Reclusi in sciopero della fame e rivolta a Manus Island

Aggiornamento del 19/01/2015

Nel tentativo di porre fine alla rivolta da parte dei reclusi nel centro di detenzione di Manus Island la forze speciali di polizia hanno dapprima portato 4 uomini, ritenuti i capi della protesta, al “Chauka” l’area di isolamento noto – secondo alcuni testimoni – per le torture (i detenuti verrebbero qui legati e picchiati) e poi hanno fatto irruzione nelle aree Delta e Oscar – che i richiedenti asilo avevano cercato di difendere erigendo delle barricate – arrestando una trentina di persone tra cui ci sarebbero diversi feriti (Fonte).

Nel tardo pomeriggio di Venerdì sono scoppiati degli scontri tra le forze di polizia di Papua Nuova Guinea e i reclusi nel centro di detenzione di Manus Island.
I detenuti sostengono che diverse centinaia di guardie di sicurezza e la polizia sono entrati nel centro e gli scontri sono scoppiati quando la polizia ha cercato di rinchiudere i migranti nelle loro stanze.

manusSecondo il ministro dell’immigrazione, Peter Dutton, i solidali con i rifugiati avrebbero istigato i richiedenti asilo a compiere atti di autolesionismo creando una situazione “instabile” a Manus Island, dove ricordiamo lo sciopero della fame di massa era entrato (venerdì) nella sua quarta giornata.

Questa tesi è stata smentita dai richiedenti asilo secondo i quali nessuno li ha istigati a rivoltarsi o a compiere atti di autolesionismo.

Allo sciopero della fame, che coinvolge più di 500 detenuti, si è unita la protesta di una ventina di reclusi che si sono cuciti le labbra (uno dei quali, un uomo di 40 anni di origine egiziana è detenuto a Manus dal 12 dicembre 2013 ma ha passato almeno 450 giorni all’interno delle strutture detentive etniche australiane) di altri che hanno ingerito lamette e 4 uomini avrebbero ingerito del detergente (giovedì notte); in aggiunta a tutto questo la rottura della pompa dell’acqua ha reso esplosiva la situazione con 100 persone assistite per disidratazione.

Per primi due giorni il dipartimento d’immigrazione aveva smentito all’AAP lo sciopero della fame all’interno del centro sostenendo sostenendo che la situazione fosse normale, nonostante le testimonianze dei reclusi inviate ad alcuni giornali australiani.
In seguito il ministro Dutton ha rilasciato una dichiarazione ribadendo che le proteste dei detenuti non avrebbero fatto cambiare idea al governo di Camberra e che i migranti non sarebbero entrati in Australia (“My very clear message today is to people that would seek to misinform those transferees, that somehow if their behaviour is changed or that they become noncompliant, that somehow that will result in them settling in Australia: it will not”).

Le ragioni alla base della protesta sono le seguenti:
Il periodo di tempo impiegato per esaminare le loro domande di asilo (alcuni sono sull’isola da 18 mesi senza che sia stata presa alcuna decisione sulla loro richiesta)
Le condizioni in cui sono detenuti, in particolare l’assistenza medica, la mancanza di acqua e le frequenti minacce di violenza nei loro confronti.
La paura di essere forzatamente reinsediati in Papua Nuova Guinea, in quanto si sentono minacciati dall’ostilità della popolazione locale e vorrebbero – dopo anni di detenzione – essere affidati all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
La morte del richiedente asilo iraniano Reza Barati ucciso dopo che la polizia e le guardie locali hanno invaso il centro e hanno attaccato i richiedenti asilo durante le rivolte nel centro l’anno scorso.

Il centro di Manus Island sarebbe al momento totalmente bloccato; il personale “non-essenziale” (inclusi alcuni medici) sarebbe stato allontanato per sicurezza – sono state segnalate diverse risse tra reclusi e personale del centro – e solo i feriti più gravi riceverebbero le cure necessarie.

I detenuti si trovano in condizioni durissime e alcune testimonianze parlano di diverse persone che hanno perso i sensi, e di mote persone che non si reggono in piedi e sono sdraiati per terra su coperte fuori dai compound del centro; ma tutti quelli che possono continuano a cantare “What do we want? Freedom!”

(fonte 1 fonte 2 fonte 3)

Leggi anche altre notizie pubblicate in passato:
– Papua Nuova Guinea, Manus: 1 morto e 77 feriti nel centro di detenzione per richiedenti asilo
– Papua Nuova Guinea: disordini e fuga dei richiedenti asilo dal centro di detenzione per migranti a Manus
– Il business delle multinazionali del controllo sulla detenzione dei/delle migranti

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