Francia – Fuoco al centro di detenzione amministrativa di Vincennes

 

feu-aux-craSi parla raramente dei centri di detenzione e delle prigioni, ma quotidianamente avvengono atti di resistenza individuali e collettivi. Non è la prima volta che il CRA di Vincennes viene distrutto dopo una rivolta. Già nel 2008, in seguito al decesso di un migrante lasciato morire dalle guardie del centro, i suoi compagni si ribellarono e il centro fu dato alle fiamme completamente.   In quell’anno ci furono 6 mesi di proteste e lotte, raccontate poi nel libro “Fuoco ai centri di detenzione” , la cui vendita è servita a raccogliere soldi per i sans papiers accusati d’aver distrutto il centro.

La notte di venerdì 1 luglio, il centro di detenzione di Vincennes, prigione speciale per i cosiddetti “sans papiers” è stato in parte bruciato in seguito a una rivolta contro l’espulsione di un algerino.  

Verso le 5 del mattino, alcuni detenuti (o “trattenuti”, come vengono chiamati nel centro perché non sono sotto custodia e in cella) hanno incendiato dei materassi: l’incendio si è propagato necessitando l’intervento di un imponente dispositivo di poliziotti e pompieri di Parigi e l’evacuazione dell’edificio. Nella stessa mattina di venerdì, alcuni membri del gabinetto del prefetto sono arrivati sul posto, dato che si tratta di un luogo “sensibile”.

Il CRA, situato in un angolo del bosco nel parco di Vincennes, vicino Parigi, imprigiona più di 100 uomini e donne senza documenti, minacciat* con la deportazione.

La rivolta è stata provocata, secondo fonti della polizia, da un tentativo di deportazione di “un detenuto algerino nel suo paese d’origine”. Successivamente “quando le forze dell’ordine sono arrivate alle 5 del mattino per condurlo in aeroporto, i suoi compagni si sono opposti. Hanno colpito le grate e dato fuoco ai materassi nelle stanze. Alcuni di loro hanno usato un tavolo da ping pong come proiettile contro le forze dell’ordine.”

Non ci sono stati feriti né evasioni. Le stanz9_affiche_beau_comme_1_cra_qui_brule_vincennes_2008e di due sezioni dell’edificio, 260mq in totale, sono state distrutte dalle fiamme e sono inagibili. Le telecamere sono state distrutte; l’elettricità è fuori uso. I prigionieri sono stati trasferiti.

Quando uno dei dispositivi di controllo e di repressione dello stato brucia, che sia una prigione o una macchina della polizia, bisogna trovare dei responsabili, se non altro per dare l’esempio. Senza dubbio, come nel 2008, saranno scelti e incolpati alcuni detenuti, che rischieranno pesanti anni di prigione. A loro e a tutte quelle e quelli che subiscono il giogo del capitalismo e dello stato, e che tentano di sopravvivergli o di rovesciarlo, dovrà andare la nostra solidarietà.

 

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