Appello internazionale all’azione per il 6 febbraio 2015 #StopWarOnMigrants

Stop war on migrantsTraduzione dal blog “No borders Morocco

Appello a tutte le persone colpite dalla guerra condotta dall’Unione europea nei confronti dei migranti e dei rifugiati.

Il 6 febbraio 2014 centinaia di migranti cercarono, con un’azione collettiva, di superare via mare il confine dell’enclave spagnola di Ceuta. La Guardia Civile spagnola, in risposta al tentativo di entrare nel territorio dell’UE, sparò proiettili di gomma e gas lacrimogeni sulle persone che attraversavano a nuoto .

Anche la polizia marocchina, supportata da razzisti autoctoni, partecipò a questa caccia omicida. Ufficialmente, 15 persone sono state uccise e altre 50 dichiarate disperse! Da allora, altre migliaia di persone sono state uccise, ferite o espulse illegalmente alla frontiera tra Marocco e Spagna.

Un anno dopo questi omicidi – che si aggiungono a molti altri che hanno causato la morte e la scomparsa di migranti – chiediamo agli Stati membri dell’UE di rispettare i diritti fondamentali che devono essere garantiti ad ogni persona nel mondo, non solo ai cittadini occidentali.

Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i migranti che a rischio della loro vita affrontano il deserto e il mare per evitare le brutali misure di sicurezza della Fortezza Europa e dei suoi gendarmi nel Nord Africa.

Questo è il motivo per cui chiediamo azioni di solidarietà e di resistenza a Tangeri, Fnideq, Ceuta, Madrid, Barcellona, ​​Dusseldorf, Berlino, Londra e altrove!

Terremo questo commemorazione, in Europa e in Marocco, a partire dal 6 febbraio 2015, per condannare queste azioni omicide e spregevoli e per esigere un’inchiesta internazionale che accerti le responsabilità e assicuri i responsabili alla giustizia, in particolare tra il personale della Guardia Civil spagnola.

Chiediamo parità di diritti e giustizia per tutti ovunque!

FERMIAMO LA GUERRA AI MIGRANTI!

FERMIAMO I RESPINGIMENTI!

Libertà di movimento ovunque per tutti!

È possibile sostenere questo appello:

* Organizzando e sostenendo azioni

* Distribuendo questo appello su internet o attraverso volantini

* Condividendo su Twitter #StopWarOnMigrants

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Un’altra deportazione di massa verso la Nigeria

Stop deportation

Stop deportation

La mattina di mercoledì 28 gennaio, 26 uomini e 2 donne sono stati portati dal CIE di Ponte Galeria all’aeroporto di Fiumicino per essere caricati con la forza su un volo charter proveniente dalla Norvegia e diretto a Lagos.
Frontex, l’agenzia europea per la gestione delle frontiere, organizza e co-finanzia voli che fanno tappa in vari aeroporti europei per raccogliere i migranti detenuti nei CIE.

L’Italia promuove, finanzia ed utilizza molti di questi voli (soprattutto quelli diretti verso la Nigeria) per deportare i migranti dopo giorni o mesi di detenzione brutale nei suoi lager etnici. Ormai nemmeno il rischio di contagio da ebola – che pure ad agosto scorso aveva portato la stessa Frontex a sospendere i voli verso la Nigeria – spaventa gli organizzatori di queste deportazioni. A nulla valgono gli accordi internazionali che pretendono di tutelare i richiedenti asilo politico e le vittime di tratta. Anzi, il primo accordo per il controllo delle frontiere stipulato tra Frontex e la Nigeria (risalente al 2012) era giustificato principalmente dalla necessità di arginare il traffico di essere umani dal paese africano verso l’Europa, ma a quanto pare l’unico rimedio trovato fino ad oggi sono state le deportazioni di massa. A nulla vale il pericolo costituito da Boko Haram, che continua la sua offensiva contro la popolazione nigeriana nel nord-est del paese.
Mentre un grande valore viene come al solito attribuito ai soldi che si intascano in Europa imprigionando e deportando i migranti. Secondo quanto riportato dalla stampa nel 2015 è previsto un incremento del 14% dei fondi destinati a Frontex (che costerà complessivamnete 112 milioni di €) di cui 9,5 milioni di € sono destinati esplicitamente per le deportazioni (fonte).

Ricordiamo che Frontex è finanziata dai Paesi Ue attraverso i sussidi della Commissione europea, affitta un grattacielo a Varsavia e stipendia più di 300 persone. Nei singoli paesi europei la macchina delle espulsioni alimenta un giro di gare d’appalto al ribasso che coinvolge le cooperative che gestiscono i centri e quelle che li riforniscono. Per questo i centri devono essere sempre pieni e ad ogni deportazione di massa di solito segue una retata, lo strumento più rapido per riempire di nuovo il CIE. A Roma venerdì mattina sono state arrestate 4 persone durante una retata alla stazione Termini e altre 8 sono state portate da altre città d’Italia dove non ci sono centri.

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Domenica 8 Febbraio – ore 14.00 – Presidio davanti al CIE di Torino

Presidio al CIECondividiamo da Macerie

NUOVA GESTIONE…STESSA RABBIA

 

Il 15 gennaio GEPSA e Acuarinto hanno sostituito la Croce Rossa nella gestione del CIE diCorso Brunelleschi.

Come gestirà GEPSA, colosso francese specializzato nella gestione delle carceri in Francia, le stesse strutture distrutte negli ultimi anni dalle fiamme dei reclusi in rivolta? È ancora presto per dirlo anche se nel CIE di Roma, in cui sono subentrate da poco GEPSA e Acuarinto, si possono già vedere gli effetti della nuova gestione: peggioramento del vitto, sovraffollamento, mancanza di riscaldamento, soppressione di beni di prima necessità.

Al momento all’interno del CIE di Torino ci sono circa venti reclusi, sebbene i recenti lavori di ristrutturazione, iniziati appena prima dell’arrivo dei nuovi gestori, facciano supporre che il numero delle persone sia destinato ad aumentare.

È grazie alla rabbia e alla determinazione dei reclusi che i CIE italiani sono stati parzialmente distrutti. È importante dunque continuare a sostenere le proteste e le rivolte che ancora esplodono all’interno dei pochi CIE rimasti attraverso una presenza solidale fuori delle loro mura. Lo è altrettanto ostacolare il funzionamento della macchina delle espulsioni colpendone ogni ingranaggio: GEPSA è uno di questi ma non è certo l’unico…

Domenica 8 Febbraio – ore 14.00 – Presidio davanti al CIE di Torino

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Torino – Lavori nel Cie, blocchi fuori

fonte: Macerie

fuocoaiciePeriodo di lavori nel Cie di corso Brunelleschi. Per l’ennesima volta si tentano di riparare i danni provocati dalle rivolte dei mesi scorsi e aumentare così la capienza del Centro che ad oggi riesce a tenere rinchiuse non più di una ventina di persone. Ieri alcuni solidali hanno quindi pensato di ostacolare la ristrutturazione del Cie prendendosela con  IL.MA, la ditta di Carignano che si occupa dell’impianto d’illuminazione di corso Brunelleschi. Armati di striscione e volantini hanno bloccato il cancello della ditta per un’ora abbondante impedendo a mezzi e operai di uscire.

Non che questi ultimi sembrassero poi così dispiaciuti di questo imprevisto che ha ritardato l’inizio dell’orario di lavoro e offerto loro la possibilità di una doppia colazione. Non essendoci dunque una particolare tensione tra chi bloccava e chi veniva bloccato è stato possibile anche discutere un po’ e scoprire che il Cie di Torino non è l’unico luogo di reclusione da cui IL.MA trae profitti. Tentando una giustificazione un po’ goffa, alcuni operai hanno infatti svelato che quella mattina non erano comunque diretti verso corso Brunelleschi ma verso Asti, per dei lavori da completare nella locale Casa Circondariale. Dopo un’ora, proprio mentre i solidali stavano per andarsene, i carabinieri del luogo, evidentemente poco avvezzi a gestire situazioni di questo tipo e un po’ indispettiti per non essere riusciti a identificare i presenti, tentano un ultimo colpo di coda e cercano di fermare uno dei manifestanti. La temperatura sale di qualche grado, si improvvisa un altro blocco, questa volta in strada, e dopo poco i solidali risalgono sulle macchine e se ne vanno.

Nel Cie di Torino, sempre nella giornata di ieri, i reclusi hanno rifiutato di mangiare i pasti forniti loro dalla mensa; l’inizio della gestione di Gepsa e Acuarinto ha infatti peggiorato ulteriormente la qualità del vitto e le condizioni di reclusione. La Croce Rossa nell’abbandonare la struttura ha pensato bene di portarsi via tutto ciò che aveva comprato di tasca propria, ma proprio tutto tutto, palette e scope incluse. Sembra che l’unica cosa che abbia lasciato siano alcuni operatori che, per ancora un mese, aiuteranno i nuovi gestori a raccapezzarsi su come mandare avanti la baracca. Sono cambiati anche i militari che stazionano nel Centro ma questo cambiamento non sembra dipendere dalla nuova gestione quanto dalle incertezze sul rifinanziamento del progetto “Strade Sicure”.

Ascolta l’intervista a un recluso del Cie di Torino registrata qualche giorno fa.

Situazione simile nel Cie di Ponte Galeria a Roma. Oltre ai problemi organizzativi legati al cambio di gestore, c’è un evidente peggioramento delle condizioni di reclusione. Il riscaldamento non funziona da almeno tre mesi, il cibo è letteralmente immangiabile e, difatti, i reclusi stanno protestando rifiutando a intermittenza i pasti.
A questo si aggiunge il sovraffollamento del Centro romano che attualmente rinchiude un centinaio di uomini e più di trenta donne, in costante aumento. Qualche giorno fa, alcuni reclusi si sono rifiutati di far entrare nella loro camerata (già piena) quattro nuovi “ospiti”, che avrebbero dovuto dormire per terra. Per stipare ben bene gli uomini nella camerata è arrivata addirittura la celere, ma i reclusi non si sono lasciati intimorire e hanno costretto la direzione ad aprire un’altra camerata.

Ascolta l’intervista con una reclusa del Cie di Roma.

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Cie di Ponte Galeria – presidio solidale e aggiornamenti

chiudiamoDomani mattina, 28 gennaio, davanti al CIE di Ponte Galeria ci sarà un presidio convocato dai «Movimenti per il diritto all’abitare”, in seguito all’internamento di Papis, Alexandru e Mohamed dopo lo sgombero dell’occupazione dell’anagrafe centrale di Roma, durata ben 14 giorni.

Qui il comunicato
che racconta i fatti e convoca il presidio alle ore 8,30, con un appuntamento alle 8 a Stazione Ostiense per chi volesse raggiungere il Cie e portare solidarietà ai tre compagni e a tutti/e i/le reclusi/e.

La situazione nel Cie di Ponte Galeria è molto pesante. Dopo un primo periodo di disorganizzazione dovuto al cambio di gestione, sembrerebbe che Acuarinto e Gepsa abbiano integrato alcuni ex dipendenti della cooperativa Auxilium, già formati nella gestione del Cie romano.
I riscaldamenti funzionano ad intermittenza in alcune aree della sezione maschile, in altre sembra proprio non siano mai funzionati durante gli ultimi tre mesi.
Le condizioni d’internamento sono ulteriormente aggravate dalla distribuzione di cibo pessimo e sembrerebbe che l’infermeria sia costretta ad affrontare ogni giorno diversi casi di persone con problemi digestivi.

Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente imprigionate circa 130 persone, 100 nella sezione maschile e 30 in quella femminile.
Nell’ultimo mese le espulsioni avvengono a ritmo incessante, spesso già dal primo giorno di reclusione, negli ultimi giorni ci sono stati alcuni episodi di resistenza individuale alla deportazione.

Qui potete ascoltare una corrispondenza con una donna reclusa nel Cie di Ponte Galeria pubblicata da Macerie.

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Bloccati i fascisti a Dover e Calais!

Articolo tradotto da rabble.org.uk

– 1 striscione

– Un mucchio di trombette

– Un minibus

– la dignità rimasta

… questi sono alcuni degli elementi che i membri del triste equipaggio – composto da una trentina di fascisti assortiti – ha perso durante la manifestazione ‘Secure our Borders – Support the Truckers’ sulla rotonda del lungomare di Dover, in seguito all’azione di circa 40 antifascisti autonomi.

Il progetto fascista di ‘bloccare il porto’ era stato promosso da alcuni gruppuscoli sui loro siti di Facebook, in concomitanza con l’appuntamento di “Sauvons Calais” (l’evento anti-immigrazione organizzato al di là della Manica). L’ English Volunteer Force, il Fronte Nazionale, e le bandiere di White Power sono stati avvistati alla demo di Dover.

Come da tradizione, i fasci riuniti in un parcheggio sotto un cielo grigio, una volta avvistati gli antifascisti si sono rifugiati all’interno del giardino di un pub locale – che era chiuso. Sono stati così confinati nel giardino per un’ora fino a quando non hanno raggiunto i numeri necessari per muoversi.

Scortati dalla polizia di Kent, la Race Master si è trascinata nella sua marcia verso il mare, mentre gli antifa schivavano camion cercando di bloccare loro la strada ad ogni incrocio. E ‘stato bello vedere compagn* ben organizzati, che si muovevano rapidamente guardandosi le spalle l’un l’altr* in ogni momento – senza vedere mai un solo cartello UAF. Che i fasci siano stati in grado di lasciare il pub facendo le loro foto ricordo sulla rotonda è stato comunque un problema – che probabilmente si sarebbe potuto affrontare con numeri maggiori.

I fascisti sono stati poi scortati al loro parcheggio e se ne sono andati, apparentemente depressi senza aver fatto nemmeno un drink per celebrare. A tutto questo si aggiunge l’umiliazione finale: un minibus di cervelloni ha pensato che sarebbe stata una buona idea passare davanti e schernire la folla antifa, ma è stato bloccato al semaforo rosso. L’autista, in preda al panico, ha cercato di farsi strada tra i membri della folla, ma il furgone è stato fermato in mezzo alla strada. L’autista è stato arrestato (presumibilmente per guida pericolosa) e ha finito per fare la passeggiata della vergogna sulla macchina della polizia, prima che il minibus venisse confiscato . Due dei nostri compagni sono stati arrestati – stiamo ancora aspettando notizie sui reati loro contestati.

Dall’altra parte del canale, la manifestazione “Sauvons Calais” è stata vietata dalle autorità locali, e compagni ci hanno detto che è una giornata tranquilla, senza gravi incidenti.

Altre info sulle manifestazioni a  DoverCalais

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Report finale dell’Operazione “Mos Maiorum”: fermati 19.234 migranti

stopraidsNei mesi scorsi avevamo rilanciato l’appello delle reti antirazziste europee ad opporsi alle megaretate previste dall’operazione “Mos Maiorum” ( 123 ).
Il 23 Gennaio il sito statewatch.org ha pubblicato il report finale dell’operazione,  che traduciamo di seguito.

 

Più di 19.000 persone sono state arrestate durante “Mos Maiorum”, l’operazione congiunta di polizia e guardie di frontiera avvenuta in tutta Europa nell’arco di due settimane nell’ottobre 2014.
Una copia del report finale è stata resa pubblica ed evidenzia che più di un quarto delle persone fermate erano siriane.

Il documento, redatto dalle autorità italiane, riporta che “le persone di nazionalità siriana sono state quelle più individuate come migranti irregolari (5088), seguite da afgani (1466), kosovari (1196), eritrei (1116), somali (641) e albanesi (587)”.
11.046 persone hanno fatto richiesta d’asilo “durante o dopo essere state intercettate”.
Il report contiene statistiche dettagliate, tra le quali:

“Durante la realizzazione dell’operazione congiunta ‘MOS MAIORUM’, sono stati riscontrati un totale di 6002 reati (1538 alle frontiere esterne e 4464 in quelle interne), con un totale di 19234 migranti irregolari intercettati.
“In particolare, come risulta dalla Tavola 1,  9890  migranti irregolari sono stati intercettati nelle frontiere esterne , mentre 9344 sono stati trovati nelle frontiere interne.” (p. 7-8)
“(…) un totale di 257 persone sono state arrestate per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: 53 alle frontiere esterne e 204 in quelle interne.” (p. 19)

Il numero di “catture” è circa il doppio di quanto riportato per l’Operazione Perkunas, che ha avuto luogo durante i mesi di settembre e ottobre del 2013, e circa il quadruplo di quelli dell’Operazione Afrodite, dell’ ottobre/novembre 2012.

Secondo il report, tutti gli stati membri UE hanno partecipato a MOS MAIORUM, eccetto Croazia, Grecia e Irlanda.

Hanno partecipato all’operazione anche la Norvegia e la Svizzera, e Frontex “ha supportato le autorità italiane fornendo uno studio analitico dei dati riguardanti l’attraversamento illegale delle frontiere esterne europee”.

Il report non certifica il numero di agenti di polizia e di guardie di frontiera coinvolte nell’operazione. Nessuno dei report disponibili riguardo le precedenti operazioni di questo genere contiene cifre del genere.

In numeri: Mos Maiorum e le operazioni precedenti: [1]
•    Mos Maiorum, ottobre 2014: due settimane, 27 stati, 19,234 fermi
•    Perkunas, settembre-ottobre 2013: due settimane, 25 stati, 10,459 fermi
•    Aphrodite, ottobre-novembre 2012: due settimane, 28 stati, 5,298 fermi
•    Hermes, 2010: durata non conosciuta, 22 stati (coinvolti AQUAPOL, TISPOL, RAILPOL), 1,900 persone fermate.

Preoccupazioni sui diritti umani

Il report rimarca che a tutti gli Stati Membri coinvolti era stato chiesto di “portare avanti tutte le attività in modalità che rispettassero pienamente la dignità umana; di mantenere il più alto standard di condotta etica, professionalità e diritti umani; evitare trattamenti discriminatori… prendersi cura, nel corso delle operazioni, delle necessità speciali di gruppi vulnerabili…”

Ad ogni modo, non è certo che gli agenti di polizia e le guardie di frontiera che partecipavano alle operazioni abbiano osservato le richieste di “pieno rispetto della dignità umana” e “evitato trattamenti discriminatori”.

Le testimonianze raccolte dal progetto “Map Mos Maiorum!“, organizzato per monitorare il lavoro delle forze dell’ordine durante l’operazione, riportano:

“La Polizia Nazionale sta fermando le persone soltanto in base al colore della loro pelle (tutti neri)” Saragoza, Spagna
“2 macchine della polizia sono all’angolo tra Urbanstrasse / Kottbusserdamm e fermano le auto “a caso”, ovviamente secondo un profilo razziale. Più volanti del solito sorvegliano l’area.” – Berlino, Germania
“La polizia non ha controllato le varie camere ma hanno controllato i passaporti di chi faceva colazione in cucina, dicono che stanno cercando i rifugiati (persone dall’Afghanistan e dalla Siria)” Plovdiv, Bulgaria
“Forze speciali della polizia alla stazione centrale. Quando gli è stato chiesto cosa stessero facendo, hanno risposto che cercavano rifugiati illegali con la “pelle scura”.” – Germania
“A Grenoble, a mezzogiorno, circa 20 persone sono state arrestate nell’area intorno la stazione ferroviaria, ammanettate e poi portate alla stazione di polizia. C’erano molti controlli d’identità nella stessa zona, condotti da circa 20 poliziotti con i cani.” – Stazione di Grenoble, Francia

Sebbene la maggior parte delle testimonianze mandate a “Map Mos Maiorum!” non sono state “verificate”, è del tutto evidente che la maggior parte dei reclami segnalava le modalità discriminatorie e “razziste” con cui sono stati effettuati i controlli.

Attenzione mediatica

Il rapporto dice anche:

“Per ragioni sconosciute, le Operazioni coordinate di “MOS MAIORUM” hanno catturato l’attenzione dei mass media che l’hanno descritta come un’operazione atta ad arrestare i/le migranti anche se il suo scopo era di identificare le reti criminali che facilitano la migrazione irregolare e monitorare le rotte più utilizzate.
Questo obiettivo è stato raggiunto (con un totale di 257 arresti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina).” (p.52)

Una delle “ragioni sconosciute” può essere che uno degli obiettivi dichiarati era di “catturare migranti irregolari ed ottenere informazioni rilevanti per gli scopi di intelligence ed investigazione”.

Il rapporto finale continua:

“L’esperienza di tutti gli agenti di polizia degli stati che hanno partecipato, la profonda conoscenza dei modus operandi usati dai migranti irregolari e delle principali rotte seguite dalle reti criminali per trasportare le persone da un paese all’altro, hanno permesso d’intercettare un gran numero di migranti e arrestare un totale di 257 persone per favoreggiamento.”

Cercando le risposte

Intanto, due membri del parlamento europeo hanno scritto una lettera aperta per criticare lo “scarica barile delle responsabilità” riguardo l’operazione, dopo che il consiglio europeo aveva affermato che le domande andavano sottoposte al governo italiano.
MOS MAIORUM è stata lanciata ad ottobre dalla presidenza italiana del consiglio europeo come “stabilito dalle precedenti presidenze europee” per coordinare le operazioni contro l’immigrazione irregolare.

Il report pubblicato è composto da una panoramica e dai commenti ad opera della presidenza italiana; una lunga sezione scritta da Frontex che ha a che fare soprattutto con la situazione ai confini dei vari stati membri, negli altri paesi e nei mari, prima dell’inizio di Mos Maiorum; e le conclusione da parte sia della presidenza che di Frontex.
I risultati dell’operazione sono stati presentati l’11 dicembre al gruppo di lavoro del Consiglio Europeo sulle frontiere, due diverse relazioni sono state presentate dalla presidenza italiana e da Frontex.

Il rilascio del report è datato 22 gennaio
Qui è possibile leggere la Relazione finale.

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Roma / Quartiere Pigneto – Sulle retate contro i migranti e la mappa del “degrado”

“La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!” (cit.)

volutamente "a testa in giù"

volutamente “a testa in giù”

Da alcuni giorni circola in rete e nelle strade una mappa (“Il triangolo della vergogna”) del quartiere del Pigneto (Roma), nella quale vengono indicati i luoghi destinati allo spaccio e si invita a collaborare nelle segnalazioni. La mappa è stata rilanciata da numerose testate giornalistiche mainstream, sempre pronte a chiedere più controlli e repressione per “combattare il degrado”.

Se credessimo che l’iniziativa propagandata da Pigneto.it fosse alla stregua dei post di romafaschifo.org, lasceremmo volentieri la palla a chi, meglio di noi, riesce a controbattere allo spirito delatore di un sito web e di chi lo amministra.
Scegliamo invece di segnalare alcuni aspetti molto gravi dell’operazione “il Triangolo della vergogna” sperando di arrivare a chi non è passata la voglia di frequentare le strade del Pigneto.

Partiamo dalla premessa che non vogliamo pensare che qualche attivista, vicino alle lotte sociali a Roma, sia coinvolto in questa iniziativa. Invitiamo quindi a scriverci ad hurriya[at]autistici.org perché i due elementi che riportiamo qui di seguito continuano a preoccuparci:

image(2)– l’iniziativa “il triangolo della vergogna” si avvale di una mailing-list (abitantidelpigneto[at]autistici.org) per segnalare, nella mappa virtuale in continuo aggiornamento, i luoghi dove avviene la vendita di sostanze stupefacenti, i luoghi dove la presenza costante di persone causerebbe degrado e sporcizia, i luoghi dove in generale persone non bianche, immigrate, sostano.
Essendo autistici/inventati uno strumento di lotta principalmente conosciuto da compagni e compagne, ci viene il dubbio che qualche attivista abbia “aperto” questo strumento, senza poi preoccuparsi dell’utilizzo. In tal caso basterebbe qualche click dell’admin per vanificare il lavoro gratuito che si sta svolgendo per la questura.

– l’operazione “il triangolo della vergogna” è stata promossa tramite una mappa cartacea affissa sui muri del Pigneto, il manifesto invita poi i delatori italici a completare la mappatura virtuale. Il 25 novembre, un gruppo di donne che ha attraversato il quartiere per lottare insieme contro la violenza di genere, ha affisso una mappa per segnalare a tutte gli spazi liberati del Pigneto.
imagePossibile che un’idea in positivo sia stata immediatamente recuperata, ribaltata e diventata strumento per gli infami?
Se un quartiere è così estremamente ricettivo a nuove idee e pratiche, possibile che l’idea della mappa venga immediatamente percepita (male) e utilizzata, mentre la solidarietà concreta in strada, gridata a gran voce e praticata da alcuni, non venga assolutamente presa in considerazione?

Arrivano poi le retate, quelle che incessantemente battono le strade del Pigneto e riempiono i pullman della polizia, veicoli che difficilmente passano inosservati.

pigL’ultimo rastrellamento è avvenuto proprio ieri e quella che qualcuno definisce “carnevalata” significa l’ingresso in un campo d’internamento etnico e la deportazione coatta per le centinaia di persone che negli ultimi 2 anni sono sparite dalle strade e dalle case del Pigneto.
Nel precedente “blitz” di Novembre ben 25 persone erano state fermate “perchè non in regola con le norme sul soggiorno ed accompagnati quindi presso l’ufficio Immigrazione per gli adempimenti finalizzati all’espulsione” (qui un esaltato video sul rastrellamento).

Dal giugno all’ottobre del 2014, in seguito ai controlli nel solo quartiere del Pigneto, ben 373 persone fermate sono state raggiunte da un procedimento di espulsione. (fonte)

Sminuire un’operazione militare che brutalizza decine di esistenze, è il modo per normalizzare il fascismo in divisa e il razzismo istituzionale, atto a difendere i privilegi dei cittadini e dei commerciati che desiderano un quartiere dove la violenza del profitto e della speculazione possano includere al “centro” di una metropoli, un quartiere periferico.

Concludiamo con la convinzione che invocare una futura legalizzazione della marijuana o programmi di “riduzione del danno” mentre nel presente si collabora con la violenza militare, non pareggi i conti e non garantisca la neutralità, è solo la stessa retorica delle democrazie occidentali che bombardano per esportare “libertà”.

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Reclusi in sciopero della fame e rivolta a Manus Island

Aggiornamento del 19/01/2015

Nel tentativo di porre fine alla rivolta da parte dei reclusi nel centro di detenzione di Manus Island la forze speciali di polizia hanno dapprima portato 4 uomini, ritenuti i capi della protesta, al “Chauka” l’area di isolamento noto – secondo alcuni testimoni – per le torture (i detenuti verrebbero qui legati e picchiati) e poi hanno fatto irruzione nelle aree Delta e Oscar – che i richiedenti asilo avevano cercato di difendere erigendo delle barricate – arrestando una trentina di persone tra cui ci sarebbero diversi feriti (Fonte).

Nel tardo pomeriggio di Venerdì sono scoppiati degli scontri tra le forze di polizia di Papua Nuova Guinea e i reclusi nel centro di detenzione di Manus Island.
I detenuti sostengono che diverse centinaia di guardie di sicurezza e la polizia sono entrati nel centro e gli scontri sono scoppiati quando la polizia ha cercato di rinchiudere i migranti nelle loro stanze.

manusSecondo il ministro dell’immigrazione, Peter Dutton, i solidali con i rifugiati avrebbero istigato i richiedenti asilo a compiere atti di autolesionismo creando una situazione “instabile” a Manus Island, dove ricordiamo lo sciopero della fame di massa era entrato (venerdì) nella sua quarta giornata.

Questa tesi è stata smentita dai richiedenti asilo secondo i quali nessuno li ha istigati a rivoltarsi o a compiere atti di autolesionismo.

Allo sciopero della fame, che coinvolge più di 500 detenuti, si è unita la protesta di una ventina di reclusi che si sono cuciti le labbra (uno dei quali, un uomo di 40 anni di origine egiziana è detenuto a Manus dal 12 dicembre 2013 ma ha passato almeno 450 giorni all’interno delle strutture detentive etniche australiane) di altri che hanno ingerito lamette e 4 uomini avrebbero ingerito del detergente (giovedì notte); in aggiunta a tutto questo la rottura della pompa dell’acqua ha reso esplosiva la situazione con 100 persone assistite per disidratazione.

Per primi due giorni il dipartimento d’immigrazione aveva smentito all’AAP lo sciopero della fame all’interno del centro sostenendo sostenendo che la situazione fosse normale, nonostante le testimonianze dei reclusi inviate ad alcuni giornali australiani.
In seguito il ministro Dutton ha rilasciato una dichiarazione ribadendo che le proteste dei detenuti non avrebbero fatto cambiare idea al governo di Camberra e che i migranti non sarebbero entrati in Australia (“My very clear message today is to people that would seek to misinform those transferees, that somehow if their behaviour is changed or that they become noncompliant, that somehow that will result in them settling in Australia: it will not”).

Le ragioni alla base della protesta sono le seguenti:
Il periodo di tempo impiegato per esaminare le loro domande di asilo (alcuni sono sull’isola da 18 mesi senza che sia stata presa alcuna decisione sulla loro richiesta)
Le condizioni in cui sono detenuti, in particolare l’assistenza medica, la mancanza di acqua e le frequenti minacce di violenza nei loro confronti.
La paura di essere forzatamente reinsediati in Papua Nuova Guinea, in quanto si sentono minacciati dall’ostilità della popolazione locale e vorrebbero – dopo anni di detenzione – essere affidati all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
La morte del richiedente asilo iraniano Reza Barati ucciso dopo che la polizia e le guardie locali hanno invaso il centro e hanno attaccato i richiedenti asilo durante le rivolte nel centro l’anno scorso.

Il centro di Manus Island sarebbe al momento totalmente bloccato; il personale “non-essenziale” (inclusi alcuni medici) sarebbe stato allontanato per sicurezza – sono state segnalate diverse risse tra reclusi e personale del centro – e solo i feriti più gravi riceverebbero le cure necessarie.

I detenuti si trovano in condizioni durissime e alcune testimonianze parlano di diverse persone che hanno perso i sensi, e di mote persone che non si reggono in piedi e sono sdraiati per terra su coperte fuori dai compound del centro; ma tutti quelli che possono continuano a cantare “What do we want? Freedom!”

(fonte 1 fonte 2 fonte 3)

Leggi anche altre notizie pubblicate in passato:
– Papua Nuova Guinea, Manus: 1 morto e 77 feriti nel centro di detenzione per richiedenti asilo
– Papua Nuova Guinea: disordini e fuga dei richiedenti asilo dal centro di detenzione per migranti a Manus
– Il business delle multinazionali del controllo sulla detenzione dei/delle migranti

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Prato e Bagno a Ripoli (FI). A pattugliare le strade arrivano le “ronde democratiche”

Ronde a Prato

Ronde a Prato

Riceviamo e pubblichiamo:

Anche a Bagno a Ripoli, zona sud di Firenze, hanno fatto la loro comparsa le ronde “democratiche”. Si tratta in pratica di volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri impegnati nel controllo del territorio attraverso identificazioni, sequestri di merce, accompagnamenti in caserma….

Ovviamente tutto questo non è passato inosservato e alcuni hanno iniziato a fare domande e chiedere spiegazioni. In almeno quattro casi (ci sarebbero decine di testimoni e documentazione fotografica) si sarebbero già verificati veri e propri abusi, con persone prelevate contro la loro volontà e portate alla locale caserma dei Carabinieri.

E’ così emerso che ci sarebbe un accordo tra il Sindaco del PD Francesco Casini e il Responsabile del distaccamento di Grassina del nucleo di volontariato 181° Pegaso dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Firenze. Un accordo, tra l’altro, di cui sarebbe stato all’oscuro anche il Consiglio Comunale.

Un primo risultato, comunque, la mobilitazione dei contrari alle ronde l’ha ottenuto.
Da quando sono stati fatti i primi volantinaggi e comunicati stampa le ronde sono all’improvviso sparite.
A Prato invece le ronde non se ne sono mai andate. Dal 2009, infatti, pattuglie miste forze dell’ordine e militari (inizialmente parà, poi soldati del battaglione Nembo di Pistoia)
controllano il centro storico. Nei mesi scorsi però il Governo aveva tagliato questo “servizio”. Ovviamente però quando si tratta di repressione le risorse si trovano sempre, ed ecco che nei giorni scorsi sono ricomparse le tute mimetiche in centro storico.

Ex ufficiali dell’Uci (Unione ufficiali in congedo) che, come dichiarato dal comandante polizia municipale: “Hanno firmato una convenzione con noi e hanno il compito di osservare e informare”. “… per effettuare servizi di informazione e osservazione in centro storico”.

Come per Bagno a Ripoli, anche in questo caso tutto è stato fatto bypassando il Consiglio Comunale se è vero (come riportato da quotidiani locali) che a sollevare il caso è stato un consigliere che ha avvicinato il pattuglione per capire chi fossero.

Inutile dire, da Bagno a Ripoli fino a Prato, che siano gli immigrati i bersagli preferiti di tali controlli “democratici”.

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