Da Roma un appello per il 12 dicembre davanti al CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e pubblichiamo ricordandovi che per i contributi potete scriverci a hurriya[at]autistici.org

cie_altraÈ da tempo che con continuità e con cadenza mensile andiamo a portare solidarietà sotto le mura del CIE di Ponte Galeria. Le lotte contro i CIE e contro le espulsioni sono oggi più che mai importanti, perché si muovono su un terreno sensibile, quello delle frontiere. Quelle frontiere che sono teatro di lotta e di scontri ormai in tutto il mondo. Quando andiamo sotto quelle mura comunichiamo con dentro, cerchiamo di stabilire dei rapporti concreti e diretti, portiamo solidarietà a chi lotta e a chi si ribella… Quando siamo sotto quelle mura non chiediamo a nessuno l’autorizzazione per starci, cerchiamo di fuggire le rappresentazioni politiche e il clamore mediatico. Quello che ci interessa è principalmente capire cosa succede dentro, ascoltare le voci di chi è esposto all’arbitrio quotidiano della violenza degli stati e delle loro frontiere. Capire per dare voce a chi purtroppo non ce l’ha, perchè gli è stata negata per la mancanza di un pezzo di carta, ma soprattutto per organizzarsi e intervenire quando, dove e come possibile.

Parlare oggi di frontiere non è cosa facile. Quella che viene definita fortezza Europa è in realtà un colabrodo, che fa acqua da tutte le parti. Gli ultimi fatti di Parigi e la crisi internazionale che si delinea sempre di più come una guerra mondiale ne sono la prova. La risposta degli stati nazione europei è goffa e pericolosa allo stesso tempo. Pericolosa perché la militarizzazione dei territori è concreta e asfissiante, soprattutto in grandi città come Roma. Militari ovunque, nelle piazze, nelle metro e nelle stazioni ferroviarie. Controlli diffusi e guardie che rendono impossibile la vita di centinaia di migliaia di persone sono un fatto quotidiano e visibile a tutti. Goffa perché in nome della sicurezza si ripete il mantra del “continuate a vivere la vostra vita, non fatevi intimidire”, cioè, detto in poche parole, fate finta di niente e soprattutto continuate a consumare. Allora per governare meglio le città e per ristabilire i parametri della gestione e del controllo servono grandi eventi, come è stato l’EXPO milanese, come sarà il giubileo a Roma. Ma succede che non tutti sono disposti ad accettare tutto questo, c’è chi non vuole farsi governare…

Quindi non stupisce che chi non abbassa la testa deve in qualche modo essere colpito. Le perquisizioni e le denunce arrivate a Roma per i presidi al CIE, i fogli di via da Brindisi emessi sempre in seguito ai presidi sotto le mura del CIE sono gesti che non spaventano nessuno e nessuna di noi, ma rientrano a pieno nei disegni governativi europei. A questo aggiungiamo le continue intimidazioni di guardie e DIGOS che non perdono mai l’occasione, nei momenti di lotta, per strada, nei nostri spazi… E poi ci sono le continue retate. Adesso più di prima, con l’allarme terrorismo e la retorica sulla sicurezza, la strada che conduce al CIE e all’espulsione è spianata. Non è necessario fare la lista degli episodi che parlano di retate e rastrellamenti contro i “non comunitari”, che abbiano o no regolari documenti, la cronaca recente lo dimostra chiaramente.

In questo momento il CIE di Ponte Galeria è pieno. 100/150 persone, donne e uomini, vi sono rinchiuse sotto continua minaccia della polizia e dei gestori, vivendo giornate vuote, senza nulla per distrarsi, per curarsi, per affrontare la prigionia. Solo la forza individuale e collettiva genera rivolte, grandi o piccole, alle deportazioni che anche oggi continuano da Ponte Galeria, utilizzato come centro per ammassare connazionali prima dei rimpatri.

Questo è un appello rivolto a tutti quelli e quelle che la testa non la vogliono abbassare.
Il 12 dicembre torneremo sotto le mura del CIE di Ponte Galeria con determinazione e rabbia. Con un pensiero gioioso rivolto a chi non tanti giorni fa si è ribellato nel CIE di Torino, e a tutti quelli e quelle che ogni giorno lottano e provano a sopravvivere dentro ogni gabbia. Ma un altro pensiero ci viene in mente. Il 12 dicembre è un giorno che ricordiamo tutti e tutte per la strage di piazza Fontana, avvenuta nel 1969. Una giornata di lotta è il modo migliore per non dimenticare.

Alcuni nemici ed alcune nemiche delle frontiere

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Roma – Sabato 12 dicembre – Presidio solidale al CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e diffondiamo la locandina del prossimo presidio davanti il C.I.E. di Ponte Galeria a Roma.
La locandina è nel formato utile per la stampa e la diffusione nei quartieri. Oltre al presidio solidale, è prevista una cena a sostegno delle lotte contro i CIE alla Sala da Thè dell’occupazione Porto Fluviale, in via del Porto Fluviale 18.

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Torino – Ancora fuoco al Cie e qualcuno sul tetto

fonte: Macerie

Nella notte tra mercoledì e giovedì, dopo aver appreso la notizia di un possibile trasferimento al Cie di Roma per poi probabilmente essere espulsi, sei reclusi hanno deciso di dare fuoco alla stanza in cui dormivano e di resistere salendo sul tetto dell’area, da cui non sembrano intenzionati a scendere.
Poco dopo, un gruppo di solidali si è ritrovato sotto quelle mura per un saluto a cui hanno risposto calorosamente.

Ad ora i sei ragazzi sono ancora lì; se passata la notte dovessero decidere di restare sul tetto ancora prepariamoci a sostenerli.

Per questo, seguiranno aggiornamenti.

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Lecce – Notificati fogli di via da Brindisi per chi lotta contro il CIE

Aggiornamento: in questi giorni sono stati notificati, a compagne\i di Lecce e provincia impegnati nella lotta contro i Cie, altri 8 fogli di via da Brindisi e contrade adiacenti. Il numero totale dei fogli di via notificati è per il momento di 14.

Riceviamo e pubblichiamo:

Nella settimana appena trascorsa sono stati notificati sei fogli di via, per tre anni, dal territorio comunale di Brindisi, ai danni di altrettanti compagni e compagne attivi a Lecce. Motivo: i recenti saluti davanti al Cie di Brindisi-Restinco in solidarietà agli immigrati lì reclusi, in occasione dei quali i compagni sono stati fermati, schedati e denunciati per manifestazione non autorizzata, adunata sediziosa, istigazione a delinquere e vilipendio delle forze armate.
Il Cie è stato riaperto a ottobre, dopo una lunga chiusura causata dalle numerose rivolte dei prigionieri che lo avevano reso inagibile. Con queste misure di allontanamento dei solidali, la questura vorrebbe ulteriormente accentuare l’isolamento fisico e funzionale di questa struttura detentiva. Infatti il tentativo di spezzare la solidarietà con l’esterno mira a far sì che questo lager, già isolato nella campagna brindisina, ridiventi un luogo nascosto nell’ombra e ricada nella totale indifferenza.

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Roma – Perquisizioni nelle abitazioni di chi partecipa alla lotta contro i CIE

Riceviamo e pubblichiamo, esprimendo solidarietà a chi ha ricevuto visite non gradite all’alba di ieri a Roma.
Se il clima è intimidatorio, speriamo venga presto riscaldato dal fuoco delle rivolte…

Per scriverci hurriya[at]auistici.org

Ieri mattina a Roma, verso le 6,30 alcuni compagni e compagne sono state perquisiti nelle proprie case di residenza. A bussare alla porta c’erano poliziotti e digos che hanno sequestrato oggetti personali e notificato fogli di via. Le accuse sono manifestazione non autorizzata, con riferimento ai presidi sotto le mura del CIE di Ponte Galeria di settembre e ottobre, e oltraggio a pubblico ufficiale. Sul fatto c’è poco da commentare, la cronaca e le accuse parlano da sè. Non ci soffermiamo troppo a denunciare questo gesto intimidatorio delle guardie, ci interessa piuttosto capire quello che ci sta succedendo intorno, attrezzarci e organizzarci.

Sono molti mesi, ormai, che con cadenza mensile andiamo davanti al lager di Ponte Galeria con l’intento di rompere il silenzio e l’isolamento in cui tante persone senza documenti sono costrette, per supportare le lotte che chi è rinchiuso/a porta avanti con coraggio e determinazione. Come pochi giorni fa a Torino al CIE di corso Brunelleschi, dove i detenuti hanno dato fuoco a tre aree del centro rendendole inagibili o come un mese fa a Ponte Galeria, quando un ragazzo per resistere alla deportazione si è arrampicato sul tetto.

Certamente non ci stupisce l’accanimento verso persone che portano avanti percorsi di lotta concreti, ma è importante segnalare l’utilizzo massivo e indiscriminato di diverse misure repressive. Da un pò di tempo a Roma, come in altre città, si stanno moltiplicando misure e sanzioni, che vanno dai fogli di via alle firme, dalle multe agli avvisi orali. Una strategia complessiva che mira a controllare e gestire la città in modo capillare e preciso. Una città commissariata, in cui c’è una sorta di stato di polizia, e in attesa del grande evento del Giubileo, grande prova d’esame dal punto di vista del controllo, della sicurezza e della gestione.
Le perquisizioni di ieri mattina non ci spaventano e non ci scoraggiano. Ne cogliamo però il significato complessivo perché non sono un atto isolato.

Andare e tornare dai presidi a Ponte Galeria sta diventando sempre più complicato. Durante gli ultimi appuntamenti, infatti, molti solidali che volevano raggiungere il CIE sono stati fermati da polizia e controllori, che non facevano ripartire il treno o bloccavano gli ingressi, dispiegandosi in forza dentro le stazioni e minacciando i presenti.

Dentro il CIE Ponte Galeria la situazione è come al solito insopportabile. Le celle sono stracolme di persone e le deportazioni all’ordine del giorno. I presidi, non ci stancheremo mai di dirlo, sono momenti importanti per tenere viva non solo la solidarietà con chi è dentro, ma per dare costanza alla comunicazione con i detenuti e le detenute, per contiuare a supportare chi lotta dentro e per organizzare al meglio la risposta fuori.

Chiamiamo quindi tutti e tutte a partecipare in tanti e tante al prossimo presidio, che sarà il prossimo 12 dicembre. Sarà fondamentale essere numerosi/e, determinati/e e con la rabbia di sempre.

Complici e solidali con chi lotta
contro ogni gabbia e frontiera

Alcuni nemici e nemiche delle frontiere

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Torino – Di rivolte, fuoco e solidarietà

fonte: Macerie

cenereQuando nelle ultime settimane riportavamo di un’aria vivace nel Centro di identificazione ed espulsione torinese è perché tra le righe di ciò che i reclusi raccontavano da dentro si subodorava una tensione crescente. Da quando il Cie è tornato a funzionare a metà regime, circa 90 posti, dopo le ristrutturazioni dell’inverno passato, è ripreso più opprimente il tran tran della macchina delle espulsioni: polizia che dà la sveglia all’alba ai reclusi trascinando via qualcuno per il rimpatrio, deportazioni di massa, pestaggi a chi prova ad allestire piccole forme di protesta individuale.

È la normalità nell’amministrazione pratica della detenzione dei senza-documenti e per questo c’è poco da stupirsi, come fingono invece di fare i politici umanitari di turno quando il discorso dei Centri rientra strumentalmente nelle loro piccole querelle da salotto buono o da poltrona conferenziale. Sono i casi in cui la figura del recluso assume un’aura sacrificale, costruita sull’immagine della vittima di un sistema che non funziona adeguatamente, o perlomeno che non assicura la giusta dignità durante il periodo di reclusione. Una dignità piccola, quella di cui parlano lorsignori, se si pensa che dovrebbe essere iscritta dentro a mura dalle quali non si può uscire e che è del tutto funzionale al loro rafforzamento.

Capita, però, che i conti non tornino come vorrebbero e alla fin fine l’immagine del recluso vessato non può che andare di pari passo con la realtà di una rabbia crescente, che si alimenta dei piccoli o grandi soprusi quotidiani, come un substrato carsico smuove e macina, e si manifesta talvolta con qualche piccola favilla di ribellione circoscritta a pochi ragazzi. A volte, invece, emerge con più foga e diventa azione collettiva e alle strutture detentive viene appiccato il fuoco. Basta un pretesto come quello di qualche giorni fa: a un recluso viene negato un colloquio con la moglie, lui si taglia le vene. Ma ciò che ha fatto la differenza, stavolta come nell’estate del 2014, è che i reclusi in un clima di solidarietà generale si sono organizzati per palesare che della dignità che si ferma davanti alle sbarre se ne fanno davvero poco.

E così sabato sera prima dall’area rossa, poi subitaneamente da quella bianca e da quella gialla si sono sollevate le colonne di fumo che in Corso Brunelleschi sono andate a confondersi con la prima nebbia novembrina. Nel Centro sono arrivati celermente gli agenti in anti-sommossa e presto anche il prefetto, per constatare il danno subìto e presumibilmente per cercare di gestire al meglio le conseguenze al più grande smacco dopo le ristrutturazioni invernali contro il centro detentivo torinese. I ragazzi sono stati portati fuori, all’umidità del campetto, e tenuti là in attesa di capire come riorganizzare i pochi spazi rimasti illesi. Non è mancata un’altra presenza, sicuramente più vicina negli intenti ai reclusi seppur oltre le mura: una trentina di solidali accorsi per far sentir loro il sostegno caloroso attraverso voci, botti e luci dei fuochi artificiali, luminose nonostante la foschia.

Nella notte, con la temperatura oramai pungente, i ragazzi dell’area rossa tenuti all’addiaccio hanno deciso ancora di non star fermi a subire le decisioni delle forze dell’ordine e hanno sfondato la rete che li separava dall’area gialla per rifugiarcisi dentro. Quale sia l’entità effettiva dei danni alle strutture e cosa deciderà la polizia e il gestore Gepsa riguardo al Cie bruciacchiato cercheremo di capirlo a breve. Di certo c’è che ad ora le aree interessate dagli incendi sono state dichiarate inagibili – pare siano andati distrutti oltre che gli arredi anche gli impianti elettrici – e l’operatività del Centro è stata notevolmente ridimensionata. Altra cosa certa è che all’indomani della rivolta mancava un recluso all’appello; le veline della questura ovviamente stanno ben attente a non riportarlo ma i ragazzi dentro non hanno dubbi: nella confusione qualcuno è riuscito a svignarsela e da allora è uccel di bosco.

Domenica si è svolto il presidio solidale indetto da qualche giorno ma sicuramente corroborato dalla notizia del Centro andato a fuoco poche ore prima.  Una cinquantina di persone si sono trovate in corso Brunelleschi e per qualche ora musica, saluti, slogan e interventi accorati hanno fatto compagnia ai reclusi, i quali hanno risposto con altrettanta calda energia; anche qualche momento per saluti personali da parte dei parenti dei due ragazzi rumeni portati giovedì al Cie dopo lo sgombero delle famiglie rom dall’ex caserma di via Asti. I due nonostante siano cittadini comunitari sono stati rinchiusi adducendo come motivazione la loro presunta “pericolosità sociale” e giusto sabato hanno incontrato il giudice che ha deciso per l’espulsione. Fuori dalle mura quella mattina un gruppetto di parenti, amici e solidali aveva atteso insieme notizie dall’avvocato e poi aveva dato vita a un saluto rumoroso prima di andarsene.

Non è sicuramente la prima volta che nel Cie ci finisce anche chi, con le carte in regola, viene definito “socialmente pericoloso”, né è la prima volta che occupanti di case trovati il giorno dello sgombero senza documenti vengano trasferiti al Cie e poi espulsi. Per i due ragazzi, dopo il via libera del giudice, i tempi stringono; non potrebbero, per legge, essere infatti trattenuti nel Cie e quindi, se nulla cambia, ci si aspetta l’espulsione a giorni.

Dopo gli incendi di sabato notte è arrivata la notizia degli arresti di due tunisini che hanno partecipato alla protesta. Le accuse sono di danneggiamento, resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale. Proprio per questo, dismesso il presidio, i solidali hanno raggiunto il carcere delle Vallette per un altro sentito saluto a tutti i detenuti ma soprattutto a chi, colpevole di aver provato a distruggere una gabbia, è stato trasferito in un’altra.

Così, anche nell’estrema periferia che fa da cornice alla galera cittadina, all’imbrunire in molti hanno salutato i detenuti al grido di “libertà”.

Per aggiungere qualcosa in più a quello che vi abbiamo raccontato, vi proponiamo l’intervista fatta ieri ad una compagna durante la trasmissione di RadioBlackout “Bello come una prigione che brucia”.

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Roma – Contro la macchina delle espulsioni ed il business di PosteItaliane

Riceviamo e pubblichiamo, ricordiamo che potete inviarci i contributi all’indirizzo hurriya[at]autistici.org.
Di seguito trovate anche il volantino distribuito.

Questa mattina un gruppetto di nemici e nemiche delle frontiere è andato all’ufficio postale in una traversa di via di Acqua Bullicante, nel quartiere della Marranella.
Con un volantinaggio volto ad informare sulla responsabilità nelle deportazioni di MistralAir, compagnia aerea del Gruppo PosteItaliane, si è trovata l’occasione di parlare delle retate e dei controlli della polizia in quartiere.

Nel via vai frenetico, qualcuno ha scelto di fermarsi a chiacchierare, qualcun altro, invece, turbato nel suo ruolo da direttore dell’ufficio, ha scelto di chiamare le forze dell’ordine per scoraggiare i presenti.
Il volantinaggio è quindi proseguito nel quartiere di Torpignattara, per poi tornare tranquillamente al punto di partenza… le vetrine dell’ufficio postale sono quindi tappezzate di manifesti in solidarietà a chi lotta nei CIE per conquistarsi la libertà e contro il business del Gruppo PosteItaliane nella macchina delle espulsioni.

Se l’operato di Frontex nelle deportazioni di massa resta difficile da disturbare, PosteItaliane sono ovunque.
Se le espulsioni avvengono continuamente, resistere insieme alle retate in strada è necessario.

Alcuni nemici ed alcune nemiche delle frontiere.

posteIta

 

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Torino – Domenica 15 novembre: presidio al CIE di Corso Brunelleschi

fonte: Macerie

presidio4Ancora una volta troviamoci sotto alle mura del Cie di Corso Brunelleschi per un rumoroso presidio in solidarietà con i reclusi.

L’appuntamento è domenica 15 novembre alle ore 16.

Qui il volantino da scaricare e diffondere.

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Roma – Contro la cooperativa Auxilium e in solidarietà a chi lotta contro i CIE e le frontiere

Riceviamo e pubblichiamo. Vi ricordiamo che potete scrivere ad hurriya[at]autistici.org per contributi.

Nella serata di sabato 7 novembre a Roma, davanti l’ingresso di una sede regionale della croce rossa italiana sono comparse delle scritte in solidarietà con chi da dentro e da fuori lotta contro i CIE e le frontiere. In questa sede, domenica 8 novembre sarebbe andato in scena uno spettacolo con i rifugiati del CARA di Casteluovo di Porto, promosso da Auxilium, cooperativa che da anni specula sulle vite dei migranti e che vuole ripulirsi pubblicamente l’immagine con queste iniziative culturali.

Contro Auxilium e in solidarietà con gli arrestati per le proteste nel CARA di Bari e chi lotta dentro e fuori il CIE di Restinco a Brindisi.
Contro ogni gabbia e ogni frontiera.

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Roma – Sul presidio solidale al CIE di Ponte Galeria

hurriyaRiceviamo e pubblichiamo

Il 7 novembre un gruppo di solidali si è recato in presidio sotto le mura del CIE di Ponte Galeria alle porte di Roma per esprimere la propria solidarietà con tutte le recluse e i reclusi che quotidianamente lottano per la propria libertà.

Nonostante Trenitalia, con il solerte ausilio delle forze dell’ordine, abbia tentato, sia all’andata che al ritorno, di impedire ai compagni e alle compagne di prendere il treno che porta al CIE, chiedendo ad ognun* il pagamento del biglietto, il presidio è riuscito a raggiungere le mura del centro e a trascorrervi un paio d’ore tra interventi, musica e tanto rumore.

La risposta da dentro al Centro è stata forte e bellissima: di fronte alla sezione maschile, le urla dei/delle solidal* si sono unite a quelle dei reclusi, mentre in strada abbiamo tentato di comunicare con gli automobilisti che passavano sulla Portuense più o meno ignari di cosa ci fosse dietro quelle squallide mura sovrastate dal filo spinato. Da dentro, ci raccontano che in questo momento il Centro è strapieno: nella sezione maschile ci sono più di 100 prigionieri, così come in quella femminile dove solo le prigioniere provenienti dalla Nigeria sono circa 90. Così come si ripetono episodi di cibi e bevande “corretti” con psicofarmaci da parte degli operatori per tentare di annientare qualsiasi capacità di resistenza e rivolta.

Mentre eravamo lì, è arrivata la notizia che un gruppo di compagn*, che aveva organizzato nelle stesse ore un presidio di fronte al CIE di Brindisi, è stato fermato dalla polizia e portato in questura per l’ennesima infame identificazione.

Dopo aver illuminato il cielo con qualche fuoco di artificio, siamo tornat* in città.
Alcuni nemiche e nemici delle frontiere.

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