Cipro – rifugiati manifestano sul tetto del centro di detenzione di Mennogeia

fonte: Sans Papiers Ni Frontières
riceviamo e pubblichiamo la traduzione

mennogeia-detention-center-cyprus-e137934839569425 agosto 2014. Dopo gli incidenti  che hanno fatto seguito al suicidio e agli atti di autolesionismo dei detenuti nelle carceri di Cipro, cinque detenuti di origine iraniana e un altro dell’Afghanistan rinchiusi nel centro di detenzione di Mennogeia a Larnaca, hanno organizzato una manifestazione sul tetto dell’edificio carcerario nella mattina del 25 agosto 2014 per esigere la fine della loro detenzione. A Cipro, come altrove, i richiedenti asilo e altri migranti sono detenuti per mesi. I manifestanti hanno informato i solidali all’esterno che ci sono persone senza condanna penale che si ritrovano all’interno di questo inferno da 4-5 anni.
Un gruppo di solidali ha organizzato un presidio in prossimità del Centro di detenzione, gridando “Libertà” ed altri slogan come “La passione per la libertà è più forte di ogni gabbia del carcere”
Dopo essere restati 48 ore sul tetto del Centro di detenzione e aver negoziato con le autorità, i migranti in protesta sono stati rilasciati in libertà vigilata.

Video: 12

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Roma – Domenica 7 settembre, presidio al CIE di Ponte Galeria

7settembrePonteGaleriariceviamo e pubblichiamo

Domenica 7 settembre, presidio al CIE di Ponte Galeria, in solidarietà con le recluse e i reclusi

La fortezza europa inaugura una nuova fase di controllo e regolamentazione delle frontiere marittime e terrestri: un nuovo muro separa il confine tra Bulgaria e Turchia, nuovi finanziamenti vengono stanziati per potenziare l’attività di Frontex nel Mediterraneo unendola all’operazione del governo italiano “mare nostrum”, le frontiere di Melilla (colonia spagnola in Marocco) e Calais (nord della Francia) sono sempre più militarizzate, per la prima volta un’imbarcazione privata salpa dalle coste maltesi per monitorare il mare avvalendosi di guardie di frontiera, ormai mercenari, e droni.

Continuano le espulsioni ma contemporaneamente aumentano gli ingressi nei CIE: sempre più persone arrivano dal mare direttamente nelle gabbie dei centri, le retate svuotano le strade della città (come nel caso del Pigneto) e il litorale romano. Nel CIE di Ponte Galeria sono attualmente prigioniere 120 persone – 90 uomini e 30 donne – che durante tutto il mese di agosto hanno portato avanti proteste, scioperi della fame, tentativi di fuga in alcuni casi riusciti e gesti estremi di autolesionismo come risposta all’inaccettabile detenzione nel CIE. Nonostante Frontex abbia sospeso le deportazioni verso la Nigeria per il rischio di contagio da ebola, i centri continuano a imprigionare persone che provengono da quel Paese. Le deportazioni dall’europa, ultimo ingranaggio della macchina delle espulsioni, avvengono nel silenzio e nell’invisibilità tranne quando qualcuno viene ucciso: è questo il caso di Abdelhak Goradia, prigioniero del CIE francese di Vincennes, che dopo essere riuscito qualche giorno prima a resistere alla deportazione, è morto per asfissia il 21 agosto, mentre era nelle mani della polizia che lo stava trasportando nuovamente in aeroporto.

Per dimostrare la nostra solidarietà a chi ha lottato per conquistarsi la libertà durante quest’estate, domenica 7 settembre appuntamento a stazione Ostiense alle 16:30 per andare insieme davanti al CIE di Ponte Galeria.
Dalle 17:30 presidio in solidarietà con i reclusi e le recluse in lotta.

Salva, stampa e diffondi nei quartieri la locandina in bianco e nero con l’appuntamento per il presidio.

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Cie di Corso Brunelleschi a Torino e Cie di Ponte Galeria a Roma – Autolesionismi e repressione

pgfonte: Macerie

Domenica sera, nell’area viola del Cie di Corso Brunelleschi, un ragazzo ha ingoiato delle pile e si è cucito la bocca per protestare contro la sua reclusione e tentare di farsi liberare, ma le forze dell’ordine lo hanno portato nell’infermeria del Centro e, di lì a poco, gli altri reclusi hanno cominciato a sentire urla e richieste d’aiuto. I ragazzi di tutte le aree hanno chiesto a gran voce di poter vedere il loro compagno di reclusione e potersi così sincerare delle sue condizioni, ma senza risultato; hanno infatti appreso dalle forze dell’ordine che il ragazzo sarebbe stato arrestato per aver tirato un pugno a un poliziotto. Nel frattempo, alcuni solidali, avvertiti di quanto stava accadendo, si sono incontrati in via Mazzarello, vicino all’infermeria, per farsi sentire dal ragazzo con urla e petardi. Nella mattinata di oggi è arrivata infine la conferma: il ragazzo è stato arrestato e attualmente si trova nel carcere delle Vallette.

Risale ad appena due giorni fa un altro episodio di autolesionismo nel Cie di Torino. Sabato un litigio tra due reclusi dell’area verde ha attirato l’attenzione delle forze dell’ordine che, portato via uno dei due, lo hanno picchiato per ricondurlo dopo poco nell’area. Lo stesso ragazzo si è poi procurato ferite in diverse parti del corpo, dopodiché è salito sul tetto della struttura e da lì si è buttato di sotto. Dopo aver osservato per un po’ la scena senza far nulla, le forze dell’ordine e il personale della Croce Rossa hanno portato il ragazzo in infermeria per una breve visita, per poi rinchiuderlo nuovamente nell’area verde.

Sempre da sabato, ma in questo caso nel Cie di Ponte Galeria a Roma, alcuni reclusi sono in sciopero della fame. Sbarcati a Cagliari, dopo aver attraversato il Mediterraneo, vengono rinchiusi nel Centro di prima accoglienza di Elmas e da qui, in una ventina, trasferiti a Ponte Galeria con la promessa di esser liberati entro pochi giorni. Dopo quarantott’ore vengono però informati che rimarranno per almeno un mese nel Centro.  A questo punto, come detto, in una decina decidono di iniziare uno sciopero della fame.

macerie @ Agosto 25, 2014

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[Torino] “Sul libro paga” – Chi consente al Cie di Corso Brunelleschi di funzionare

greedscalfonte: Macerie

Per poter funzionare ed essere un tassello così importante della macchina delle espulsioni, un Cie come quello di Corso Brunelleschi necessità di una svariata gamma di servizi e attività, oltre a quelle svolte da militari, forze dell’ordine e personale della Croce Rossa. Sono quindi numerose le aziende che in maniera diversa concorrono alla reclusione degli immigrati senza documenti e che da essa traggono un profitto.

Naturalmente, una parte consistente del lavoro che si svolge all’interno del Centro è di tipo strettamente burocratico: comunicazioni con uffici dell’Anagrafe, questure, commissariati, consolati, ambasciate etc., sia per tentare di dare un nome a coloro che sono rinchiusi, che per organizzare poi la loro espulsione. La guerra all’immigrazione clandestina ha dunque, molto banalmente, non solo bisogno di manganelli e lacrimogeni ma anche di un piccolo esercito d’impiegati, armati di fotocopiatrici, fax, telefoni e di una buona connessione internet.

Spostandoci dagli uffici dei carcerieri alle aree dove si trovano i reclusi, uno dei pochi oggetti presenti, caratteristico di un po’ tutti i luoghi di prigionia, è il televisore, cui è affidato il delicato compito di ingannare chi è rinchiuso circa il lento trascorrere del tempo.

Applicando il semplice principio secondo il quale meno oggetti i reclusi hanno a disposizione, meno ne possono usare quando si rivoltano, l’arredamento dei casermoni è a dir poco minimal. Tra i pochi oggetti presenti, oltre ai televisori e a degli armadi e letti di ferro attaccati alle pareti, ci sono i materassi e le coperte, che si rivelano, per la loro infiammabilità, molto utili durante le rivolte. A giudicare poi dai tanti incendi appiccati negli ultimi mesi non dev’essere servito a granchè lo sforzo delle autorità di acquistarne di ignifughi.

Pochi tavoli e qualche sgabello, rigorosamente di metallo, sono poi presenti in sala mensa.
Uscendo dai casermoni, fondamentale per la gestione del Centro è la possibilità che le forze dell’ordine monitorino costantemente l’intero perimetro alla ricerca di qualsiasi movimento sospetto e possano in ogni momento comunicare tra loro via radio. Oltre naturalmente agli impianti d’illuminazione e videosorveglianza, è molto importante che nel Cie sia quindi presente un gruppo elettrogeno pronto a mettersi in funzione in caso di improvvisi blackout.

Pur non essendo strettamente legate alle attività di sorveglianza, non meno importanti per il buon funzionamento del Centro sono tutta un’altra serie di lavori di manutenzione più generici che riguardano gli impianti idraulici, termici o anche gli ascensori. Del resto, l’opera di distruzione condotta dai reclusi durante le rivolte non si concentra certo solo sulle recinzioni o sulle telecamere, ma sull’intera struttura. Se l’obiettivo dei rivoltosi è dunque quello di rendere completamente inutilizzabile il Cie, come definire, se non complice della loro reclusione, chi svolge i vari lavori di manutenzione?
Un ruolo particolare è svolto dalle compagnie d’assicurazioni la cui importanza, viste le costanti rivolte e i tanti incendi degli ultimi anni, è certamente aumentata, almeno quanto è aumentato l’importo delle polizze stipulate con la Prefettura.

L’ultima occasione di profitto garantita dal Cie è l’attività con cui molto spesso, purtroppo, si conclude la reclusione di chi è senza documenti, l’espulsione.

Qui potete leggere l’elenco completo delle ditte che consentono al Cie di Corso Brunelleschi di funzionare.

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Teramo – Manifesto in solidarietà con gli/le immigrati/e in seguito a retate e proteste

fonte: freccia.noblogs.org

solidarietàManifesto attaccato sui muri della costa teramana, dopo le retate contro gli “abusivi” e dopo le proteste degli ultimi giorni

18 agosto. Una cinquantina di immigrati si ritrovano nella mattinata fuori il municipio di Martinsicuro, per protestare per le continue retate che subiscono come venditori “abusivi” e l’aria di continua repressione che vivono. Qualche merdaccia locale gli urla di “tornarsene a casa loro” e ne nace un breve diverbio, situazione ideale per i padroni che, con la guerra tra poveracci, traggono solo giovamento. Una delegazione degli immigrati viene ricevuta dal sindaco, il quale ribadisce la linea, dura, che seguiranno, anche in relazione alle ultime disposizioni ministeriali emanate da Alfano in questi giorni, in cui si annunciava una sorta di “tolleranza zero” verso gli abusivi.

19 agosto. Questa mattina, dopo la manifestazione di ieri a Martinsicuro, i venditori stranieri, hanno fatto tappa ad Alba Adriatica. Si sono radunati in viale Mazzini e poi hanno dato vita ad un corteo (con circa una cinquantina di persone) per dirigersi davanti alla sede municipale dove hanno anche bloccato la strada. Al grido “vogliamo lavorare” hanno dato vita ad un sit-in davanti al Comune. I manifestanti si sono poi seduti davanti allo spiazzale del Comune. Come ieri una delegazione ha poi incontrato l’assessore alla sicurezza Marco Pilò, chiedendo la possibilità di poter lavorare e ottenere licenze, senza ottenere nulla.  Anche in questa occasione, ovviamente, l’amministratore ha ribadito la necessità di far rispettare le regole in materia di commercio ambulante su aree demaniali, ovvero di perseguire nelle retate; che anche quest’oggi si sono ripetute sul litorale teramano, in particolare, quest’oggi, a Giulianova

21 agosto. Ancora tensioni sulle spiagge della costa teramana per via dei controlli asfissianti portati avanti dalle guardie nei confronti dei venditori “abusivi”. Stavolta è il turno di Giulianova, dove però all’ennesimo blitz, alcuni “abusivi” hanno risposto a brutto muso ai vigili, riuscendo, alcuni, a fuggire senza farsi sequestrare la merce e incassando anche la solidarietà di alcuni passati che ai vigili si sono rivolti con espressioni del tipo: “vergognatevi, anche loro devono campare!“

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CIE di Ponte Galeria e CIE di Corso Brunelleschi – Fughe tentate, fughe riuscite

ponte_galeria_ciefonte: Macerie

Approfittando del fatto che l’attenzione delle forze dell’ordine era tutta rivolta verso il campo di calcio, dove alcuni reclusi stavano giocando, ieri sera nove uomini sono fuggiti dal Cie di Ponte Galeria a Roma. Altri due reclusi ci hanno provato senza purtroppo riuscirvi e prima di essere riportati al Centro sono stati condotti in ospedale. Uno ha tutte e due le mani rotte, l’altro se l’è cavata solo con una bendatura.

Qui puoi ascoltare quanto accaduto a Ponte Galeria direttamente dalla voce di un recluso.

Un altro tentativo di fuga non andato in porto si era verificato domenica sera nel Cie di Corso Brunelleschi. Tre reclusi dell’area viola erano stati scoperti dalla polizia e subito bloccati. In seguito alla tentata evasione l’area era stata immedatamente perquisita ed è aumentato il controllo notturno da parte dei militari.

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Nuovo assalto alla frontiera di Melilla

Foto via @patriciasimon

Foto via @patriciasimon

Ieri mattina circa 700 persone hanno preso d’assalto la frontiera al confine tra Marocco e l’enclave spagnola di Melilla.

Di questi una trentina di persone sono riusciti a superare le alte barriere con il filo spinato in cima poste a protezione della frontiera spagnola; per farlo si sono serviti di rudimentali scale in legno. Altri migranti sono rimasti invece appesi alle reti per alcune ore

Da segnalare che sempre ieri la Spagna ha visto l’arrivo del maggior numero di migranti via mare degli ultimi 30 anni: circa 700 persone sono arrivate sulle coste spagnole a bordo di numerose imbarcazioni portando a 1000 i migranti sbarcati nelle ultime 24 ore.

Fonti 123

La frontiera di Melilla

La frontiera di Melilla

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Sciopero della fame a Torino. A trapani fuggono in 7

Il Cie di Torino

Il Cie di Torino

 Alcuni cambiamenti sono intervenuti negli ultimi giorni nella vicenda di N., il ragazzo in sciopero della fame nel Cie di Corso Brunelleschi. Giunto ormai al quindicesimo giorno di sciopero, venerdì 8 agosto, dopo l’ennesimo trasporto in ospedale non viene riportato nel Centro perché il medico giudica che la reclusione non sia più compatibile con le sue condizioni di salute. Dopo qualche ora N. può quindi uscire da solo dall’ospedale, libero. Una libertà purtroppo breve e condizionata.

Condizionata dalla volontà delle forze dell’ordine che dopo appena tre giorni vanno a casa sua e, giudicandolo nuovamente adatto ad essere rinchiuso, lo riportano con laforza nel Cie. Qui, N. ricomincia da subito lo sciopero della fame.

Novità decisamente più positive arrivano invece da un altro Cie, quello di Trapani.Nel Centro siciliano, ieri, è scoppiato un incendio che ha consentito a otto reclusi, nella confusione generale, di fuggire. Uno di loro è stato purtroppo ripreso, ma gli altri sette sono invece tuttora liberi.

Articolo ripreso da Macerie

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[Tucson/USA] Attacco a sede G4S contro colonialismo, confini e prigioni in solidarietà con la Palestina

fonte: Informa-Azione

Anarchici anti-coloniali attaccano un ufficio di G4S a Tucson, Arizona

La mattina presto del 1° di agosto, un gruppo di anarchici anti-coloniali ha portato via tutte le finestre dell’ufficio di Tucson di G4S. Questa azione è stata intrapresa in solidarietà con quelli che sopravvivono e lottano nella Palestina Occupata e anche come un attacco contro le forze di frontiera sulla terra occupata di Tohono O’odham nel sud dell’Arizona. E ‘anche un gesto di solidarietà per chi ha intenzione di bloccare le navi commerciali israeliane che attraccano a Oakland il 2 Agosto.

g4sG4S fornisce sicurezza e infrastrutture per un certo numero di prigioni e posti di blocco israeliani nei territori occupati. Dalla Giornata dei prigionieri palestinesi del 2012, G4S è stato il bersaglio di una campagna internazionale a seguito di tali operazioni.

G4S è coinvolto in carcerazione, detenzione di immigrati, e deportazione a livello globale. Quando delle persone in quelle che sono chiamate le terre di confine tra Usa e Messico vengono arrestate per accuse relative all’immigrazione, è un autobus di G4S che li ha trasporta ai centri di detenzione, ai palazzi di giustizia e, infine, al confine per la deportazione. Nel recente passato, ci sono state diverse azioni contro questi autobus, compreso un blocco del deposito degli autobus G4S. Una recente azione contro gli autobus che trasportano persone a Operation Streamline ha effettivamente bloccato l’azione penale di circa 70 prigionieri.

G4S è solo uno dei tanti soggetti direttamente implicati nell’occupazione e nella militarizzazione del cosiddetto confine Usa-Messico e in Palestina. All’appaltatore israeliano Elbit systems è stato recentemente assegnato un contratto del DHS [US Department of Homeland Security (dipartimento di patria sicurezza)] per le infrastrutture di sorveglianza nel sud dell’Arizona, basato in gran parte sul lavoro della società sul muro dell’apartheid israeliano. Le lotte contro i confini qui e la lotta per una Palestina libera si intrecciano nella loro resistenza comune al colonialismo.

Si spera che questa azione possa essere un’altra spinta nella collaborazione tra movimenti anti-coloniali, anarchici e contro tutti i confini. E ‘anche un invito a continuare lo slancio locale verso azioni più dirompenti e conflittuali contro i sistemi che cercano di controllarci. Noi sperimentiamo senza sosta modi per rendere questi sistemi totalmente impraticabili sul campo.

E’ praticabile attaccare!

Contro tutti i confini e le prigioni.
Verso l’abolizione totale della Border Patrol, della polizia e di tutti i porci in tutto il mondo.
Palestina libera.

Alcuni anarchici anti-coloniali sulla terra occupata di Tohono O’odham

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CIE e CARA costituiscono il business di una cooperativa che rosica: Auxilium

Abbiamo appreso dal web che la Polizia postale, su denuncia della cooperativa Auxilium, ha posto sotto sequestro una pagina del sito dinamopress.it, sulla quale veniva riportato il comunicato di un’azione alla sede romana della suddetta cooperativa.

Mentre il CIE di Ponte Galeria è a tutt’oggi sotto i riflettori della stampa e dei media di regime, il CARA di Castelnuovo di Porto, seppur con le potenzialità di rompere gli argini che costringono i richiedenti asilo in un limbo giuridico che permette alle cooperative di lucrare, è stato immediatamente ricacciato nell’ombra dopo la dura repressione delle proteste avventue a maggio e giugno di quest’anno.
Da una parte l’intervento celere del direttore del CARA, che convocati tutti gli immigrati ha promesso migliorie, dall’altra la mano pesante dello Stato che, a distanza di un mese circa, ha individuato chi partecipò alle proteste procedendo con l’espulsione dalla struttura e dall’intero circuito nazionale di “accoglienza”.

Informare: in che modo, a che scopo?

Chi gestisce il CIE di Ponte Galeria ha spesso accettato amichevolmente le numerose delegazioni, con secchiate di giornalisti al seguito, che si affannano a trovare il “caso umano” da salvare, la storia struggente da raccontare, elogiando spesso il carattere umano dell’ente gestore di turno e del personale in servizio.
Un ambiente artificiale dove le minacce a chi racconta episodi scomodi, accompagnano le delegazioni in qualsiasi luogo di detenzione.

Interviste, dossier, foto, documentari, film, pietà e promesse, tante promesse.

Se il “modello Maroni”, che nega l’ingresso alle delegazioni, può funzionare in momenti d’estrema turbolenza sebbene inciti il coro della “libertà d’informazione”, nel quotidiano un’informazione main stream che si auto-annulla, può tornare utile per normalizzare l’esistenza di lager moderni e semmai orientarne una riforma.

“Si sono cuciti le bocche!” e subito c’è qualcuno pronto a dire: “è cucita poco e possono mangiare e bere, oppure, è un gioco da ragazzi, è fil di ferro, è tutto falso”.

“Hanno ingoiato le lamette!” e subito qualcuno scrive: “Ma quale lametta! il trucco è semplice e vecchio come il cucco”.

Anche se fosse in buona fede, la mediaticizzazione della prigionia nei CIE e le promesse di fare il possibile per “salvare un caso” dalle gabbie del lager, cristallizza l’esistente, non racconta le radici schiaviste della macchina delle espulsioni, si sofferma spesso sulla retorica antirazzista e orienta verso modalità “consone” ed individuali, la protesta.

Se usiamo questi toni è perché proviamo profondo strazio davanti le centinaia di gesti estremi di autolesionismo che abbiamo sentito raccontare dai reclusi e dalle recluse, ma riconosciamo la tenacia di chi, anche individualmente, le prova tutte per conquistarsi la libertà.

Quello che probabilmente l’Auxilium e lo Stato vogliono evitare è che le lotte, che hanno distrutto intere sezioni dei centri causandone la chiusura, possano crescere, avere il supporto solidale e finire l’opera di smantellamento prima di una riforma che omologhi tutti i CIE a delle carceri ad alta sorveglianza, come quello in via Corelli a Milano.

Detto in parole semplici, l’Auxilium rosica forte perché l’immagine umana che vorrebbe accreditarsi, viene spesso sfregiata dalle rivolte e dalle evasioni che la cooperativa preferirebbe risultassero “immotivate” e “inaspettate”, senza la narrazione della quotidiana brutalità dei CIE.

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