Milano – Domenica 14 aprile iniziativa di presentazione del corteo a Modena contro il CPR

Riceviamo e diffondiamo. Per scriverci: hurriya [at] autistici.org

Domenica 14 aprile 2019, ore 18, alla nuova occupazione in Corvetto, via G.B. Piazzetta 23, Milano.
Presentazione del corteo contro i CPR
Modena, 25 aprile 2019

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Oulx- Aggiornamenti dalla frontiera e appello per la raccolta di cibo

Fonte: Chez JesOulx – Rifugio Autogestito

AGGIORNAMENTO DALLA FRONTIERA E APPELLO CIBO

(français en bas)

La frontiera è ovunque, lo diciamo spesso. Questa linea immaginaria che taglia il Colle del Monginevro continua a essere zona di passaggio e di attraversamento. Continua ad essere territorio di caccia al migrante da parte delle forze di polizia, che costringono le persone a camminare nascondendosi nella neve e nella montagna per chilometri.
Siamo già a quattro morti (conosciuti) su queste montagne.
Ultimamente la polizia francese si è data da fare per bloccare le persone che cercavano di lasciare Briançon per andare altrove in Francia. Si apposta alla partenza dei treni chiedendo i documenti e distribuendo regolarmente dei “réfus d’entrée” (dei “rifiuti d’accesso”) anche se si trovano a più di 10 km dalla linea frontaliera. Ciò ha provocato un blocco su Briançon: molte persone si sono viste obbligate a restare nella cittadina di frontiera per non essere deportate in Italia.
Dalla parte italiana, nel Rifugio Occupato si continua ad ospitare persone di passaggio e si continua ad organizzarsi contro le frontiere, nonostante la presenza costante di sbirraglia varia e voci di sgombero.
Ma tanta gente passa di qui, e le nostre scorte alimentari stanno finendo. Per questo chiamiamo alla solidarietà concreta.
Abbiamo necessità di qualsiasi cibo; dal riso alla verdura, dalla farina all’olio, dal caffé alle fette biscottate, dallo scatolame vario allo zucchero… dalle bottigliette d’acqua per chi deve affrontare la strada, alle merendine energetiche/cioccolato/barrette-di-qualsiasi-tipo. Qualsiasi alimento è benvenuto.
Tutto serve, dal sapone per lavare i piatti alla carta igienica. Continuiamo inoltre a raccogliere scarpe da montagna di taglia superiore al 41.
Ricordiamo che il Rifugio è aperto a tuttx coloro che vogliono dare una mano e organizzarsi per lottare contro le frontiere.
Passate a trovarci!
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Modena – Cosa vuol dire lottare contro i CPR oggi

Fonte: No CIE Modena

Prima pillola argomentativa sul significato della lotta contro il CPR e il suo ruolo in questa società. Seguiranno altre pillole prossimamente…

 

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Solidarietà ai reclusi perché i CPR brucino ancora

Fonte: Punto di Rottura

Come ogni luce ha la sua ombra, così anche lo scintillio delle metropoli ha il suo volto oscuro. Il capitalismo è guerra dove si estraggono petrolio, oro, nichel e diamanti ed è siccità nei luoghi più torridi del mondo.

Per non vivere nel terrore e nella carestia molte persone si mettono in viaggio verso l’Europa. Spesso attraversano un deserto e il mare. Durante il viaggio non si contano i pestaggi, gli stupri, i rapimenti, le torture e le morti.

Le persone sopravvissute al viaggio, giunte in Europa vengono forzate all’identificazione e bloccate alle frontiere verso il nord. Alcune trovano la morte sui sentieri per il confine. In italia le persone migranti, ricattabili e senza documenti lavorano in nero, ai margini della legalità e senza tutele. Alcuni, si ribellano.

Lo stato teme le rivolte e premia la sottomissione. Promette i documenti a chi lavora a testa bassa e costringe al terrore tutti. Chi vive senza documenti teme e odia la retata, il fermo, il controllo sul treno e ogni divisa. Il CPR, centro di permanenza per il rimpatrio è il cuore di questo dispositivo. I CPR servono a ricordare che in qualunque momento si può essere prelevati dal territorio, rinchiusi e deportati. A Milano sta aprendo un CPR in via Corelli, dove un tempo c’era il Centro di Identificazione ed Espulsione. Il CIE di via Corelli è stato reso inutilizzabile dai detenuti che, organizzati, hanno dato fuoco alla struttura. A partire dal 2009 i CIE sono stati bruciati dalle rivolte che hanno reso inagibili i CIE a Modena, Bologna, Brindisi, Crotone, Catanzaro e Trapani altrove le rivolte hanno notevolmente ridotto i posti disponibili. Solidarietà ai reclusi perché i CPR brucino ancora.

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Belgio – Prevista per il 9 aprile l’espulsione di un palestinese in sciopero della fame da 27 giorni

Traduzione da: Getting the voice out

Una vera e propria caccia ai palestinesi è stata messa in atto da parte delle autorità belghe dall’inizio del 2019. Secondo le nostre informazioni, dallo scorso gennaio decine di Palestinesi sono stati arrestati e detenuti nei centres fermés (CPR).
La maggior parte di queste persone si trovavano in centri aperti e avevano presentato una domanda d’asilo.
L’ufficio degli stranieri (OE) li ha convocati e al momento del colloquio ha presentato un “annesso 26quater” (una decisione di rifiuto con ordine di lasciare il territorio). L’OE ha in seguito proceduto al loro arresto immediato e li ha detenuti nei centres fermés (CPR), in attesta di espulsione.
Molti di questi uomini non hanno accettato questa decisione e hanno cominciato uno sciopero della fame all’interno dei loro centri di detenzione

COMUNICATO STAMPA palestinesi.

Uno di essi è Hisham, che l’OE vuole rinviare in Spagna questo martedì (09/04/2019)
Hisham, palestinese, è arrivato in Belgio per presentare domanda d’asilo asilo. Per arrivare in Belgio, è naturalmente passato da altri paesi, tra cui la Spagna, dove sono state prese e registrate le sue impronte. Secondo la procedura di Dublino è la Spagna a essere la responsabile della sua domanda di asilo.
Hisham però non vuole tornare in Spagna. Ritiene che l’accoglienza in questo paese è difettosa e vuole restare in Belgio, dove ha già degli agganci.
Hisham lo ha detto chiaro e forte e, con tutti gli altri compagni palestinesi, ha cominciato lo sciopero della fame il 17/03/2019. Lo sciopero della fame è uno dei soli modi d’espressione possibile nei centres fermés (CPR).
Il centro tenta di fare tacere la lotta che ha cominciato Hisham, così lo hanno isolato e gli hanno ritirato il telefono. Non ha più alcun contatto con l’esterno.
L’Ufficio degli stranieri ha deciso di mantenere la sua posizione e ha organizzato un’espulsione con scorta questo martedì 09/04/2019. Hisham sarà al suo 27 giorno di sciopero della fame ed è molto debole.
Il Belgio non è obbligato a rispettare Dublino. Il Regolamento di Dublino non obbliga gli Stati membri a domandare allo Stato presumibilmente responsabile di “prendere a carico” i richiedenti asilo. Il Belgio può decidere di occuparsi di questa domanda d’asilo.
Sosteniamo Hisham e tutti coloro che sono sottoposti a questa procedura.

Per farlo vi invitiamo a inondare di mail, telefonate, fax i responsabili di questa decisione:

–          la ministra Meggie DeBlock
Twitter: @Maggie_DeBlock
info.maggiedeblock@minsoc.fed.be
0032 2 528 69 00
https://www.instagram.com/maggiedeblock/

–          Monsieur Roosemont, Directeur de l’Office des Etrangers
Bur_Presse@dofi.fgov.be
Tel 0032 2 793 80 31 – 02 79380 30 (FR), Fax 02 274 66 40

Qui di seguito un testo da allegare alla mail:

#FREEHISHAM

#NONAUXCENTRESFERMÉS

Madame la Ministre,
je tiens à vous transmettre une information essentielle à mes valeurs,
en effet un homme, palestinien en grève de la faim depuis 25 jours a été
informé qu’il serait expulsé! Fit to fly???
Hicham, Palestinien, est arrivé en Belgique pour demander l’asile. Pour
arriver en Belgique, il est passé par d’autres pays européens, dont
l’Espagne où ses empreintes ont été enregistrées. Selon la procédure
Dublin l’Espagne serait responsable de sa demande d’asile. Cependant
comme vous le savez, ceci n’est pas contraignant pour la Belgique.
Hicham ne veut pas retourner en Espagne où l’accueil des demandeurs
d’asile est catastrophique et veut rester en Belgique où il a des
attaches durables. Il le dit haut et fort et a, avec ses compatriotes
entamé une grève de la faim le 17/03/2019. La grève de la faim est un
des seuls modes d’expression possibles dans les centres fermés.
Une expulsion de force avec escorte est prévue ce mardi 09/04/2019.
Hicham sera à son 27ème jour de grève de la faim et extrêmement affaibli!
Je vous prie par le présent courriel d’exercer les pouvoirs qui sont les
vôtres pour empêcher un tel traitement inhumain.
Puis-je vous rappeler que la Cour européenne des droits de l’homme a
reconnu, le 7 juillet 1989 (Soering C. Royaume-Uni), que cette
disposition interdit l’extradition vers un pays étranger d’une personne
si celle-ci est susceptible d’y être victime de torture.
Dans l’espoir que vous prendrez les mesure nécessaires je me permets ici
de rappeler le serment que vous avez prêté :
” Je veillerai à ce que des convictions politiques ou philosophiques,
des considérations de classe sociale, de race, d’ethnie, de nation, de
langue, de genre, de préférence sexuelle, d’âge, de maladie ou de
handicap n’influencent pas mon attitude envers mes patients. Je
respecterai la vie et la dignité humaine.”

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Roma 19/4 @ NED-PSM – Incontro in vista del corteo contro i CPR a Modena

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

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Eboli (SA) – I padroni sfruttano, lo stato sgombera

fonte: lapiega.noblogs.org

[Riceviamo e pubblichiamo]

Giovedì 4 aprile alle 5 di mattina, prima del sorgere dell’alba, su ordine della Procura di Salerno, è iniziata un’operazione di polizia in località Campolongo, nella zona litoranea del Comune di Eboli (Salerno). Con l’ormai consueto e sproporzionato dispiegamento di forze dell’ordine utilizzato in questi casi, circa 200 unità tra Polizia, Carabinieri, e Guardia di Finanza, affiancati da decine di mezzi, compreso un elicottero, hanno sgomberato un insediamento in cui vivevano un centinaio di persone immigrate, tra cui alcune famiglie con bambin*.

Gli agenti hanno prima circondato completamente l’insediamento e bloccato le strade adiacenti, deviando il traffico su strade interne. Hanno poi perquisito una per una tutte le strutture (casupole, roulotte, baracche, un vecchio bus) e identificato le persone che ci vivevano. L’operazione si è protratta fino al pomeriggio, per diverse ore: tutte le persone sono state cacciate via dai loro alloggi e buttate in strada, le strutture sono state sigillate e poste sotto sequestro. Il proprietario italiano dell’area è stato fermato con l’accusa di furto di corrente elettrica e sfruttamento della manodopera clandestina. Due bambin* sono stati sottratt* ai loro papà e, in assenza delle madri e di “verifiche”, affidat* ai servizi sociali.

I media locali riportano acriticamente la stessa velina (https://www.lacittadisalerno.it/cronaca/eboli-minori-nei-tuguri-scatta-il-blitz-all-alba-1.2192728) delle autorità, scrivendo del degrado in cui versavano gli alloggi, di presunti giri di prostituzione e spaccio che avvenivano nella zona, di 7/10 persone fermate sulle circa 100 presenti (quasi tutte africane) perché senza documenti in regola, le quali subiranno probabilmente l’espulsione. Difficile per ora trovare altre notizie sui media, e soprattutto difficile che siano riportate notizie veritiere. Soprattutto nessuno si è interrogato, nel pubblicare la notizia dello sgombero, sulla sorte delle persone sgomberate: cento persone rimaste all’improvviso senza un tetto è un evento che non merita riflessioni o domande (https://www.youtube.com/watch?v=cj0rsbtNHTg). Il perché è presto svelato potendo parlare, il giorno dopo lo sgombero, con alcune delle persone che lo hanno subito, a Campolongo, dove c’è ancora un via vai di braccianti che tornano dal lavoro e di auto dei Carabinieri a controllarle le casupole ormai vuote.

Sì, sono venuti in tanti e ci hanno controllato i documenti, noi ce li abbiamo tutti, siamo regolari, lavoriamo nelle campagne. Hanno controllato le nostre case, non so perché, ma non hanno trovato niente. Gli abbiamo dato anche i contratti di affitto, paghiamo ogni mese dai 200 ai 300 euro per vivere qui. Ma ci hanno mandato via lo stesso tutti, sotto la pioggia. Io ho potuto prendere solo un paio di borse, per fortuna sono riuscito a trovare un posto dove dormire qui vicino

Un’altra persona racconta: “Sono arrivati alle 5 di mattina, era buio, c’erano tutti, la polizia, i carabinieri, tutti. Ci hanno detto che il proprietario non pagava l’acqua e la luce, ma questo non dipende da noi, noi gli pagavamo l’affitto. Abbiamo avuto un’ora per lasciare le nostre case, solo un’ora, tutti sono dovuti andare via, abbiamo potuto prendere solo poche cose, siamo dovuti andare in strada. Ora ho paura che qualcuno rubi ciò che avevo lasciato, perciò sono ancora qui. Non so se hanno portato via altre persone senza documenti. Questo sgombero l’hanno fatto con noi perché siamo africani, con gli italiani non avrebbero fatto così. Nessuno ci aveva avvertiti prima, avremmo cercato un’altra casa. Adesso devo cercarmi una casa, qui è difficile trovarla, non vogliono affittarci le case. Qui sono tutti d’accordo, qui c’è la mafia e il razzismo. 

Da queste parole emergono le testimonianze di uno sgombero quasi surreale: dopo aver controllato i contratti di affitto delle persone e dopo aver a lungo perquisito le loro abitazioni (evidentemente in cerca di elementi d’accusa), pur non avendo trovato nulla, hanno semplicemente apposto i sigilli alle case e costretto le persone ad allontanarsi. Nessun preavviso di sgombero, neppure la possibilità d’avere un po’ di tempo per trovare una nuova abitazione o di recuperare i propri oggetti personali all’interno delle case, in quella che sui giornali è stata definita come mini-baraccopoli; un centinaio di persone, bambin* compres*, sono stat* scacciat*, sotto una pioggia scrosciante e senza alcuna soluzione alternativa. Se pure sono stati scoperti allacci di energia elettrica ed acqua abusivi, ciò non implica nessuna responsabilità da parte delle persone che vi abitavano, che avevano un contratto e pagavano regolarmente l’esoso canone di affitto e che, però, hanno subito le durissime conseguenze di uno sgombero.

Un’altra cosa molto chiara sottolineata dai braccianti è che tutto quello che è accaduto è stato possibile solo perché le persone sgomberate sono africane e non italiane, dandoci così una spiegazione molto semplice del razzismo istituzionale che governa il territorio. Mentre le imprese fanno affari con lo sfruttamento lavorativo delle persone migranti e proprietari di alloggi si arricchiscono con gli affitti in nero c’è lo Stato che interviene nei fatti a peggiorare ulteriormente le condizioni di vita delle persone immigrate e a perpetuare così ogni sorta di abuso e sopraffazione. Quando si parla di degrado pensiamo proprio a questo, alla costante repressione e alle varie forme che assume lo sfruttamento, alla estesa complicità delle istituzioni e delle varie forze politiche. Continue reading

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Milano – Sabato 6 aprile incontro contro la prossima apertura del CPR di via Corelli

Fonte: Punto di Rottura

Milano: sta per riaprire un lager per immigrati

A giugno 2019, il CPR di via Corelli a Milano sarà riaperto.

I Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) sono lager in cui vengono rinchiusi gli immigrati senza documenti per essere poi deportati nei loro Paesi d’origine. Si tratta di una segregazione su base razziale che utilizza pestaggi, psicofarmaci, stupri e violenze di ogni natura come strumenti di controllo dei reclusi. TUTTO CIÒ È INACCETTABILE.

Il CPR fa parte di un programma che parte da lontano: fu la “legge Turco-Napolitano” (1998) a istituire questo genere di reclusione amministrativa, riaggiornato l’altr’anno con la “legge Minniti-Orlando” e infine ripreso dal governo Lega-M5S con un ulteriore inasprimento nel segno dell’odio razziale e della guerra ai poveri.

L’applicazione della “legge Salvini” su sicurezza e immigrazione colpisce tutti coloro che non stanno alle regole di questo giogo truccato in cui vince sempre chi comanda. L’introduzione di norme sempre più complesse per ottenere i documenti d’immigrazione e il potenziamento del controllo e della repressione hanno lo stesso scopo: limitare la libertà di chiunque, italiano o straniero che sia, e ridurre, fino a eliminarla, ogni espressione di scontento, protesta, lotta.

Vogliamo:

– ricordare le battaglie del passato contro i lager per immigrati, che li hanno fatti chiudere

– discutere della situazione presente

– per iniziare a organizzarci contro il nostro nemico comune.

Troviamoci perciò sabato 6 aprile 2019
dalle ore 15,30, in piazzale Gabriele Rosa
per passare un pomeriggio insieme e confrontarci sui CPR e sulla “legge Salvini”.

Video sulle ribellioni degl’immigrati reclusi, opuscoli e libri che vale la pena di leggere. Poi la merenda!

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Francia – Distruggiamo i CRA! Manifestazione per la libertà dei/delle reclusx nei centri di detenzione

Traduzione da: Paris Luttes

Domenica 31 marzo alle 14 alla metropolitana Croix de Chavaux (Montreuil): manifestazione contro i centri di detenzione e per la liberazione di tuttx!
Portare qualcosa per fare rumore.

Lo scorso mercoledì è iniziato un nuovo movimento collettivo nel centro di detenzione di Vincennes (CRA1): sciopero della fame, sciopero dell’ASSFAM (l’associazione che fornisce le informazioni legali all’interno) e dell’infermeria ( vale a dire, rifiuto collettivo di presentarsi).
La sera di giovedì 21, c’è stato il primo presidio spontaneo, che consiste nel radunarsi davanti al CRA e fare rumore per comunicare con i detenuti e mostrare loro che stiamo mostrando solidarietà all’esterno. Un secondo presidio selvaggio si è svolto il pomeriggio di domenica 24, per sostenere i prigionieri all’interno. In questa occasione furono arrestati due compagni italiani.
Questa domenica, 31 marzo, sarà passata una settimana dalla reclusione di Andrea e Gabrio. Accusati di aver istigato la ribellione, sono tenuti prigionieri…nello stesso CRA de Vincennes: la prefettura ha dato prova di ironia.

Da più di tre mesi nei CRA si sviluppano lotte per migliori condizioni di reclusione, e contro la stessa detenzione. Scioperi della fame, rifiuto delle cure, sommosse, occupazione dei corridoi per impedire le deportazioni, incontri ed eventi si sono svolti all’interno dei CRA di Oissel, Vincennes,  Mesnil-Amelot, Pleasure , Lione, Rennes, Hendaye… Sono usciti molti comunicati dei prigionieri in lotta. C’è movimento un po’ dappertutto!

Ma c’è anche molta repressione: arresti, processi per direttissima, mesi di galera, la violenza della polizia decuplicata. All’esterno, ci siamo organizzatx per fare uscire le voci dall’interno, ma anche per portare un sostegno ai detenuti e fargli visita. Dall’inizio di gennaio sono state organizzate più di una dozzina di presìdi selvaggi a Vincennes, Mesnil Amelot, ma anche a Rennes, a Lione e a Sète.

Questa domenica, uniamoci contro i tentativi repressivi volti a isolare ulteriormente i/le prigionierx dal supporto esterno, come nel caso di due compagni arrestati. Ma anche e soprattutto per la liberazione di tuttx i/le reclusx, in solidarietà concreta con le lotte all’interno.

Affinché questi luoghi scompaiano, e con essi confini, rastrellamenti e politiche razziste:

Manifestazione 31 marzo alle 14 alla metropolitana Croix de Chavaux (Montreuil) alla fine della strada pedonale!

Libertà per Andrea, Gabrio e tuttx gli/le altrx! Abbasso i CRA!

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Malta – Sulla nave Elhiblu per fuggire dai lager europei in Libia: il coraggio punito con altra prigionia

Nella notte di martedì 26 marzo la petroliera ElHiblu I soccorre un barcone con a bordo 108 persone fuggite dalla Libia. Obbedendo a quanto richiesto dalla guardia costiera libica, la nave si dirige verso Tripoli. Mercoledì mattina, a pochi chilometri dalla costa, accorgendosi della destinazione, le persone migranti hanno cominciato a protestare, non volendo essere di nuovo recluse nei lager libici. Di conseguenza, l’equipaggio, composto da 6 persone compreso il capitano, decide di far rotta verso nord, in direzione di Malta. “Non c’è stata violenza, assolutamente” hanno dichiarato i membri dell’equipaggio, ma politici e media europei e libici, artefici e complici dei campi di concentramento dove migliaia di persone vengono torturate, affamate, stuprate e uccise, hanno subito gridato scandalizzati al “dirottamento” e alla “pirateria”.
La scorsa notte, in prossimità dell’isola, sono intervenute le forze speciali maltesi, affiancate da motovedette e un elicottero, prendendo il controllo della nave e conducendola nel porto di La Valletta.
All’arrivo,  103 persone (comprese 19 donne e 12 bambini) sono state portate da bus della polizia nel centro di detenzione per migranti di Marsa, eufemisticamente chiamato “Initial Reception center”. Altre 5 persone, probabilmente accusate di essere a capo della protesta, sono state invece fatte scendere ammanettate con fascette di plastica e sono state recluse nel centro di detenzione di Hal Safi.

L’arrivo delle persone sbarcate nel lager di Marsa

Nel campo di concentramento di Marsa sono ancora recluse le 47 persone sbarcate il 9 gennaio dalle due ONG Sea Watch e Sea Eye. Malgrado le promesse di ricollocamento nei vari paesi europei disposti ad accettarle, queste persone sono sequestrate da due mesi e mezzo dalle autorità maltesi. Per questo motivo dal 5 all’8 marzo avevano protestando ricorrendo ad uno sciopero della fame, rivendicando la fine della detenzione e l’avvio dei trasferimenti in Europa. La settimana successiva 13 persone erano riuscite a fuggire dal lager, e altre due durante un trasferimento in un ufficio. Solo 5 persone sono poi state riprese dalle forze di polizia maltesi, e riaccompagnate a Marsa.

Centro di detenzione di Hal Safi, Malta

Il campo di concentramento di Hal Safi è tristemente famigerato per le terribili condizioni di reclusione. È un’ex base militare, sotto la vigilanza dell’esercito, dove sono detenute le persone in attesa della deportazione. Nel gennaio dello scorso anno qui era avvenuta l’ultima rivolta delle persone recluse contro le condizioni di vita: 9 persone sono ancora sotto processo per questi fatti.

Quello della Elhiblu è solo l’ultimo caso che vede coivolte navi commerciali. Le navi in viaggio nella zona del Mediterraneo compresa tra la Libia e l’Italia, sono ormai da mesi complici nel respingimento dei/delle migranti. Violando l’articolo 33 della convenzione di Ginevra (che vieta i respingimenti verso paesi in cui la vita o la libertà dei/delle migranti sarebbero minacciate), quando intervengono nel soccorso di imbarcazioni in difficoltà, accettano di riportare le persone nei lager libici.
Ricordiamo la protesta che aveva visto protagoniste, nel novembre 2018, 95 persone a bordo del cargo Nivin giunto a Misurata: per più di 10 giorni si erano rifiutate di sbarcare, fino all’intervento delle forze di polizia libiche che le aveva riportate con la forza nei lager. Di loro si son perse le tracce.

Con questi precedenti, gli stati europei e la Libia cercano di ribadire un principio cardine della loro strategia per fermare i flussi migratori: quello di considerare la Libia un “paese sicuro” per legittimare così tutte le forme di respingimento in mare. Dall’altro lato, anche le compagnie di navigazione spingono per non ottemperare all’obbligo di soccorso e, quando costrette, cavarsi dagli impicci nel più breve tempo possibile, riportando le persone migranti nei lager, pur di non veder limitati i propri profitti.

Per questi motivi sarà importante non far cadere nel dimenticatoio la sorte delle persone sbarcate oggi a Malta: sulla loro pelle, condannandole e deportandole alla prima occasione, le autorità vogliono rafforzare politiche sempre più disumane.

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