Spagna – 11 luglio – Blocchiamo il CIE di Barcellona

Traduzione da Indymedia Barcellona

Lunedì 11 luglio – Giorno X – Blocchiamo il CIE!

Loro chiudono le frontiere, voi riaprite il CIE. Noi blocchiamo tutto.

BarcelonaRiaprono il CIE di Zona Franca dopo mesi di opere di ristrutturazione. Ristrutturazioni che pretendevano di adeguarlo alle nuove normative previste dal regolamento. Un tentativo in più di umanizzare un luogo che non potrà mai essere umanizzato perché la prigionia non è migliorabile in nessun modo, e si può solo ripudiare con tutta la forza.

Il CIE è funzionale come minaccia con cui mettere a tacere le persone che possono essere rinchiuse in esso, però allo stesso tempo è un affare lucroso per molte imprese coinvolte nella sua costruzione, funzionamento e mantenimento. Imprese di catering, servizi medici e di assistenza sociale, di riforme e un grande elenco di nomi e indirizzi.

Vale la pena menzionare, tra tutte queste, la Croce Rossa e la sua responsabilità nel controllo e nella pacificazione delle persone migranti, dalla sua posizione nelle frontiere fino al suo ruolo nei CETI (centri di permanenza temporanea per migranti) e nei CIE; solo dai CIE dello stato spagnolo ricava un profitto che supera i 400.000 euro.

Non crediamo al discorso innocentista per cui nel CIE si finisce solo per non avere “documenti”. Sappiamo che ci sono mille modi per arrivare lì. Può essere dopo una retata nei quartieri, dopo aver scontato una condanna in carcere o solo per aver superato questo lato della frontiera.

Non ci interessa se c’è o no un delitto commesso, siamo contro questa struttura, come lo siamo contro tutte le forme di detenzione e oppressione, e il CIE è solo un altro anello del meccanismo di dominio e oppressione contro cui ci ribelliamo.

Per questo chiamiamo una giornata di lotta che non si limiti solo al CIE di Zona Franca. Le frontiere e i suoi responsabili sono ovunque. La macchina del razzismo istituzionale non si ferma nelle pareti del CIE.

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La retata del 6 luglio nelle abitazioni dei manteros

Non ci facciamo ingannare dai discorsi contro la riapertura del CIE utilizzati dal municipio di Barcellona col fine di lavarsi la faccia mentre perseguita e reprime quotidianamente i venditori ambulanti e tutte quelle persone che vogliono o devono arrangiarsi per sopravvivere.

Dalle recinzioni alle deportazioni, c’è una infinità di nemici. Chiedere la chiusura del CIE di Zona Franca senza colpire tutta la struttura sarebbe dimenticare la complessità del meccanismo, non pensare alle deportazioni, al rafforzamento dei controlli alle frontiere e nelle città, allo sfruttamento lavorativo che vuole calmare le persone migranti.

Sfruttamento, repressione e pacificazione che, in diverse forme, caratterizzano questa società-prigione e ambiscono al controllo di tutte le nostre vite.

Per questo proponiamo un giorno di lotta e di blocco, una giornata in cui la riapertura del CIE non passerà sotto silenzio nella totale opacità della zona industriale.

Non sarà una silenziosa accettazione o ignoranza a caratterizzare questa inaugurazione delle ristrutturazioni , ma un giorno di rottura della tranquillità e della pace sociale.

Se non passano le persone non passeranno le merci!

Abbasso i muri!

Abbasso le frontiere!

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