Dall’hotspot di Lampedusa ai CPR: tunisini reclusi, deportati e in sciopero della fame

Dopo l’annuncio del 14 marzo dello svuotamento progressivo dell’hotspot di Lampedusa in vista dei lavori di ristrutturazione, secondo le prime scarne notizie almeno 35 tunisini sono stati trasferiti nei CPR a Torino, Palazzo San Gervasio (Potenza) e in Puglia, a Bari o Brindisi. Di quelli condotti a Torino, alcuni sarebbero già stati deportati in Tunisia. Nel nuovo CPR di Palazzo San Gervasio da ieri domenica 18 marzo sarebbe in corso uno sciopero della fame delle persone provenienti da Lampedusa. Ancora una volta lo stato, che aveva promesso a queste persone di poter fare domanda d’asilo, solo per calmare le continue proteste, ricorre alla violenza della detenzione e della deportazione.

Inoltre “Il Fatto Quotidiano” riporta che “secondo l’ufficio stampa del Ministero dell’Interno, oggi 19 marzo per l’hotspot di Taranto sarà la data di avvio dei lavori di miglioramento delle strutture dedicate all’accoglienza dei migranti. Come per Lampedusa, non sono previste date di riapertura. E nel frattempo i migranti vengono dirottati sull’hotspot di Crotone. Il tutto avviene a poche ore di distanza dalla delibera dell’Anac che rileva dubbi sulla gestione degli appalti all’interno del centro.”

Se ci fossero ancora dubbi sulla natura degli hotspot, le operazioni di deportazione in corso ci dimostrano chiaramente il loro ruolo nell’accelerazione delle espulsioni. I lavori di ristrutturazione che lo stato sta portando avanti serviranno per rendere queste strutture più efficienti nei loro compiti e, insieme alla prevista apertura di 3 nuovi hotspot, preparano un aggravamento della repressione che si scatenerà in primavera, con il rafforzamento della blindatura delle frontiere a nord e a sud della penisola e i conseguenti internamenti di chi proverà a valicarle.

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