Roma / Quartiere Pigneto – Sulle retate contro i migranti e la mappa del “degrado”

“La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!” (cit.)

volutamente "a testa in giù"

volutamente “a testa in giù”

Da alcuni giorni circola in rete e nelle strade una mappa (“Il triangolo della vergogna”) del quartiere del Pigneto (Roma), nella quale vengono indicati i luoghi destinati allo spaccio e si invita a collaborare nelle segnalazioni. La mappa è stata rilanciata da numerose testate giornalistiche mainstream, sempre pronte a chiedere più controlli e repressione per “combattare il degrado”.

Se credessimo che l’iniziativa propagandata da Pigneto.it fosse alla stregua dei post di romafaschifo.org, lasceremmo volentieri la palla a chi, meglio di noi, riesce a controbattere allo spirito delatore di un sito web e di chi lo amministra.
Scegliamo invece di segnalare alcuni aspetti molto gravi dell’operazione “il Triangolo della vergogna” sperando di arrivare a chi non è passata la voglia di frequentare le strade del Pigneto.

Partiamo dalla premessa che non vogliamo pensare che qualche attivista, vicino alle lotte sociali a Roma, sia coinvolto in questa iniziativa. Invitiamo quindi a scriverci ad hurriya[at]autistici.org perché i due elementi che riportiamo qui di seguito continuano a preoccuparci:

image(2)– l’iniziativa “il triangolo della vergogna” si avvale di una mailing-list (abitantidelpigneto[at]autistici.org) per segnalare, nella mappa virtuale in continuo aggiornamento, i luoghi dove avviene la vendita di sostanze stupefacenti, i luoghi dove la presenza costante di persone causerebbe degrado e sporcizia, i luoghi dove in generale persone non bianche, immigrate, sostano.
Essendo autistici/inventati uno strumento di lotta principalmente conosciuto da compagni e compagne, ci viene il dubbio che qualche attivista abbia “aperto” questo strumento, senza poi preoccuparsi dell’utilizzo. In tal caso basterebbe qualche click dell’admin per vanificare il lavoro gratuito che si sta svolgendo per la questura.

– l’operazione “il triangolo della vergogna” è stata promossa tramite una mappa cartacea affissa sui muri del Pigneto, il manifesto invita poi i delatori italici a completare la mappatura virtuale. Il 25 novembre, un gruppo di donne che ha attraversato il quartiere per lottare insieme contro la violenza di genere, ha affisso una mappa per segnalare a tutte gli spazi liberati del Pigneto.
imagePossibile che un’idea in positivo sia stata immediatamente recuperata, ribaltata e diventata strumento per gli infami?
Se un quartiere è così estremamente ricettivo a nuove idee e pratiche, possibile che l’idea della mappa venga immediatamente percepita (male) e utilizzata, mentre la solidarietà concreta in strada, gridata a gran voce e praticata da alcuni, non venga assolutamente presa in considerazione?

Arrivano poi le retate, quelle che incessantemente battono le strade del Pigneto e riempiono i pullman della polizia, veicoli che difficilmente passano inosservati.

pigL’ultimo rastrellamento è avvenuto proprio ieri e quella che qualcuno definisce “carnevalata” significa l’ingresso in un campo d’internamento etnico e la deportazione coatta per le centinaia di persone che negli ultimi 2 anni sono sparite dalle strade e dalle case del Pigneto.
Nel precedente “blitz” di Novembre ben 25 persone erano state fermate “perchè non in regola con le norme sul soggiorno ed accompagnati quindi presso l’ufficio Immigrazione per gli adempimenti finalizzati all’espulsione” (qui un esaltato video sul rastrellamento).

Dal giugno all’ottobre del 2014, in seguito ai controlli nel solo quartiere del Pigneto, ben 373 persone fermate sono state raggiunte da un procedimento di espulsione. (fonte)

Sminuire un’operazione militare che brutalizza decine di esistenze, è il modo per normalizzare il fascismo in divisa e il razzismo istituzionale, atto a difendere i privilegi dei cittadini e dei commerciati che desiderano un quartiere dove la violenza del profitto e della speculazione possano includere al “centro” di una metropoli, un quartiere periferico.

Concludiamo con la convinzione che invocare una futura legalizzazione della marijuana o programmi di “riduzione del danno” mentre nel presente si collabora con la violenza militare, non pareggi i conti e non garantisca la neutralità, è solo la stessa retorica delle democrazie occidentali che bombardano per esportare “libertà”.

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