Torino – La lotta di Karima

Da Macerie:
Una famiglia egiziana si presenta alla caserma dei Carabinieri di San Salvario in via Morgari 29 per sporgere una denuncia: da mesi vivevano accampati al Valentino e la figlia di 16 anni ha appena subito un tentativo di violenza nei bagni pubblici del parco. I Carabinieri, per tutta risposta, chiedono i documenti al padre e iniziano gli accertamenti sulla regolarità della sua presenza sul territorio nazionale. Evidentemente qualcosa non va e l’uomo viene trattenuto. Quando nel pomeriggio vede che il marito non esce dalla caserma, la moglie Karima si mette con i figli a bloccare corso Massimo D’Azeglio.

E resiste, intenzionata a non andarsene finché lei e i figli non lo potranno rivedere, o almeno parlargli: Karima lo sa che, in un Cie o altrove, finir nelle mani dei poliziotti può esser pericoloso ed è preoccupata per la sua incolumità. Ha con sé acqua e succhi di frutta, e i tentativi di mediazione dei Carabinieri e degli assistenti sociali non sbloccano la situazione. Mentre ai vigili non resta altro da fare che transennare il corso, qualche passante si interessa della situazione, si informa sul perché del gesto e qualcuno si ferma. Quando scende la sera spuntano coperte, cuscini e viveri portati da qualche solidale, e ci si prepara per la notte. Qualcuno non si limita solo a portare le vettovaglie necessarie per le ore successive, ma si ferma con la caparbia famiglia per supportare il blocco. L’esempio di una donna e i suoi figli che decidono di inscenare una protesta di questo tipo, riuscendoci, infatti, non lascia di certo indifferenti.

Per loro si scomoda addirittura l’assessore Ilda Curti ma la sua presenza e quella degli assistenti sociali non è meglio gradita di quella della polizia. È Karima stessa a urlare loro quanto sia irritata nel vederli lì invitandoli ripetutamente e fuor dai denti ad andarsene. Nonostante lo scontro verbale abbia talvolta raggiunto punte piuttosto acri, i tanti poliziotti in borghese presenti si limitano a un lavoro di persuasione retorica che non ottiene nessun riscontro, almeno per la durata della la notte. Del resto un’azione coatta in questo caso, vista l’incresciosa genesi della faccenda e vista anche l’attenzione che gli ultimi fatti di cronaca cittadina hanno creato, dev’essere sembrata agli ancora per poco solerti dirigenti di polizia una soluzione da tenere nel bagagliaio insieme alla ruota di scorta.

Solo al mattino, quando già sono passate le nove, Karima e i suoi figli illanguiditi dalle tante ore in strada decidono di seguire gli agenti, avendo loro strappato prima la promessa di poter incontrare il marito al Cie e di una futura sistemazione per lei e figli.

In realtà, l’incontro col marito non avverrà, e, da parte sua, Karima rifiuta l’ospitalità umiliante del Comune nel dormitorio del Sermig. Così, dopo essersene andati da lì, madre e i figli tornano a bloccare corso Massimo D’Azeglio, ma questa volta la polizia interviene subito e, senza troppe storie, vengono portati con la forza su un’ambulanza e trasportati all’ospedale Martini. Le forze dell’ordine, stavolta, non l’hanno tirata certo per le lunghe e sono tornati avari di parole. Dal lato delle strade che si inoltrano in San Salvario hanno impedito che qualsiasi solidale potesse raggiungere per il secondo giorno di fila Karima; dall’altro, quello del Valentino, hanno fatto sì che un tram rimanesse fermo cosicché i passeggiatori del sabato non dovessero assistere alla scena.

Il gruppetto di solidali, alcuni dei quali avevano passato la notte precedente all’improvvisato blocco, preoccupati che il trasporto coercitivo in ambulanza possa significare un Trattamento Sanitario Obbligatorio, si recano all’ospedale Martini per mostrare ancora una volta la loro vicinanza a Karima. Là davanti trovano però già schierati i carabinieri in assetto antisommossa che quasi immediatamente caricano il piccolo presidio.

I solidali, per tutta risposta, decidono di far un saluto breve quanto brioso al Cie, casualmente proprio a due passi da lì.

Dagli ultimi aggiornamenti Karima e figli si trovano tutti all’Ospedale Martini per accertamenti non meglio specificati; il marito, invece, rinchiuso in corso Brunelleschi.

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