Cie di Ponte Galeria – proteste, fughe e violenze

f3536704Audio con il racconto di un recluso.
In francese dal blog Sans Papiers Ni Frontières

Nella notte tra il 13 e il 14 settembre un nuovo tentativo di fuga dal CIE di Ponte Galeria, almeno il terzo in meno di due settimane. Purtroppo anche questo non è riuscito e i reclusi sono stati riportati nella struttura. Non contenti gli operatori di polizia, compreso il direttore del centro si sono lasciati andare ad una vera e propria rappresaglia. Tra insulti, minacce e violenze nei confronti un po’ di tutti i rinchiusi, un ragazzo sembra essere stato ferito ad una gamba ed un altro al naso. Prima di venire pestati venivano fatti rientrare dentro le celle, lontano dalle videocamere del circuito di sorveglianza, celle dalle quali sono stati portati via tutti i materassi e lenzuola. Per i feriti non è stato disposto alcun trasferimento in ospedale, ma sono state fatte solamente delle medicazioni sommarie. Nulla di nuovo, infatti sono nelle stesse condizioni anche alcuni ragazzi feriti durante la protesta della scorsa settimana, le autorità del Centro si sono sempre rifiutate di portarli in ospedale addirittura mandando indietro l’ambulanza del 118 che era accorsa sul luogo dopo varie telefonate da parte dei feriti.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Cie di Ponte Galeria – proteste, fughe e violenze

Berlino. Fuoco a volontà su Sodexo

traduzione di Marco Camenisch da linksunten.indymedia.org
L’impresa servizi Sodexoè da quasi 20 anni nel mirino di gente come noi, che lotta contro il sistema razzista e neo-colonialista. Iniziò nel 1997 quando Sodexo offrì di assumersi la gestione del razionamento dei generi alimentari ed altri per i/le rifugiatx, e questo quando, malgrado un crescendo massiccio della critica, si stagliava all’orizzonte un enorme giro d’affari. Da allora, Sodexo è percepita internazionalmente come un’impresa che grazie ad una gestione più a buon mercato possibile, vale a dire riducendo razzisticamente la vita umana a fattore costi, è diventata una grande multinazionale con filiali in tantissimi paesi.
Dopo la privatizzazione della giustizia in Gran Bretagna, Sodexo gestisce in proprio 5 galere. Anche qui: gente senza lo status da cittadinx è consegnata all’economia privata da parte dello Stato giudicativo. Per questo le ditte come ringraziamento ottengono somme di denaro incredibili, e secondo le leggi del mercato dispongono di pieni poteri per lo sfruttamento delle loro risorse. E risparmiano in primis e sempre sulla risorsa vita. (…)
Saluti vanno agli ammutinati delle galere Sodexo in GB di marzo, quando 50 reclusi presero il controllo, e non per poco,  di una sezione, e anche al gruppo che ci diede la notizia e che nel contempo fece saltare il tribunale di Yate con il gas e la benzina. 

Anche qui di recente ci furono azioni contro Sodexo: il 29.10.’13 ignoti incendiarono un’auto del parco macchine (rivendicazione su linksunten.indymedia.org/de/node 98303) ed il 17.6 di quest’anno, come per magia ne bruciò un’altra (…/node/116868).
Durante il No-Border Camp a Bruxelles, un edificio Sodexo perse tutti i vetri ed un altro fu inondato con l’olio.
Proprio per i più recenti eccessi di coloro che vogliono governare i flussi migratori a Berlino ed altrove, riteniamo necessario ampliare di nuovo questa prassi e nel contempo sviluppare una strategia per danneggiare la macchina ben oltre le finanze ed il simbolico.
Visto che con l’arresto di Bernhard del K.O.M.I.T.E.E. la storia ci sta giusto incalzando, dovremmo  noi tuttx, cogliere l’occasione per trarne nuova forza e conoscenza.

 

La macchina della Sodexo incendiata a Neukolln

La macchina della Sodexo incendiata a Neukolln

Ecco il nostro contributo in questa bella notte: dedichiamo una macchina Sodexo bruciata a Neukolln a Barnhard, Peter e Thomas che quasi fecero saltare la galera per le espulsioni a Grunau, nel 1995, ma che per un errore hanno dovuto fuggire nell’ignoto fino ad oggi -purtroppo nel caso di Bernard solo fino ad inizio luglio 2014; arrestato in Venezuela è in attesa di estradizione in Germania.
Siamo d’accordo con “i compagni di percorso dei 3 e citiamo il loro recente testo pubblico:

“La memoria quotidiana di oggi ai confini esterni dell’EU, l’apparato Frontex super armato, le condizioni disumane nei lager tedeschi, ma anche la lotta contro dex fuggiaschx, dimostrano di quanto altrettanto coraggioso e visionario era il tentativo dei compas, di farla finita, in un sito, con questa pratica del sistema.”

… è ora di ricordare il passato: non solo il K.O.M.I.T.E.E ma anche i nuclei rivoluzionari (RZ) hanno contribuito a questa lotta con delle riflessioni intense.
Riflettiamo su quel che è stato fatto, inventiamoci/elaboriamo cose nuove, delle strategie per una lotta contro il razzismo costituzionale e la logica di sfruttamento statale. Innalziamo la pressione sui dominanti e facciamo spazio per un mondo nuovo – liberato. Fino allora c’è solo: fuoco a volontà su Sodexo ed ogni altro profittatore di quest’ordine mondiale pieno di disprezzo per l’umanità.
Se muoiono le persone è doveroso che agiamo, perciò dobbiamo rafforzare la lotta contro coloro che hanno più a cuore il profitto ed il benessere e se ne fregano delle vite umane.
Macchine che bruciano possono essere solo una piccola luce nel cielo della resistenza, molte piccole stelle fanno una costellazione, tutte insieme una notte chiara.

Komi tee Galaxis

Articolo ripreso da Informa-Azione

Pubblicato in General | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Berlino. Fuoco a volontà su Sodexo

CIE di Ponte Galeria: conteggi, proteste ed indifferenza

Aggiornamento delle 16,30 Davanti le cure mancate da parte del personale in servizio nel Lager di Ponte Galeria, qualcuno ha iniziato a chiamare ripetutamente il 118 e, poco dopo, un’ambulanza è arrivata nel centro, per prendersi cura del ragazzo con il piede dolorante.

Il sollievo è stato interrotto dal diniego di trasferimento in ospedale, da parte delle forze dell’ordine. L’ambulanza ha dovuto lasciare il centro senza il ferito a bordo, “curato” con un’iniezione in petto. La ferita, ormai priva di fasciatura, è soto gli occhi di tutti.

I/le solidali invitano a chiamare il CENTRALINO del CIE di Ponte Galeria per sollecitare un intervento sanitario e protestare per l’inifferenza.
NUMERI TELEFONICI 0665854224     –   066500263

pgNel CIE di Ponte Galeria è ormai il secondo giorno in cui tutti restano costretti nelle celle. Nessuna possibilità di socialità, né di raggiungere l’infermieria.

Secondo i reclusi, questa mattina il direttore sanitario del CIE si è presentato con un gruppone di poliziotti minacciosi al seguito e, con un fare indifferente davanti la sofferenza di alcuni reclusi, ha fatto capire a tutti che per oggi non si può far nulla.

Nello specifico, uno dei 5 ragazzi fermati dopo la protesta di domenica dovrebbe avere un piede rotto (se il colore viola, il gonfiore e il dolore insopportabile possono essere indicativi del bisono di una medicazione).
Date le celle chiuse sembrerebbe che il direttore sanitario, che tutti conoscono come il “Sig. Maurizio”, si sia accontentato di far sporgere aldilà delle sbarre il piede dolorante, per procedere con “l’accurata diagnosi” e poi andarsene via con un nulla di fatto.

Durante il giro ispettivo, sembrerebbe che delle telecamere stiano filmando le parti del CIE danneggiate durante le ultime proteste. Secondo i ragazzi imprigionati nel centro, le riprese comprenderebbero aree in disuso da tempo, già distrutte da vecchie rivolte degli anni passati.

Nel frattempo, per protestare contro l’impossibilità d’incontrarsi, di uscire dalle celle e di fruire delle ore d’aria negate, alcuni reclusi hanno iniziato, oggi a pranzo, a rifiutare il vitto.

Seguiranno aggiornamenti.
Dei CIE solo macerie.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su CIE di Ponte Galeria: conteggi, proteste ed indifferenza

Cie di Ponte Galeria: i reclusi salgono sui tetti

pg3

Aggiornamento del 8/9/2014 alle ore 17,00 Dopo la giornata di ieri, i 5 ragazzi separati da tutti gli altri reclusi non sono stati portati in carcere e oggi pomeriggio sono stati riconsegnati nelle gabbie del CIE. Per ora sappiamo che 2 di loro riportano segni di manganellate in testa e in petto, degli altri 3 è ancora difficile sapere qualcosa poiché, da stamattina, a nessuno è consentito uscire dalle celle, incontrarsi o andare nel campo da calcio. Dopo le perquisizioni di ieri sera e la mancata pulizia del lager da parte del personale dell’Auxilium, conquistarsi la possibilità di pregare insieme è costata non poca fatica ai ragazzi rinchiusi nelle sezioni del maschile di Ponte Galeria. Unica possibilità concessa, almeno per oggi, è d’incontrare il proprio difensore. 

Ascolta la testimonianza di un recluso, registrata alle 23,10.

Questo pomeriggio, circa 40 solidali, hanno portato solidarietà ai ragazzi imprigionati nel CIE di Ponte Galeria. Arrivati  davanti alle mura del lager già si levavano alte le grida ed i rumori della battitura, davanti al cancello i celerini aspettavano schierati.

Poco dopo un gruppo di ragazzi è riuscito a salire sul tetto e ricambiare il saluto dei e delle soldali, sono usciti dal buio nel quale li vorrebbero nascondere.

Per tre lunghe ore hanno resistito sul tetto denunciando la loro condizione, intonando cori e canzoni e sbeffeggiando le guardie.

pg2I poliziotti li hanno raggiunti minacciandoli con cani, idranti e lacrimogeni, ma nessuno è sceso. In tre hanno tentato la fuga approffittando della confusione ma sono stati purtroppo bloccati.
Uno di loro sembra sia ferito.

Appena il presidio si è sciolto e i partecipanti si sono allontanati è partita la rappresaglia: prima gli idranti, ai quali i ragazzi hanno risposto con un lancio di oggetti, poi  una carica.

Da quanto abbiamo saputo, inizialmente sono stati fermati quindici ragazzi tra quelli che erano sul tetto, poi lasciati tornare alle celle. Successivamente in dieci sono stati prelevati  e attualmente non si sa dove siano, a detta di alcuni reclusi potrebbero essere tradotti in carcere.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Cie di Ponte Galeria: i reclusi salgono sui tetti

Il governo inglese offre le barriere usate per il vertice NATO per recintare il porto di Calais

Le barriere - alte 3 metri - usate durante il veritce NATO in Newport

Le barriere – alte 3 metri – usate durante il veritce NATO

Il sottosegretario per l’immigrazione inglese James Brokenshire ha confermato che il Regno Unito offrirà alla Francia le barriere alte 3 metri – utilizzate durante il vertice NATO di Newport – da usare per circondare il porto di Calais nel tentativo di arginare l’afflusso di migranti sul suolo inglese.

Queste misure sarebbero state rese necessarie dopo l’assalto avvenuto la settimana scorsa da parte dei migranti presenti a Calais al traghetto che collega la cittadina francese al Regno Unito (qui il video dell’accaduto) e servirebbero secondo Brokenshire a  mandare un chiaro messaggio ai migranti senza documenti sul pugno duro dell’Inghilterra nei loro confronti (“send out a very clear message… [that] Britain is no soft touch when it comes to illegal immigration”)

Inoltre il sottosegretario scrivendo sul Telegraph (articolo linkato qui) ha ribadito la necessità di creare nelle vicinanze del porto aree di sosta sicure per autotrasportatori e viaggiatori “legittimi” per evitare che i migranti si nascondano su camion e auto entrando in territorio britannico e ha ricordato i soldi che UK ha dato 3 mesi tempo fa alla Francia per rafforzare la sicurezza del porto.

Ancora una volta la soluzione dei governi è quella di alzare muri sempre più alti per tentare di fermare l’entrata delle persone nella Fortezza Europa o il passaggio da uno stato all’altro della Fortezza stessa. Ma queste persone che sono arrivati in Francia da Sudan, Eritrea, Somalia, Siria difficilmente saranno dissuasi da queste misure il cui unico effetto sarà quello di rendere ancora più drammatico e pericoloso l’attraversamento del tratto di mare che separa la Francia dall’Inghilterra.

Fonti 12 3Manifesto

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Il governo inglese offre le barriere usate per il vertice NATO per recintare il porto di Calais

Calais. Comunicato sulle violenze dell’estrema destra contro una studentessa di 15 anni

Solidarietà Antifascista

Solidarietà Antifascista

A seguito di un attacco contro una liceale venerdì scorso, pochi giorni prima della manifestazione razzista “Salviamo Calais” di domenica 7 settembreo, è stata rilasciato un comunicato su quanto accaduto:

“Fino a quando le autorità consentiranno l’espressione della violenza razzista e fascista?

Quello che temevamo è purtroppo successo.

Nel pomeriggio di Venerdì 5 settembre, una volontaria di 15 anni, membro del collettivo «Calais, ouverture et humanité» è stata aggredita fuori dalla sua scuola.

Avvicinata mentre si trovava sola con il pretesto di chiederle da accendere, un uomo dai capelli corti, gli ha inferto una ginocchiata all’inguine. La ragazza è caduta a terra, e il suo aggressore le ha sferrato un violento calcio allo sterno lasciandola a terra mentre le diceva “Se ti vedo Domenica, ti sparo!”. Fisicamente e psicologicamente scossa, la ragazza è stata portata in ospedale dai vigili del fuoco.

Quanto successo è senza dubbio un attacco mirato e intenzionale, portato da un uomo venuto a difendere dei fantomatici “valori di Francia” contro “la violenza dei migranti a Calais”. Un gesto vile di un uomo che fa parte di quei gruppuscoli che proclamano a gran voce che la Francia sarebbe molto più sicura e sana senza tutti coloro che non soddisfano i criteri fisici, culturali e religiosi di una presunta “francesità”. Un gestovigliacco di un uomo venuto a “Salvare Calais” che ha stabilito che aggredire una ragazza di 15 anni faceva parte della sua “missione di salvataggio”.

Per diversi giorni, le chiamate dell’estrema destra si sono succedute dal nord al sud della Francia sui siti ultranazionalisti per invitare i loro sostenitori al raduno in programma Domenica 7 Settembre. Bastava guardare i profili di Facebook dei partecipanti per rendersi conto di ciò che sarebbe successo a Calais: saluti nazisti, minacce di violenza, insulti razziali, commenti razzisti sulla politica da seguire in Francia che chiedevano “ripulire” il paese della sua popolazione non francese e non bianca. Queste persone sono pericolose: chi non si comporta come loro vorrebbero, diventa un nemico esattamente come gli stranieri tanto disprezzati.

Noi gruppi di solidarietà ai migranti lotta, organizzazioni contro il razzismo denunciamo questa nuova aggressione contro la solidarietà militante agli esiliati di Calais.

Siamo costernati dal clima di non-diritto che si è instaurato da settimane a Calais. Come possiamo accettare che esprimere pubblicamente sostegno ai migranti e difendere i diritti degli esuli possano esporre volontari e attivisti ad aggressioni fasciste?

Infine, esprimiamo profondo disgusto per il fatto che la prefettura non abbia decisio di vietare la manifestazione di oggi (ieri ndt) organizzata dal gruppo razzista “Salva Calais”. Dobbiamo pensare che lo Stato abbia definitivamente deciso di lasciare il campo libero all’estrema destra radicale?

Elenco dei firmatari:

L’Auberge des migrants / Calais, ouverture et humanité (COH) / Mouvement contre le Racisme et pour l’Amitié entre les Peuples (MRAP) Dunkerque Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA) / Terre d’Errance (Norrent-Fontes) / Le Réveil Voyageur 

Tradotto da Passeurs d’hospitalités ~ des exilés à Calais

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Calais. Comunicato sulle violenze dell’estrema destra contro una studentessa di 15 anni

[Milano] CIE di via Corelli – Voilà Gepsa

fonte: Macerie

Sembra proprio che questa sarà la volta buona. Al terzo tentativo, dopo aver già concorso e vinto per ottenere l’appalto del Cara di Castelnuovo di Porto, un affare da quasi otto milioni di euro l’anno e poi del Cie di Gorizia, e aver visto annullare entrambe le assegnazioni per problemi contrattuali, Gepsa sembra sia finalmente riuscita ad aggiudicarsi la gestione del Cie di via Corelli a Milano. Ad affiancarla dovrebbe essere Acuarinto, un’associazione culturale di Agrigento, al suo fianco già nei primi due fallimentari tentativi. L’appalto, che assegna all’associazione siciliana il compito di occuparsi dei reclusi e alla società francese la gestione e la messa in sicurezza delle aree e dei cortili, dovrebbe rimanere invariato anche in seguito alla recente decisione del Ministero degli Interni di cambiare temporaneamente destinazione d’uso alla struttura.
Dal 15 settembre fino a marzo, Acuarinto e Gepsa, assieme agli ex-dipententi della Croce Rossa riassunti, non avranno a che fare infatti con persone senza documenti a rischio espulsione ma con uomini e donne con lo status di rifugiati. Non sappiamo ancora se il provvisorio passaggio dall’emergenza clandestini all’emergenza profughi cambierà qualcosa nel tariffario precedentemente stabilito con la Prefettura milanese che prevedeva un rimborso di 40 euro a ospite contro i 54 euro precedentemente percepiti dalla Croce Rossa. I posti dovrebbero in ogni caso rimanere 140.
L’ingresso ufficiale di Gepsa nel mondo della reclusione in Italia non è una novità di poco conto e crediamo meriti qualche parola in più. Gepsa, filiale di Cofely, società a sua volta appartenente alla multinazionale dell’energia Gdf-Suez, è stata creata nel 1987 per poter sfruttare le possibilità che lo Stato francese stava allora offrendo alle imprese private di partecipare al mercato della gestione e costruzione dei penitenziari d’Oltralpe. Un’apertura al privato legata alla decisione dello Stato francese di aumentare il numero dei posti disponibili nelle sue prigioni, cui Gepsa in questi anni ha sicuramente fornito un contributo importante, tanto da esser considerata come uno dei partner principali dell’Amministrazione Penitenziaria.
Il suo acronimo rivela che è specializzata nella “gestione dei servizi ausiliari negli stabilimenti penitenziari” ed effettivamente, in quella che è la logistica della detenzione, Gepsa fa un po’ di tutto: manutenzione generale e degli impianti elettrici, idraulici e termici, pulizia dell’edificio, consulenze informatiche, cura degli spazi verdi, vitto, trasporto e lavanderia per i detenuti, ristorazione per il personale carcerario.
Altra attività in cui Gepsa si distingue è lo sfruttamento del lavoro dei detenuti attraverso la gestione di numerose officine all’interno dei penitenziari. Ogni giorno 1700 detenuti vengono messi al lavoro da Gepsa e ogni anno più di 180 trovano grazie ad essa un impiego una volta usciti di prigione. Continuando a dare un po’ di numeri potremmo dirvi che Gepsa gestisce 34 carceri e 8 Centri per immigrati senza documenti per una superficie pari a 715 000 m², che partecipa ad un consorzio per la costruzione e la gestione di altri 4 penitenziari, che garantisce il lavaggio di quasi 8 tonnellate di indumenti e la preparazione di 14500 pasti al giorno. Sono 400 infine i suoi dipendenti.
Cifre che aiutano a dare un’idea di cosa sia Gepsa e che la rendono una della possibili candidate a diventare quel gestore unico dei Cie di cui ormai da tempo le autorità discutono. A questo proposito, oltre alle dimensioni, gioca naturalmente a favore della società francese anche l’esperienza maturata nel mondo carcerario che include oltre alle competenze fin qui elencate anche la gestione dei dispositivi di sicurezza a Fleury-Merogis, il carcere più grande d’Europa.
L’eventualità che Gepsa diventi il futuro gestore unico dei Cie italiani o anche solo che sostituisca la Croce Rossa nella gestione di un gran numero di Centri, oltre a rendere più difficoltosa la resistenza dei reclusi, rischierebbe anche di minare ulteriormente il morale e l’efficacia delle iniziative fuori, che peraltro non è che godano già di una gran salute. Non aver infatti più una Croce Rossa su cui sparare ma trovarsi davanti una lontana società francese potrebbe aumentare il senso d’impotenza. Ma a pensarci bene, per far qualcosa, non è che bisognerebbe per forza recarsi fino in rue Henri Sainte-Claire Déville a Rueil-Malmaison.

macerie @ Settembre 7, 2014

Pubblicato in dalle Galere, General | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su [Milano] CIE di via Corelli – Voilà Gepsa

Rivolta al Cie di Ponte Galeria

Aggiornamento del 7 settembre questa mattina circa 20 reclusi hanno tentato la fuga ma, avvisati dal sistema di allarme, le forze dell’ordine in servizio sono riuscite a bloccare tutti. Per questo pomeriggio alle 17,30 è previsto un presidio in solidarietà con i reclusi e le recluse in lotta.
fonte: Radio OndaRossa

cieAscolta la corrispondenza durante le proteste.

Ieri mattina due ragazzi hanno protestato per il lungo trattenimento nelle gabbie del centro e, data l’esasperazione, chiedevano di essere rimpatriati nonostante almeno uno tra i due ha tutta la famiglia in Italia.

Davanti l’indifferenza della direzione, uno tra i due reclusi ha ingerito una lametta, l’altro ha iniziato a tagliarsi sul corpo.

Ottenuto un colloquio, i due hanno saputo che nessun documento era stato inviato al consolato, nessuna pratica era stata attivata per il rimpatrio o il rilascio dopo tanto tempo d’internamento nel Cie.
Riconsegnati alla gabbie del centro, uno dei due ragazzi ha continuato a tagliarsi finendo in una pozza di sangue, questa scena pare abbia procurato tanta ilarità alle forze dell’ordine in servizio.

Questa situazione ha quindi raccolto la rabbia di tutti i reclusi delle sezione maschile: alcuni sono saliti sul tetto mentre in altre aree venivano incendiate alcune parti del lager.

Dopo circa 30 minuti, centinaia di unità delle celere hanno fatto ingresso nel campo d’internamento etnico costringendo, con non poche resistenze, a rientrare ognuno nelle proprie celle e a subire una perquisizione.

Nel Cie di Ponte Galeria, sono circa 2 mesi che incessantemente nascono proteste, individuali e collettive, sedate puntualmente dal personale in servizio e dalla direzione del Centro.

Aggiornamento 6/9/2014 il ragazzo nigeriano in sciopero della fame da 17 giorni, è stato trasportato forzatamente in ospedale e lì costretto ad alimentarsi via flebo

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Rivolta al Cie di Ponte Galeria

Grecia. Selvaggio attacco dei reparti antisommossa nel centro di detenzione di Amygdaleza

Il lager di Amygdaleza

Il lager di Amygdaleza

Secondo quanto riportato dal movimento antirazzista e antifascista KEERFA martedì 2 settembre i MAT (i reparti anti sommossa greci) hanno selvaggiamente malmenato i detenuti del centro di detenzione per migranti di Amygdaleza in Grecia.

La causa del brutale pestaggio, che avrebbe causato diversi feriti con teste spaccate tra i reclusi, sarebbe stata la decisione di due aguzzini di interrompere la preghiera di alcuni detenuti ai quali sarebbero stati rivolti pesanti insulti dagli stessi poliziotti solo perchè avevano chiesto un paio di minuti per poter concludere prima della conta. Il pestaggio sarebbe proseguito anche nelle celle e sarebbe avvenuto alla presenza del direttore del lager per migranti.

La polizia avrebbe invece confermato alucni disordini durante la conta smentendo la presenza di feriti; nella replica a queste dichiarazioni KEERFA, che chiede la sospensione di ogni atto di violenza contro i migranti e la chiusura dei lager della democrazia, sostiene di avere a disposizione l’audio con la testimonianza di un detentuo di quanto successo e delle violenze sbirresche a cui non è difficile credere.

Infatti il centro di Amygdaleza che ospita attualmente 1650 persone è già stato in passato teatro di numerosi espisodi analoghi (ricordiamo ad esempio le rivolte di agosto 2013 e dicembre 2012 contro le condizioni disumane del centro, qui la fonte) mentre ad agosto di quest’anno si è verificata morte di un migrante di origini pakistane per un attacco cardiaco a causa delle pessime condizioni mediche in cui versano i reclusi (questo è infatto il terzo caso di morte per la scarsità di cure).

Fonte 12

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Grecia. Selvaggio attacco dei reparti antisommossa nel centro di detenzione di Amygdaleza

Cie di Ponte Galeria: inganni e deportazioni

stopMentre un ragazzo nato in Nigeria, per riuscire ad ottenere la libertà di raggiungere la propria famiglia in Francia, è al quattordicesimo giorno di sciopero della fame con gravi perdite di peso, dal CIE di Ponte Galeria continuano le deportazioni.

Ieri, l’espulsione è toccata a 5 tra i ragazzi che intrapresero lo sciopero della fame, dopo essere arrivati dal mare a Cagliari e da lì nelle gabbie del CIE romano.
Secondo i reclusi del centro, lo sciopero della fame fu interrotto in seguito a dei colloqui individuali con la direzione del CIE, colloqui che sembrava avessero portato ad un buon risultato: il rilascio per lunedì 8 settembre.

A quanto pare, il sistema di colloqui individuali e promesse della nuova direttrice del CIE è volto a soffocare le proteste con l’inganno… facile giocare con la libertà e la disperazione altrui.

Ieri notte, una telefonata dalla Tunisia ha ulteriormente sconvolto gli animi dei compagni di prigionia dei ragazzi espulsi: sono nati in Algeria ma sono stati deportati in Tunisia.
Chissà se tutto ciò dipende da un errore o diventerà consueta la deportazione in paesi terzi che hanno stretto forti accordi bilaterali con l’Italia.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Cie di Ponte Galeria: inganni e deportazioni