Torino – La storia di Hassan e della resistenza alle espulsioni

Fonte: Macerie

Anche se un po’ in ritardo rispetto agli eventi vogliamo raccontarvi la storia di Hassan; una storia come tante di ordinaria violenza nel Cie di corso Brunelleschi, con un epilogo però decisamente positivo.

uscitaHassan, da due mesi rinchiuso nel Cie torinese, si vede prelevato una mattina di fine aprile per essere espulso: manette di velcro a mani e piedi viene caricato in auto, direzione aeroporto di Malpensa dove viene portato sull’aereo di linea scortato da quattro poliziotti. Ma lui di tornarsene in Marocco proprio non ne vuole sapere e così comincia a lamentarsi, ad agitarsi provando a resistere all’espulsione. Tanto dice e tanto fa che riesce ad attirare l’attenzione di alcuni viaggiatori, dell’equipaggio e del pilota che decide di non volare con un uomo legato e in quelle condizioni. Hassan viene quindi fatto scendere dall’aereo e portato in uno stanzino dell’aeroporto dove viene malmenato dagli scontenti poliziotti che lo accompagnavano; quindi viene riportato al Cie di Torino e messo in isolamento.

Ma le botte prese fanno male e Hassan chiede a gran voce di essere portato in ospedale per accertamenti. Come sempre accade le orecchie degli operatori interni al Cie e della polizia sono sorde alla richiesta e così Hassan e i suoi compagni di reclusione cominciano a chiamare il Pronto Intervento per far arrivare un’ambulanza. Anche i solidali fuori, avvisati della situazione, si mobilitano e il centralino del 118 continua a ricevere richieste di intervento. Alla fine un’ambulanza arriva alla porta del Centro ma non viene fatta entrare; operatori e polizia continuano a sostenere che nessuno ha bisogno di cure ospedaliere, anche quando Hassan ingerisce delle monete in segno di protesta. Quello di cui invece hanno bisogno i gestori del Cie è la quiete e così in risposta al trambusto creato per avere una visita in ospedale decidono di sequestrare il telefono al ragazzo.

Hassan però non ci sta e spacca un televisore minacciando di fulminarsi con i cavi. Come tutta risposta viene arrestato con l’accusa di danneggiamento e trasferito alle Vallette. Qualche giorno fa ha avuto la direttissima e il giudice ha deciso di liberarlo con l’obbligo di soggiorno a Torino e il rientro notturno.

Una storia come tante dicevamo, ma con un finale che anima delle riflessioni. Sì perché la determinazione e il coraggio di Hassan, la solidarietà dei suoi compagni di reclusione e di quelli fuori ha fatto sì che le porte del Cie prima e del carcere poi si chiudessero dietro di lui, restituendogli una seppur limitata libertà.

La lotta paga, insomma e a noi non può che far piacere sostenere coloro che, soli o in compagnia, non si arrendono al destino loro imposto ma cercano invece una via verso la libertà.

macerie @ Maggio 3, 2016

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