Dall’invisibilità alla repressione: denunce e fogli di via per i braccianti di Saluzzo

Fonte: Enough is Enough – braccianti in lotta Saluzzo

La questura cerca di isolare i lavoratori che rivendicano un alloggio facendoli passare per criminali.

Apprendiamo in queste ore che la questura di Cuneo ha deciso di notificare 4 procedimenti penali assieme ad un foglio di via ad alcuni dei braccianti protagonisti della giornata di mobilitazione di giovedì 18 Giugno.

Assieme alle accuse di danneggiamento, invasione di terreni e manifestazione non autorizzata, la questura ha deciso di utilizzare lo strumento del foglio di via, dispositivo repressivo ben conosciuto da lavoratori e solidali nella lotta delle campagne, tramite il quale questi lavoratori possono essere immediatamente espulsi dal territorio con l’accusa di essere dei soggetti pericolosi e antisociali.

Il 18 giugno si è infatti tenuto un presidio di fronte al comune di Saluzzo volto a richiedere una soluzione abitativa per i lavoratori impegnati nelle campagne,che da settimane dormono per strada esposti alle intemperie e alla prepotenza delle forze dell’ordine. Viste le deludenti risposte da parte di associazioni datoriali e istituzioni, rappresentate in particolare dal sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni e dalla viceprefetta, dopo l’incontro i lavoratori hanno deciso di muoversi in corteo per la città, dirigendosi infine verso il PAS del Foro Boario, ovvero la struttura adibita all’accoglienza dei lavoratori, quest’anno tenuta chiusa.

Si intende colpire chi ha alzato la testa per chiedere delle soluzioni abitative adeguate e per tutti, chi ha tentato di forzare l’apertura di una struttura chiusa con la scusa dell’emergenza sanitaria, chi ha preso parola in maniera libera e auto-organizzata.

Nonostante l’importanza pubblicamente ribadita della manodopera agricola per l’economia nazionale, ecco che oggi si riprende la costruzione di teoremi diffamatori e criminalizzanti che delegittimano e puniscono ogni forma di dissenso e di riconoscimento a questi stessi lavoratori.

Nel frattempo, il 24 giugno gli esponenti della giunta comunale hanno avuto il coraggio di andare a Parco Alberti, dove dormono i lavoratori, a promettere, di fronte alla stampa, soluzioni che non solo non arrivano, ma non sono state nemmeno definite.

Il 30 di giugno il sindaco di Saluzzo commentava tronfio la firma di un protocollo di intesa tra le parti nella gestione dell’ “emergenza migranti”.

“Emergenza” che, andrebbe sottolineato, da 10 anni puntalmente si ripropone ad inizio stagione, per isolare i braccianti e contrapporli, in quanto “migranti”, al resto della cittadinanza e dei lavoratori. Un’operazione di governo secondo linee razziali. L’emergenza viene quindi invocata per nascondere responsabilità e volontà politiche mirate allo sfruttamento economico e legittimare la gestione poliziesca di un problema sociale.

Nel frattempo alcune importanti realtà del terzo settore, del mondo sindacale e associativo hanno preso parola sui giornali, hanno promosso conferenze stampa e perfino delle petizioni online, denunciando la disumanità delle condizioni vissute dai lavoratori in quanto emergenza umanitaria, ma evitando di prendere posizione sulle lotte portate avanti dai diretti interessati.

Tale atteggiamento paternalista, nonostante si ponga l’obiettivo di dare visibilità a una condizione ritenuta intollerabile, rischia di essere complementare alla gestione emergenziale.

Se per gli attori della società civile prendere parola è infatti scontato, le parole dei lavoratori acquistano forza e rompono l’invisibilità solo nella lotta. I lavoratori non parlano di emergenza: parlano di razzismo, parlano di sfruttamento, parlano della violenza della polizia.

Il tentativo della questura è proprio quello di zittire queste voci, reprimere questa lotta, lasciare che si torni, come ogni anno, a parlare di emergenza.

Possiamo dire con certezza che chi vive e lavora nelle campagne non è disposto ad essere strumentalizzato e sfruttato e non vuole più restare muto e passivo di fronte a tutto questo.

Non basteranno queste accuse ad arrestare la determinazione dei lavoratori delle campagne.

I lavoratori possono contare su qualcosa di infinitamente più forte della repressione: la solidarietà!

Chi lotta non è mai solo!

 

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