Egitto: il regime delle sparizioni forzate

All’alba di mercoledì 28 febbraio, alle 3 di mattina, 8 persone vestite in abiti civili sono entrate a casa del dottore Gamal Abdel Fattah, lo hanno arrestato di fronte alla moglie e al figlio e portato con loro. Da quel momento più nessuna notizia. L’ennesima vittima di sparizione forzata. Il dottore, oppositore di tutti i dittatori e i regimi che hanno governato l’Egitto, è stato in carcere sotto Nasser e Sadat, torturato da Mubarak. Ora ha 72 anni e soffre di epatite C.

Ieri è scomparso l’avvocato Ezzat Ghonim, uno degli avvocati più attivi nella difesa dei diritti umani. Finora nessuna notizia su di lui, tranne che è stato visto per l’ultima volta vicino casa sua alle 18:30.

Arresti di massa, torture, sparizioni forzate, violenze squadriste sono pratiche comuni del regime militare del presidente dittatore al-Sisi. Polizia e servizi segreti non risparmiano nessunx. Si calcola che dal 2013 almeno 2500 donne siano state imprigionate per motivi politici. Centinaia di persone spariscono (amnesty ne ha accertate 1700 dal 2015), vengono portate in luoghi sconosciuti, torturate, abusate e poi, nei casi più fortunati, ricompaiono dopo mesi con l’accusa di far parte di cellule terroriste. Molte invece vengono uccise e i loro cadaveri fatti sparire. Le esecuzioni extragiudiziali sono state 1029 lo scorso anno, secondo i dati del centro al-Nadeem.

Persino esponenti politici di primo piano e alti ufficiali dell’esercito non sono al riparo dagli attacchi del regime se decidono di sfidare il presidente dittatore o semplicemente di criticarlo. Tutti coloro che hanno espresso l’intenzione di voler prendere parte alle prossime elezione presidenziali sono stati obbligati a ritirarsi o sono finiti in carcere. Stessa sorte per chi, invece, aveva proposto l’idea di boicottare il teatrino di elezioni fatte apposta per accontentare la comunità internazionale che sostiene ed è complice del regime.

Qualche giorno fa un’attivista egiziana, che ha scontato più di un anno di carcere per manifestazione non autorizzata, scriveva a proposito delle torture che subiscono tuttx coloro che finiscono nelle mani delle guardie: “Dallo scoppio della rivoluzione del 2011 nessunx è sfuggitx alla tortura, nemmeno lo studente italiano Giulio Regeni. Nessunx sopravvive quando un’autorità decide di torturare qualcunx.

E in effetti nessunx sopravvive alla campagna militare in atto da settimane nel Nord Sinai. L’accesso alla penisola è stato completamente bloccato dall’esercito che, con la collaborazione di Israele, sta massacrando la popolazione civile (di cui molti sono rifugiatx palestinesi). Anche qui violenze e soprusi di ogni genere, torture, arresti e uccisioni di massa, uso di bombe non convenzionali, razionamento del cibo e dell’acqua. La guerra va avanti ormai da anni.

Una delle poche notizie positive è che il giudice della corte d’appello ha ridotto la pena a tre anni di carcere per l’attivista di 6april Ahmad Douma a una cauzione di 10000 ghinee. Douma, tuttavia, sta scontando l’ergastolo per un altro processo e dunque resterà dentro in attesa della sentenza d’appello.

Le sparizioni forzate avvengono quotidianamente.

Il silenzio ci rende complici.

Libertà per tutte e tutti dalle gabbie del regime.

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