Per una mobilità senza confini e senza sfruttamento. Appello per un’assemblea e un corteo nazionale.

Riceviamo da Campagne in Lotta e diffondiamo.
L’assemblea si terrà domenica 23 ottobre, alle ore 10,30, a via delle Province 198, Roma.  English version below.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’offensiva sempre più pesante nei confronti delle classi meno abbienti, nel mondo del lavoro come della riproduzione sociale, da parte dei governi di tutta Europa e degli interessi che questi difendono. Mentre a livello globale guerre e forme di espropriazione e dominazione economico-finanziaria favoriscono l’esodo di milioni di persone verso l’Europa (e non solo), si assiste all’avanzata di partiti e movimenti xenofobi. Il controllo della mobilità in questo contesto diviene uno dei terreni chiave su cui si giocano i rapporti di forza.

Da un lato il governo della mobilità della forza lavoro (e quindi anche dei flussi migratori) si salda strettamente a forme di dominio capitalista favorendo sfruttamento, ricatto e controllo. Dall’altro, la rivendicazione di una mobilità senza frontiere e senza sfruttamento è sempre più un’esigenza trasversale di tutti i soggetti precari. A partire dai e dalle migranti, che oggi esprimono un alto grado di conflitto su molti fronti: ai confini interni ed esterni dell’Europa, mettendo in crisi con i propri corpi la costruzione e la rappresentazione della “fortezza Europa”; negli hotspot e nei centri di accoglienza, rifiutando l’identificazione, il controllo, la criminalizzazione/vittimizzazione; nelle occupazioni di case e sui luoghi di lavoro, tra cui le campagne e i magazzini, dove da anni lavoratrici e lavoratori stranieri mettono in campo pratiche di lotta autorganizzate capaci di inceppare gli ingranaggi delle grandi filiere di sfruttamento.

La mobilità è sempre più rigidamente controllata attraverso una molteplicità di meccanismi, che colpiscono in maniera differenziata: attraverso la militarizzazione delle frontiere esterne ed interne, praticando torture, deportazioni, trattenimento nei centri di smistamento, ricollocamento, identificazione ed espulsione; ma anche con la moltiplicazione dei confini di natura amministrativa, i quali colpiscono non solo chi è nato fuori dall’UE. La disciplina dell’immigrazione, che sin dall’inizio ha creato frammentazione e ricattabilità nella classe lavoratrice, è parte di un più ampio sistema di regolazione della mobilità che passa attraverso la disciplina del lavoro e dell’accesso a diverse forme di welfare. I documenti e la possibilità di accedervi costituiscono quindi una frontiera, ma soprattutto un campo di lotta.

Oggi, in sinergia con le lotte per la casa e il lavoro è necessario concentrarsi su una lotta contro leggi e pratiche amministrative che favoriscono la discriminazione e lo sfruttamento. Una lotta che riguardi i permessi di soggiorno quanto le residenze, tema che vede coinvolti tutti, anche gli italiani, soprattutto in seguito alle ulteriori restrizioni introdotte con il piano casa. Da questi presupposti nasce la proposta di una mobilitazione nazionale da mettere in campo l’11 Novembre, esigenza che scaturisce molto forte dai percorsi di lotta dei lavoratori delle campagne, di ospiti dei centri d’accoglienza o migranti in transito – persone che si sono scontrate con l’impossibilità della libera circolazione. Una mobilitazione che a partire dalle vertenze territoriali interroghi direttamente il governo centrale rispetto alle decine di migliaia di persone che oggi in Italia vivono e lavorano prive di riconoscimento e tutele, intrappolate nei meccanismi della richiesta di asilo e della contorta burocrazia legata al rinnovo dei permessi e all’ottenimento della residenza.
Facciamo appello quindi a tutti quei soggetti e percorsi di lotta, che in vari modi sono investiti dall’azione contenitiva della macchina amministrativa e di governo, a mettere in piedi una piattaforma unitaria per l’abolizione di questi dispositivi di discriminazione. E’ giunto il momento di intraprendere un percorso politico che si ponga come obiettivo quello di smantellare le forme giuridico-amministrative di inclusione differenziale, attraverso le quali si generano frammentazione, precarietà e conflitto interno alla classe lavoratrice. A partire dalle lotte già in campo articoliamo qui una serie di proposte per stimolare questo confronto.

Come un passo verso lo smantellamento dell’attuale regime di governo della mobilità chiediamo:
1. l’istituzione di un permesso di soggiorno unico europeo slegato da qualsiasi vincolo con il contratto di lavoro, e la garanzia del diritto d’asilo attraverso l’istituzione di corridoi umanitari efficaci, abolendo gli accordi di Dublino, le deportazioni interne ed esterne, i rastrellamenti, le torture negli hotspot e nei CIE. Queste misure devono servire anche a ripensare radicalmente il sistema di ‘accoglienza’ – che al momento funziona da propulsore per la nascita di ghetti su base razziale/etnica, polmone di forza lavoro a bassissimo costo da cui l’agroindustria, tra gli altri, attinge a piene mani.
2. l’accesso all’istituto della residenza come requisito per l’accesso a diritti e servizi fondamentali;
3. con preciso riferimento alla questione dei lavoratori agricoli stranieri, in mobilitazione da più di un anno in provincia di Foggia per il riconoscimento giuridico e i rispetto dei contratti, chiediamo una sanatoria per tutti i lavoratori e le lavoratrici impiegati in questo comparto, inclusi sia coloro che sono in Italia da tempo che gli ultimi arrivati;
Per discutere di queste questioni, condividere esperienze e pratiche e costruire la mobilitazione nazionale dell’11 Novembre, invitiamo tutte le realtà militanti e migranti ad un assemblea organizzativa che si terrà il 23 Ottobre a Roma.

SOLO UNITI SI VINCE!

FOR MOBILITY WITHOUT BORDERS AND EXPLOITATION. CALL FOR A NATIONAL DEMONSTRATION.

In recent years we have seen increasingly heavy attacks on the less privileged classes, in the world of labour as in that of social reproduction, by all governments across Europe and the interests that they defend. At a global level, wars and economic and financial expropriation and domination feed the exodus of millions of people towards Europe (and not only), while we witness the increase in xenophobic parties and movements. In this context, the control of mobility becomes one of the main fields in which oppression is exercised and fought against.

On the one hand, the management of the mobility of the labour force (and thus of migration flows) is strictly connected to various forms of capitalist domination favouring exploitation, blackmail and control. On the other hand, the demand for mobility without borders and without exploitation is increasingly fundamental to all precarious subjects. Migrants are at the forefront of this, showing defiant resistance on multiple fronts: at the internal and external borders of Europe, where even their bodies throw into crisis the very construction and representation of ‘Fortress Europe’; in the hotspots and in the reception centres, when they refuse identification, control and criminalisation/victimization; in squatted houses and at their workplaces, such as in the warehouses and the farms where they have been practicing self-organised forms of struggle capable of blocking the mechanisms of the big production chains of exploitation.

Mobility is increasingly an object of rigid control, through multiple mechanisms which are repressive in different ways: through the militarisation of internal and external borders; and through torture, deportations and detention in the institutions where migrants are sorted, relocated, identified and expelled. But also, with the expansion of administrative control, this burden isn’t only carried by those born outside the EU. The control of migration, which always created fragmentation and fragility in the working class, is part of a broader system of the regulation of mobility that involves disciplining work and access to welfare. Documents and their accessibility therefore constitute a border in themselves, and, what’s more, a battlefield.

Today, in line with housing and labour struggles, it is necessary to focus on struggles against those laws and administrative practices that favour discrimination and exploitation. A fight for residence permits and residenze, which is an issue affecting everybody – including Italians – especially after the latest restrictions introduced by the housing plan. We are therefore proposing a national mobilisation on November 11th , a necessity expressed by the movement of the farm-workers, those held in the reception centres and the migrants in transit – people who experience the impossibility of free movement. It will be a mobilisation grounded in different local issues and directly confronting the central government about the tens of thousands of people who today live and work in Italy without basic recognition and protection and who are caught in the bureaucratic mechanisms of asylum requests, renewals of residence permits and entitlements to residenza.

We call on all those individuals and political subjects who are in different ways under the pressure of the administrative and government machine, to set up a common platform for the abolition of this apparatus of discrimination. It is the time to set out on a political route which will lead to the dismantling of the judicial-administrative forms of selective inclusion which increase the fragmentation, precariousness and conflict within the working class. Drawing on already existing struggles, we offer a number of propositions to begin this discussion.

As a step towards the abolition of the regime of government of mobility, we demand:
1. The creation of a single European residence permit not dependent in any way on work contracts, and the guarantee of the right to asylum through the establishment of efficient humanitarian corridors, the abolition of the Dublin accords and of internal and external deportation, raids, tortures in hotspots and detention centres. These measures should also serve to radically rethink the ‘reception’ system, which currently functions to facilitate the emergence of ghettos based on race and ethnicity and a pool of extremely cheap labour for the agro-industry and other industries.
2. Access to the institution of residenza as a requisite for accessing fundamental rights and services.
3. With a precise reference to the issue of migrant farm-workers who have been mobilizing for the past year in the province of Foggia for documents and contracts, we demand an amnesty for all of the workers employed in this sector, from those who have been in Italy for a long time to those who have just arrived.

To discuss these questions, share experiences and practices and build the national protest of November 11th, we invite all militants and migrants to the organisational assembly, which will take place on October 23rd in Viale delle Province 198, Rome.

WE ONLY WIN WHEN WE ARE UNITED!

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