Belgio – Torture e abusi durante le deportazioni

Traduzione da: Getting the voice out

Non mancava che il cuscino… come per Samira Adamu 21 anni fa soffocata dalla polizia durante una deportazione!

Allarmatx del trattamento disumano inflitto almeno a due donne sotto forma di brutalità da parte delle forze dell’ordine durante i tentativi di espulsione, abbiamo visitato Holsbeek, un centro fermé (CPR) per sole donne aperto nel luglio 2019. Si tratta di un ex hotel situato alla fine di una zona industriale. Attualmente 28 persone sono detenute lì dentro per una capacità massima prevista di 58.

Incontriamo una donna che è stata rinchiusa per diverse settimane e che spiega che è stata arrestata dalla polizia alle 6 del mattino. Sorpresa, consegna alle guardie la sua “carta arancione” valida ancora per 4 mesi e il suo passaporto. Pur essendo la madre di un bambino di 6 anni, viene portata via senza ricevere alcuna motivazione o documento che indichi i motivi dell’arresto. Nessun interprete o avvocato in questa fase. Da allora, 1/10/2019, non ha più visto suo figlio. La sua storia è costantemente interrotta da lacrime e silenzi, si trova in uno stato psicologico deplorevole, racconta gli atti di violenza avvenuti durante il tentativo di espulsione all’aeroporto di Charleroi il 18 ottobre 2019. Portata in manette alla stazione di polizia dell’aeroporto, le guardie le hanno detto “devi andare a casa”. Ma lei non voleva essere deportata e piangeva. Allora si sente male, cade a terra, “cinema marocchino” le dicono le guardie mentre la prendono a calci. In lacrime lei dice che ha un figlio ma questo non cambia il trattamento violento inflitto dalle guardie che continuano a picchiarla ripetendo “sei solo una bambinona”. I tre poliziotti maschi continuano a tenerla ammanettata e si accorgono che c’è una telecamera nella stanza, per questo escono e continuano a umiliarla ridendo dall’altra parte della porta mentre lei è ancora a terra. L’autista del centro di detenzione ha assistito alla scena. Tracce di violenza e della brutalità sono visibili sul suo corpo. Ci dice che è stata colpita anche in faccia. Siamo stati in grado di osservare i lividi. Da allora non è più capace di mangiare. In uno stato psicologico molto preoccupante, è crollata in lacrime, soprattutto al ricordo di suo figlio. Ha paura che la polizia lo arresti a scuola.

Questa storia descrive l’estrema brutalità che le guardie si divertono a perpetrare senza conseguenze per loro. Esercitata liberamente, questa violenza contro una persona che si trova in una situazione di estrema vulnerabilità, a terra, è accompagnata da dichiarazioni sprezzanti e offensive. Tutto ciò può essere descritto come tortura.

Incontriamo anche un’altra signora africana che testimonia del suo calvario. Gli eventi si sono verificati all’aeroporto nazionale di Bruxelles. In preparazione di una espulsione, è stata portata e tenuta in una stanza senza finestre “come in prigione”, con un bagno e una macchina fotografica, e si è ritrovata sola di fronte a cinque agenti di polizia in uniforme. Una donna e quattro uomini. I suoi vestiti le sono stati sono brutalmente levati e strappati, le strappano anche la sua catenina! Le chiedono perché si trova in Belgio, lei risponde che si sposerà e non vuole essere espulsa. Al che loro rispondono “devi andartene”. Ammanettata, afferrata stretta al collo, con i piedi legati, è bloccata a livello dell’addome con le mani legate. Stretta come una salsiccia viene dunque trasportata in aereo. Un poliziotto a sinistra, uno a destra e uno che la porta per i piedi. Lei nota che essi guardano continuamente l’ambiente circostante in modo che nessuno li veda e si fanno segno per interrompersi nel caso in cui vengano visti. Ovviamente si nascondono. Quando è arrivata all’aereo, è stata posta sul retro, in ultima fila, con un poliziotto a sinistra e un poliziotto a destra. E’ sempre bloccata, anche i piedi. Una guardia le afferra il collo e piega il corpo in avanti per intrappolare la testa tra le gambe della guardia seduta accanto a lei. È costantemente tenuta per il collo in maniera violenta. Quando cerca di urlare “Per favore aiutatemi”, un poliziotto le afferra la bocca e la strangola. Sente che sta soffocando e ha paura, così rimane lì per un’ora a tossire, soffocare e cercare aria con dolore ovunque. I poliziotti continuano ad esercitare pressioni su tutto il suo corpo e soprattutto sulla sua gola, colpendole la bocca e il naso non appena lei urla “Dio mi aiuti”. Gli altri agenti di polizia stanno in cerchio intorno a lei in modo che non sia vista dai passeggeri, ma le hostess vedono tutto ma rimangono impassibili, non dicono niente. “Eppure hanno visto tutto.” Dopo circa un’ora il comandante parla con la polizia e termina la deportazione. Lasciano l’aereo, le corde alle gambe vengono rimosse. Ancora una volta la signora si ritrova con gli stessi cinque agenti di polizia nella stanza dell’aeroporto dove chiede: “È perché non ho nessun documento che volete uccidermi? Risposta: “Sì, torna in Africa”. Più e più volte viene schiaffeggiata e colpita ovunque, anche in faccia. Sono circa le 12:00 e lei rimane lì, fino alle 18:00 circa. Dopo aver lasciato il centre fermé verso le 7 del mattino, non le è stato dato cibo o acqua, anche quando l’ha chiesto. Possiamo vedere le tracce dei colpi, delle manette e il suo collo è completamente gonfio.

STOP AD UN NUOVO ASSASSINIO DI STATO con le stesse pratiche utilizzate contro Semira Adamu 21 anni fa!

No alle deportazioni!

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