Roma – Sul presidio solidale davanti al CIE di Ponte Galeria

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Sabato 10 ottobre, un gruppo di 30 solidali si è dato appuntamento a Stazione Ostiense per raggiungere insieme il CIE di Ponte Galeria e portare solidarietà e sostegno alle reclusi e alle recluse. Come spesso avviene in queste situazioni, già dentro il treno hanno tentato di bloccare il nostro arrivo al CIE: il controllore con l’ausilio delle forze dell’ordine ha tentato di multare i solidali, di farli scendere dal treno e di identificarli. La comunicazione forte con gli altri passeggeri, riguardo la situazione nel CIE e la lotta contro le espulsioni, è riuscita a far sentire il controllore meno potente e nonostante il gruppo abbia deciso di scendere e prendere il treno successivo, non è stata portata a termine nessuna operazione di identificazione.

Una volta arrivat*, finalmente, sotto le mura del CIE, dove altri solidali attendevano il gruppo che si trovava sul treno, il morale si è subito ricaricato ed è iniziato il lancio di palline da tennis contenenti messaggi di solidarietà per i prigionieri e le prigioniere e il numero di telefono contro le espulsioni. È proprio grazie a questo numero di telefono che solidali e reclusi riescono ad essere in contatto e che gli episodi di lotta e resistenza dei/delle prigionier* e i tentativi di repressione da parte delle forze dell’ordine e dei gestori del centro vengono raccontati all’esterno. Ed, infatti, in questo modo è venuta fuori la notizia che le guardie hanno chiuso le prigioniere del CIE nelle loro celle per impedire loro di ascoltare i messaggi di solidarietà provenienti dal presidio e di raccogliere le palline che venivano lanciate nel cortile: le detenute però hanno forzato il cancello per poterle recuperare.
Il presidio, poi, si è spostato verso la sezione maschile, prontamente seguito dagli agenti in tenuta antisommossa e dalla digos. Qui la risposta da dentro le mura è stata fortissima: battitura, urla che si intrecciavano con le grida, gli interventi e i cori dei solidali presenti fuori.

Prima di andare via, il presidio si è avvicinato nuovamente alla sezione femminile dove ha avuto luogo l’ennesima messa in scena delle forze dell’ordine. Questa volta autori della manfrina sono stati i solerti componenti dell’esercito che con le loro jeep hanno tentato di mettere pressione al presidio con continue accelerazioni, venendo a contatto con i/le solidali. Il presidio però non si è spostato e tutti si sono opposti a questa provocazione battendo sul cofano e sui finestrini. L’arrivo della celere e della digos ha messo fine alla provocazione dei militari di “Strade Sicure”, richiamando all’ordine i bravi soldatini che hanno ubbidito.
Quest’episodio ha spinto i solidali a rimanere un più a lungo sotto le mura del centro, data anche la notizia proveniente dall’interno che un detenuto, giunto al termine del periodo di prigionia, correva il rischio di essere immediatamente deportato. Alla fine, invece, il ragazzo è stato lasciato andare con un foglio di via e i solidali hanno potuto salutarlo finalmente fuori dalle sbarre del centro di detenzione.

Questo presidio è stato particolarmente importante perché ha avuto luogo dopo giorni di proteste collettive ed individuali: un ragazzo è rimasto per due giorni sopra un palo per resistere alla deportazione. Per sedare tale protesta e per tentare di soffocare la solidarietà che gli altri detenuti stavano esprimendo, gli sbirri hanno effettuato dei pestaggi, rompendo denti e braccia ad alcuni.

Fuoco ai CIE!
Alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere

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