Como | Frontiera – Aggiornamenti su chiusura, respingimenti e deportazioni

Di seguito diffondiamo prima un documento sulla situazione alla frontiera con la Svizzera, aggiornato al 13 luglio, a seguire, ulteriori notizie su quanto sta avvenendo.

fonte Informa-Azione

13 LUGLIO 2016: AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE A COMO-CHIASSO A SEGUITO DELLA CHIUSURA DELLA FRONTIERA E DEI RESPINGIMENTI

DISTRUGGERE LE FRONTIERE SUBITO!
NO BORDERS, NO DEPORTATIONS!

Presso tutti i valichi svizzeri si procede al respingimento, i/le migranti ritornano la sera in stazione a Como San Giovanni per cercare di capire come fare nel proseguire il loro viaggio, quasi tutt*sono dirett* in Germania e paesi del Nord Europa.

Al momento sono presenti in stazione minori non accompagnati e diverse persone che non parlano nè inglese nè francese e con le quali è difficile comunicare. Molte di loro questa mattina presto hanno provato nuovamente a salire su un treno in direzione di Chiasso. Altre si sono incamminate a piedi in direzione della dogana.

La stazione di Como è presidiata 24 ore su 24 da camionette della polizia, i/le migranti che cercano di proseguire a piedi lungo i binari in direzione di Chiasso vengono bloccat*. Presidiati anche diversi punti lungo le recinzioni di confine in zona Ponte Chiasso in direzione Tavernola, per evitare accessi attraverso il fiume. Respingimenti anche al valico autostradale di Brogeda, diverse persone migranti camminano a piedi lungo l’autostrada cercando una via d’accesso.

Ad ogni arrivo dei treni dall’ Italia alla stazione di confine Chiasso, le guardie di confine svizzere (i cui effettivi in questi mesi estivi sono aumentati con la presenza di agenti provenienti da tutta la Svizzera) effettuano controlli a tappeto fermando qualsiasi persona “non-bianca”, in una vera e propria operazione di “racial profiling”. Molte persone che tentano di entrare in Svizzera per recarsi in Germania o altri paesi del Nord Europa vengono respinte immediatamente e ributatte sui treni in direzione dell’Italia. Forte presenza di guardie di confine, polizia, polizia ferroviaria e agenti di sicurezza privata Securitas anche alla stazione di Lugano, sui treni della linea Chiasso-Lugano-Bellinzona e in tutte le zone di confine.

Durante la giornata di ieri (12 luglio) 60 persone sono state fermate a Bellinzona su un treno proveniente da Milano, rimandate a Chiasso ed in seguito espulse.

Nonostante la situazione d’emergenza, la stazione di Como viene chiusa a mezzanotte. Due giorni fa la polizia ha chiuso la stazione costringendo sotto i portici e al parco sotto la pioggia i/le migranti presenti. Ieri verso la una hanno tentato di chiuderla nuovamente, ma grazie alla presenza di alcune persone solidali che si sono opposte e hanno presenziato, è rimasta aperta. 

In stazione la situazione rimane critica, diverse persone han passato la notte al freddo senza felpe nè coperte. Nonostante le dichiarazioni dei politici cittadini e l’intervento di Caritas e Croce Rossa, in stazione mancano ancora servizi igenici, wc, l’accesso alla possibilità di lavarsi, cestini idonei alla raccolta dei rifiuti, sufficienti coperte, e cibo per chi arriva in orari in cui non c’è possibilità di recarsi alla mensa. Tutta la rete di solidarietà che si sta sviluppando in queste ore è spontanea e dal basso, con persone solidali che anche ieri sera hanno portato cibo, vestiti, scarpe e generi di prima necessità direttamente in stazione.

Lanciamo l’appello ad una presenza dopo le ore 22 questa sera, quando telecamere, giornalisti e grandi associazioni smettono di essere presenti e serve una presenza a garantire che la stazione rimanga aperta, oltre che portare una vicinanza complice e solidale.

Alcune nemiche e alcuni nemici delle frontiere

Aggiornamenti 

13 luglio – pomeriggio 

sdr“Una Ponte Chiasso blindata da decine di agenti di polizia ha assistito oggi per gran parte del pomeriggio al massiccio trasferimento coatto di migranti giunti fino alle soglie della Dogana con la Svizzera nei giorni scorsi, salvo poi essere stati respinti nuovamente verso l’Italia. Attorno alle 17, infatti, almeno una cinquantina di giovani africani – molti portati alla frontiera da mezzi civili con targa ticinese – sono stati caricati a forza su due pullman della ditta “Rampinini” che li porteranno fino a Bologna per poi proseguire con il trasferimento al centro di accoglienza di Taranto. Davvero notevole lo spiegamento di forze, con polizia di frontiera e altri agenti di rinforzo che sono arrivati in Dogana massicciamente a partire dal mezzogiorno.”

dav“L’obiettivo è quello di sgomberare il presidio che si era formato attorno alla stazione ferroviaria; inoltre spostandoli a mille chilometri di distanza dal confine, le istituzioni sperano che tra di loro passi l’informazione che l’approdo a Como non è più sicuro per entrare in Svizzera, e si rischi anzi una deportazione molto più a sud che costringerebbe le persone a ricominciare il viaggio verso il confine. Le persone deportate sono le stesse che le guardie di confine svizzere hanno riconsegnato alla polizia di frontiera italiana attraverso i respingimenti degli ultimi giorni.”

14 luglio 

X23VDDtCSecondo le notizie riportate dai giornali la situazione alla stazione ora sarebbe “sotto controllo” ma la stazione di San Giovanni resta presidiata dalle forze dell’ordine. In giornata si è tenuta una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza: nel corso dell’incontro “è emerso che i tentativi dei migranti di entrare in Svizzera passando da Como sono stati oltre un migliaio nel corso delle ultimissime settimane”. Il comitato non esclude altre deportazioni verso i centri di accoglienza nel caso l’arrivo di/delle migranti continui.

_vHVQfGA“In mattinata, in piazza Vittoria, manifestazione promossa dalla rete “Como senza frontiere” che ieri ha organizzato una raccolta e distribuzione di cibo, vestiti e altri generi di prima necessità.”

In un’intervista, pubblicata oggi 15 luglio, alcuni migranti descrivono la loro situazione: 

Sei stata accolta in un centro?

«Sì. Ma non è vita. Il centro era pienissimo, come la prigione, la gente lì dentro diventa pazza. Ognuno di noi ha tanti problemi, tutti assieme diventa un disastro. Poi ci spingono a scappare, ci lasciano andare, ci invitano a farlo».

E da lì?

«Abbiamo girato l’Italia, è un anno che sono qui. Roma, Ravenna e adesso questo. A Roma almeno c’era la Croce Rossa che ci dava del cibo».

Da quanto siete a Como?

«Cinque giorni».

Hai provato ad andare in Svizzera?

«Quattro volte, ma conosco chi ci ha già provato dieci volte».

E cosa succede?

«La polizia ci prende, ci fa scendere dal treno. Foto, impronte digitali e ci mettono il braccialetto. Io ho sempre avuto quello blu. Chi ha quello blu va a Como, chi ha quello giallo va in Svizzera».

E ora cosa farai? Ci proverai ancora?

«Non lo so, sono stanca. Forse torno a Roma. Tra di noi qualcuno vuole andare a Roma, qualcuno vuole provarci ancora».

«Al confine ci mandano indietro. Se torniamo al centro ci mandano indietro. Siamo in trappola qui nel mezzo. Dormiamo qui, con la pioggia, con il caldo, con le zanzare. Non è giusto, se ci fossero dei centri dove stare, staremmo anche in Italia. Ma i centri qui, non sono centri, sono prigioni».

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