questa   città   non   può   non   tenere   in   considerazione anche questa dimensione di contrasto.

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