Aggiornamenti dalla Grecia: le lotte in corso e il piano del governo per i migranti senza documenti

 

Il lager di Amygdaleza

Il lager di Amygdaleza

Il 20 febbraio è morto Mohamed Kamara,21 anni, migrante dalla Guinea, detenuto in una stazione di polizia. La notizia è stata diffusa solo una settimana dopo. Si tratta della quarta persona morta in detenzione nell’ultimo mese. Per questo motivo le iniziative di solidarietà per la chiusura immediata dei centri di detenzione e la liberazione di tutti i migranti reclusi (anche quelli detenuti nelle stazioni di polizia), proseguono in tutta la Grecia.
Venerdi 27 Febbraio i 182 migranti del centro di detenzione di Petrou Ralli ad Atene hanno iniziato uno sciopero della fame.
Sabato 28 febbraio si sono tenute manifestazioni davanti ai lager di Xanthi , Elliniko (Atene) e Patrasso, ed un corteo ad Atene, promosso dalle comunità dei migranti africani e dalla rete antirazzista KEERFA, per la morte di Mohamed Kamara  .
Il 7 marzo si terrà una manifestazione davanti al centro di detenzione di Corinto.

Per quanto concerne le decisioni del governo riguardo i migranti senza documenti, di seguito la traduzione di un articolo da Clandestina :

Il governo greco ha, in questi giorni, prima sostenuto che “i migranti senza documenti non sarebbero stati arrestati alle frontiere” poi smentito questa affermazione*.

Di seguito alcune considerazioni:

Fino al 2012: nessun documento, qualche detenuto, “un mese per lasciare”

Secono la pratica comune fino a tre anni fa gli immigrati privi di documenti arrestati alle frontiere venivano tenuti in custodia dalla polizia per tre giorni (per le visite mediche) e poi erano rilasciati con il documento di espulsione (entro 1 mese) in mano. Coloro che facevano domanda di asilo erano rinchiusi nei centri di detenzione per un periodo massimo di 3 mesi, come forma di punizione, al fine di scoraggiare le persone dal fare domanda di asilo. A pochissime persone è stato concesso il diritto di asilo, pochi sono stati deportati, alcuni sono stati arrestati, tutti i senza documenti hanno dovuto affrontare la repressione da parte della polizia e tutti sono rimasti intrappolati in Grecia sotto il controllo del sistema mafioso dei trafficanti (con la collaborazione di alcuni funzionari para-statali)

Il ruolo della detenzione etnica dopo l’estate del 2012

Dopo l’operazione “Xenios Zeus” la pratica “un mese per lasciare la Grecia” è in qualche modo cambiata e una percentuale di coloro che entrano in Grecia (ma non tutti) sono stati reclusi nei centri di detenzione, di solito per un periodo che va dai 6 ai 18 mesi. La maggior parte di coloro che sono stati inizialmente imprigionati quando i nuovi centri di detenzione sono stati creati (2 anni e mezzo fa) erano immigrati arrestati ad Atene, non alle frontiere – e alcuni di loro avevano già vissuto in Grecia per molti anni. Si dice che all’inizio del 2014, ci fossero 8.000 – 10.000 persone nei centri di detenzione greci.

La nuova pratica della detenzione di massa dei migranti faceva parte della politica del capro espiatorio che prima il Pasok “socialista” e poi la destra di governo (ND) ha messo in atto per distrarre l’attenzione della popolazione dalle misure di austerità (che venivano introdotte) e per rafforzare l’apparato di repressione statale. In realtà è anche a causa della retorica ufficiale anti-immigrati dello Stato se la percentuale elettorale del partito nazista è salita dallo 0,15% al ​​7%, in quanto il razzismo era già stato in qualche modo “legittimato” dallo stato stesso (e dai media e dalle aziende che lo compongono).

2010-2015: il numero di senza documenti si riduce, la violenza continua

Dopo l’omicidio di Pavlos Fyssas la situazione ha iniziato a cambiare. L’isteria anti-immigrati si è ridotta. Negli ultimi mesi (anche prima delle elezioni) gli immigrati sono stati mano a mano rilasciati (senza fare grossa pubblicità alla cosa) e il centro di detenzione di Komotini è stato chiuso (novembre 2014).
Come abbiamo scritto in precedenza, a causa della cosiddetta crisi moltissimi immigrati privi di documenti hanno lasciato la Grecia. Per lo stessa ragione, negli ultimi anni, pochissimi migranti senza documenti hanno attraversato le frontiere greche (principalmente lo hanno fatto i rifugiati provenienti dalla Siria). Nello stesso periodo, più di 200.000 albanesi considerati “legali” per anni sono diventati “illegali”. La crisi e non la repressione della polizia è diventata il problema principale per gli immigrati. In realtà  la violenza “nascosta” della polizia contro gli immigrati era presente anche prima della crisi e purtroppo non sembra essersi fermata dopo la vittoria Syriza alle elezioni.

In altre parole…

I centri di detenzione etnici sono stati creati 2 anni e mezzo fa principalmente per ragioni di propaganda relative all’instabilità sociale (il picco di manifestazioni anti-austerità si è avuto il 12 febbraio 2012, quando ad Atene molti edifici sono stati incendiati). Poiché la situazione si è in qualche modo stabilizzata nell’ultimo anno, la necessità di una retorica statale sulle posizioni anti-immigrazione si era gia ridotta, anche durante l’ultimo periodo del governo di estrema destra. Un anno fa, il sindacato di polizia aveva chiesto al governo di chiudere i centri di detenzione e di sostituirli con quelli “ufficiali” finanziati dall’UE (€ 200.000.000 sono stai offerti a questo proposito).

Un aggiornamento

Il governo non conferma che gli immigrati privi di documenti che entrano Grecia non saranno arrestati. Dicono che si tratta di false informazioni fatte trapelare dall’opposizione.

Ad inizio mese sono state prese alcune decisioni da parte del governo greco in materia di immigrati privi di documenti. Tutti gli immigrati reclusi nei centri di detenzione per più di 6 mesi saranno progressivamente rilasciati. Dopodichè verrà rilasciato loro un documento che rinvia per un periodo di 6 mesi il rimpatrio. In questo periodo dovrebbero lasciare la Grecia volontariamente. Gli immigrati privi di documenti che attraversano le frontiere greche non saranno più arrestati, ma (come già accadeva in passato) verrà fornito loro un documento in base al quale avranno un mese per lasciare la Grecia. Nel caso in cui venissero arrestati dopo questo periodo di un mese, sarà accordato loro un rinvio dell’espulsione per un ulteriore periodo di 6 mesi. Al termine di questo periodo entreranno uno status giuridico incerto, lo stesso che gli immigrati in Grecia hanno da molti anni. La maggior parte dei centri di detenzione non verrà chiusa – forse nemmeno il tristemente famoso centro di Amygdaleza.
In questo modo si ritorna alla situazione di 3 anni fa, ma non esattamente. Allora infatti il periodo massimo di detenzione era di tre mesi (non sei) allora c’erano 7 centri di detenzione in meno, la percentuale del partito nazista era lo 0,15%, (non il 7%) e la popolazione immigrata era molto più numerosa – in realtà negli ultimi tre anni, per la prima volta dopo la nascita dello stato greco, è diminuita la popolazione totale della Grecia. E la polizia continua la caccia di venditori ambulanti immigrati.
Siamo quindi lontani dal recente governo di estrema destra al potere in Grecia (in particolare dal picco delle politiche anti-immigrati nel periodo che va dall’estate 2012 all’autunno 2013), ma siamo anche lontani dal febbraio 2011, quando i parlamentari di Syriza sostenevano apertamente lo sciopero della fame dei 300 immigrati che chiedevano la regolarizzazione della posizione di tutti i senza-documenti.

Non è quindi il momento di fermarsi.

 

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Morti, denunce, arresti ed espulsioni. Ma nei centri di “accoglienza” continuano le lotte.

Protesta dei migranti a Nettuno

Protesta dei migranti a Nettuno

Apprendiamo da un articolo comparso in rete che il 28 febbraio è morto un migrante all’interno del CARA di Mineo: è stato trovato per terra senza vita in una delle strutture del centro.

Ricordiamo che a Mineo il 16 marzo 2012 era morto di ictus Anthony Yeboah; cinque giorni prima era stato ricoverato all`ospedale di Caltagirone. Antonhy si era già recato all`ospedale il 9 marzo, ossia il giorno prima che le sue condizioni si aggravassero.

Nel 2012 si parlò di dieci casi di suicidio; notizia trapelata per caso, grazie alle associazioni umanitarie, mai confermata ufficialmente dai gestori del Cara. Secondo “Medici senza frontiere” nel 2011, in soli 4 mesi, ci furono sette tentativi di suicidio. (fonte)

Il 14 dicembre 2013 è morto invece un migrante di origine eritrea di 21 anni. Il giovane è stato trovato con una corda al collo in una palazzina del centro.

Attualmente nel centro di accoglienza ci sarebbero più di 4 mila richiedenti asilo. Nonostante le promesse istituzionali sull’aumento della velocità nell’espletazione delle richieste d’asilo, ad oggi poco sembra essere cambiato. Gli episodi di violenza intanto aumentano: il 31 gennaio 2015 è arrivata la notizia di una giovane che ha subito violenze per 90 giorni all’interno del centro.

Di seguito il resoconto delle proteste che nell’ultimo mese hanno riguardato i migranti “ospiti” di vari centri di “accoglienza” sul suolo italiano:

28 Febbraio

Mineo (Catania) Un migrante viene ritrovato morto nel CARA.

26 Febbraio

Porto Viro (Rovigo) i migranti, quasi tutti provenienti dal Mali, hanno occupato le strisce pedonali all’incrocio tra via Zara, via Battisti e corso Risorgimento, per poi spostarsi in Prefettura: “siamo qui da 11 mesi e ancora nessuna notizia sul riconoscimento dello status di rifugiato” Fonte

25 Febbraio

Crema (Cremona) “Sit-in di protesta davanti alla Caritas stamattina alle 9 in viale Europa. Una ventina di profughi, per la maggior parte di nazionalità nigeriana, si sono rifiutati di entrare nella struttura di accoglienza e hanno inscenato una protesta pacifica in strada.”
Fonte

20 Febbraio

Savona: a Cengio sette eritrei e un somalo si sono rifiutati di farsi prendere le impronte dai carabinieri. «Altrimenti – hanno provato a spiegare – poi saremo obbligati a rimanere in Italia. Invece noi da qui ce ne vogliamo andare» Ora rischiano una denuncia. Fonte

Salemi (Trapani) 150 migranti si sono barricati nell’Hotel Villa Mokarta, resistendo all’intervento della polizia. Denunciano le degradanti condizioni di vita nel centro e l’attesa, che dura già sette mesi, di una risposta della commissione. Fonte

Pietrelcina (Benevento) blocco stradale dei migranti richiedenti asilo allocati in una struttura ricettiva in contrada Fontanelle . Oltre trenta rifugiati tra quali somali, afgani, pakistani e bengalesi intorno alle 10 hanno occupato la sede stradale dell’ex Statale 212 , come protesta contro la lunga attesa per ottenere una risposta alla richiesta di asilo e per le carenze della struttura nella quale sono alloggiati Fonte
19 Febbraio

A Realmonte (Agrigento) e negli altri centri accoglienza in Sicilia continuano le proteste dei migranti Fonte

16 Febbraio

Borgo Mezzanone (Foggia) corteo e blocco stradale dei migranti del CARA davanti alla prefettura di Foggia. Un centinaio di migranti hanno sfilato per le vie del centro di Foggia per protestare contro la mancata concessione dell’asilo politico, rigettata della commissione della Prefettura. Fonte

13 Febbraio

Roma: a Ponte di Nona, protesta dei 13 migranti “espulsi” dal centro gestito dalla coop “29 Giugno”, implicata nello scandalo “Roma capitale”. I migranti protestavano per l’interruzione dell’erogazione del cibo, dell’acqua calda e del ticket di 2,50 euro che percepivano giornalmente: 6 sono stati arrestati e 6 denunciati. Fonte

Vittorio Veneto (Treviso) : dopo la protesta dell’11 febbraio, “il sindaco Roberto Tonon aveva chiesto alla prefettura di Treviso la cacciata dei sobillatori. La risposta non si è fatta attendere: una decina di manifestanti sono stati denunciati e presto verranno espulsi. Ad annunciarlo è stato giovedì il prefetto di Treviso”. Fonte

11 Febbraio

Pian Del Lago (Caltanissetta) nuova protesta dei migranti del CARA , bloccate le strade per sollecitare le audizioni. Fonte

Vittorio Veneto (Treviso) i migranti del centro accoglienza “Ceis” bloccano il traffico sulla statale 51 di Alemagna. “Vogliamo pane e documenti” gridano i richiedenti asilo, che hanno protestato per le cattive condizioni in cui verserebbero gli alloggi e per ottenere rapidamente i documenti che gli permetterebbero di lavorare in Italia o trasferirsi in un altro paese. Fonte

10 Febbraio

Borgo Mezzanone (Foggia) protesta di 50 migranti , tra i quali molti nigeriani, che bloccano il CARA gestito dalla cooperativa “Senis hostes”, contro i dinieghi della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato. Fonte

Nettuno (Roma) “alle 13,50 in prossimità del centro di accoglienza di via Sele a Nettuno, gli immigrati hanno bloccato il traffico all’altezza del centro commerciale Le Vele e chiesto di parlare con la stampa. Quello che vogliono, dopo oltre un anno di permanenza forzata a Nettuno, senza poter lavorare, è riuscire ad avere i documenti. Intervenute 4 volanti della polizia e 4 dei carabinieri che arrestano uno dei migranti. Fonte

Castrofilippo (Agrigento) i minori migranti del centro “Omnia Accademy” protestano per la mancata convocazione da parte della commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato politico: vengono denunciati in 9. Fonte
6 Febbraio

Mascalucia (Catania) proteste dei migranti che bloccano l’ingresso del centro e l’auto del viceprefetto, che li punisce trasferendone 20 al CARA di Mineo . Per la Rete antirazzista catanese «I maggiorenni non dovrebbero stare nella comunità, viene il dubbio che finché restano calmi, vengono fatti rimanere per continuare a prendere la diaria, ma quando protestano vengono puniti inviandoli al Cara”. Fonte

Caltanissetta – “una ventina di immigrati del centro di accoglienza straordinaria situato presso l’Istituto “Testasecca” di viale della Regione ha occupato il tratto antistante l’ex orfanotrofio” per protestare contro i disservizi del centro. Fonte

5 Febbraio

Catania: i minori migranti del centro “La Madonnina” di Mascalucia hanno raggiunto palazzo Minoriti, sede della Provincia Regionale di Catania, per protestare per le condizioni in cui vivono e al fine di ottenere il trasferimento.
3 Febbraio

Udine – Protesta dei migranti per la qualità del cibo, i gestori del centro accoglienza “Casa dell’Immacolata di don Emilio De Roja” chiamano i carabinieri per reprimere la protesta. Fonte

Lamezia Terme (Cosenza) – “Contro i ritardi nella concessione dei permessi di soggiorno” i migranti dei centri di accoglienza “hanno occupato l’intera carreggiata di via Perugini antistante il commissariato bloccando il traffico in entrambe le direzioni di marcia”. Fonte

Pomezia (Roma) – Protesta in strada dei migranti del residence 3C di S. Palomba, gestito dalla cooperativa sociale Domus Caritatis, finita nell’inchiesta Mafia Capitale . “Intorno alle 8:00 si sono riversati su via Fiorucci gridando il loro malcontento e lamentando cattive condizioni di vita. Sul posto polizia e carabinieri.” Fonte

2 Febbraio

Villaseta (Agrigento) – “Per due ore i migranti richiedenti asilo del centro di accoglienza gestito dalla “Acuarinto” hanno effettuato un blocco stradale con dei cassonetti in via Zunica” , contro i ritardi nel valutare le richieste di asilo e la pessima gestione del centro. Fonte

Proteste e blocchi a Vittorio Veneto

Proteste e blocchi a Vittorio Veneto

I migranti scendono in piazza a Foggia

I migranti scendono in piazza a Foggia

I migranti scendono in piazza a Foggia

I migranti scendono in piazza a Foggia

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Texas – migranti reclusi distruggono un centro di detenzione

Pubblichiamo la traduzione di un articolo comparso su anarchistnews.org per darvi finalmente una buona notizia.
Il centro di detenzione di Willacy County a Raymondville, dopo la rivolta di 2000 persone internate che hanno preso il controllo e distrutto la struttura, sta per essere chiuso per inagibilità. Proprio ieri 570 internati sono stati deportati in un luogo ancora sconosciuto, e da qui non possiamo far altro che sperare che le lotte si riproducano a macchia d’olio in qualsiasi prigione dove intendono trasferire i rivoltosi.

Prima di lasciarvi alla notizia, segnaliamo anche le dichiarazioni del sindaco di Raymondville che, sconvolto per la distruzione della prigione, ne reclama la riapertura perché fonte di guadagno economico. A lui auguriamo ovviamente vita breve e sofferta.

Dei lager solo macerie!

texas2000 reclusi in rivolta distruggono la prigione per immigrati nel sud del Texas

Ben 2800 reclusi saranno trasferiti verso altri istituti dopo che alcuni di loro hanno preso il controllo di parte della prigione nel sud del Texas, causando danni che hanno reso la struttura “inabitabile” come ha riferito sabato un ufficiale.
Ed Ross, portavoce per il coordinamento statiunitense delle carceri ha dichiarato che sabato erano in corso le trattative con i reclusi che si sono ribellati, con gli sforzi dello staff di riconquistare il pieno controllo del Centro Correzionale di Willacy County. “La situazione non è risolta, ma stiamo lavorando per una risoluzione pacifica” ha dichiarato il portavoce dell FBI Erik Vasys sabato mattina.

Non è molto chiaro quali siano i progressi raggiunti con le negoziazioni, ma lo sceriffo Larry Spence ha dichiarato che non ci sono ostaggi coinvolti e che sono stati riportati ferimenti solo di lieve entità. Spence ha dichiarato che i reclusi “posseggono tubi che possono usare come armi”. La Management & Training Corp., gestore privato che opera nel centro per il Coordinamento statiunitense delle carceri, ha dichiarato che circa 2000 prigionieri sono andati fuori controllo venerdi poiché irritati per i servizi medici e hanno rifiutato di eseguire i doveri lavorativi.

La portavoce dell’MTC Issa Arnita ha dichiarato in un comunicato che gli ufficiali del centro hanno iniziato a trasferire i reclusi e il trasferimento continuerà nella prossima settimana. Arnita ha dichiarato che gli amministratori del carcere hanno fatto un incontro con i reclusi venerdi per capire le loro motivazioni ma che i prigionieri hanno aperto dei varchi nei moduli abitativi e hanno raggiunto il cortile. Il giornale Valley Morning Star riporta di incendi appiccati dentro tre delle dieci unità abitative. Le autorità dicono che tra gli 800 e i 900 reclusi non stanno partecipando alle proteste. I reclusi trattenuti nella struttura che si trova nel profondo sud del texas a circa 200 miglia da San Antonio sono clessificati con un basso livello di pericolosità e sono soprattutto immigrati illegalmente negli Stati Uniti.
“I carcerieri hanno usato armi non letali e lacrimogeni per cercare di controllare i trasgressori” ha dichiarato Arnita. Nessuno dei reclusi ha oltrepassato le due recinzioni del perimetro di sicurezza, non c’è pericolo per i cittadini.
Le grandi tende in Kevlar che costituiscono la struttura sono state descritte in un rapporto del 2014 redatto dall’American Civil Liberties Union come non solo sporchi, stretti e tristi ma anche affollati. Il documento riporta che i reclusi che hanno richiesto assistenza medica sono stati spesso ignorati dallo staff. Brian McGiverin, un avvocato per i diritti dei prigionieri che lavora per il Texas Civil Rights Project, ha dichiarato di non essere sorpreso che le inadeguate condizioni sanitarie abbiano portato alla rivolta. Secondo lui non sono abbastanza gli investimenti in cure mediche nelle prigioni, specialmente in quelle gestite da privati. “E’ terribile rispetto agli standard moderni come le persone vengono trattate”, dichiara.

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Sulla detenzione e le deportazioni dei migranti subsahariani in Marocco

Tradotto da Beating borders

foto di Ass. PRODEIN

foto di Ass. PRODEIN

Nel quadro della politica europea di vicinato (PEV), l’UE e i suoi Stati membri sostengono gli stati di confine nella sorveglianza delle frontiere, per prevenire che i migranti raggiungano il loro territorio. Come partner del programma “Partner Advanced” nel PEV, il Marocco è complice nella creazione di una zona cuscinetto di esternalizzazione del regime (disumano) di confine tra l’UE e il Nord Africa. Per migliorare il suo status, il Marocco ha firmato il ‘partenariato per la mobilità’ compresi i negoziati di riammissione, e ha ricevuto “assistenza alla strategia di lotta contro l’immigrazione clandestina dell’UE (piano UE / Marocco azione, 48. I). Il Marocco sta dimostrando con i fatti di essere il miglior cane da guardia dell’UE nel nord Africa. Le detenzioni su larga scala e le deportazioni di migranti subsahariani dell’UE in Marocco mostrano la vera faccia della lotta all’immigrazione.
Il 9 febbraio 2015, il Ministero degli Interni marocchino ha annunciato il suo piano per la completa evacuazione degli accampamenti di migranti nei boschi che circondano le enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Le incursioni (della polizia/esercito) sono cominciate dopo la conferenza stampa del governo che annunciava la fine del processo di regolarizzazione. Il 10 febbraio le autorità marocchine hanno così iniziato a distruggere gli accampamenti e hanno arrestato oltre 1.000 immigrati che vivevano nelle foreste sul monte Gurugu (per i dettagli, vedere qui). Il 13 febbraio, le incursioni e gli arresti sono continuati nelle foreste intorno a Nador. La maggior parte dei migranti sono stati portati nel campo di Kariat Arekmane per le procedure di identificazioni e poi dispersi in vari campi di fortuna a sud del Marocco (per i dettagli, vedere qui).

La situazione negli accampamenti nelle foreste vicino a Melilla
Dopo il 13 febbraio non ci sono state altre incursioni e altri arresti su larga scala, soprattutto perché non c’è quasi più niente da distruggere, e quasi nessuno da arrestare. Tuttavia, i pochi migranti rimasti sono oggetto di continue minacce da parte della polizia. La gente deve stare lontana da ciò che resta degli accampamenti per sfuggire al potenziale intervento della polizia. In Gurugu, la polizia marocchina e i militari, costantemente presenti, costringono i migranti a nascondersi nelle foreste o a sopravvivere in città. In Bolingo, il 18 febbraio le autorità hanno cercato di arrestare alcune persone ma tutti sono riusciti a fuggire. Alcune donne e i minori rilasciati da Kariat Arekmane sono tornati negli accampamenti nelle foreste. Le suppellettili e “le strutture” sono state distrutte, i livelli di intimidazione si mantengono elevati, la pioggia e il freddo si aggiungono ad una situazione durissima.
Nonostante tutto ciò, più di 100 persone hanno attaccato le recinzioni Melilla il 19 febbraio (ne abbiamo parlato qui). Circa 70 persone sono state arrestate nella parte marocchina, e 16 migranti sono stati respinti illegalmente, ma in 30 sono riusciti a superare le barriere e si trovano ora nel CETI a Melilla.
Ancora una volta questi avvenimenti dimostrano che la giustificazione della disumana repressione dei migranti alle frontiere dell’Europa non ha alcuno scopo: deportazioni su larga scala e detenzioni di migranti non scoraggiano queste persone che provano comunque ad attraversare le frontiere fortificate Europe. Boza!
La situazione nei centri di detenzione in tutto il Marocco
I 1.200 migranti arrestati nei raid sono ancora detenuti arbitrariamente e privati ​​della loro libertà in diverse strutture improvvisate, nel sud del Marocco. L’elevato numero di centri di detenzione rende quasi impossibile tracciare le azioni delle autorità marocchine. Alcuni centri di detenzione sono noti: un centro agricolo nel Chichester, un centro del Ministero della Gioventù e dello Sport a El Jadida, una casa dello studente a Tiznit, un centro sanitario in Youssoufia, (i dettagli qui). I migranti detenuti sono sottoposti a sorveglianza e privati ​​della loro libertà, senza alcun avvallo dell’autorità giudiziaria, e la soddisfazione dei bisogni di base è a completa discrezione degli aguzzini nei centri. Alcune strutture offrono cibo e farmaci adeguati, mentre in altri luoghi i feriti (durante gli scontri avvenuti durante gli sgomberi) non hanno ricevuto le necessarie cure mediche.
La situazione è particolarmente grave in Essaouira. Il centro contiene 63 detenuti, molti di loro provenienti dalla Guinea, di cui 8 sono minorenni; il centro è inoltre completamente circondato dai soldati. Tre detenuti sono stati feriti durante un tentativo di fuga. Vivono in stanze senza finestre e non ricevono cibo accettabile. Ai detenuti è stato chiesto di firmare i documenti senza aver avuto il tempo di leggerli, e le persone sono abbandonate nelle loro stanze senza sapere cosa ne sarà di loro. Le visite di amici, attivisti e ONG in alcuni dei luoghi di detenzione individuati non sono consentite. Le autorità marocchine cercano di nascondere il modo in cui sistematicamente violano le loro leggi e i trattati internazionali.
Secondo quanto detto in un discorso ufficiale (vedi qui), le “evacuazioni” hanno come scopo “quello di sistemare i migranti in strutture di supporto marocchine” offrendo “un’opportunità, per i migranti, di integrarsi nel tessuto sociale del Marocco”. Come gli immigrati si possano integrarsi quando sono trattati come criminali e viene impedito loro di lasciare i campi di detenzione è una domanda che non trova evidentemente risposte. La giustificazione ufficiale in tema di “integrazione” ignora completamente il fatto che le persone che sono stati fermate con la forza nei boschi intorno a Melilla sono lì per il motivo opposto: lasciare il Marocco e raggiungere l’Europa. Questa distruzione degli accampamenti e le detenzioni arbitrarie lungi dall’essere un “aiuto” ai migranti servono invece all’UE per rafforzare le frontiere esterne, la repressione e l’intimidazione di coloro che provano a costruirsi un futuro migliore.
Arresti e accuse
12 migranti (9 provengono dal Camerun e 3 dalla Nigeria) sono stati arrestati durante le incursioni in Gurugu / Nador e portati alla stazione di polizia. Le autorità li hanno accusati di omicidio, traffico e consumo di droga. La loro detenzione è illegale secondo la stessa legge marocchina, che limita a 24 ore la custodia in strutture detentive a meno che un ordine del tribunale la estenda fino a 48 ore. Il 16 febbraio le 9 persone che erano in custodia presso Kariat Arekmane sono stati trasferite a Agadir; gli altri 3 continuano ad essere imprigionati e vivono sotto la costante minaccia di essere deportati.

Minacce di espulsione imminente
Il 18 febbraio, il Ministero dell’Interno marocchino ha rilasciato una dichiarazione in cui sosteneva che sarebbero stati smantellati tutti gli accampamenti nella foresta, senza però deportare i migranti africani nel loro paese di origine. Tutto ciò è stato contraddetto dalle testimonianze degli stessi migranti detenuti. Due autobus con circa 100 migranti sono stati inviati al confine mauritano, ma respinti dalle autorità mauritane, sono tornati a Dakhla (a sud di Marrakech).
La Mauritania è il paese di transito per il Senegal e Mali: entrambi i paesi hanno accettato le deportazioni. Le autorità di Nador hanno incontrato i rappresentanti dell’Ambasciata per incoraggiarli a cooperare nelle espulsioni di massa. Le guardie di Essaouira hanno annunciato che i funzionari dell’ambasciata sarebbero venuti a far loro visita. Le ambasciate con le foto e i nomi dei migranti hanno chiesto chi sarebbe stato disposto a tornare nel paese di origine. I migranti detenuti a Marrakech sostengono che sono state date loro due opzioni: firmare un documento accettando la deportazione o accettare il “processo” di regolarizzazione in Marocco. I migranti detenuti in Essaouira, Goulmima e altri campi sostengono che è stato chiesto loro di firmare dei documenti senza traduzione o senza aver avuto il tempo di leggerli.
Il programma di regolarizzazione in Marocco
Nel 2014, il Marocco ha offerto un programma di regolarizzazione ad alcuni immigrati irregolari, soprattutto donne e bambini. Senza dare alcuna informazione su ciò che sarebbe accaduto ai procedimenti in corso, il Ministero dell’Interno ha annunciato la fine del programma di regolarizzazione, e ha cominciato a sgomberare gli accampamenti nei pressi di Melilla il giorno successivo. Questa regolarizzazione “gentile” è il lato nascosto di uno dei regime di frontiera più feroce e brutale. I migranti sono stati arrestati, sia quelli regolarizzati che quelli non regolarizzati e il permesso di soggiorno, solo un pezzo di carta, non fa alcuna differenza pratica nella discriminazione che lo Stato marocchino attua verso i migranti di origine sub-sahariana. Allo stesso modo durante alcune incursioni in altre città sono stati arrestati migranti che avevano i documenti attestanti la richiesta di asilo presso l’UNHCR o lo status di rifugiato. La campagna di regolarizzazione permette in realtà allo stato di controllare i migranti che passano attraverso la propria rete di monitoraggio.

Il trattamento inumano e degradante dei migranti alle frontiere esterne dell’Unione Europea dimostra che dietro questa facciata di “diritti umani” si nasconde una guerra razzista e impari contro gli immigrati i cui esiti possono essere la morte o l’accettazione del “rimpatrio volontario”.
FERMARE LA GUERRA AI MIGRANTI!
LIBERA CIRCOLAZIONE PER TUTTI!
NO BORDERS!
Comunicati stampa organizzazioni di migranti e dei diritti umani in Marocco:
Nador http://www.gadem-asso.org/Communique-de-presse-sur-les
AMDH http://www.amdh.org.ma/fr/communiques/amdh-solidaire-migrants-17-2-15

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Psicofarmaci fuori controllo nel Cie di Ponte Galeria

farmaci-7Qualche tempo fa vi avevamo raccontato di come nel lager di Ponte Galeria venisse fatto uso di psicofarmaci per sedare e tenere sotto controllo tutti/e coloro che si ribellavano all’internamento, alle deportazioni e ai loro aguzzini (qui).

Quelle denunce avevano avuto come conseguenza la rimozione coatta di un articolo sul sito dinamo press, che aveva pubblicato il comunicato di un’azione alla sede romana della cooperativa che gestiva il Cie (ne abbiamo parlato qui ).

Non crediamo si tratti di uno scoop, poiché questi ulteriori dispositivi di annientamento li riconosciamo in tutti i tipi di carcerazione, ma in realtà anche alcuni giornali main stream avevano portato alla luce, in passato, come tale pratica fosse diffusa (nel 2012  e nel 2013).

A distanza di nemmeno un anno, nonostante il cambio di gestione del Cie romano, è da poco uscito su Left un reportage dedicato all’uso e all’abuso di psicofarmaci che viene fatto nel lager romano dal Titolo “FARMA-CIE. Sbarcati, rinchiusi e sadati. Nel Cie di Ponte Galeria l’uso di psicofarmaci è fuori controllo” che potete leggere qui.

Adesso denunciateci tutti.

I Cie non si possono umanizzare, dei Cie solo macerie.

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Grecia: oggi come ieri, contro i lager

Manifestazione all'ingresso di Amygdaleza, 21 Febbraio

Manifestazione all’ingresso di Amygdaleza, 21 Febbraio

In Grecia migranti e solidali continuano a lottare per l’immediata liberazione di tutti i reclusi e la chiusura dei centri di detenzione , coscienti del fatto che “ogni giorno in più di esistenza di questi lager mette a rischio la vita di chi vi è rinchiuso”.

Purtroppo anche ieri, 22 febbraio, dal lager di Amygdaleza sono giunte notizie dell’ennesimo tentativo di suicidio: un migrante si sarebbe tagliato i polsi e sarebbe stato condotto all’ospedale.

Dalle istituzioni continuano ad arrivare promesse, impegni e notizie ambigue: si parla di chiusura progressiva dei centri ma l’UNHCR continua ad accennare al “miglioramento e  razionalizzazione della detenzione amministrativa dei cittadini di paesi terzi” ,  il Consiglio europeo dei rifugiati (ECRE) parla di “detenzione dei migranti solo come misura eccezionale, e per non più di sei mesi” , altre fonti affermano che, ad Amygdaleza, “circa 100 persone che hanno  accuse penali rimarranno in detenzione fino alla loro espulsione”. Insomma, si profila un modello molto simile a quello purtroppo in funzione in Italia e nel resto dei paesi europei.
Questi moderni lager non possono essere in alcun modo riformati, ed è da respingere qualsiasi forma di detenzione: un orrore descritto con precisione dall’articolo che di seguito traduciamo.

Il 21 febbraio si è svolta una manifestazione di solidarietà presso il tristemente noto campo di concentramento etnico di Amygdaleza (vicino ad Atene), dove alcune persone sono morte nelle ultime settimane. La Grecia è una tappa nel percorso verso l’Europa per molti migranti che viaggiano dall’Asia, ed è diventata una trappola mortale in cui l’Unione europea paga lo Stato greco per tenere chiusi in gabbia e in condizioni brutali migliaia di esseri umani indesiderati, piuttosto che lasciare che raggiungano le loro destinazioni.

Ad Amygdaleza ieri, circa 250 manifestanti hanno fatto irruzione nel campo e si sono scontrati con la polizia antisommossa, prima di essere dispersi.

L’articolo seguente, preso dal sito web Clandestina è un resoconto dettagliato di ciò che sta accadendo nel “sistema Guantanamo” greco dopo l’introduzione della nuova politica “Xenios Zeus” nel 2012, in base al quale i migranti sono stati arrestati con raid di massa.

Lampedusa non è l’unica zona della morte, i campi di concentramento non sono un incubo sepolto nel passato.

Date e numeri nel calendario della Guantanamo greca – 4 Agosto 2012

Il 4 agosto, il razzismo istituzionale greco ha celebrato l’anniversario della dittatura militare del 1936 lanciando l’operazione “Xenios Zeus”, una spettacolare operazione fatta di arresti di massa di sans-papiers, nel centro di Atene … L’operazione di polizia è stata chiamata “Xenios Zeus” (che gran senso dell’umorismo!), come il dio che proteggeva gli stranieri nella Grecia antica. Le ragioni che giustificano l’operazione si rifanno ad una concezione contestata della storia del bronzo: “Dall’ invasione Dorica, 4000 anni fa, il paese non ha mai accettato una simile invasione su larga scala … la migrazione potrebbe essere un problema più grande della crisi economica” (Nikos Dendias, ministro dell’Ordine pubblico, 4/8/2012).

7.000: Il numero di sans-papiers immigrati attualmente detenuti nei campi di concentramento in Grecia. A questo va aggiunto un numero, non accertato,  di detenzioni irregolari di migranti nelle stazioni di polizia in tutto il paese.

77.526: Il numero di immigrati catturati dalla polizia greca dall’inizio dell’operazione di polizia “Xenios Zeus”, nella sola città di Atene. La stragrande maggioranza di queste persone erano immigrati “legali”; infatti il numero di immigrati privi di documenti che sono stati arrestati ad Atene è di 4.435. Questa è un’enorme caccia all’uomo in stile militare, in tutti i sensi.

Il “sistema di Guantanamo” greco: I campi di concentramento in funzione al momento in Grecia (alcuni di loro costruiti come centri di detenzione, alcuni usati informalmente come prigioni, tra i quali figurano un ex caserma militare, alcune accademie  e  stazioni di polizia) sono i seguenti: nella regione di Evros (vicino alla frontiera terrestre greco-turca) ci sono lager a Tychero, Feres, Soufli e Fylakio (quest’ultima è la sola struttura costruita per essere un centro di detenzione). Anche nella regione della Tracia, nelle città di Komotini e Xanthi,  ex accademie di polizia vengono utilizzate come centri di detenzione. Tra Xanthi e Komotini c’è il centro di detenzione di Venna, un antico deposito di grano, senza alcuna personalità giuridica, che è stato usato per molti anni per segregare le “eccedenze umane”. Non lontano si trova il campo di concentramento di Paranesti Drama, in un’ex caserma militare. Ex caserme sono state trasformate in campi di concentramento a Corinto (nel Peloponneso) e a Mitilene (nel Mar Egeo). Anche nel Mar Egeo, sono stati istituiti nuovi centri di detenzione sulle isole di Chios (a Mersinidi) e Samo (a Vathi). Strutture di polizia sono utilizzate come un enorme campo di concentramento ad Amygdaleza (fuori Atene).

Gli unici centri di detenzione ufficiali per persone senza-documenti sono quelli di Atene (via Petrou Ralli ) e di Salonicco. Tuttavia, molte stazioni di polizia sono ufficiosamente utilizzate per la detenzione di immigrati in tutto il paese. Nella maggior parte di questi centri di detenzione, gli immigrati detenuti sono quelli arrestati a partire dal lancio dell’operazione “Xenios Zeus” (in particolar modo ad Atene). Negli ultimi anni, i centri di detenzione nella regione di Evros sono stati utilizzati per i senza-documenti che attraversano le frontiere terrestri tra Grecia e Turchia, ma oggi non è più così, in quanto il loro numero è diminuito drasticamente. Quindi, in quei campi vi si trovano per lo più migranti “irregolari” arrestati ad Atene. Con una sola eccezione: nell’Egeo, i detenuti privi di documenti nei campi sono principalmente arrivi recenti, per lo più profughi della guerra in Siria.

Stato giuridico dei campi: Nessuno. Questi non sono né “centri di identificazione” per verificare l’esattezza delle argomentazioni dei richiedenti asilo, né “centri di assistenza aperti” per i profughi ai quali è stato concesso lo status di rifugiato. Non sono centri di espulsione per quelli il cui procedimento di espulsione è in corso (molti dei migranti irregolari detenuti nei campi sono rifugiati e non possono essere espulsi in ogni caso). Questi sono solo buchi neri per i “subumani” e un esempio per il resto della società.

In passato, gli immigrati privi di documenti che entravano in Grecia venivano tenuti per alcuni giorni nei centri di detenzione (principalmente nelle zone di frontiera) e poi veniva dato loro un pezzo di carta, che offriva loro un termine “legale” di un mese per lasciare la Grecia di propria iniziativa. Con questi pezzi di carta in mano, sarebbero arrivati ad Atene e sarebbero rimasti intrappolati nei circuiti mafiosi dei trafficanti di uomini che promettevano loro una via d’uscita della Grecia. Gli immigrati che avevano fatto richiesta di asilo sono stati invece tenuti per più tempo (fino a 3 mesi) nei centri di detenzione di confine, come forma di punizione. Quindi avrebbero anche loro cercato di raggiungere Atene. Tutto questo è cambiato.

Ora la maggior parte dei senza-documenti detenuti in centri di detenzione sono persone arrestate durante l’operazione di polizia “Xenios Zeus”. Molti di loro sono stati nei centri di detenzione per quasi un anno e mezzo. Chiamiamo i centri di detenzione “campi di concentramento”, perché questo è quello che sono. Non per le condizioni insopportabili, che non sono mai cambiate, ma perché sono stati pubblicamente definiti come il luogo, simbolico e reale, dove gli “inutili”, le “persone senza diritti” (un concetto in continua espansione) vengono scaricati. E’ dall’estate del 2012 che viviamo in uno stato di emergenza, un’aperta imposizione di una politica d’eccezione. Questo, insieme alla costruzione del “movimento fascista”, è stata la risposta delle classi dirigenti al disordini pubblici che la crisi ha generato.

80%: Il declino del numero dei migranti irregolari entrati  in Grecia dall’inizio dell’attacco capitalista noto come “la crisi”. Nel 2008 più di 120.000 senza -documenti hanno attraversato i confini greci. Questo numero era già sceso a 40-50.000 nel 2012. Dopo il lancio dell’operazione “Xenios Zeus” nelle città greche e l’operazione “Aspida” (= Scudo) nella regione di Evros, questo numero è sceso a 20.000. In altre parole, il numero di migranti “irregolari” che entrano nel territorio greco era già in forte calo prima del lancio delle operazioni di polizia anti-immigrati. La diminuzione del numero di migranti irregolari che entrano in Grecia e l’aumento degli immigrati che lasciano la Grecia non è dovuta alle “politiche anti-immigrati”. È l’effetto del previsto disastro economico.

30.000-400.000: Il numero di immigrati “legali” a cui è stata offerta la grande opportunità di lasciare legalmente in Grecia (molti di loro hanno vissuto qui per più di due decenni). Il nuovo “Codice dell’immigrazione” greco tenta di regolare gli immigrati “legali” che, nel nuovo contesto della svalutazione della forza lavoro, sono considerati come inutile sovraccumulazione di lavoro. Così ora viene offerto loro uno status giuridico di 5 anni, in cambio della loro “scelta” di lasciare la Grecia e andare a lavorare in un altro paese dell’UE Paese. I Greci dovrebbero quindi occupare la posizione e lo status sociale dei lavoratori immigrati. Entrambi, fascisti e neoliberali, sono d’accordo su questo: forza lavoro a buon mercato senza diritti è ora l’opzione “solo per i greci”.

50,7%: la percentuale di poliziotti che hanno votano per il partito nazista nelle elezioni del maggio 2012 nel centro speciale di voto per le (militarizzate) unità motociclistiche della polizia (“Dias”, “Delta” e squadroni “Zeta”) ad Atene. Se a questo si aggiunge il 12,5% di coloro che hanno votato per il partito populista di estrema destra “Greci Indipendenti” e il 5% che ha votato per “LAOS”(un partito stile Le Pen), la situazione è chiara. Le percentuali rilevanti di voto nella polizia centrale antisommossa ad Atene sono le seguenti: 46,7% per il partito nazista, il 10,7% per i “Greci Indipendenti” e 5,5% per “LAOS”. Nel caso delle unità di polizia antisommossa il dato interessante è che l’8,4% ha votato per il Partito Comunista, forse perché hanno apprezzato la posizione del partito durante le manifestazioni di massa tra il 2008 e il 2012. Negli ultimi anni, il governo greco ha organizzato un reclutamento massiccio di persone desiderose di lavorare in polizia – sia per motivi economici che ideologici: venir pagati per essere un fascista legalalizzato è ormai una fantasia divenuta realtà. Sappiamo dalle testimonianza dei compagni e delle compagne spagnole che la stessa cosa è accaduta nel loro paese.

Antirazzismo? Citiamo: “Le stazioni di polizia in tutto il paese si sono trasformate in ‘depositi per esseri umani’, le condizioni sono state descritte come drammatiche, in quanto vengono violate sia le norme internazionali che le leggi greche. L’UE ha sempre offerto aiuto, ma lo Stato greco non è stato capace di sfruttarlo pienamente. Ora il paese deve produrre la maggior parte dei 230 milioni di euro “offerti” dall’Unione europea. Sarebbe ‘auspicabile’ che questo denaro venga utilizzato per creare moderne strutture di accoglienza, con i luoghi separati per i criminali e per i senza documenti, con regolare accesso a un cortile, illuminazione naturale, cibo adeguato e controlli medici regolari. In uno stato oggi inaccettabile, le norme di salute e di sicurezza non sono rispettati, e troppo spesso si verificano comportamenti inaccettabili e arbitrari della polizia. Questo è esattamente ciò che ci si aspetta che accada quando lo Stato stesso segrega degli esseri umani per lunghi periodi di tempo in luoghi inappropriati, senza alcuna volontà di soddisfare i più elementari diritti umani“. E’ questa la proposta sulla “questione dell’immigrazione” di un partito politico greco progressista? No, le parole di cui sopra sono state pronunciate il 12 dicembre 2013, dal Presidente della Federazione panellenica dei poliziotti della 12 ° Tavola rotonda Nazionale contro la discriminazione. Il “sindacato di polizia” ha proposto anche l’assunzione di immigrati nelle forze di polizia, aggiungendo che “… potrebbe essere utile cercare di censire la situazione e le esigenze delle migliaia di stranieri già detenuti nei centri di detenzione. Fare un sondaggio per vedere quanti siano in realtà, come, perché e dove vogliano vivere. Invece di cercare di convincerli a tornare nel loro paese, non sarebbe più facile indirizzarli verso migliori opportunità in altri paesi europei, dove già si trovano altri membri delle loro famigli? ».

Mentre ci sono voci radicali all’interno Syriza che si spingono molto più in là, le proposte del sindacato di polizia sono più o meno simili a quelle della maggior parte dei partiti della sinistra istituzionale. Se la sinistra istituzionale formasse il prossimo governo greco potrebbe davvero chiudere i campi di concentramento, ma non necessariamente come parte di una politica di rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali, ma al fine di armonizzare la politica greca con la legislazione dell’UE, per sfruttare meglio il denaro messo a disposizione dall’UE, creando strutture di detenzione adeguate, e per soddisfare le esigenze della polizia greca e degli elettori più conservatori. Infatti, una parte della sinistra istituzionale in Grecia sta parlando a favore dello stesso sistema che i movimenti radicali in tutta Europa stanno combattendo.

L’improvviso risveglio dei sindacati di polizia greci non è del tutto incomprensibile: il governo greco ha annunciato che la sorveglianza dei centri di detenzione sarà asseganto alle società di sicurezza private. E questo non è l’unico caso: tutto il personale di sicurezza greco assunto per proteggere la miniera d’oro (di proprietà canadese) da costruire in Calcidica sarà licenziato – la multinazionale dell’oro sta ingaggiando la famigerata società internazionale di mercenari nota come Blackwater per questo scopo. I sindacati di polizia greca guardano al loro futuro (e dei loro iscritti): se gli immigrati abbandonassero la Grecia in massa, i poliziotti perderebbero il loro ruolo di “cacciatori di esseri umani” – così come i bonus che ricevono grazie all’esistenza del complesso mafioso che gestisce il traffico / contrabbando di esseri umani. I “moderni servizi di accoglienza” proposti sono in realtà opportunità di carriera: si passerà infatti da cacciatori di esseri umani a aguzzini di esseri umani.

Ma torniamo al presente: il sistema Guantanamo in Grecia è in piena funzione, e distrugge migliaia di vite e spingendo la società greca verso il totalitarismo. Dai dati (incompleti) riportati qui sotto, si può avere un’idea di che cosa stiamo parlando.

UNA CRONACA DI ORRORE … E DIGNITA’ …

Rivolte, scioperi della fame e la morte nei lager etnici dopo il lancio dell’operazione “Xenios Zeus”

24 settembre 2012

45 immigrati entrano in sciopero della fame nel centro di detenzione Xanthi quando vengono a sapere che la loro detenzione si prolungherà per altri sei mesi. Lo sciopero della fame si conclude il 28 settembre, dopo che le autorità hanno rassicurato gli immigrati che non saranno detenuti più a lungo, promessa che le autorità non hanno mantenuto…

17 novembre 2012

Centinaia di immigrati detenuti in vari centri di detenzione entrano in sciopero della fame per protestare contro il maltrattamento di Navit Yasser, un detenuto nel centro che è morto dopo che gli erano state negate le cure mediche, anche se era in pessime condizioni di salute.

18 novembre 2012

Scoppia una rivolta nel centro di detenzione di Corinto, dove 800 immigrati sono tenuti prigionieri. La rivolta viene repressa dalle forze di polizia antisommossa che da quel momento rimangono posizionati fuori dal centro di detenzione. 10 immigrati feriti e 24 arrestati il bilancio della rivolta.

23 Nov 2012

Una grande rivolta parte dal centro di detenzione Komotini, dove 500 immigrati sono reclusi nella ex Scuola di polizia di Komotini. I detenuti iniziano la protesta gridando slogan e distruggendo le suppellettili, poi bruciano i materassi e attaccano la polizia. La rivolta viene repressa dalle forze di polizia antisommossa.

4 dicembre 2012

Una rivolta scoppia nel centro di detenzione di Amygdaleza. La rivolta si conclude dopo una trattativa con le autorità.

5 dicembre 2012

Una rivolta scoppia nel centro di detenzione Fylakio. La protesta da parte di un gruppo di prigionieri diventa presto una sommossa, repressa dalla polizia.

1 gennaio 2013

Dopo il brutale pestaggio di un minore, 15 bambini immigrati vanno in sciopero della fame nel centro di detenzione Amygdaleza.

7 febbraio 2013

Rivolta nel centro di detenzione Fylakio, a causa della proroga del periodo di detenzione. Molti immigrati vengono arrestati e 8 di loro ricevono quella che i poliziotti chiamano una “punizione esemplare”.

12 Feb 2013

Gli immigrati detenuti entrano in sciopero della fame alla stazione di polizia di Nicea (ad Atene) per protestare contro il duro trattamento e il pestaggio di un immigrato da parte di un poliziotto. Lo sciopero della fame viene soppresso con pestaggi brutali e trasferendo le persone in sciopero della fame presso altri dipartimenti di polizia.

21 febbraio 2013

Uno sciopero della fame inizia nel centro di detenzione Amygdaleza. Lo sciopero della fame viene brutalmente represso il 23 febbraio dalla polizia antisommossa.

7 marzo 2013

Una rivolta scoppia nel centro di detenzione Fylakio, ma viene immediatamente soppressa dalla polizia antisommossa.

28 marzo 2013

2 immigrati minacciano il suicidio dal tetto del centro di detenzione di Corinto.

7 aprile 2013

3 immigrati cercano di suicidarsi nel centro di detenzione Amygdaleza. Il giorno dopo (8 aprile) circa 1.000 migranti entrano in sciopero della fame a Amygdaleza.

9 Aprile 2013

Centinaia di migranti detenuti in vari campi e nelle stazioni di polizia si uniscono allo sciopero della fame dei reclusi di Amygdaleza. In 24 ore lo sciopero della fame si diffonde in tutto il paese, con circa 1.800 immigrati che partecipano alla protesta.

10 aprile 2013

La polizia antisommossa entra nel centro di detenzione di Corinto, dove ci sono gli immigrati in sciopero della fame a livello nazionale. La polizia antisommossa usa gas lacrimogeni contro i reclusi e arresta 47 di loro. Dopo questo evento, lo sciopero della fame cessa progressivamente in tutti i centri di detenzione.

23 giugno 2013

Un immigrato di 20 anni proveniente dalla Costa d’Avorio si suicida nella stazione di polizia di Grevena, dove è stato trattenuto prima di essere deportato.

12 luglio 2013

Un immigrato di 26 anni proveniente dal Pakistan si impicca e muore nel bagno della Servia, la stazione di polizia Kozani. Era stato arrestato solo perché non aveva i documenti in regola.

27 lug 2013

Mohammad Hassan, un rifugiato afgano che soffre di un’infezione respiratoria, muore nel lager etnico di Corinto, dopo che gli era stato negato il trasferimento in un ospedale per undici mesi.

10 agosto 2013

Una grande rivolta si svolge nel centro di detenzione Amygdaleza quando i reclusi scoprono che la loro detenzione sarà prolungata nuovamente: da 12 a 18 mesi. Gli immigrati incendiano le gabbie dove erano reclusi, e attaccano le guardie con bottiglie di plastica e ghiaia, cercando di rompere le porte di ferro e le recinzioni; 10 di loro riescono a fuggire da quello che viene chiamata “la Guantanamo greca”. Molti immigrati vengono arrestati e dispersi in varie prigioni in tutto il paese.

24 Agosto 2013

Un rifugiato dall’Afghanistan cerca di uccidersi, saltando da una finestra del secondo piano nel centro di detenzione di Corinto.

27 agosto 2013

400 immigrati detenuti nel centro di detenzione Orestiada entrano in sciopero della fame quando vengono a sapere che la loro prigionia sarà prolungata da 12 a 18 mesi.

18 Novembre 2013

Un migrante del Bangladesh, di 46 anni, muore “improvvisamente” presso la stazione di polizia di Ag. Panteleimon.

27 Marzo 2014 

Ely Karelia, 42 anni, muore dopo un brutale pestaggio poliziesco nel carcere di Nigrita.

22 Luglio 2014

Mohammed Ahmad Farouk, 54 anni, muore nel lager di Amygdaleza, come sempre in circostanze poco chiare.

6 Novembre 2014

M. Ashfaq, 26 anni, muore, dopo 25 mesi di detenzione, nel lager di Corinto.

11 Febbraio 2015 

Il ventitreenne afgano Sayed Mehdi Achmpari muore ad Amygdaleza a causa  della mancanza di assistenza sanitaria.

11 Febbraio 2015 

Fata Abdul, 23 anni, yemenita, si suicida nel centro di Salonicco, dopo aver subito un mese di isolamento.

13 Febbraio 2015 

Mohammed Nadin si suicida nel lager di Amygdaleza. Scoppia la rivolta dei reclusi.

17 Febbraio 2015

Dopo l’incendio di alcuni container, nuova protesta dei migranti ad Amygdaleza che chiedono l’immediata liberazione.

Negli ultimi 3-4 mesi, ci sono stati decine di tentativi di suicidio all’interno dei centri di detenzione e moltissimi episodi di protesta; la repressione è stata sistematicamente nascosta dalla polizia e dal governo. Negli ultimi due anni ci sono stati centinaia di morti nel Mar Egeo e nel Mar Ionio, oltre a centinaia di attacchi contro gli immigrati da parte dei fascisti, tra i quali almeno tre omicidi confermati.

Articoli precedenti sulle lotte dei migranti in Grecia:

– Sgombero del presidio di rifugiati dalla Siria davanti al parlamento  http://hurriya.noblogs.org/post/2014/12/15/grecia-sgombero-presidio-rifugiati-siria-parlamento/

– Detenuti nel lager etnico di Amygdaleza in sciopero della fame in seguito alla morte di un ragazzo di 26 anni http://hurriya.noblogs.org/post/2014/11/18/grecia-detenuti-nel-lager-etnico-di-amygdaleza-in-sciopero-della-fame-in-seguito-alla-morte-di-un-ragazzo-di-26-anni/

– Selvaggio attacco dei reparti antisommossa nel centro di detenzione di Amygdaleza http://hurriya.noblogs.org/post/2014/09/05/attacco-mat-centro-di-detenzione-amygdaleza/

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Nuovo assalto alla frontiera spagnola di Melilla; il primo dopo lo sgombero degli accampamenti dei migranti

Migranti, Melilla

Migranti appesi alle reti, Melilla

Nuovo assalto all’alba di ieri da parte di circa cento migranti alla frontiera di Melilla: una trentina di persone di origine subsahariana è riuscita a scavalcare le reti entrando in territorio spagnolo, mentre un gruppo di 20 migranti è rimasto per ore sulla rete metallica di protezione, all’altezza del valico del Barrio. Le persone che sono riuscite a passare sono state portate nel Centro di soggiorno temporaneo (Ceti) di Melilla (video).

Nell’assalto sono rimaste ferite dalle forze di polizia alemeno 5 persone che cercavano di scavalcare; ora si trovano in ospedale a causa dei traumi e delle lesioni riportate (fonte qui).

Quello di ieri è il primo assalto dei migranti dopo il violento sgombero effettuato la settimana scorsa dalle forze di sicurezza marocchine ai danni delle centinaia di persone che vivevano negli accampamenti sul monte Gurugú, in attesa di scavalcare la barriera di confine (a questo link pote vedere il documentario The land between che racconta la vita dei migranti negli accampamenti sul monte Gurugu).

Va ricordato che in seguito a quello sgombero oltre 1.500 migranti subsahariani sono in stato di fermo dallo scorso 11 febbraio in 18 centri di detenzione temporanea in Marocco secondo quanto denuncia la Ong marocchina Gadem. L’associazione per la difesa dei migranti ha denunciato i fermi come arbitrari, perché i subsahariani sono stati sgomberati dal monte e trasferiti “contro la loro volontà” su autobus in varie città marocchine, in attesa di essere deportati nei paesi d’origine.

Fonte Publico.es

Il dispositivo di sicurezza delle forze spagnolo-marocchine a Melilla (fonte Associazione PRODEIN)

Il dispositivo di sicurezza delle forze spagnolo-marocchine a Melilla (fonte Associazione PRODEIN)

Il dispositivo di sicurezza delle forze spagnolo-marocchine a Melilla (fonte Associazione PRODEIN)

Il dispositivo di sicurezza delle forze spagnolo-marocchine a Melilla (fonte Associazione PRODEIN)

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Torino – Ancora retate e un arresto

fonte: Macerie

Con una cadenza sempre più fitta e con modalità sempre più violente continuano i controlli e le retate in Aurora, in particolare in corso Giulio Cesare all’altezza di corso Brescia e dei giardini ex-Gft. E ieri toccava ai Carabinieri mostrare i muscoli. Intorno alle dieci di sera alcune gazzelle sono piombate in zona e hanno cominciato a fermare e perquisire i passanti di evidente origine straniera. Senza tanti complimenti e senza neanche chiedere i documenti, semplicemente sbattendoli contro il muro. Il quartiere è piccolo e le voci corrono e ovviamente nel giro di poco sul posto è arrivato qualche solidale che ha provato protestare per riportare i militi alla calma. Ma i solidali erano pochi, e i Carabinieri particolarmente esagitati, e così il controllo contro i passanti si interrompe per trasformarsi nel fermo di chi protestava. In mezzo una compagna molto conosciuta in zona, Manuela, che viene aggredita e portata via dopo essersi rifiutata di farsi identificare.

Da quel che si è potuto scoprire ha passato la notte in stato di arresto in cella di sicurezza non si sa in quale caserma dell’Arma della città e verrà processata per direttissima tra oggi e domani. Appena avremo notizie più dettagliate vi aggiorneremo; per adesso ascoltate un racconto della serata andato in onda questa mattina ai microfoni di Radio Blackout.

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Manifestazioni in tutta la Grecia per la chiusura dei lager etnici

fonte http://storgh.blogspot.gr/2015/02/1522015.html

fonte http://storgh.blogspot.gr/2015/02/1522015.html

Nonostante alcuni articoli entusiastici, usciti oggi, parlino di una decisione ufficiale del governo greco in merito alla chiusura dei Centri di detenzione etnici, la situazione non è tutta rosa e fiori come potrebbe sembrare; leggendo bene si scopre infatti che non si tratta della chiusura di tutti i lager greci ma dello svuotamento progressivo di alcune “categorie” di persone (donne incinte, bambini e malati); l’unico centro che potrebbe essere effettivamente chiuso è il lager di Amygdaleza salito tragicamente alle cronache in questi giorni (ne abbiamo parlato qui). Da considerare inoltre che si parla di 100 giorni per l’effettiva messa in pratica delle misure previste.
Sia i reclusi che i solidali greci non si fidano molto delle decisioni istituzionali (senza dimenticare che negli ultimi giorni si sarebbero verificati violenti pestaggi e torture dei detenuti da parte dei poliziotti) e occorre ricordare che l’attenzione mediatica si è avuta solo grazie alle lotte delle persone recluse. Anche ieri, Lunedi 17,  ad Amygdaleza ci sono state proteste e tensioni : due container hanno preso fuoco e la polizia antisommossa è intervenuta per controllare i migranti che chiedevano la liberazione immediata, davanti alle reti di recinzione del centro.
Per questo motivo le mobilitazioni continuano: oggi si è tenuta una iniziativa a Lesbo, e sono state indette per il 19 e il 21 Febbraio due manifestazioni di solidarietà ad Atene, per pretendere la chiusura immediata di questi lager etnici. Altre manifestazioni sono previste nei prossimi giorni in tutta la Grecia.

Di seguito l’appello per la manifestazione ad Atene del giorno 19.

Manifestazione Antirazzista, Giovedi 19 febbraio, Propylea ore 18:00
Chiudere ORA Amygdaleza e tutti i centri di detenzione!
Asilo e accoglienza per i rifugiati , giustizia per Nadim Mohammed!
KEERFA – “MOVIMENTO UNITI CONTRO IL RAZZISMO E LA MINACCIA FASCISTA”
“L’UNIONE” comunità pakistana di Grecia

Le immagini che abbiamo visto oggi entrando nei locali del centro di detenzione per migranti di Amygdaleza ci hanno ricordato le immagini storiche dei luoghi di esilio e tortura di migliaia di detenuti nelle aride isole come Makronisoss [ndt: dove furono deportati in campi di concentramento i comunisti che avevano combattuto prima nella Resistenza contro i nazifascisti e poi nell’ emfilio (guerra civile) del 1944-1949].
Persone indigenti, dimesse, esposte al freddo con sandali ai piedi – ma anche piene della speranza che ora i campi dovranno essere chiusi: per questa ragione urlavano una sola parola: libertà! LIBERTÀ!
Il container nell’ala A1, dove Nadim Mohammed ha esalato il suo ultimo respiro, mostra la disumanità della detenzione dei rifugiati nell’Europa del 21 ° secolo. Ci chiediamo: coloro che hanno organizzato questo inferno saranno puniti? Sarà fatta luce sulle decine di denunce archiviate riguardanti morti, maltrattamenti e torture di immigrati? I dirigenti della polizia che hanno dato gli ordini di “rendere ai migranti la vita insopportabile” continueranno a godere dell’immunità?
La promesse di G. Panousis ( il nuovo ministro per la protezione dei cittadini) che “Amygdaleza verrà presto chiusa”, fatta il giorno dopo il suicidio e quattro giorni dopo la morte del rifugiato afgano Sayed Mehdi Achmpari, non ci rassicura.
Amygdaleza e tutti i campi di concentramento avrebbero dovuto essere chiusi già ieri. Ogni giorno in più di esistenza di questi centri mette a rischio le vite di chi vi è detenuto, a causa del pozzo di disperazione creato dalla lunga detenzione, che alimenta azioni come il suicidio di Nadim Mohammed. Le spaventose condizioni di questi centri hanno portato anche a casi di tubercolosi miliare che sono estremamente pericolosi per la vita di centinaia di prigionieri.
Chiediamo l’immediato intervento del primo ministro Alexis Tsipras, affinchè ordini alle autorità di polizia l’immediata chiusura dei centri di detenzione e il rilascio di tutti i profughi ingiustamente detenuti. Noi pretendiamo asilo, ospitalità, accesso alla sanità e all’istruzione per tutti.
Chiediamo alla sinistra, alle associazioni studentesche, alle comunità di immigrati, ai movimenti antirazzisti e antifascisti di unirsi insieme e con forza alla lotta per chiudere immediatamente i centri, senza aspettare , come dice qualcuno,  “l’approvazione di una nuova legge”.
Chiediamo la cancellazione della vecchia legislazione ereditata dalle politiche razziste del precedente governo di coalizione  ND-PASOK, la fine dell’operazione Xenios Zeus e dei controlli di polizia razzisti, la demolizione della recinzione di confine a Evros e la fine di  FRONTEX. Non dimentichiamo che negli ultimi giorni decine di profughi, donne e bambini sono annegati nel Mar Egeo e a Lampedusa.
Dalla Grecia, il movimento anti-razzista e anti-fascista che si sta preparando per la giornata internazionale di azione del 21 marzo, invia il proprio messaggio : è il momento di finirla con il razzismo che uccide e spiana la strada ai neo-nazisti e al fascismo . La nostra lotta è per distruggere il “memorandum” che impone povertà e insieme a questo distruggere il memorandum del razzismo, miserabile eredità di Samaras e Venizelos!
Fonte

Qui  altre info (in greco) per la manifestazione  del 21 Febbraio, che si terrà davanti al lager di Amygdaleza.

fonte http://storgh.blogspot.gr/2015/02/1522015.html

fonte http://storgh.blogspot.gr/2015/02/1522015.html

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Roma 20 Febbraio: Presidio al CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e diffondiamo:

noborder-nonationPAPIS LIBERO , NESSUNO E’ ILLEGALE

VENERDI’ 20 FEBBRAIO ORE 18 PRESIDIO DI FRONTE AL CIE DI PONTE GALERIA

Sono passate tre settimane dal giorno in cui la questura di Roma ha sgomberato il presidio di protesta all’Anagrafe dei movimenti per il diritto all’abitare.

Sono passate tre settimane da quando in quell’operazione repressiva, che ha risolto in termini di ordine pubblico questioni politiche fondamentali come l’emergenza abitativa, la polizia decise di identificare tutti i presenti e richiudere Papis, Amid e Alexandru nel CIE di Ponte Galeria, perché colpevoli di non possedere “le carte giuste”.

In questo tempo in cui sono stati rinchiusi in quel lager siamo andati/e a portare solidarietà ai nostri compagni, chiedendo in maniera forte la loro liberazione.

Siamo andati/e ad occupare nuovamente la Regione Lazio, come tante altre volte abbiamo fatto con Papis , Alexandru e Amid in questi anni di lotta, per ribadire che l’emergenza abitativa è una questione politica di cui sono le istituzioni le responsabili e a cui le amministrazioni devono rispondere con un pianificazione delle soluzioni, che cancelli il mercato di residence, assistenze sociali e accoglienze.

Perché in questi anni abbiamo costruito insieme un possibilità di prendere in mano la nostra vita, senza la cappa di ricatto e controllo che il sistema dell’accoglienza e dell’assistenza implica. Perchè sappiamo che l’autorganizzarsi per costruire insieme degli spazi dell’abitare collettivi e solidali, è già una vita più libera, è un modo per affermare che vogliamo un mondo senza frontiere e dove tutti siamo liberi di scegliere in quale paese, città vogliamo vivere.

Questa possibilità e scelta di vita deve essere repressa. Le persone che la sperimentano devono essere terrorizzate dall’idea che in qualsiasi momento, in base all’arbitrarietà del poliziotto che ti ferma, di quello che ti identifica all’ufficio immigrazione, della questura, del giudice, dei funzionari di ambasciate, degli operatori socio sanitari e degli altri fuznionari del CIE, la tua vita possa essere stravolta e distrutta.

È quello che è successo ad Alexandru rimpatriato in Moldavia venerdì 13 febbraio, nonostante fosse in attesa della decisione da parte di un giudice sulla sospensione del provvedimento di reclusione nel CIE. Martedì 17 febbraio arriva la risposta di sospensione del provvedimento di reclusione, ma la questura solerte tranciatrice di vite lo ha già rimpatriato.

Nella logica del CIE, vera e propria azienda della sopraffazione, accade anche che un altro compagno che contrae la scabbia viene dichiarato incompatibile con il CIE e vien fatto uscire. Ma quando la diffusione della scabbia aumenta e colpisce altre 16 persone, non viene più fatto uscire nessuno perchè si rischia di perdere troppi prigionieri!

In solidarietà con tutte le rivolte dei reclusi e delle recluse che hanno fatto chiudere diversi padiglioni dei CIE in questi anni, siamo contro qualsiasi tentativo di riforma di questi lager di stato.

Chiudere tutti i CIE!

Per ribadire che chi lotta ha sempre compagni e compagne pronti a sostenerlo, e per portare la nostra voce solidale a tutte e tutti coloro che sono reclusi in quel luogo infame.

Venerdì 20 Febbraio ore 18 presidio davanti al CIE di Ponte Galeria – Stazione Fiera di Roma.

Appuntamento alle ore 17.30 alla stazione Ostiense per andare insieme

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE

Fonte: Coordinamento lotta per la casa

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