Grecia: intervista con un compagno dell’Assemblea No Lager

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Oggi scadono i cento giorni entro i quali il Governo greco aveva promesso la chiusura dei centri di detenzione per migranti. I centri tuttavia continuano a segregare più di 3000 persone, così come rimane in piedi la recinzione anti-migranti di Evros e attivo il pattugliamento del Mar Egeo attuato da Frontex in collaborazione con la marina greca.

logo-assemblea no lagerPrendiamo spunto da questa data simbolica per pubblicare un’intervista di Radio Onda Rossa con il compagno A. dell’Assemblea No Lager ellenica, che spiega la situazione in Grecia negli ultimi anni e aggiunge alcune sue personali considerazioni politiche.

Domanda: sappiamo che è molto difficile avere una percezione chiara rispetto all’operato di Frontex, sapete dirci qualcosa riguardo l’operazione in corso ad Evros? Da quanto dura,  è un attacco costante e quali effetti ha su respingimenti, cambi di rotte ed internamenti nei centri?

Risposta: purtroppo la maggior parte delle cose che conosciamo su Frontex è di seconda mano. Ma sappiamo che in Grecia Frontex dal 2009 ha cominciato a collaborare con la Guardia Costiera e la Marina greca nel Mar Egeo, e dall’ottobre 2010 coopera con la polizia e le guardie di frontiera sul confine di Evros (operazione “Scudo” : 2000 poliziotti di frontiera + la recinzione ad Evros). Come nel resto d’Europa Frontex sembra aver solo un ruolo di coordinamento/consulenza ed evita responsabilità operative, in modo che se qualcosa va storto (ad esempio se annegano immigrati) la responsabilità ricade sulle autorità greche. Non abbiamo dati precisi sulle espulsioni e respingimenti ( questo articolo [1] del 2014 riporta la denuncia di varie associazioni per i diritti dei migranti della pratica dei respingimenti in mare con la complicità di Frontex). Da quando Frontex ha iniziato a operare nel Mar Egeo nel 2009 vi è stato effettivamente un cambiamento delle rotte migratorie , che si sono spostate in direzione del confine di Evros.

Attenzione, Frontex!

Attenzione, Frontex!

Come risposta nel 2010 il governo greco ha invitato Frontex ad operare anche lì (gli arrivi via mare erano diminuiti dai 30.050 del 2008 ai 5400 del 2010, quelli via Evros erano aumentati dai 7574 del 2009 ai 38992 del 2010 [2] ; dal novembre del 2010, su richiesta del governo greco, Frontex ha esteso il proprio intervento sul confine terrestre con la Turchia a Evros , con una forza di 200 agenti di polizia, veicoli speciali, elicotteri, telecamere termiche etc, allestendo una propria sede nella città di Orestiada. In pratica, Frontex separa i “profughi di guerra” da quelli che non avranno nemmeno il diritto di presentare una domanda d’asilo in Grecia o in un altro paese. Questi ultimi sono imprigionati nei centri detenzione prima di essere deportati nei Paesi di origine o in paesi terzi come la Turchia [3] ). Dai contatti con le assemblee lì attive sappiamo che Frontex deporta nei centri di detenzione i migranti che cattura. Nel 2010 Frontex ha allestito al Pireo il suo quartier generale greco [4], nell’edificio della Guardia Costiera [5].

D: Dall’inizio dell’operazione Xenios Zeus più di 80.000 migranti sono stati rastrellati nelle strade di Atene. Potete raccontarci come avvengono queste operazioni militari e se ci sono delle resistenze collettive, e se sì, in che tipo di quartieri, mercati o posti di lavoro?

R: Per queste operazioni sono stati impiegati agenti di polizia, la polizia antisommossa (MAT) e quella motorizzata (ΔΙΑΣ) etc. per effettuare controlli e retate su treni e bus oltre che nelle strade e nelle piazze. La polizia controllava le persone basandosi su caratteristiche etniche (sul colore della pelle) e ci sono state molte lamentele di migranti che avevano un permesso legale e si son visti distruggere i loro documenti da parte della polizia al momento del fermo. All’arresto è seguita prima la detenzione nelle stazioni di polizia o nei dipartimenti per l’immigrazione, e successivamente nei centri di detenzione per migranti.

Corteo contro le retate

Corteo contro le retate

Ci sono state molte azioni di resistenza collettiva, di contro-informazione e di solidarietà (cortei, manifesti, presìdi, speakeraggi) organizzati dall’area anti-autoritaria e dalla sinistra. L’assemblea No Lager (come altri gruppi) ha partecipato con la parola e con l’azione a queste iniziative contro l’esistenza dei centri di detenzione.

Come scrivemmo nel Gennaio 2014 in un testo distribuito nella manifestazione contro l’operazione Xenios Zeus [6]:

Greece Migrants

Arresti durante l’operazione Xenios Zeus, Atene 2011 (AP photo)

solo nei quartieri intorno Patissia, ad Atene, dove risiedono molti migranti , ci sono tre presidii permanenti di controllo della polizia , una continua e aggressiva operazione poliziesca contro gli immigrati che ha il cinico nome di “Xenios Zeus” (la divinità greca dell’ospitalità), come in precedenza l’operazione contro tossicodipendenti e senzatetto era stata chiamata “Thetis”. Queste operazione non hanno come obiettivo quello di contrastare una specifica infrazione. Si tratta invece di metodi di prevenzione e della creazione di zone di occupazione militare: grandi presidii di forze di polizia nei centri urbani, armi pesanti, continui pattugliamenti stradali e ispezioni, arresti e detenzioni di massa, dispersione degli arrestati in vari luoghi di detenzione , dalle stazioni di polizia e prigioni fino ai centri di detenzione “ufficiali” dove i migranti sono detenuti a tempo indeterminato senza che gli venga garantito alcun diritto legale, in balia di un potere esecutivo svincolato dai formali limiti di legge . E questa politica di cui sopra si coordina con comitati di residenti fascisti/razzisti che, pretendendo di parlare in nome di tutti gli abitanti dei quartieri, cercano di imporre un regime di terrore (il caso più famoso è quello di Agios Panteleimonas , dove avvenne un attacco incendiario ad un negozio gestito da migranti).

D: Oltre ai recenti attacchi agli spazi dei compagni, sappiamo di numerose aggressioni dei nazi contro gli immigrati. Si riesce ad organizzarsi insieme con i migranti? Sistematicamente o davanti alcuni attacchi specifici?

MAnifestazione dell'ASOEE, Atene Aprile 2015

Manifestazione dell’ASOEE, Atene, Aprile 2015

R: purtroppo non c’è ancora molta cooperazione tra antifascisti e immigrati in Grecia, tuttavia ci sono stati passi in questa direzione: un buon esempio è l’ASOEE , l’assemblea di solidarietà con i migranti (nata all’inizio del 2012, in risposta ai continui attacchi delle forze di polizia [7]) e c’è stata cooperazione anche in casi più isolati , ad esempio quando avvengono pogrom fascisti nei quartieri di solito i gruppi dell’area anti-autoritaria rispondono subito con azioni come manifestazioni e volantinaggi , alle quali partecipano spontaneamente i migranti che incontriamo sulla strada.

D: Riguardo la lotta contro i centri d’internamento per migranti siamo piuttosto attenti alle ultime mobilitazioni. Potete raccontarci chi si sta mobilitando, all’esterno, anche riguardo manifestazioni specifiche come ad Amygdaleza e Propylea? La sindrome da “governo amico” sta interessando il movimento antirazzista? In che modo? Sono nate campagne antirazziste che parlano dei soggetti migranti? In che modo?

Dopo l’elezione di SYRIZA al Governo, molte organizzazioni di sinistra hanno fatto azioni e rilasciato dichiarazioni contro i centri di detenzione. Noi, come assemblea che nasce contro la mediazione di qualsiasi parte delle istituzioni con le nostre azioni e la nostra vita , non abbiamo partecipato alle loro iniziative, oltre che per questo rischio di “mediazione” , anche perchè siamo consapevoli del rischio di una cooptazione/integrazione del movimento antifascista/antirazzista con il governo o stato “amico”. Noi continuiamo a sostenere le lotte autorganizzate dal basso, cercando di aiutare a sviluppare in questa cornice i nostri discorsi e le nostre azioni con i migranti detenuti. Lanciamo lotte comuni e per la nostra libertà non facciamo affidamento in qualsiasi Stato o istituzione. In questo contesto stiamo cercando di costringere lo Stato a chiudere i centri di detenzione, ma ancor di più per creare le condizioni grazie alle quali saranno i migranti e la solidarietà a demolirli.

D: Riguardo le posizioni del governo greco sui lager per migranti, tutta la stampa italiana ha scelto di parlarne quotidianamente, ovviamente non nominando mai le lotte delle persone internate. Crediamo che, in un momento in cui in Italia è in atto l’ennesimo feroce processo di criminalizzazione contro le persone immigrate, anche attraverso il recente decreto antiterrorismo, la scelta della stampa italica sia stata fatta unicamente per legittimare i nostri dispositivi nella guerra contro i migranti. Potreste raccontarci la lotta dentro e fuori i centri, come rimanete in contatto con le persone imprigionate, chi gestisce i lager (se ci sono agenzie private) e, nonostante le lotte per distruggerli, che tipo di riforma s’intravede dalle istituzioni?

Corteo al centro di detenzione di Amygdaleza

Corteo al centro di detenzione di Amygdaleza

R: i contatti con i migranti detenuti avvengono direttamente attraverso visite ai centri, via telefono o grazie agli immigrati che ora sono fuori dai centri. Ovviamente stiamo molto attenti nel portare avanti questi contatti in modo da minimizzare il rischio che i migranti siano presi di mira dalla polizia (cosa che avviene).

I centri di detenzione in grecia sono ancora gestiti dalla polizia. Oltre ai poliziotti di sorveglianza, nei centri lavorano anche medici, psicologi e assistenti sociali stipendiati dallo stato. Le mense , le lavanderie e i lavori di pulizia sono invece affidati ad imprese private.

Le riforme (alcune già fatte, altre previste) del nuovo governo si concentrano sulle condizioni di vita dei migranti e sui tempi di detenzione. Molto probabilmente i migranti non saranno trattenuti per più di sei mesi (in precedenza potevano recluderli quanto volevano) ma conosciamo casi in cui ciò non è avvenuto davvero. Vi è la tendenza – coperta da una retorica umanitaria – a coinvolgere maggiormente ONG e istituzioni sanitarie (KEELPNO) con corrispondenti benefici per loro.

In questi mesi ci sono stati diversi episodi di resistenza degli immigrati: scioperi della fame, piccole ribellioni, suicidi e tentativi di suicidio, atti di autolesionismo ed incendi doloso. Il caso più tipico è stato l’incontro tra le proteste nel centro di Paranesti e il supporto solidale all’esterno [8] Ad Amygdaleza, dopo 3 decessi consecutivi di detenuti , è stato organizzato un presidio di solidarietà in collaborazione con altri collettivi [9].

freedom

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