Egitto – Comunicato stampa della famiglia di Alaa Abd El Fattah

Riceviamo e pubblichiamo

URGENTE! ALAA IN PERICOLO: PICCHIATO, BENDATO E MINACCIATO IN PRIGIONE

10 ottobre, 3:45am

Ieri sera Alaa ha potuto informare i suoi avvocati e far mettere ufficialmente agli atti di essere stato picchiato, minacciato e derubato in prigione.

Alaa è stato picchiato al momento dell’arresto, al suo arrivo in prigione, e da allora è stato ripetutamente minacciato. Gli è stato detto che se avesse parlato, le cose sarebbero peggiorate. Alaa ha presentato una denuncia ufficiale e la sua famiglia sta trasmettendo la notizia.

 Ecco i dettagli, secondo quanto riportato gli avvocati di Alaa:

“Alaa è stato bendato nel veicolo della polizia che lo ha portato al carcere di massima sicurezza 2 di Tora (Il Cairo N.d.T.). È stato schiaffeggiato e preso a calci mentre entrava nella porta della prigione. Gli è stato detto di spogliarsi della biancheria intima, poi costretto a parlare in un corridoio di persone mentre veniva picchiato sulla schiena e sul didietro. Questa pratica è conosciuta come la “parata di benvenuto”. Un abuso di routine nelle prigioni egiziane. È durata 15 minuti.

I pestaggi si sono fermati per un momento quando qualcuno che si è identificato come medico gli ha chiesto se soffre di qualche malattia o problema medico. Alaa ha risposto che ha un problema di calcoli renali e ha bisogno di acqua pulita. Alaa è stato bendato di nuovo dopo il pestaggio e portato davanti a un ufficiale. Questi gli ha detto che odia la rivoluzione e odia lui, che la prigione è fatta per “dare alle persone come te una lezione”, che resterà in prigione per il resto della sua vita.

Ogni volta che la porta della sua cella viene aperta, gli è stato ordinato di guardare il muro dal momento che viene insultato e minacciato. Alaa è stato derubato di tutti i vestiti che la sua famiglia gli ha mandato, ha solo la biancheria intima con cui è stato arrestato.

Mentre Alaa era stato trasferito alla Procura della Sicurezza Nazionale per la sua udienza di rinnovo della detenzione, l’ufficiale che è il capo delle indagini della prigione di Tora gli ha detto che qualora avesse parlato di quello che era successo lo avrebbero picchiato sempre di più e peggio.

Alaa è a rischio di ulteriori percosse e torture.

Ci sono pochissime opportunità per la sua famiglia o per gli avvocati di vederlo. Ieri, sua madre e sua sorella hanno aspettato 11 ore fuori dalla Procura della Sicurezza Nazionale per vederlo, mentre il suo ordine di detenzione era stato rinnovato.

Oggi sono fuori dal carcere di Tora, per restargli vicine e come un modo per mettere pressione sulle guardie carcerarie e sul capo delle indagini.

Prima del suo ultimo arresto Alaa ha pubblicato un saggio molto forte sulla vita in prigione, in cui descrive atti come la “parata di benvenuto”. In passato, gli è stato risparmiato questo livello di abusi fisici, protetto dalla sua figura. Sembra che ora qualche elemento sia cambiato.

Alaa ha deciso, come sempre, di non tacere. Noi, ora, dobbiamo fare la nostra parte.

L’ “ONDATA DI SETTEMBRE”

Quella che viene chiamata “l’ondata (repressiva N.d.T.) di settembre” ha visto almeno 3.120 arresti – di cui almeno 111 minori. Questa è la risposta a una serie di video pubblicati su Facebook in cui un imprenditore edile è entrato nel merito degli alti livelli di corruzione intorno al regime di Sisi. Alcune piccole proteste sono iniziate spontaneamente e il regime ha risposto con la più grave ondata di repressione dopo il massacro di Rabaa del 2013.

Alaa Abd El Fattah è stata una delle persone arrestate in questa ondata. Solo che non è stato arrestato in strada, ma all’esterno della stazione di polizia in cui dorme ogni notte. 6 mesi fa ha scontato una pena detentiva di cinque anni per aver organizzato una protesta (che non ha organizzato). Ma quando è stato rilasciato, ha cominciato a scontare un’altra condanna: dormire per 5 anni ogni notte nella sua stazione di polizia locale – dal 2013 sono state imposte dure condizioni di libertà vigilata a molti prigionieri politici arrestati. 

Alaa ha lasciato la stazione alle 6 del mattino del 29 settembre ed è stato rapito dagli agenti dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale. Da allora è stato trattenuto, è stato interrogato una sola volta e poi è stato condannato a 15 giorni di detenzione amministrativa – una tattica che lo Stato usa abitualmente e può essere rinnovata a tempo indeterminato. È accusato di appartenere ad un’organizzazione illegale e di diffondere informazioni false – il suo numero di caso è 1356/2019.

Uno degli avvocati di Alaa, Mohamed el-Baker, è stato arrestato dalla Sicurezza di Stato mentre assisteva all’interrogatorio di Alaa. Anche El-Baker è stato detenuto per 15 giorni e deve affrontare le accuse nello stesso caso di Alaa.

Questo è simile al caso della famosa avvocata per i diritti umani, Mahienour el-Massry, che è stata arrestata da un tribunale dove rappresentava un cliente.

Alaa vorrebbe che tutti questi e altri aspetti fossero resi pubblici. Ma il caso di Alaa è lungo e doloroso. Era una figura chiave del movimento giovanile fino al 2011. Egli è stato imprigionato da ogni Presidente d’Egitto nella sua vita. Nei sei mesi che è rimasto fuori dal carcere, usava le sue dodici ore di libertà quotidiana per ricostruire il suo rapporto con suo figlio, per cercare lavoro, per scrivere. Il fatto che sia stato arrestato, in realtà, non riguarda nemmeno lui. E’ per mandare un messaggio al paese in generale: non immaginare nemmeno per un attimo di poter protestare contro questo regime

Qui il comunicato originale in lingua inglese; su twitter @Monasosh @ORHamilton

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