La valorizzazione dell’esclusione e quella dell’inclusione

Fonte Macerie

Contributo torinese per bruciare le frontiere ogni giorno

La valorizzazione dell’esclusione e quella dell’inclusione

Non è facile cercare di dare una lettura semplice alla gestione europea dei flussi migratori così come si è imposta negli ultimi due anni. I motivi sono molteplici e riguardano soprattutto la provvisorietà delle misure che i singoli Stati hanno adottato per far fronte alle “emergenze” e la differenza stessa di questi provvedimenti, strettamente collegati al contesto territoriale nazionale, cioè al suo posizionamento geografico rispetto ai corridoi di migrazione e al perimetro dell’Eurozona, agli interessi economici interni e a quelli d’investimento nei Paesi stessi da cui migliaia di uomini e donne son partiti. A ragion di questo, avere una visione troppo omogenea di ciò che muove i membri della UE non restituirebbe una visione a fuoco, quanto piuttosto un’idea forfettaria in cui la realtà di competitors economici risulterebbe troppo accontonata rispetto a una natura prettamente e classicamente politica di Stato-nazione.  Continua a leggere

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La trappola dell’accoglienza

Riceviamo e pubblichiamo:

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Contro le espulsioni, Lampedusa brucia ancora

l4Aggiornamenti del 20 maggio.  Le sette persone fermate a Lampedusa e trasferite sotto scorta in traghetto a Porto Empedocle sono ora recluse nel carcere Petrusa di Agrigento. Contro di loro, gravi accuse : “incendio, tentata strage, violenza e resistenza a pubblico ufficiale”. Sempre nella giornata di ieri altre 150 persone sono state trasferite con il traghetto di linea dall’hotspot di Lampedusa a Porto Empedocle (Ag). Nel centro  restano 360 persone.

hotspot 18/5Aggiornamenti del 18 maggio. Dai media apprendiamo che il padiglione incendiato, uno dei tre presenti nella struttura, è stato completamente distrutto dalle fiamme e dichiarato inagibile. Le circa 14o persone presenti nell’edificio dovranno essere spostate altrove e la Prefettura sta organizzando i trasferimenti. Le persone fermate perché accusate di aver appiccato l’incendio (4 ieri sera, e altri successivamente) questa mattina sono state tutte imbarcate su un traghetto di linea verso Porto Empedocle, dove dovrebbero arrivare entro stasera.

Di seguito un video sull’incendio e l’intervento della polizia in assetto antisommossa nell’hotspot, per controllare le persone uscite dagli edifici.

https://www.youtube.com/watch?v=xsu48YhNTXg

hotspotNella notte del 17 Maggio, intorno alle 22,30 si è diffusa la notizia di un incendio nell’hotspot di Lampedusa. Nel centro, che ha una capienza massima prevista di 500 persone, erano presenti 531 persone. Dalle prime notizie sappiamo che si è trattato di una rivolta dei reclusi, che hanno messo a fuoco materassi e arredi di un padiglione, già distrutto in passato dalle proteste dei migranti nel 2009 e 2011. La struttura sarebbe ora gravemente danneggiata. Secondo i media l’incendio è stato appiccato per evitare la prossima deportazione via aerea. Non ci sono feriti ma 4 persone migranti sono state fermate dalle forze dell’ordine. Da giorni a Lampedusa i/le migranti protestavano contro le identificazioni forzate e per lasciare l’isola.
In attesa di informazioni più dettagliate da parte di chi vive sull’isola, riportiamo il testo della notizia pubblicata dall’ANSA :

incendio Un incendio, forse di origine dolosa, è divampato questa sera nel Centro di primo soccorso e accoglienza di contrada Imbriacola a Lampedusa. Secondo le prime informazioni non vi sarebbero feriti. Le fiamme hanno avvolto un padiglione che era già stato distrutto da un incendio appiccato dai migranti prima nel 2009 e poi nel 2011. Sul posto sono all’opera le squadre dei vigili del fuoco di stanza sull’isola.

L’incendio, che i vigili del fuoco hanno ormai quasi completamente domato, sarebbe stato provocato da un gruppo di tunisini. Quattro di loro, sospettati di avere appiccato le fiamme, sono stati fermati mentre si allontanavano dal padiglione. La struttura, che era stata ricostruita dopo i primi due roghi, sarebbe gravemente danneggiata. Secondo una prima ricostruzione il rogo potrebbe essere stato appiccato dai tunisini dopo che si era diffusa la voce di un loro possibile rimpatrio coatto in aereo. Stamane a Lampedusa si erano registrati gli ultimi due sbarchi: un gruppo di 14 tunisini era approdato in mattinata a Cala Galera; altri 35 erano stati intercettati questa sera dalla Guardia Costiera a poca distanza dall’isola. All’interno del Centro di accoglienza, che funge anche da Hot spot, nelle ultime settimane si erano registrate forti tensioni legate al rifiuto da parte di un gruppo di profughi, sopratutto eritrei e yemeniti, di sottoporsi alle procedure di identificazione e al rilascio delle impronte digitali. Una ventina di loro avevano anche manifestato in piazza, davanti alla Chiesa madre, dando vita a uno sciopero della fame e della sete durato quattro giorni.

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Cos’è un muro? Sul “passo indietro dell’Austria rispetto alla barriera del Brennero”

fonte abbatterelefrontiere.blogspot.it

image Nella mobilitazione contro la chiusura della frontiera fra Austria e l’Italia abbiamo definito le barriere “l’emblema del nostro presente”.
Non c’è dubbio che le dichiarazioni dello Stato austriaco di costruire una barriera al Brennero hanno fatto sì che le intenzioni dei nemici di ogni frontiera si concentrassero lì. C’è un aspetto simbolico-emotivo della realtà (e della lotta) che non va trascurato, perché le sue ricadute sono estremamente pratiche.
In tal senso, la giornata del 7 maggio è stata importante, per la sua natura internazionale e la volontà di battersi che ha espresso.
I balletti politico-mediatici degli ultimi giorni meritano un paio di ragionamenti. Gli stessi fini (ignobili) si possono ottenere con mezzi diversi: il contenzioso fra autorità austriache e autorità italiane è tutto lì. Si possono controllare e respingere gli immigrati senza intralciare il transito delle merci.
Il muro è un emblema, ma un emblema ha un mondo dietro, senza il quale non funzionerebbe.
Cerchiamo di spiegare alcuni passaggi per capire come continuare a lottare contro le frontiere e il loro mondo.
Fino a metà marzo, le autorità italiane stavano adeguando le misure da prendere rispetto alla decisione austriaca di “chiudere la frontiera”. Altro che coro di protesta, come scrivono oggi i giornalisti. Le mozioni votate dal consiglio provinciale trentino, ad esempio, prevedevano di intensificare i controlli dei Tir a sud, per evitare colli di bottiglia al Brennero.
Determinare quanto i blocchi di treni e autostrada e la stessa giornata del 7 Maggio abbiano pesato sul preteso dietrofront austriaco non è facile e nemmeno particolarmente interessante. Ma non ci piace neanche passare per fessi.
Innanzitutto, i lavori per la barriera al Brennero sono solo sospesi. Un significativo aumento del flusso di immigrati e il rischio di perdere consenso a favore dell’estrema destra potrebbero cambiare la situazione. Intanto, oltre confine, il decreto legge sullo stato di emergenza e sullo schieramento dell’esercito ai confini è passato.
Ma c’è dell’altro, ed è ciò che di più conta.
Lo Stato italiano sta rafforzando la detenzione amministrativa e costruendo nuovi hotspot (centri di smistamento fra profughi da “accogliere” e irregolari da internare ed espellere).
Intanto, i controlli sull’eurocity Milano/Venezia-Verona–Monaco (OBB) sono aumentati. Siamo di nuovo di fronte ai treni dell’apartheid. A Verona sono ripresi i controlli al viso, per cui chi ha la pelle scura fa sempre più fatica a salire sugli OBB.
Il ministro dell’Interno italiano si è vantato, nella conferenza della settimana scorsa con il suo omologo austriaco, che nessun “irregolare” arriva in Austria con quei treni. Anche senza muro, dunque, la polizia del Tirolo ha ottenuto ciò che voleva. 50 poliziotti della questura di Bolzano e 60 militari sono impegnati stabilmente in funzione anti-immigrati.
È questa la frontiera in movimento che va contrastata, a partire dai suoi collaborazionisti.
Il 7 maggio è stato solo un passaggio.
Cosi come la macchina della deportazione si articola sul territorio, che anche i nemici e le nemiche delle frontiere si organizzino.

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Trento – 18/5 Abbattere le frontiere: presidio in piazza

Presidio 18 maggiofonte: informa-azione

ABBATTERE LE FRONTIERE

“Non è certo chi indossa la maschera antigas a rendere l’aria irrespirabile”.

L’Europa si sta riempendo di filo spinato, campi di concentramento, barriere di acciaio anti-immigrati.

Mentre la polizia turca spara contro i profughi siriani su mandato e con i soldi dell’Unione europea (almeno diciotto morti in un mese), lo Stato italiano vorrebbe finanziare la stessa politica in Libia. Intanto il Mar Mediterraneo – una frontiera che non ha bisogno di recinzioni – si trasforma in un cimitero per chi fugge dalle guerre e dalla miseria.

Intanto a Verona e a Bolzano sono tornati i controlli al viso per chi prende il treno OBB per Monaco.

Bloccare la ferrovia e l’autostrada del Brennero, il 7 maggio, è stato il minimo.

Autorganizzarsi contro la polizia, le sue cariche, i suoi manganelli, i suoi gas lacrimogeni è stato necessario, e lo sarà sempre più in futuro.

In difesa di questo spirito

In solidarietà con le compagne e i compagni condannati

Per continuare la mobilitazione contro le frontiere

PRESIDIO A TRENTO IN PIAZZA SANTA MARIA MERCOLEDI’ 18.05.2016 ORE 18.00

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Sfidare il privilegio: sulla solidarietà e l’autoriflessione

Di seguito vi proponiamo la traduzione di un articolo scritto da Dilar Dirik, compagna curda e dottoranda presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Cambridge.
Pensiamo che la lettura del testo apra, nell’ottica di una crescita, delle riflessioni sulla solidarietà per rafforzare un fronte comune di lotte senza frontiere.
Le dinamiche raccontate possiamo riscontrarle nel posizionamento, nei discorsi e nell’agire politico di numerosi gruppi internazionalisti occidentali ma, nella profonda critica proposta, possiamo riconoscere limiti e problemi del nostro stesso agire.
Buona lettura.

solSfidare il privilegio: sulla solidarietà e l’autoriflessione

fonte: kurdishquestion.com

La solidarietà non è carità unilaterale praticata da attivisti privilegiati, ma un processo multidimensionale che contribuisce all’emancipazione di tutte le persone coinvolte.
Un uomo tedesco non è colpito dal progetto di democrazia di base in Rojava perché ha visto qualcosa di simile decenni fa in America Latina. Una donna francese rimprovera le donne kurde di una mancanza di preparazione durante la sua visita perché non sono organizzate come le donne afghane che lei ha conosciuto negli anni ’70. Una persona riesce a passare come un membro rivoluzionario del Rojava dopo un viaggio di una settimana e senza avere accesso a media e letteratura in qualche lingua mediorientale, ma la sua opinione è comunque considerata più legittima e autentica di quella delle persone che lottano.
Cos’hanno in comune le esperienze di queste persone?
Esse mostrano un interesse e una preoccupazione genuine, e i loro sforzi meritano il dovuto credito. Ma c’è qualcosa di più: l’elemento che sta alla base di un sistema che permette alle persone di completare la loro lista del turismo rivoluzionario – negli scorsi decenni in particolare in Palestina e Chiapas, adesso in Rojava. Questo elemento è un qualcosa che i rivoluzionari devono problematizzare attivamente: il privilegio.
Per fare chiarezza dal principio: come qualcuno che scrive quasi prettamente per un pubblico internazionale, che facilita la comunicazione e incoraggia le delegazioni in Kurdistan, io appartengo a quelle persone che fondamentalmente danno valore a questo tipo di scambio e lavoro. Ma le persone che dichiarano solidarietà e che sono in una posizione privilegiata, che permette loro di viaggiare ed essere ascoltate, hanno l’obbligo morale di usare al meglio questo privilegio. L’intenzione di questo articolo è contribuire al dibattito sui problemi che emergono quando vengono stabilite relazioni gerarchiche in nome della solidarietà.
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Frontiere e muri intelligenti

Fonte: Macerie

Contributi per bruciare le frontiere ogni giorno.

In vista dei tre giorni di discussione e lotta contro le frontiere, qui di seguito, uno in coda all’altro, troverete i contributi arrivatici sui temi che si andranno a toccare il 20-21-22 maggio.

Buona lettura.

 Frontiere e muri intelligenti

smartSecondo i dati forniti dalle istituzioni europee, nel 2015 più di 50 milioni di cittadini di Paesi terzi hanno visitato l’Unione Europea attraversando legalmente i valichi esterni. Tale flusso, secondo le proiezioni statistiche, è destinato ad aumentare vertiginosamente negli anni a seguire, fino a raggiungere addirittura 80 milioni di visite annuali. Lo spazio Schengen è diventato ancor più che nel passato, per varie ragioni, polo d’attrattiva per lo scambio di merci e per la transizione di numerose categorie di soggetti portatori di valori, investimenti e consumi differenti. Turisti, trasportatori, lavoratori a termine, manager, studenti, tutti ben accolti nel territorio perché visitatori temporanei e ampiamente spendibili sul mercato europeo; un’immagine speculare a quella degli immigrati in fuga.


Questo sistema di transito, tuttavia, presenta alcuni gravi difetti a causa della sua non infallibilità sul piano del controllo e della sua permeabilità al flusso irregolare. I controlli serrati alle frontiere esterne, infatti, non possono certo impedire l’entrata regolare di soggetti, che, una volta varcato il confine come turisti, potrebbero restare sul territorio illegalmente. Il passaggio delle frontiere esterne attraverso procedure legali, soprattutto permessi turistici di 90 giorni, sembra essere, a discapito di chi descrive un’Europa assaltata da barconi o da orde di fuggiaschi, il modo principale di entrata all’interno dello spazio Schengen. Proprio il fenomeno dei cosiddetti “overstayer” e l’assenza di controllo su quest’ultimi rappresenta, all’oggi, una delle tante preoccupazioni delle istituzioni nazionali e continentali. Continua a leggere

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Roma – Protesta nello Sprar di via Tiburtina 994: tra riforma e rifiuto

riceviamo e diffondiamo

ricordiamo che potete scriverci a hurriya (at) autistici.org

Riguardo la protesta dei migranti nello Sprar gestito dalla cooperativa Eta Beta, scriviamo alcune considerazioni a freddo a seguito di un confronto collettivo, derivante dal limite di aver espresso la nostra solidarietà in modo individuale non coordinato.

photo_2016-05-14_18-15-27Pur essendo coscienti della necessità e importanza di accendere i riflettori su quanto avveniva, pensiamo che le comunicazioni date durante le proteste siano state caricate di significato, secondo interpretazioni di alcune strutture politiche presenti in quei giorni.
Premettiamo inoltre che tale protesta non è la prima che avviene in questo determinato Sprar, che non è l’unica all’interno dei centri gestiti dalla cooperativa Eta Beta né degli altri centri presenti in Italia, nonostante questi vengano considerati il fiore all’occhiello dell’accoglienza. Continua a leggere

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Appello per le giornate antiFrontex dappertutto! 21-23 maggio 2016

Traduzione da: Migracja.noblogs

AntiFrontex 21-23 maggio 2016

frontexQuest’anno più che mai abbiamo bisogno del vostro supporto per dire NO alle politiche migratorie dell’Unione europea e allle attività criminali della sua agenzia di controllo delle frontiere, Frontex.

La chiusura delle frontiere della ricca Europa per escludere i paesi del Sud e dell’Est – saccheggiati e tenuti in condizioni di povertà – mira a preservare le disuguaglianze su entrambi i lati. Le frontiere non funzionano solo verso l’esterno. La stretta sui confini provoca una crescente limitazione dei diritti delle persone e della libertà anche qui, in Europa. Spostare il “problema” della migrazione su paesi come la Turchia, ignorare la morte di migliaia di persone nel Mediterraneo, la detenzione di coloro che cercano aiuto e una vita migliore in Europa, sono direttamente collegati col preservare il capitalismo come sistema, nella sua variante più sanguinaria. Continua a leggere

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Marsiglia – Appello alla mobilitazione internazionale contro l’accordo UE-Turchia,21 Maggio 2016

Riceviamo e pubblichiamo.

Appello del collettivo “Soutien Migrantes 13” di Marsiglia per una giornata di mobilitazione internazionale contro gli accordi tra l’Unione Europea e la Turchia, per il prossimo 21 Maggio.

Si all’accoglienza incondizionata dei migranti !

No alla loro deportazione verso la Turchia fascista di Erdogan!

Appello per una giornata internazionale di mobilitazione!

Sabato 21 Maggio

callDopo aver consegnato i migranti ai “passeurs” e reso la Grecia una trappola di rifugiati, rifiutando ostinatamente di aprir loro mezzi legali di accesso al proprio territorio e avallando la chiusura della rotta dei Balcani, l’Unione europea è impegnata oggi in un vero e proprio baratto della vergogna.

Con l’accordo tra l’UE e Turchia saranno massicciamente rinviati in Turchia tutti i migranti che hanno raggiunto la Grecia dal Mar Egeo nelle peggiori condizioni e rischiando la vita, e che a seguito di una indagine dubbia si vedono arbitrariamente negare la copertura legata all’asilo.

La Turchia un “paese sicuro”? Niente è meno… sicuro, visto che la Turchia non ha un sistema di protezione dei rifugiati, così che essi non hanno la garanzia di non essere deportati di nuovo in un di Paese di persecuzione, come quelle centinaia di siriani espulsi in zona di guerra nelle ultime settimane. Continua a leggere

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