Egitto – Il corpo delle donne non si tocca!

riceviamo e diffondiamo 
Manifesto per la protesta del 12 febbraio 2013

Manifesto per la protesta del 12 febbraio 2013

In Egitto il maschio controlla la famiglia patriarcale; la Chiesa e le moschee alimentano sessismi e controlli sulle donne; lo stato, polizia o esercito che sia, esercita violenze di ogni tipo sul corpo delle donne. Qualsiasi maschio in questa società razzista e sessista è legittimato a usare violenza sulle donne, ritenute “per natura” inferiori e deboli. La verità è un’altra. Tutti i giorni le donne lottano contro gli abusi per strada, gli insulti che senti mentre cammini, contro mariti despoti che le picchiano. Ci abituano all’isolamento ma la solidarietà con le altre donne è un’ arma che al maschio fa paura.

 

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graffito sull’attacco della polizia militare alla “ragazza col reggiseno blu “

Nel marzo del 2011, a due mesi dalla rivoluzione, quando al potere c’era lo SCAF (Consiglio superiore delle forze armate), dopo aver sgomberato il presidio a piazza Tahrir,  la polizia militare ha arrestato 18 donne. Alcune di loro sono state picchiate e torturate nel museo egizio vicino alla piazza; 17 sono state processate da tribunali militari; 7 di loro sono state sottoposte ai test di verginità, una forma brutale di controllo e repressione sul corpo delle donne che si stavano ribellando.

Nel dicembre del 2011, sempre sotto il potere della giunta militare, una ragazza con il velo è stata pestata, presa a calci, trascinata da un branco di soldati e denudata, solo perché partecipava alla lotta.

Nel 2012, le donne che decidevano di essere parte delle rivolte sapevano che, oltre a rischiare di essere uccise dai proiettili della polizia, potevano subire ogni sorta di violenza e abuso, compreso lo stupro.

Questi dispositivi repressivi contro le donne nei giorni di rivolta, venivano usati in modo sistematico da parte dello stato. Non erano casi sporadici e avvenivano nei momenti di scontro e di conflitto, tra le raffiche di gas e quando le piazze erano affollate da migliaia di persone.

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graffito di Mira Shihadeh contro le molestie

In alcune aree di piazza Tahrir, c’erano gruppi di maschi che si appostavano in attesa di colpire le donne isolate. Si muovevano in branco, accerchiavano  la donna e non permettevano a nessun@ di poter intervenire in quei momenti di terrore. Proprio per questo, in quel periodo, il gruppo “Opantish: Operation Anti-Sexual Harassment” si è autorganizzato per lottare contro gli abusi, le violenze e gli stupri in piazza. Alcun@ ragazz@ erano sempre presenti per strada per intervenire tempestivamente.

Il 25 gennaio 2015, giorno della ricorrenza della rivoluzione, l’attivista Shaimaa al Sabbagh è stata freddata da vari proiettili sparati alla schiena, mentre portava fiori a piazza Tahrir, per commemorare tutte le persone assassinate dallo Stato.

Dopo la sua morte è stato organizzato un presidio di sole donne nel luogo del suo assassinio, per ribadire che non ci saremmo fermate di fronte alla brutalità del loro stato di polizia e che le strade e le lotte sono nostre, come il nostro desiderio di ribellarci in quanto donne. 

I femminicidi in Egitto sono all’ordine del giorno. 

La settimana scorsa una ragazza di 17 anni della provincia del Suez ha perso la vita dopo essere stata sottoposta all’escissione della clitoride. L’intervento è stato praticato da una medica, in una clinica privata. Molte famiglie – soprattutto nelle zone più povere e nei quartieri popolari –  sono convinte che le ragazze che non subiscono quest’intervento non saranno mai ritenute delle spose. Per questo è una pratica così diffusa che non ha niente a che vedere con la religione. Questa barbarie è un gesto che la tradizione e la società patriarcale e sessista impongono. Purtroppo non è la prima vittima di questa pratica malata, né sarà l’ultima.

In Egitto, l’85% delle donne di età compresa tra i 15 e il 49 anni , bambine o adolescenti, musulmane o cristiane, vengono costrette a questa mutilazione, nonostante ci sia una legge che dal 2008 vieta questo orrore.

Il corpo non è tuo. Sono le madri,  le zie, le nonne – loro stesse vittime di una pratica normalizzata dalla tradizione –  che decidono per la bambina. 

Sempre nel mese di maggio a Al-Minya, regione a sud del Cairo una donna copta di circa 70 anni è stata denudata per strada, colpevole di essere la madre di un figlio che aveva avuto una relazione con una donna musulmana.

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manifestazione contro la violenza sulle donne

Chi paga il prezzo sono sempre le donne in questa società fondata sul controllo ossessivo dei loro corpi e sui valori della famiglia patriarcale, in cui l’uomo decide, sottomette, reprime, stupra e uccide. 

Il controllo sul corpo delle donne c’è sempre stato, ha varie forme ed è quotidiano.

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