Claviere – Sulla giornata in frontiera del 12 gennaio

Fonte: Passamontagna

Domenica 12 gennaio un gruppo di nemici delle frontiere si è trovato a Claviere, ultimo paesino italiano prima del confine francese. Facendosi largo tra le numerose guardie e camionette di celerini presenti, si è messo un pò di traverso nella cittadina militarizzata – che normalmente si vuole paesaggio da cartolina – a dare volantini e fare qualche intervento. Poi è partito in corteo.

Sulle piste ha continuato a fare interventi fino a raggiungere il paesino di Monginevro, dove la gendarmerie era schierata sui sentieri a difesa delle seggiovie.
Infine si è preso la strada e si è tornati in corteo in Italia, disturbando per una volta la falsa tranquillità di queste zone.
Si è così voluto sottolineare la complicità dei comuni di Claviere e Monginevro nella dinamica assassina della frontiera, così come la collaborazione di alcune aziende (come Resalp, la rete di pullman che collega Oulx a Briançon) e imprese del turismo nella delazione e nella caccia all’uomo quotidiana su queste montagne.

Gli stessi sentieri usati dagli sciatori della via lattea d’inverno,  e dai giocatori di golf d’estate sono infatti utilizzati da chi non ha i “giusti” pezzi di carta per attraversare questa frontiera. Le parole d’ordine delle guardie così come delle imprese del turismo che speculano su questi territori di montagna sono di invisibilizzare e reprimere tutto ciò che turba l’immaginario paradisiaco di queste cittadine, arrivando a effettuare una caccia all’uomo costante.

Qui sotto i volantini distribuiti

 

Contro ogni frontiera!

Audio della corrispondenza sul corteo:

QUI ALCUNI DEI VOLANTINI DISTRIBUITI DA SCARICARE

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CONTRO LE FRONTIERE E CHI LE SOSTIENE

Anche quest’anno é arrivata la neve, e con essa l’avvio della stagione sciistica nella stazione del Monginevro.
Queste piste non sono soltanto terreno di svago, sono anche una frontiera. Non una frontiera materializzata da filo spinato e posti di blocco fissi ed identificabili per tutti , ma una frontiera moderna, diffusa, invisibile per alcun *.
Si tratta di una frontiera di classe, che divide chi queste piste le attraversa, costretto dal ricatto capitalista che vede la vita come merce, per raggiungere luoghi dove spera di poter guadagnare qualcosa per campare, e chi invece può permettersi  di spendere il proprio ricco stipendio da occidentale in attività da vacanza.
Il turismo é uno dei mercati prioritari per il capitalismo contemporaneo,quanto lo è per queste montagne.
Negli ultimi anni, il discorso commerciale si é dovuto intersecare con la tutela dell’ambiente : si tratta di non rovinare definitivamente quei paesaggi da cartolina, per poter continuare a sfruttarli.
Gli esponenti di questa industria nel Briançonese e nella Val di Susa si chiedono ad oggi come potranno portare avanti il loro business, poiché tra dissesto idrico, contaminazione ambientale, e temperature sempre più calde,le previsioni, almeno per quanto riguarda il turismo invernale nelle Alpi,sono sempre più cupe : « Il turismo uccide cio’ che lo fa vivere ». Le preoccupazioni per la tutela paesaggistica pero’, non si fermano al livello ambientale. Negl’ultimi anni abbiamo visto come i garanti del turismo locale hanno leggitimato in questo territorio un sistema diffuso di controllo delle persone senza il « giusto » pezzo di carta, sostenendo, su base razzista, che la loro presenza fosse fonte di danno economico. In sostanza, essi contestano il fatto che la figura del nero-con-lo-zaino entri a far parte del paesaggio abituale.
Invisibilizzare, tacere e reprimere sono quindi le parole d’ordine attorno alle quali si ritrovano le guardie della polizia di frontiera e gli esponenti del turismo al Monginevro.
La gestione « diffusa » della frontiera include : un monitoraggio continuo dell’imbocco delle piste da fondo, lo sviluppo di un parco di telecamere, fino alla delazioni mirate da parte di alcun* abitant*, lavoratori delle stazioni e autisti dei pullman di Resalp.
L’ultima trovata della Polizia di Frontiera é la pubblicazione di una bando nel quale chiamano civili, preferibilmente giovani e muscolosi, a lavorare con le guardie in frontiera per diventare « addetti alla sicurezza »…
L’ennesimo flirt tra polizia e fascistelli locali.
Siamo qui per esprimere il nostro disgusto verso chi collabora a questo sistema, ma anche verso chi calpesta incoscientemente questi luoghi insanguinati e chi si indigna ma non fa nulla.

Rompiamo l’indifferenza di quelle piste.

Per un mondo senza frontiere né autoritarismi.

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