Aggiornamento sulle deportazioni in corso dei migranti provenienti dalle foreste di Nador

Traduzione da Beatingborders

Nei giorni scorsi, il governo marocchino ha continuato la sua campagna di deportazioni ai confini dell’Unione Europea, con estrema violenza e calpestando i diritti dei migranti e le libertà fondamentali.

Mappa dei nuovi, improvvisati centri di detenzione in Marocco

Mappa dei nuovi, improvvisati centri di detenzione in Marocco

 

Venerdì scorso, 13 febbraio, le autorità hanno condotto raids in diversi boschi intorno a Nador, durante i quali hanno arrestato circa 200 persone che vivono a Baquoya, Afra, Bolingo e in altri luoghi nei dintorni di Nador. Tra i detenuti portati al centro di Akariat c’erano diverse donne (alcune delle quali in stato di gravidanza) e bambini, molti richiedenti asilo e titolari di documenti. Molte tende, coperte, beni personali e riserve alimentari sono state bruciate, costringendo i migranti sfuggiti ai rastrellamenti a nascondersi al freddo e senza i beni primari fondamentali. Sebbene le persone stiano già ricostruendo alcuni campi, la paura di ulteriori azioni da parte del terrore di stato rimane alta. Inoltre diverse persone sono state imprigionate e accusate di traffico di esseri umani – un altro tentativo di criminalizzare i migranti invece dei veri responsabili : la rete stato capitalista-polizia-mafia.

Anche se non ci sono state incursioni in altre foreste o città del Marocco, lo Stato marocchino attualmente sta espellendo circa 1.000 persone provenienti dalle foreste di Nador, compresa quella di Gurugu. A sei giorni dalle retate la maggior parte dei migranti sono ancora segregati nei centri di detenzione improvvisati nel sud del Marocco. Qui le misure di sicurezza sono severe e i bisogni primari (cibo, posti-letto, cure mediche) non sono sufficientemente soddisfatti. Nessuno ha detto ai detenuti che cosa ne sarà di loro, e perché sono trattati come criminali ; lo stress e l’ insicurezza destabilizza sempre più i migranti detenuti.

Nel frattempo sono in corso trattative con le ambasciate dei paesi di origine dei migranti. Mentre Senegal e Mali sembrano disposti a “riprendersi” i propri cittadini, il Camerun ha rifiutato, motivando il rifiuto con l’attuale situazione di crisi e insicurezza interna. La Mauritania, paese di transito per la deportazione verso il Senegal e il Mali, ha rifiutato l’ingresso ai due bus di migranti che il Marocco aveva inviato a sud sabato scorso: per questo motivo i migranti sono stati riportati ai centri di detenzione.

Il Marocco giustifica queste azioni disumane e completamente assurde con discorsi sui “diritti umani” probabilmente copiati pari pari da quelli che circolano in Europa: afferma che lo sgombero degli accampamenti ha lo scopo di “liberare” i migranti dalla morsa di “contrabbandieri e trafficanti”. Con questo ragionamento il Marocco riproduce gli stereotipi diffusi costantemente dai governi europei e dai loro media mainstream, secondo i quali le persone che vivono nelle foreste marocchine rappresentano una minaccia, per via della Jihad, dell’ Ebola o della mafia : le motivazioni sono intercambiabili ma il razzismo rimane sempre lo stesso.

Il governo marocchino, però, non accetta alcuna critica. Chiunque cerchi di testimoniare o di rispondere a questa campagna di espulsioni è soggetto alla repressione. Molti sono stati intimiditi , le attrezzature sono state confiscate. All’ AMDH (Associazione marocchina per i diritti umani) ieri è stato negato l’accesso all’accampamento di Nador , i loro uffici di Rabat sono stati perquisiti e due giornalisti sono stati arrestati.

Nel contempo la maggior parte dei principali media europei tace su queste violazioni di massa dei diritti umani , effettuate con il sostegno finanziario e logistico dell’Unione europea.

Ecco perché è nostra responsabilità diffondere le informazioni e le voci dei migranti, e mostrare solidarietà!

FERMARE LA GUERRA AI MIGRANTI!
LIBERTA’ DI CIRCOLAZIONE PER TUTTI!
NO BORDERS!

Per maggiori informazioni:

Twitter: @NoBordersMaroc @HelenaMaleno

Video che mostrano la distruzione degli accampamenti nei dintorni di Nador
A Gurugu: https://vimeo.com/119749824
A Baquoya: https://www.youtube.com/watch?v=37AgHm99CQU&feature=share

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Aggiornamento sulle deportazioni in corso dei migranti provenienti dalle foreste di Nador

Grecia: ancora morti nei centri di detenzione per #migranti. Chiudiamo subito i lager etnici!

amygdaleza_130215E’ stata diffusa solo ieri, 12 Febbraio, la notizia della morte del ventitreenne afgano Sayed Mehdi Ahbari, recluso – insieme ad altre 1600 persone – nel centro di detenzione per migranti di Amygdaleza, a 10 chilometri da Atene. Secondo le fonti “ufficiali” (cioè di polizia) Sayed si era sentito male la sera del 4 febbraio, era stato portato all’ ospedale “Sotiria” per poi essere ricondotto al campo la mattina successiva. L’otto febbraio era stato ricoverato di nuovo, ed è morto in ospedale il giorno dopo, per una “patologia polmonare”. Sempre secondo le stesse fonti altri due migranti erano in precedenza morti a Corinto. (http://left.gr/news/tritos-nekros-kratoymenos-stin-amygdaleza)

Sappiamo bene che sono proprio le inumane condizioni di vita in questi moderni lager che aggravano qualsiasi problema di salute e che le malattie sono causate dalla detenzione in questi centri. E sappiamo che le morti non sono solo tre: ci sono i “suicidi”, le “morti accidentali”, oltre alle decine di persone gravemente malate lasciate senza cure, “libere” solo di spegnersi giorno dopo giorno.

Si tratta di un veri e propri omicidi di stato. Nel campo di Amygdaleza, come negli altri centri di detenzione in Grecia , non è presente nessun presidio medico. Le poche cure disponibili sono quelle fornite da medici volontari o dalle cliniche e farmacie sociali autogestite. Proprio la clinica sociale (fonte) N.Filadelfeias- N.Halkidonas-Ionia , che aveva potuto visitare il 6 febbraio un altro giovane migrante pakistano affetto da tubercolosi , proveniente da Amygdaleza , denunciava le miserabili condizioni di vita all’interno del centro e la sempre più grave emergenza sanitaria, chiedendo l’intervento del nuovo governo e  l’immediata chiusura di tutti i centri di detenzione, dove sono ancora segregate più di 8000 persone.

La lotta dei migranti e dei sodali contro le politiche repressive e i lager etnici durano da tempo e non si fermano.

A Patrasso dal 3 febbraio 26 migranti hanno cominciato uno sciopero della fame. Erano stati arrestati perchè senza documenti regolari e sono detenuti nel carcere di Santo Stefano da 11/14 mesi, nonostante ci sia una sentenza di espulsione (fonte).

Il 7 febbraio, in risposta all’appello “per chiudere ORA i campi di concentramento” lanciato dall’ “Iniziativa aperta contro i centri di detenzione” e dall’ “Assemblea di solidarietà con i rifugiati”, si sono svolti 35 presidii in tutta la Grecia (fonte).

E stamattina, Venerdi 13 febbraio, è ricominciata ad Atene la protesta , davanti all’ufficio immigrazione, dei rifugiati siriani protagonisti per due mesi del presidio di piazza Syntagma, di fronte al parlamento greco. Lo striscione esposto riportava quelle che sono le parole d’ordine delle comunità migranti e delle reti di solidarietà greche: “Frontiere aperte per tutti. Documenti per i profughi e gli immigrati”. (Foto)

Per il 17 Febbraio le stesse comunità dei migranti e i gruppi antirazzisti greci hanno organizzato un’assemblea nazionale aperta ad Atene (fonte), per rafforzare e allargare la lotta e chiedendo:

  • La chiusura immediata di tutti i centri di detenzione e la liberazione di tutti gli immigrati trattenuti nelle stazioni di polizia
  • Pieni   diritti per gli immigrati e rifugiati e documenti di viaggio per chi desidera lasciare la Grecia per raggiungere altri paesi.  
Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Grecia: ancora morti nei centri di detenzione per #migranti. Chiudiamo subito i lager etnici!

Un’altra strage targata UE

fonte: Askavusa

bordersDomenica 8 febbraio 2015 la Guardia Costiera di Roma ha ricevuto una prima richiesta di soccorso da parte di un gommone con più di cento persone a bordo, naufragato a poche miglia dalla costa libica in condizioni meteo proibitive. All’arrivo sul posto sul gommone indicato sono stati ritrovati 7 morti per assideramento e durante il trasferimento verso Lampedusa altri 22 persone sono morte assiderate. I superstiti, che sono stati trasferiti al centro di accoglienza di Lampedusa, hanno avvertito la Guardia Costiera spagnola della presenza di altri 3 gommoni, ognuno con circa 100 persone a bordo. Hanno dichiarato, inoltre, di essere stati costretti con le armi a intraprendere il viaggio. Si stima che i morti assiderati e i dispersi siano 231 secondo i dati ufficiali, ma potrebbero essere più di 300. Una grande anomalia salta all’occhio: per quale motivo 400 persone vengono a forza costrette a imbarcarsi sui dei gommoni per affrontare il viaggio in condizioni avverse (si parla di onde di 9 metri e mare forza 7)?
Proprio come per il 3 Ottobre 2013, queste stragi forniscono il pretesto per riproporre le stesse retoriche ipocrite e ridondanti: la necessità di maggiori investimenti militari per il controllo delle frontiere e per le politiche sicuritarie, l’inadeguatezza delle operazioni militari in atto, l’accelerazione del processo di delocalizzazione delle politiche di controllo delle frontiere nei paesi di partenza e dunque il rilancio di nuove politiche interventiste in queste aree.Ancora una volta respingiamo fortemente queste narrazioni che omettono deliberatamente un’analisi delle cause che spingono queste persone a partire.
Rifiutiamo le lacrime di coccodrillo di quegli attori internazionali (UE, NATO…) che sono i principali responsabili della destabilizzazione di interi territori e, di conseguenza, della morte di chi è costretto a fuggire in clandestinità.
Dietro le politiche migratorie si nascondo le solite ambizioni neo-colonialiste e imperialiste, spinte dagli interessi economici dell’industria bellica.Ribadiamo la necessità di smascherare le vere cause che provocano le migrazioni.
La libertà di circolazione per tutti e la fine di ogni tipo di ingerenza sono l’unica strada per evitare simili stragi in futuro.
Collettivo Askavusa
lampedusa, 12 Febbraio 2015Contatti:
Francesca Del Volgo:
+39.328.9035468
askavusa@gmail.com
ENG
Another massacre by EU Continua a leggere

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Un’altra strage targata UE

Calais – sgomberi in arrivo a marzo, appello alla solidarietà!

fonte: Calais Migrant Solidarity

Ad aprile 2015 la municipalità di Calais in collaborazione con il governo socialista statale indendono aprire il Centro diurno Jules Ferry per tutti i migranti che vivono in città. Questo centro viene venduto dal governo e dai suoi media come un’azione umanitaria. E’ una stronzata! E’ un misero tentativo per provare ad alleviare la catastrofica situazione in cui vivono le persone migranti. Una situazione che è stata creata dalle politiche che il governo ha attuato. L’apertura del centro diurno sarà accompagnata da uno sgombero di massa di circa 2000 persone e dalla distruzione delle loro case: gli squat e le jungles di Calais.

cal2E’ chiaro che l’apertura del centro diurno coinciderà con un grande sgombero degli spazi esistenti nel centro di Calais, e che gli accampamenti verranno “tollerati” solo nell’area attorno al centro. L’intenzione chiara è quella diripulire le strade di Calais, creando un ghetto per immigrati fuori dalla città. Così le condizioni di vita di queste comunità potranno essere comodamente ignorate dai cittadini e il governi potranno negare la loro esistenza. Per ora non c’è una data confermata ma sembra che (lo sgombero) dovrebbe avvenire alla fine di marzo, in tempo per l’apertura del centro ad aprile. Ovviamente annunceremo date più precise nel momento in cui avremo informazioni più precise.

L’ultima tornata di grandi sgomberi, il 2 luglio 2014, avvenne con un grande dispiegamento di forze dell’ordine. Con lo sgombero in contemporanea di Salam e di quattro squat, tutti coloro che vennere identificati come immigrati all’interno di quegli spazii, furono arrestati e internati nei centri di detenzione di tutta la Francia, dopo esser stati gasati e picchiati dalla polizia. Con l’aumento delle deportazioni effettuate dal governo francese in Sudan, le conseguenze di uno sgombero – che presenti le stesse caratteristiche – potrebbero essere catastrofiche per molti/e.

Nonostante alcune persone stiano considerando di trasferirsi “volontariamente”, fino ad ora la maggior parte delle persone ha rifiutato di spostarsi. Malgrado la sistematica repressione sbirresca e le rigide condizioni meteorologiche, le comunità migranti sono state in grado di creare e difendere spazi di autonomia e di autocostruirsi le case. In questi luoghi (accampamenti e occupazioni) un minimo di libertà è assicurata, per esempio la possibilità di andare e venire quando si vuole, di permettere o rifiutare l’ingresso ad altri, di condividere, di far festa, di pregare, di tirar su qualche soldo…

cal1Vi chiediamo di venire a Calais a marzo, per organanizzarci e stare al fianco di coloro che non accetteranno di essere sgomberati ed essere espulsi fuori città.
L’appello è quello di venire a Calais per portare solidarietà e per resistere a questo tentativo di affermazione dell’apartheid e della segregazione nelle strade di Calais. Combattiamo contro la violenza della polizia, contro coloro che l’hanno creata, contro coloro che la appoggiano e la proteggono, contro tutti e tutte coloro che non vogliono vedere. Facciamo appello a te per lottare contro le frontiere, che sono uno strumento di potere e controllo. Non solo a Calais ma ovunque tu sia.

Libertà di movimento per tutti e tutte
Il regime delle frontiere deve cadere
Venite organizzati/e! Porta una tenda, o un furgone o organizza il tuo spazio per dormire a Calais. Sarà un periodo turbolento a Calais e non potremo realmente garantire molto in termini di infrastrutture.

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Calais – sgomberi in arrivo a marzo, appello alla solidarietà!

Roma 13/2 – Cena e racconti di vita e resistenza dentro e fuori i Cie

riceviamo e pubblichiamoven13AromatizzatiWEB

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Roma 13/2 – Cena e racconti di vita e resistenza dentro e fuori i Cie

Assalto alla frontiera di Melilla; arresti e deportazioni sul monte Gurugu

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Un gruppo di 36 migranti di origine subsahariana è riuscito a entrare all’alba di ieri a Melilla, l’enclave spagnola in Marocco, dopo ripetuti assalti alla doppia barriera frontaliera portati nel corso della notte da circa 400 persone.

I migranti riusciti a passare sono giunti nel centro di soggiorno temporaneo (Ceti) della città autonoma, mentre altre 17 persone sono rimaste arrampicate per 5 ore sulla rete del perimetro frontaliero in località Barrio Chino, dove il valico pedonale utilizzato dai lavoratori marocchini che si recano nell’enclave spagnola è stato chiuso al transito. Tre dei migranti giunti al Ceti sono stati trasferiti in ospedale per le ferite riportate durante lo scavalcamento delle reti. I migranti rimasti appesi per ore alla recinzione sono stati espulsi illegalmente dall Guardia Civil e riportati in Marocco (fonte Eldiario)

La pressione migratoria sulla città autonoma si è intensificata negli ultimi giorni, dopo l’annuncio del governo marocchino relativo allo smantellamento nelle prossime settimane degli accampamenti vicini a Ceuta e Melilla, nei quali i migranti subsahariani aspettano il momento opportuno per provare a superare le reti e accedere in territorio spagnolo (fonte: ANSAmed).

E l’annuncio è stato prontamente confermato nei fatti: questa notte infatti la polizia marocchina è salita sul monte Gurugu, vicino al confine con Melilla, dove ha devastato e incendiato gli accampamenti di fortuna delle migliaia di migranti che vivono lì in attesa di provare a saltare le reti di confine per entrare nella Fortezza Europa.
Almeno 300 persone sono state arrestate e centinaia caricate su bus e deportate (con destinazione la regione Orientale marocchina che ha davanti solo la frontiera con l’Algeria.) dopo essere state violentemente bastonate. Sono tutti di origne subsahariani. Tra di loro ci sono moltissimi minori. 

Ecco il video girato dall’associazione PRO.DE.IN.

http://vimeo.com/119286555

Questo violento e infame attacco contro i migranti che cercano di entrare in Europa, arriva a 4 giorni di distanza dal primo anniversario della tragedia del Tarajal, durante la quale la Guardia Civil spagnola ha ucciso almeno 15 persone che cercavano di entrare a nuoto a Ceuta, e testimonia come la violenza e la morte ai confini europei non si fermino e non si siano mai fermati. Il Marocco è chiamato a fare il lavoro sporco dalla democratica Spagna e dall’Unione Europea che pagano per impedire alle persone di entrare all’interno dei suoi confini.

Il 2014 è stato infatti un anno particolarmente positivo in termini di cooperazione finanziaria tra Marocco e UE: sono arrivati nel regno un totale di 373 milioni di euro. Al cuore della collaborazione e dell’azione di partenariato sono presenti capitoli dedicati alla politica energetica e al sostegno con nuovi finanziamenti per la creazione di tre parchi eolici. Ed ancora, commercio di prodotti agricoli e alimentari, ratifica e attuazione del protocollo di pesca e supporto sostenibile ai settori dell’istruzione, della sanità e della società civile. Al centro della partnership euro-marocchina c’è anche la gestione dell’immigrazione irregolare. L’attuazione del Partenariato di mobilità e la  politica di regolarizzazione, in marcia tutto il 2014, hanno cercato di controllare i flussi migratori: di 28 mila gli stranieri che hanno inoltrato domanda di regolarizzazione, 18 mila hanno passato la sanatoria (fonte)

Nel frattempo il governo spagnolo legalizza i respingimenti alla frontiera e prova a preselezionare i richiedenti asilo in quel di Ceuta/Melilla (fonte Eldiario)

A questo link trovate alcuni video che raccontano un anno di politica migratoria (e di sistematica violazione dei diritti umani) da parte del governo spagnolo a Ceuta e Melilla

Qui l’appello di No Borders Marocco per la raccolta fondi a sostegno dei feriti e di coloro che sono stati o saranno deportati dopo il raid poliziesco sul monte Gurugu

STOP THE WAR AGAINST MIGRANTS!
STOP THE VIOLENCE AT THE BORDERS!
SOLIDARITY WITH THE MIGRANTS OF GURUGU AND WHEREVER
FUCK FORTRESS EUROPE

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Fonte Reuters/Jesus Blasco de Avellaneda

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , , , , | Commenti disabilitati su Assalto alla frontiera di Melilla; arresti e deportazioni sul monte Gurugu

E’ morto un ragazzo recluso nel CIE di Bari

Apprendiamo della morte di un giovane recluso nel Cie di Bari. In attesa di sapere di più, incolliamo qui sotto una notizia presa dalla stampa.

“Arresto cardiorespiratorio irreversibile. È questa la prima diagnosi del decesso di un giovane 25enne di cittadinanza egiziana, morto nel primo pomeriggio nella struttura del (CIE) Centro di Identificazione ed Espulsione di viale Europa, al quartiere San Paolo.
A renderlo noto è la Polizia di Bari, tramite un comunicato”

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su E’ morto un ragazzo recluso nel CIE di Bari

Cie di Ponte Galeria – sul presidio solidale e le proteste dei reclusi

cieRiceviamo e pubblichiamo. Per scriverci hurriya[at]autistici.org

Venerdì 6 febbraio un numeroso gruppo di solidali è tornato nel tardo pomeriggio sotto le mura del CIE di Ponte Galeria per esprimere ancora una volta il sostegno a tutti i reclusi e le recluse e per stare al fianco di Papis, Alexandru e Mohamed, internati il 26 gennaio scorso in seguito allo sgombero dell’anagrafe occupata dai movimenti per il diritto all’abitare.

Oltre alla liberazione di uno dei tre compagni, in seguito alla diagnosi d’aver contratto la scabbia proprio durante la prigionia, la giornata nel Lager di Ponte Galeria è iniziata con l’ennesimo episodio di autolesionismo nella sezione maschile, provocato dal solito comportamento della polizia e dell’amministrazione del centro. Nel primo pomeriggio, infatti, un ragazzo si è tagliato le vene dopo che gli è stata rifiutata la possibilità di avere una scheda per chiamare a casa. Un gesto estremo che è sintomatico della tensione e della disperazione che uomini e donne reclusi/e vivono quotidianamente. Ma la vita al CIE è fatta anche di solidarietà e complicità e la reazione non si è fatta attendere. Da subito i suoi compagni e amici hanno iniziato una protesta che è durata fino alla sera. Battiture e l’incendio di qualche materasso hanno riscaldato la serata fredda e i cuori di chi era al presidio.

Le comunicazioni tra dentro e fuori sono state costanti, tra richieste di musica e informazioni da condividere su quanto stava accadendo all’interno. La polizia ha spento l’incendio dei materassi gettando acqua dal tetto ed ha anche tentato di rinchiudere i ragazzi della sezione maschile. Questo non è bastato a fermare la rabbia e protesta è andata comunque avanti.

Anche dalla sezione femminile, nella quale al momento sono recluse poco più di quindici ragazze, sono arrivati diversi racconti. Oltre al via vai continuo di ragazze che entrano ed escono praticamente quasi ogni giorno, si segnala la mancanza di assistenza sanitaria. Nonostante le richieste continue e quotidiane, le attese sono sempre più lunghe ed estenuanti, perchè nei luoghi predisposti alle cure non ci sono abbastanza posti e il personale non sembra bastare.

La mancanza di riscaldamento e il cibo pessimo sono tra i problemi più sentiti. Il tentativo di rifilare farmaci e tranquillanti è una costante della vita all’interno di Ponte Galeria. In tante e tanti raccontano di avere una strana sensazione di sonno dopo aver mangiato. Tentativi subdoli di sedare il coraggio di tanti uomini e donne che lottano ogni giorno contro le violenze, le ingiustizie e l’isolamento in questi luoghi di reclusione forzata.

Il presidio è andato avanti fino alle 20,30 circa, e dopo molti inteventi al microfono, musica e slogan cantati, è terminato con un saluto rumoroso e con fuochi d’artificio, ma soprattutto con la promessa di tornare, con rabbia e determinazione, sotto le mura di questi “moderni campi di concentramento”.

In tarda serata è arrivata la notizia di una perquisizione all’interno delle celle nella sezione maschile.

Solidarietà a chi lotta contro le frontiere e per la libertà
Nemici e nemiche delle frontiere

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Cie di Ponte Galeria – sul presidio solidale e le proteste dei reclusi

Torino – Le retate continuano (e le resistenze pure)

stopraidsfonte: Macerie

Ancora retate in Aurora, dove ieri sera un paio di camionette cariche di celerini hanno controllato documenti e licenze nel tratto di strada tra il ponte Mosca e corso Emilia. Non è la prima volta che queste vie vengono bloccate dai mezzi della polizia: da mesi i giardini ex GFT sono nel mirino delle pattuglie e prendono spazio sulle cronache dei giornali, e solo la settimana scorsa corso Emilia è diventata teatro di un controllo antidroga con un dispiegamento di forze di polizia decisamente notevole.
Così come non è insolito imbattersi in una retata girando per queste strade, non lo è neppure che qualcuno abbia qualcosa da ridire. E ieri sera alcuni solidali con i senza-documenti, appena avuta la notizia della presenza poliziesca, hanno provato a mettersi in mezzo. L’arrivo improvviso del folto gruppo e, forse, il fatto che nella camionetta più vicina ai manifestanti ci fossero rinchiusi alcuni ragazzi rimasti impigliati nei controlli, scatena immediatamente la reazione della polizia; neanche il tempo di uno slogan e già gli agenti rispondono con i manganelli. Il gruppo viene inseguito fino all’imbocco di corso Brescia e, mentre i manganelli continuano a calare, qualche bottiglia in risposta comincia a infrangersi sull’asfalto e qualche cassonetto si ribalta per ostruire la via. Una delle due camionette, così, è costretta a spostarsi per tenere a bada il gruppo di solidali ancora in strada a distanza, mentre l’altra si ritira piuttosto in fretta per portare i fermati in Commissariato. Dopo una mezz’oretta, e dopo essersi accertati che oramai di controlli la polizia non ne avrebbe fatti più, il gruppo si disperde e ognuno torna ai propri affari. Appuntamento alle prossime retate, e alle prossime resistenze.

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Torino – Le retate continuano (e le resistenze pure)

Venerdì 6 febbraio, ore 18 Presidio a Ponte Galeria

8fuocoailager

Riceviamo e pubblichiamo:

Il 26 Gennaio scorso la questura di Roma, in accordo con il prefetto ed il comune di Roma, ha fatto sgomberare l’anagrafe di Via Pietroselli, occupata da 14 giorni dai movimenti per il diritto all’abitare. Durante questa operazione repressiva, in cui le questioni politiche poste dall’emergenza abitativa vengono vigliaccamente risolte in termini di ordine pubblico, si sceglie di identificare tutti i presenti e richiudere Papis, Amid e Alexandru nel CIE di Ponte Galeria, perché colpevoli di non possedere “le carte giuste”.

I CIE (centri di identificazione ed espulsione) sono dei lager che rinchiudono per mesi le persone in condizioni disumane, dove sono negati anche i diritti e i bisogni più elementari, dove sono frequentissime le violenze e le intimidazioni.
Perché i CIE sono delle macchine per fare soldi a combustibile umano, alimentate dalla distruzione dei progetti di vita, e a volte della vita stessa, delle persone.
L’azienda CIE è inutile per tutti coloro che non arrivano a fine mese, ma fa guadagnare soldi allo stato, alle amministrazioni, e a tutte le aziende che li gestiscono: la Croce Rossa Italiana, le Misericordie, il Consorzio Connecting People, Auxilium, Acuarinto, etc… ed ora i professionisti della sicurezza come Gepsa. Questa è subentrate da poco nella gestione del CIE di Ponte Galeria insieme ad Acuarinto, e si possono già vedere gli effetti della nuova gestione: peggioramento del vitto, mancanza di riscaldamento, soppressione di beni di prima necessità, peggioramento delle condizioni igieniche.

Alexandru, Amid e Papis sono persone con cui da anni lottiamo insieme per opporci alle condizioni di miseria e disumanità a cui gli sfruttatori ci vogliono costringere, da anni ci autorganizziamo con dignità per costruirci un’esistenza libera e autodeterminata.

In solidarietà con tutte le rivolte dei reclusi e delle recluse che hanno fatto chiudere diversi padiglioni dei CIE in questi anni, siamo contro qualsiasi tentativo di riforma di questi lager di stato. Chiudere tutti i CIE!

Per far sentire a Papis, Amid e Alexandru che chi lotta ha sempre compagni e compagne pronti a sostenerlo, e per portare la nostra voce solidale a tutte e tutti coloro che sono reclusi in quel luogo infame.

Venerdì 6 Febbraio ore 18 presidio davanti al CIE di Ponte Galeria – Stazione Fiera di Roma.
Appuntamento alle ore 17.30 alla stazione Ostiense per andare insieme

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!

Riceviamo e pubblichiamo:

Dopo poco più di una settimana (vedi qui) torniamo davanti il Cie di Ponte Galeria per essere vicini, nonostante le mura e le gabbie, a Papis, Alexandru e Mohamed e dimostrare la nostra solidarietà a tutti e tutte le recluse.

Durante l’ultimo presidio solidale, le forze dell’ordine ed il personale di Gepsa e Acuarinto hanno tentato di impedirci di comunicare, tenendo tutti e tutte chiuse nelle celle per non far sentire chiare le nostre grida, ritardando la distribuzione del cibo e attribuendo la responsabilità all’esistenza stessa del presidio, provando a dividerci e metterci gli uni contro gli altri. Da dentro abituati come sono alle vessazioni e ai trucchetti del personale e delle guardie,non si sono fatti raggirare e hanno continuato a rispondere e a comunicare con noi.

Questi provvedimenti repressivi sono parte dell’accanimento e dell’arbitrarietà che ogni giorno colpisce le persone migranti imprigionate nel Cie.

Durante e dopo il presidio, i reclusi e le recluse hanno protestato con battiture, grida e rifiuto del vitto quando, ormai a tarda ora, il personale del centro aveva intenzione d’iniziare la distribuzione.

In questi ultimi giorni, con un volo Frontex verso la Nigeria, quasi 30 persone sono state deportate. Con una retata alla stazione Termini e in altre città italiane, il Cie è nuovamente stracolmo.

Venerdì 6 febbraio, appuntamento alle 17,30 @ Stazione Ostiense per andare insieme davanti il Cie di Ponte Galeria e far sentire la nostra solidarietà alle persone imprigionate.

Lo stesso giorno, in alcune città del Marocco e della Fortezza Europa, sono previsti appuntamenti di lotta ad un anno dal brutale attacco, della polizia spagnola e di quella marocchina, a Ceuta contro i/le migranti che tentavano di scavalcare la frontiera ed entrare nel territorio spagnolo.

Questo attacco ha portato alla morte di 15 persone e di altre 50 date per “disperse”. (vedi qui)

Per l’Europa sono solo numeri, parte di un bilancio tragico di una guerra che chiamano “di difesa e sicurezza” delle frontiere. Per noi sono persone che vogliamo ricordare lottando.

Chiudiamo tutti i CIE
Lottiamo contro l’Europa dell’esclusione e dello sfruttamento.

Nemici e nemiche delle frontiere

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , , , , | Commenti disabilitati su Venerdì 6 febbraio, ore 18 Presidio a Ponte Galeria