Gran Ghetto di Rignano: lo Stato sgombera, deporta e uccide

Aggiornamenti dallo sgombero del Gran Ghetto di Rignano a Foggia. Ieri centinaia di abitanti del ghetto, rimasti senza un riparo, si sono mossi in corteo fino alla Prefettura di Foggia per protestare contro lo sgombero e le deportazioni. Nella notte, nel campo circondato e bloccato da polizia, carabinieri e vigili del fuoco, un incendio ha provocato la morte di due persone: Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, di 33 e 36 anni. Centinaia di baracche sono state distrutte dal fuoco. Di seguito pubblichiamo il comunicato della rete Campagne in Lotta e una corrispondenza di Radio Onda Rossa con un compagno della rete.

Sgombero al Gran Ghetto di Rignano: Dopo il corteo, i morti di stato

Questa notte un nuovo gravissimo episodio è accaduto al Ghetto di Rignano. Due persone sono morte in un incendio. Dalla notte del 28 Febbraio è in atto una maxioperazione di sgombero che sta coinvolgendo più di 700 persone. Dopo la prima giornata, in cui 100 persone sono state deportate in due strutture site nel territorio del comune di San Severo, la polizia ha avuto difficoltà a procedere con lo sgombero. Nonostante i tentativi di deportazione forzata, e le false promesse di documenti e lavoro a chi avesse lasciato volontariamente il Ghetto, i lavoratori e le lavoratrici lì presenti non hanno accettato di lasciare le loro case senza una reale alternativa immediata e praticabile. Intanto perché i posti disponibili nelle due strutture non sono sufficienti per tutte e tutti, e poi perché senza un sistema di trasporto da e per i luoghi di lavoro abbandonare il ghetto significa perdere qualsiasi possibilità di sostentamento, per quanto misera. Per non parlare della condizione delle donne, che hanno ancora meno opportunità di reddito al di fuori del sistema dei ghetti. Ma a tutti coloro che sono rimasti è stato impedito di accedere alle loro case, anche solo per recuperare gli effetti personali, ed hanno passato notti all’addiaccio. Per questo nella giornata di ieri, 2 marzo, si è mosso un corteo spontaneo che dal Ghetto ha raggiunto la Prefettura al centro di Foggia. I manifestanti hanno ottenuto che una delegazione fosse ricevuta dai rappresentanti del governo e della polizia, ma l’esito dell’incontro è stato negativo, e la Prefettura ha confermato la volontà di procedere allo sgombero. Stanotte ci sono state nuove tensioni, fino ad arrivare allo scoppio di alcuni incendi. In uno di questi sono morte carbonizzate due persone, ancora da identificare.

L’incendio, secondo i tanti lavoratori lì presenti che ce l’hanno testimoniato, è stato appiccato dalle forze dell’ordine, con la finalità di intimorire ulteriormente i presenti a lasciare quel posto. E’ praticamente impossibile in queste ore documentare quanto sta accadendo, perché è impossibile a chiunque superare i cordoni di sicurezza della polizia. Nemmeno la stampa ha facoltà di esercitare il diritto/dovere di cronaca. Ma gli abitanti del ghetto si rifiutano di consegnare i loro morti alle autorità fino a quando non emergerà la loro versione dei fatti.

Si continua poi a sostenere, in malafede, che ci sono sistemazioni alternative per tutti. E non riusciamo a toglierci dalla testa che dopo un inverno in cui le persone sono state abbandonate a loro stesse, in balia delle intemperie e degli incendi, a primavera e in concomitanza con la campagna elettorale di Michele Emiliano per la scalata a quel che resta del PD si proceda con un’operazione che ha sapore di propaganda, ma che evidentemente è sfuggita di mano. A pagarne le conseguenze, però, sono sempre coloro che il sistema vorrebbe deboli e muti.

Questi morti, gli ennesimi che siamo costrett* a piangere, sono sulle coscienze di chi sfrutta le persone a fini politici, di chi le sfrutta sul lavoro, di chi ne fa un fenomeno da baraccone, di chi con leggi criminali crea marginalità, segregazione, ricatto. Nessuno si azzardi a dire che è colpa loro, che l’incendio è stato appiccato da qualche abitante del ghetto, che le persone si sono rifiutate di andarsene nonostante gli sia stata offerta un’alternativa. Quell’alternativa è un’invenzione, qui si gioca con la vita delle persone, una vita che evidentemente non conta nulla. I responsabili hanno nomi e cognomi – e la lista è lunga. Siedono alla presidenza della Regione Puglia, al Ministero dell’Interno, nelle Questure e in tutti i palazzi del potere, ma anche nei posti di comando delle loro aziende, con sede in mezzo mondo.

Il vostro Made in Italy è sporco del nostro sangue!

Questi morti gridano giustizia. E finché giustizia non sarà, non potrà esserci pace.

Gran Ghetto di Rignano: lo Stato sgombera, deporta e uccide

Con un compagno della Rete Campagne in Lotta raccontiamo la maxi operazione di sgombero in corso al Gran Ghetto di Rignano. Nella corrispondenza parliamo della resistenza degli abitanti del ghetto allo sgombero e alle deportazioni comandate dalla Regione Puglia ed eseguite dalle forze dell’ordine.

Ieri, un corteo dei lavoratori sotto sgombero ha raggiunto la prefettura di Foggia, la protesta ha strappato un incontro con i rappresentanti del governo e della polizia, i quali hanno ribadito la volontà di sgomberare.

Durante la notte appena trascorsa, sono continuate le tensioni nel Gran Ghetto, fino ad arrivare allo scoppio di alcuni incendi. In uno di questi incendi sono morte carbonizzate due persone.


Le immagini dell’incendio di questa notte:

Il corteo degli abitanti sgomberati dal ghetto, e il presidio davanti alla Prefettura di Foggia:

Le dichiarazioni dei migranti sgomberati dalle forze dell’ordine dal “Gran Ghetto” di Rignano Garganico:

 

 

 

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