Brescia – Migranti cacciati da un centro accoglienza per aver rifiutato il lavoro gratuito

A Zone, in provincia di Brescia, ieri 22 persone richiedenti asilo sono state cacciate dall’ostello Trentapassi , adibito a centro accoglienza, in cui vivevano. Tale provvedimento punitivo è stato preso su richiesta del sindaco di Zone, Marco Zatti, dopo che il gruppo di migranti si era rifiutato, lo scorso giugno, di lavorare gratuitamente per pulire il sentiero delle piramidi, attrazione turistica nei pressi del paese.

Secondo le informazioni circolate sui media mainstream, la scelta di sottrarsi a questo compito è da collegare a una forma di protesta attuata dai migranti in solidarietà con un loro compagno che non era riuscito a ottenere il permesso di soggiorno, cosa questa imputata dai ragazzi allo scarso impegno del sindaco Zatti. Oltre ovviamente alle disagevoli condizioni di vita cui sono costretti nell’ostello (mancanza di acqua calda, isolamento dovuto all’assenza della rete internet…).

Questo evento ha portato il sindaco a scrivere immediatamente al prefetto e alle cooperative che gestiscono l’ostello per comunicare la scarsa collaborazione dei richiedenti asilo e denunciare la presunta problematicità di alcuni di loro, indicati come leader e “aizzatori” della protesta. Come avvenuto in altri casi, anche questa volta non sono mancate le dichiarazioni dal sapore paternalista e colonialista del sindaco che ha chiesto alle cooperative di spiegare ai ragazzi che hanno non solo diritti ma anche dei doveri, tra cui quello di sdebitarsi per l’ospitalità ricevuta.

Retorica che il sindaco in questione ha utilizzato anche in precedenza, attivando un altro progetto – mai andato in porto –  di lavoro volontario gratuito per richiedenti asilo, che avrebbero dovuto essere sfruttati nella serra comunale.

Non è certamente la prima volta in cui le persone obbligate nei centri ci mostrano chiaramente come queste strutture siano soltanto luoghi di gestione e differenziazione, in cui si cerca di minimizzare le proteste attribuendole sempre a pochi “facinorosi”, acuendo dunque la distinzione tra migranti buoni e cattivi, fra meritevoli di essere accolti e chi invece è destinato all’espulsione.

In questa vicenda emerge lampante il carattere estremamente disciplinante del sistema d’accoglienza, accoglienza intesa come serie di obblighi cui bisogna sottostare e a cui è impossibile qualsiasi atto di insubordinazione pena la punizione, in questo caso il trasferimento in altri centri, ma più volte l’espulsione dal sistema d’accoglienza e le denunce penali.

Il trasferimento dei migranti è avvenuto nel pomeriggio, con un preavviso in mattinata, e non si conoscono ancora i centri tra cui verrano divisi e smistati.

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