Solidarietà ai reclusi perché i CPR brucino ancora

Fonte: Punto di Rottura

Come ogni luce ha la sua ombra, così anche lo scintillio delle metropoli ha il suo volto oscuro. Il capitalismo è guerra dove si estraggono petrolio, oro, nichel e diamanti ed è siccità nei luoghi più torridi del mondo.

Per non vivere nel terrore e nella carestia molte persone si mettono in viaggio verso l’Europa. Spesso attraversano un deserto e il mare. Durante il viaggio non si contano i pestaggi, gli stupri, i rapimenti, le torture e le morti.

Le persone sopravvissute al viaggio, giunte in Europa vengono forzate all’identificazione e bloccate alle frontiere verso il nord. Alcune trovano la morte sui sentieri per il confine. In italia le persone migranti, ricattabili e senza documenti lavorano in nero, ai margini della legalità e senza tutele. Alcuni, si ribellano.

Lo stato teme le rivolte e premia la sottomissione. Promette i documenti a chi lavora a testa bassa e costringe al terrore tutti. Chi vive senza documenti teme e odia la retata, il fermo, il controllo sul treno e ogni divisa. Il CPR, centro di permanenza per il rimpatrio è il cuore di questo dispositivo. I CPR servono a ricordare che in qualunque momento si può essere prelevati dal territorio, rinchiusi e deportati. A Milano sta aprendo un CPR in via Corelli, dove un tempo c’era il Centro di Identificazione ed Espulsione. Il CIE di via Corelli è stato reso inutilizzabile dai detenuti che, organizzati, hanno dato fuoco alla struttura. A partire dal 2009 i CIE sono stati bruciati dalle rivolte che hanno reso inagibili i CIE a Modena, Bologna, Brindisi, Crotone, Catanzaro e Trapani altrove le rivolte hanno notevolmente ridotto i posti disponibili. Solidarietà ai reclusi perché i CPR brucino ancora.

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