Calais: la sfida della giungla!

Traduzione da : Calais Migrant Solidarity

c1Lunedì sera verso le 22 circa, la polizia francese, che per oltre un mese ha presidiato l’entrata della giungla e il ponte della superstrada che la domina, ha iniziato a sparare gas lacrimogeni per minacciare gli abitanti della giungla. L’azione della polizia non è stata causata da qualcosa in particolare; è bastato il fatto che alcune persone si fossero riunite all’ingresso della Jungle, così come fanno solitamente.

c2La polizia ha sparato gas lacrimogeni per più di mezz’ora con differenti livelli di intensità. Nei momenti di grande intensità, le persone avevano paura di attraversare la strada, per timore che la polizia avrebbe intensificato il lancio di gas. In quel momento un centinaio di residenti della Jungle, stufi di essere per l’ennesima volta aggrediti senza motivo, hanno appiccato un grande incendio utilizzando i resti di baracche distrutte nel corso delle operazioni di sgombero ordinate dalla prefettura lunedì scorso (11 gennaio).

Per ogni pezzo di casa, tenda e arredamento che bruciava i residenti nella giungla urlavano frasi quali “la fine della giungla!” e “Fottiti, polizia!”. A questo punto è partito un lancio di sassi e altri oggetti contro la polizia che, anche a causa del vento contrario, non poteva lanciare altro gas lacrimogeno; inoltre una ventina di persone ha iniziato a ballare al centro della via principale della giungla dando vita a una scena quasi apocalittica.

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L’aggressione subita dai rifugiati nella notte tra il 19 e 20 Gennaio fa da eco a quella avvenuta giovedì 15. La polizia ha attaccato nuovamente la giungla martedì mattina alle 5:00 cominciando a lanciare gas dal ponte della superstrada per intimidire i residenti della giungla ed evitare ogni tentativo di blocco stradale e per rendere l’area invivibile.

L’aria è diventata immediatamente irrespirabile, mentre i lacrimogeni hanno dato fuoco alla copertura di plastica di una costruzione della giungla. Subito una decina di residenti si sono adoperati per spegnere l’incendio prima che si propagasse raggiungendo le altre case intorno. Questa zona è infatti densamente popolata e ricca di negozi. Mentre accadeva tutto ciò, una bar della giungla ha aperto le porte per dare rifugio e conforto a coloro che tornavano dall’autostrada. Avvolti da un’aria irrespirabile, hanno acceso dei fuochi per resistere al freddo. Pian piano le persone sono andate a dormire, per qualche ora, fino a quando le ruspe di Stato si sono rimesse al lavoro.

Questa ultima notte di immotivata aggressione da parte dello Stato francese contro gli abitanti della giungla dimostra ancora una volta il livello di sistematica brutalità che il governo è disposto ad utilizzare. I gas lacrimogeni sono uno strumento dello Stato per cercare di rendere la vita nel campo invivibile, per disperdere le persone lontano dalla giungla verso il “centro di des répit” e verso l’area dei container, al fine di esercitare un ulteriore controllo e limitare la libertà di movimento delle persone. Non è un segreto che il governo vuole smantellare la giungla, con il vice sindaco di Calais che recentemente ha dichiarando in un’intervista al media di stato del Cremlino, Russia Today: “ci sono un sacco di cose costruite qui che … che sono illegali (sic) e devono scomparire “. Eppure di fronte a questo insopportabile livello di repressione i residenti della giungla mostrano un ardente senso di sfida nei confronti della volontà statale. Per quanto lo Stato ci provi insistentemente, gli abitanti della giungla non possono e non vogliono scomparire!

Calais: Incendiate ruspe del cantiere del campo container

Traduzione da Rabble
               
r1Venerdi’ scorso, vicino al campo di Calais, sono stati bruciati due mezzi usati per evacuare e costruire uno spazio adibito a dei container – un campo di concentramento dedicato alle famiglie all’interno di uno spazio più grande, la jungle semi-autonoma. Non ci sono state dichiarazioni sulle responsabilità dell’accaduto, ma secondo i giornali locali riportano che sono stati trovati graffiti con la scritta “no borders” e “questa e’ una prigione” su qualche container usato in questo nuovo spazio che detiene già più di qualche persona.

r3Il campo, uno sterile e fortemente controllato spazio, dovrebbe tenere almeno 1500 persone, sullo stesso territorio dove c’era la cosiddetta ‘giugla’, e e’ attualmente gestito dall’associazione degli sporchi collaboratori dello stato La Vie Active. Secondo la charity “la sicurezza che presidia il campo ha visto i colpevoli: puoi anche vedere le firme lasciate sui container. Sembra che questi sono anche riusciti a convincere i migranti a partecipare alle loro azioni”.
Il nuovo campo e’ il primo passo concreto nel tentativo di distruggere completamente il villaggio autogestito che conta dalle 4000 alle 6000 persone. Un terzo della popolazione della jungle si aspetta di essere sgomberata da oggi stesso per prendere uno spazio di qualche centinaio di metri proprio vicino l’autostrada.

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