Brindisi – Un’altra morte di stato nel CPR di Restinco

Nella notte tra sabato e domenica, in una cella del CPR di Brindisi Restinco, è stato ritrovato il corpo senza vita di una persona. Sono stati gli stessi compagni di reclusione a dare l’allarme e avvertire le guardie. La notizia è circolata ieri su due testate locali, con pochi particolari, nemmeno il nome della vittima: si tratterebbe di un ragazzo di soli 20 anni, di origine nigeriana, che si sarebbe impiccato. Nel titolo, l’articolo riporta erroneamente che il decesso sarebbe avvenuto nel CAS di Restinco, e non nel CPR come viene specificato successivamente.
Una cappa di silenzio e isolamento circonda i moderni campi di concentramento chiamati CPR e hotspot: di quello che avviene all’interno delle mura e delle sbarre non si deve parlare, la solidarietà attiva viene repressa con denunce, fogli di via e teoremi giudiziari come quelli che hanno recentemente colpito le compagne e i compagni di Torino, la voce di chi vi è reclusx non deve superare le recinzioni. Un silenzio che permane anche quando avvengono tragedie come quest’ultima nel lager di Restinco. Lo scorso novembre le recluse del CPR di Ponte Galeria avevano comunicato alle solidali, in presidio davanti alla struttura, della morte di una donna di nome Natalia avvenuta l’11 novembre: alla donna non sarebbero state date cure e soccorso necessario. In precedenza, erano stati gli stessi sindacati di polizia a scrivere di reclusi morti nel CPR di Bari. Per questi casi, nessuna autorità ha mai confermato i decessi.
Nei lager per immigratx e nelle prigioni si continua a morire, e lottare per rompere l’isolamento e costruire relazioni solidali con le persone recluse è più importante che mai.

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