Cie da Torino a Trapani: espulsioni e sciopero delle fame

Il Cie di Torino

Il Cie di Torino

Nel pomeriggio, si è finalmente capito a cosa era dovuto il tira e molla, tra Gip e Questura, sugli arresti domiciliari dei cinque ragazzi reclusi nel Cie di corso Brunelleschi. Uno di loro, ancora in isolamento, è stato infatti prelevato con la forza da cinque agenti in borghese che, subito dopo, hanno portato via anche altri due ragazzi sottoposti precedentemente ai domiciliari. Tutti sono poi stati trasportati all’aereoporto di Caselle, e da lì, insieme ad altri cinque marocchini che non sappiamo dove siano stati catturati, espulsi.

Nel resto del Centro, frattanto, la situazione continua ad essere molto tesa. Ieri un ragazzo che aveva ingoiato lamette e batterie è stato portato in ospedale e qui aggredito da alcuni poliziotti e guardie private che, dopo averlo riempito di botte, lo hanno riportato al Cie. Nell’area blu i reclusi continuano, invece, a denunciare la presenza di psicofarmaci nel cibo e un ragazzo, ormai da dieci giorni in sciopero della fame, è stato più volte portato in ospedale a causa dei molti chili persi, salvo poi essere ogni volta riaccompagnato nel Centro.

Nel Cie di Trapani, infine, ieri e l’altro ieri alcuni reclusi hanno provato a fuggire scavalcando il muro, ma non ci sono riusciti per l’intervento di alcuni finanzieri. Da stasera, quindi, hanno deciso di iniziare uno sciopero della fame.

Articolo ripreso da Macerie

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Aggiornamento sulla situazione a Calais dopo la conferenza stampa del prefetto

Pentax Digital CameraIl prefetto di Pas-de-Calais ieri mattina ha tenuto una conferenza stampa sul tema “migranti”, in cui ha annunciato l’adozione di tre misure: rafforzamento del personale CRS nel porto, maggiori informazioni in materia di asilo OFII (Ufficio francese per l’Immigrazione e l’Integrazione) e la sospensione per un paio di settimane dello sgombero del campo che si trova sui terreni degli impianti Tioxide e dell’occupazione del sito della vecchia società Galloo impasse des Salines (“occupazione Galou”).

Non è possibile dire se una mezza compagnia di CRS, 40 agenti di polizia, servirà davvero a cambiare la situazione nel porto. Ciò che è sotto gli occhi di tutti per contro è che ci sono già molte persone a Calais e la situazione è tesa intorno all’attraversamento del canale della Manica; quello che renderà l’attraversamento più difficile esacerberà queste tensioni. Gli scontri che hanno opposto più di un centinaio di esuli le notti scorse lo testimoniano. Contrariamente a quanto è stato scritto, non si tratta di scontri tra diverse comunità (eritrei contro sudanese), ma tra gruppi che tradizionalmente non interferiscono, perché passano da luoghi diversi (il tunnel e il porto), uno composto principalmente da sudanesi (ma non solo), l’altro per lo più da eritrei ed etiopi, ma anche sudanesi e altre nazionalità. Diventati troppo numerosi, un gruppo cerca di trovare posto nel punto di attraversamento degli altri, anche questi troppo numerosi per le possibilità effettive di passaggio facendo nascere i contrasti.

Il numero di persone che arrivano dall’Italia dopo aver attraversato il Mediterraneo continuerà ad aumentare almeno fino all’autunno (quando la navigazione diventerà i più difficile). Più l’attrvaersamento sarà difficile, più la tensione aumenterà. E ‘quindi necessario offrire a queste persone alternative credibili piuttosto che cercare di passare in Inghilterra sotto o dentro un camion – a meno che le autorità non stianno scommettendo sull’aggravarsi degli episodi violenti per giustificare sgomberi futuri.

L’unica soluzione proposta per il momento da parte delle autorità è la visita degli agenti di viaggio di campo OFII prevista due volte questa settimana e una volta alla settimana da quella successiva. E ‘già stato fatto nel mese di giugno, prima dello sgombero del 2 luglio, senza molto successo, per due motivi. Il primo è la mancanza di risorse umane OFII,soprattutto per quello che riguarda gli interpreti, per cui il problema di fondo rimane quello di comprendere e comunicare. Inoltre non ci sono abbastanza agenti e quelli che ci sono, sono visibilmente mal preparati al loro compito.

In secondo luogo, forse il più importante, da un lato gli esuli vengono informati della possibilità di chiedere asilo in Francia, dall’altro questi esuli fanno esperienza sulla loro pelle della violenza quotidiana delle autorità francesi e della polizia dovendo sottostare a condizioni di vita spesso inaccettabili . Le attuali tensioni intorno al passaggio nascono proprio dal fatto che queste persone sono disperate e pronte a tutto per lasciare il paese che li costringe a subire queste vessazioni.

Affinchè la prospettiva di chiedere asilo in Francia acquisisca un minimo di credibilità, è necessario che le persone si sentano trattate umanamente, che significa porre fine alle molestie della polizia e sostanzialmente migliorare le condizioni di vita. Questa è una discussione che si dovrebbe aprire al più presto con le parti interessate.

In effetti, questa tregua di tre settimane o un mese ha senso se serve con gli attori locali, con le istituzioni e le persone in esilio per trovare soluzioni alla situazione e metterle in atto. Espellere, senza aver trovato soluzioni, tra tre settimane o un mese non avrà più senso e più umanità di farlo oggi.

Tradotto da Passeur d’hospitalités

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Confermata la chiusura del CPA di Elmas

CPA Elmas

CPA Elmas

Apprendiamo e riportiamo dai media locali la notizia secondo la quale la Regione Sardegna evrebbe confermato la chiusura  del CPA di Elmas, noto alle cronache per le rivolte e le fughe di migranti che hanno costretto più volte a chiudere l’aeroporto per ricercare i “fuggitivi” ma soprattutto noto da tempo come vero e proprio campo di detenzione per migranti (che ricordiamo si trovano qui rinchiusi senza aver commesso alcune reato, qui un articolo del 2008 sulle condizioni di vita nel CPA).

“La Regione assicura piena collaborazione con le istituzioni nazionali e locali impegnate a gestire le nuove politiche sull’accoglienza dei profughi, alla luce del Piano approvato recentemente dalla Conferenza Stato-Regioni”. È quanto hanno affermato i rappresentanti degli assessorati del lavoro e delle politiche sociali nel corso del Tavolo di coordinamento regionale su accoglienza e immigrazione riunitosi oggi in Prefettura a Cagliari. La riunione è servita a verificare il Piano di ripartizione dei migranti per ogni provincia (le quattro storiche: Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano) e a fare il punto sulle strutture di prima accoglienza. Attualmente, i profughi ospitati nell’isola sono 419. In base alla nuova ripartizione dovranno essere 944. Le quote maggiori spettano a Cagliari (450) e Sassari (279); quindi Nuoro (124) e Oristano ( 91).

“Nel corso della riunione – si legge in una nota inviata dalla Regione – è stata confermata la chiusura del centro di prima accoglienza di Elmas ed è emersa l’urgenza di individuare nuove strutture”. Il carcere minorile di Quartucciu e la Scuola di Polizia penitenziaria di Monastir potrebbero avere i requisiti per ospitare i migranti, ma la Regione, d’intesa con la Prefettura, non esclude altre soluzioni”.

Insomma chiuso un centro se ne aprirà per dare continuità alla gestione dell’accoglienza fatta di sbarre e segregazione.

Fonte

 

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Caccia all’uomo: immigrato tenta la fuga sulla pista di Fiumicino

http://www.youreporter.it/video_Immigrato_tenta_la_fuga_sulla_pista_di_Fiumicino

Un giovane immigrato tenta la fuga correndo disperatamente sulla pista  dell’aeroporto romano di Fiumicino, con indosso uno dei pettorali gialli in dotazione al personale dello scalo, inseguito da un mezzo della società di gestione dell’aeroporto. Presto si aggiungono altri veicoli che manovrando velocemente lo accerchiano fino a quando l’uomo stremato si accascia  al suolo.

Il video è stato girato il 27 luglio dal finestrino di un aereo in fase di imbarco prima del decollo. Secondo questo dossier  sembra che siano circa 1000 ogni anno gli immigrati che riescono a far perdere le loro tracce in questo modo. Sono passeggeri in transito, spesso hanno un regolare biglietto per un’altra destinazione che approfittano dello scalo tecnico a Roma, senza essere in possesso di alcun visto né permesso di soggiorno, per darsi alla fuga all’interno della Fortezza Europa.

Corrono sulla pista rischiando di essere investiti o risucchiati dagli aerei  per raggiungere la recinzione e scavalcarla. Ma qualche volta, come documentano queste immagini, non ce la fanno. Per lui, come per tutti quelli fermati, adesso si apriranno le porte del lager di Ponte Galeria e probabilmente la deportazione verso il paese di origine (nei primi 3 mesi del 2014 sono stati più di 1.500 gli immigrati respinti alla frontiera “aerea”).
Un augurio di libertà per tutti quelli che sono riusciti a scappare.

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CIE di Ponte Galeria: bocche cucite ma nessuno resta in silenzio

cieNel CIE di Ponte Galeria, Vincenzo Lutrelli ha passato il testimone a Floriana Lo Bianco, nuova direttrice del campo d’internamento etnico alle porte di Roma.
Il nuovo ruolo della psicologa della cooperativa Auxilium c’era sfuggito, nonostante l’ipotesi del doppio incarico del Lutrelli, tra la direzione del CARA di Castelnuovo di Porto e quella del CIE, destasse non poco stupore.

Nuova direttrice, vecchie maniere.

Da quando 14 reclusi hanno cominciato lo sciopero della fame, da 8 giorni in due hanno deciso di cucirsi le labbra.
Con la volontà di mettere a tacere definitivamente la vicenda delle “bocche cucite”, ed il clamore dei media di regime impegnati a romanzare, stamattina le guardie hanno prelevato dalla cella uno tra i due ragazzi: trasportato su una sedia a rotelle, facendo credere a tutti che la destinazione fosse l’infermeria per alcuni controlli medici, è stato invece portato a Fiumicino per un rimpatrio coatto. Il ragazzo, una volta caricato di peso sull’aereo, ha sbattuto violentemente la testa contro un finestrino, procurandosi delle ferite che hanno costretto il pilota a partire senza un deportato a bordo.

Quando al CIE giunge la voce di questa infame operazione, il secondo ragazzo con le labbra cucite viene trasportato d’urgenza in ospedale dopo aver ingerito due lamette.

La giornata è ancora lunga, gli animi sono caldi e una decina di reclusi tentano la fuga ma vengono purtroppo bloccati dall’intervento delle forze dell’ordine.

Ore 22,20 – E’ in corso una trattativa tra i reclusi asserragliati nel centro (abbandonato da guardie, lavoranti e operatori Auxilium) e le forze dell’ordine schierate all’ingresso del centro.
I reclusi sono riusciti a sottrarre alla polizia 7 dei ragazzi bloccati nella fuga, facendoli entrare nel centro con loro.
Altri 4 sono al momento trattenuti dalle guardie ma sono tutti determinati a resistere finché non saranno rilasciati.

AGGIORNAMENTO da Ansa.it
“Uno dei due immigrati che protestano da 9 giorni con le bocche cucite al Cie di Ponte Galeria a Roma è fuggito ieri sera dall’ospedale Grassi di Ostia, dove era stato ricoverato nel pomeriggio perchè diceva di aver ingoiato una lametta. Lo ha reso noto la direttrice del Cie, Floriana Lo Bianco. Si tratta di un algerino di 28 anni che pochi giorni fa aveva visto prorogata per un mese la sua detenzione nel Centro di identificazione ed espulsione. L’uomo è ora ricercato. La polizia ha confermato che un immigrato detenuto nel Cie e ricoverato ieri al Grasssi è fuggito, ma non viene confermato che si tratti dell’algerino. Alle 23.30 è arrivata la segnalazione che si era allontanato dall’ospedale.

   Assieme a un tunisino di 27 anni l’agerino attua da 9 giorni la protesta delle labbra chiuse con del filo di rame contro i tempi di detenzione troppo lunghi nel Cie, come già fecero altri migranti ospiti della struttura romana nei mesi scorsi. Ieri per il tunisino erano state attivate le procedure di rimpatrio perchè destinatario di un decreto di espulsione, ma il giovane è poi stato riportato al Cie di Ponte Galeria e oggi ha deciso di mettere fine alla sua azione e farsi togliere i punti dalle labbra.”

La conta a Ponte Galeria non torna.

A seguito del tentativo di fuga da parte di una quindicina di migranti reclusi a Ponte Galeria, ieri sera nel settore maschile si sono barricati nel centro urlando contro la polizia, schierata all’ingresso, per il rilascio di chi nel tentativo di evasione era stato fermato dalle forze dell’ordine. Verso le 23h anche gli ultimi 4 trattenuti sono stati rilasciati; la polizia è entrata nel centro con caschi e manganelli chiudendo tutti nelle celle per fare la conta. Ed ecco che ci si accorge che 2 ragazzi sono riusciti ad evadere conquistandosi la libertà. Poi il silenzio, interrotto solo dal carrello con gli psicofarmaci. I migranti hanno paura che vengano rifilati a forza a chi ha dimostrato più inflessibilità ai metodi del lager, in particolare il ragazzo che ha resistito alla deportazione coatta teme di essere sedato e deportato di nuovo.

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Trapani e Caltanissetta: fughe e fiamme nei CIE

fonte: Macerie

Ieri sera i reclusi del Cie di Trapani hanno dato fuoco alle camerate del blocco “A”. La polizia, dopo aver domato a fatica le fiamme, è entrata nell’area e ha perquisito tutti i ragazzi presenti, nel tentativo di individuare i responsabili dell’incendio. Non trovando niente, gli agenti hanno perquisito anche il blocco adiacente, il “B”, e i ragazzi lì detenuti. Ma, non appena la polizia si è spostata verso il blocco “B”, le fiamme sono prontamente tornate ad avvolgere il blocco “A”. Allora i poliziotti si sono nuovamente spostati per domare un’altra volta l’incendio e, approfittando della loro distrazione, sei ragazzi del blocco “B” sono riusciti a scavalcare le reti e scappare dal Centro.

Sempre ieri notte, i reclusi del Centro di Caltanissetta, nel tentativo di evadere in massa, hanno dato vita a un fitto lancio di oggetti contro le forze dell’ordine. Gli scontri sono proseguiti per diversi minuti e sono stati placati solo grazie all’utilizzo di lacrimogeni. Il bilancio, secondo i giornali, sarebbe di sette tra agenti di Polizia, Carabinieri e militari feriti.

 

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Cie di Torino – sedativi e matrioske

130458410-063cfbde-c138-499a-9017-511f210beb73fonte: Macerie

In una struttura ormai in gran parte inutilizzabile, per far fronte alla forte conflittualità mostrata negli ultimi tempi dai reclusi, chi dirige il Cie di corso Brunelleschi sta tentando di percorrere diverse strade. Ridurre quanto più possibile il numero dei reclusi – che sono attualmente 28 in una struttura che potrebbe rinchiuderne 180 – continuando a deportare o liberarne, a seconda dei casi, alcuni; e sedare chimicamente chi rimane, farcendo con  psicofarmaci il cibo fornito a pranzo e cena. Non si tratta certo di strade nuove, ma di iniziative che da sempre caratterizzano le gestioni dei diversi Centri.

Una novità assoluta riguarda invece i ragazzi arrestati nei giorni scorsi che, su ordine del Gip Elena Rocci, si trovano ora agli arresti domiciliari nella sezione d’isolamento del Cie di corso Brunelleschi. Per quanto ne sappiamo non era mai accaduto finora che qualcuno scontasse degli arresti domiciliari all’interno di un Cie. Al momento è difficile dire con certezza se questo inedito intreccio, o meglio, questa matrioska di detenzione penale e amministrativa, sia frutto del caso, o sia invece legata ad alcuni dei decreti svuotacarceri degli ultimi mesi, che prevedono un utilizzo più frequente, a fini cautelari, degli arresti domiciliari rispetto al carcere.

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Distrutta col fuoco l’area verde del Cie di Torino. 2 ragazzi espulsi e 5 arrestati

Fuoco ai Cie

Fuoco ai Cie

Aggiornamento delle 23: quasi tutti i ragazzi che erano presenti nell’area bianca durante l’incendio sono stati trasferiti nella sezione di isolamento del Centro e sono stati sequestrati loro i cellulari. Cinque reclusi sono stati invece lasciati all’interno dell’area bruciata senza materassi e coperte. Due invece i ragazzi, entrambi di nazionalità marocchina, che sono stati espulsi e cinque quelli che sono stati arrestati con l’accusa di “danneggiamento aggravato seguito da incendio”.

 

Alle dieci di ieri sera, i reclusi dell’area verde, una delle tre aree ancora funzionanti nel Cie di Corso Brunelleschi, approfittando della momentanea distrazione delle forze di polizia hanno accatastato materassi e vestiti dentro alle loro camerate, e dopo essere usciti in cortile hanno dato fuoco al tutto.

Minacce e promesse di scontri hanno fatto desistere le forze dell’ordine dall’entrare nell’area e le hanno costrette a provare a domare le fiamme con gli idranti dall’esterno.

In un paio d’ore l’incendio ha devastato tutto, dalle camerate alla mensa. Le fiamme e le urla dei reclusi sono state accompagnate per una ventina di minuti dal caloroso saluto di alcuni solidali che, saputo ciò che stava accadendo, si sono precipitati sotto le mura del Cie.

Dopo una lunga trattativa poliziotti e crocerossini sono stati fatti entrare all’interno dell’area e hanno così potuto smistare i ragazzi nelle altre due aree del centro. Non tutti però, alcuni infatti, pur di rimanere uniti, non si sono fatti spostare e hanno preferito dormire nell’area verde, o meglio in ciò che ne restava.

L’ennesimo attacco alla macchina delle espulsioni realizzato da dentro, un motivo in più per essere in tanti, fuori, a far sentire la nostra solidarietà ai reclusi. L’appuntamento è per domenica 27 luglio alle ore 19 davanti al Cie (corso Brunelleschi angolo via Monginevro).

Intanto, nel Cie di Ponte Galeria è stato sventato l’ennesimo tentativo di fuga. Alcuni ragazzi stavano da giorni scavando nella loro cella un buco per poter accedere al campo da calcio, e provare a scappare da lì, dove le mura sono più basse che nel resto del Centro. Il piano è stato però sventato dalla polizia che, informata da un altro recluso, ha provveduto a chiudere il buco e a trasferire i ragazzi della cella in altre aree.

Articolo ripreso da Macerie

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[Torino] Domenica 27 luglio, presidio al Cie

eciefonte: Macerie
«Il CIE di Torino è quasi distrutto.
Di 6 aree solo 3 sono attualmente funzionanti, il resto è stato bruciato durante le rivolte di marzo. Nel resto d’Italia nessun CIE è integro. Ne rimangono solo cinque parzialmente operativi. Gli altri centri sono stati chiusi dagli stessi detenuti i quali, stanchi di aspettare e carichi di rabbia, hanno deciso di bruciare ogni cosa. Per poter tornare liberi. Affinché nessuno ci finisca più dentro.

Nei nostri quartieri la polizia gira indisturbata a caccia di senza documenti nel tentativo di sottrarci qualcuno, magari un nostro amico o parente, o chi siamo soliti incontrare in quartiere. Ma quando il CIE non funziona retate e controlli diventano meno frequenti e la presenza della polizia è meno pressante, pur restando comunque fastidiosa. Quando il CIE è distrutto non possono rinchiuderci i nostri amici. Quando il CIE non c’è più si inizia a respirare meglio. La macchina delle espulsioni si inceppa e rallenta.

Ci troviamo oggi in una fase di ristrutturazione. Alcuni centri, chiusi dal fuoco delle rivolte, sono prossimi alla riapertura, quelli ancora aperti vengono sistemati. La gestione è in mano ai soliti noti come Croce Rossa, Aquarinto, Auxilium. Ma nuovi avventori, che hanno fiutato l’affare milionario, compaiono sulla scena (come la GEPSA, società francese specializzata in carceri private, che si occuperà della sicurezza interna del CIE di Milano). Il governo preannuncia delle riforme, come la riduzione dei tempi di detenzione, sperando così di placare la rabbia dei reclusi e di rendere più governabili i centri.

Tuttavia, se da una parte si prospettano ristrutturazioni e cambiamenti, dall’altra la lotta dei detenuti dentro ai CIE non si arresta. Solo pochi giorni fa a Ponte Galeria i detenuti hanno tentato la fuga, chiudendo la polizia fuori dalle aree. Il tentativo non è andato a buon fine ma ha dimostrato a tutti i reclusi che ribellarsi è possibile. A Trapani è andata meglio: un tentativo di fuga collettivo ha fatto conquistare la libertà a 4 persone.

È importante portare la nostra solidarietà ai detenuti, sostenere la loro lotta e portarla fuori da quelle mure, attaccando le diverse ramificazione del sistema dei CIE.
È importante portare il nostro calore e la nostra solidarietà ai pochi che sono ancora rinchiusi nel CIE di Torino e gridare forte che i CIE si chiudono con il fuoco delle rivolte.»

Domenica 27, ore 19
Presidio al CIE
Corso Brunelleschi angolo via Monginevro

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[Roma] Sabato 19 luglio – Presidio davanti il CIE di Ponte Galeria in solidarietà con i/le reclusi/e

liberarci copiaPubblichiamo un comunicato dal sito del Coordinamento cittadino di lotta per la casa con la proposta di un presidio davanti al CIE romano per sabato mattina.

La nostra solidarietà va a Mohamed e tutti i ragazzi e le ragazze imprigionate.

Fuoco ai Cie.


“SABATO A PONTE GALERIA CHIUDERE I CIE

Venerdì scorso, durante l’ennesima vile retata poliziesca contro i migranti nelle strade di Roma, è stato prima fermato e poi recluso nel CIE di Ponte Galeria Mohamed, trovato senza documenti.

Questo ragazzo di origine maliana, che nel frattempo si è visto rifiutare la richiesta di asilo politico nonostante il suo sia un paese in guerra, vive e lotta come molti altri e altre nelle occupazioni abitative dei Movimenti. È quindi parte di quei percorsi collettivi che di fronte al presente di miseria e al futuro disperato che gli sfruttatori di questo mondo vogliono assicurarci, si organizzano con dignità per costruirsi un’esistenza libera e autodeterminata.
Dentro a quell’orribile lager Mohamed ha incontrato tanti e tante altre, colpevoli come lui soltanto di essere privi di documenti. Sappiamo bene come nei CIE siano negati anche i diritti e i bisogni più elementari, siano frequentissime le violenze e le intimidazioni, sia annullata la dignità umana. Pochi giorni fa un coraggioso tentativo di evasione collettiva è stato fermato e duramente represso, mentre continuano senza sosta le deportazioni al paese d’origine e le somministrazioni di psicofarmaci a chi prova ad alzare la testa.
In solidarietà con tutte le rivolte dei detenuti e delle detenute che hanno fatto chiudere diversi padiglioni dei CIE in questi anni, siamo contro la riapertura e qualsiasi tentativo di riforma di questi lager di stato.

Proponiamo quindi una mobilitazione al CIE di Ponte Galeria per sabato 19 luglio, per far sentire a Mohamed che chi lotta ha sempre compagni e compagne pronti a sostenerlo, e per portare la nostra voce solidale a tutte e tutti coloro che sono reclusi in quel luogo infame.

SABATO 19 LUGLIO
Appuntamento alle ore 9.30 alla stazione Ostiense per andare assieme

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE”

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