Lampedusa – La repressione contro chi, lottando, ha chiuso l’hotspot

Ieri 14 marzo in una nota il Ministero degli Interni annunciava la chiusura dell’hotspot di Lampedusa, “alla luce del recente incendio doloso che ha reso inagibile una ulteriore sezione alloggiativa, già compromessa da analoghi precedenti episodi”.

Nelle ore immediatamente successive alla diffusione della notizia si è scatenata la lugubre autocelebrazione di chi, tra i patrioti di USB, Contropiano, Askavusa e tutta la rete di alleanze che nell'”antirazzismo” sta costruendo la propria sfera di potere, si è affrettato ad appuntarsi sul petto medaglie al merito per aver conseguito questo risultato attraverso esposti, denunce e reportage. [1]

Su questo agire abbiamo già scritto numerose considerazioni in passato e non è nostra intenzione ripeterle qui.
In questo caso il merito dovrebbe provenire dal sopralluogo nell’hotspot del coordinatore nazionale dei Vigili del Fuoco USB.

Mentre sul web qualcuno accenna al trasferimento nei CPR della penisola di tutte le persone costrette a Lampedusa [2], come operazione che accompagnerebbe la chiusura del centro, le autorità continuano con la repressione delle persone immigrate che negli ultimi mesi hanno coraggiosamente portato avanti la lotta per conquistarsi la libertà smantellando pezzo dopo pezzo il campo di concentramento di Lampedusa. Ieri sera 4 tunisini sono stati fermati dalla polizia nell’isola, accusati di aver appiccato il fuoco ai materassi in due diversi punti dell’hotspot. Sono stati subito trasferiti sotto scorta a Porto Empedocle e da qui reclusi nella casa circondariale “Pasquale di Lorenzo” nei dintorni di Agrigento.

Quello che ci auguriamo resti per sempre un cumulo di macerie è stato spesso teatro di rivolte, proteste e resistenze ma anche di violenze, rappresaglie e brutali aggressioni statali. La responsabilità della distruzione di un Lager è nel fatto stesso che quel Lager esista.

Negli ultimi decenni si sono attraversate importanti fasi di “chiusura temporanea” dei centri di identificazione per persone immigrate. Chiusure dovute alle lotte coraggiose delle persone recluse.
Anche quando la macchina delle espulsioni era più vicina al collasso e non c’era una pesante prospettiva di nuovi centri di detenzione, il contributo dei compagni e delle compagne non ha avuto la forza necessaria per dare una spallata definitiva a questo sistema di oppressione.

Esprimendo massima solidarietà a chi oggi vive la pesante rappresaglia dello Stato, ci auguriamo che il coraggio dimostrato nelle lotte trovi spazio nelle azioni per impedire che nuovi Lager vengano aperti.
Ai politicanti tutto il nostro disprezzo.

Note:
1 Anche la CRI (che gestisce il centro), il sindaco di Lampedusa e Linosa, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione ( A.S.G.I.), la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) e IndieWatch si sono intestate il merito della chiusura del lager grazie alle loro denunce
2 Secondo quanto riportato da alcune testate on line il centro sarà invece svuotato progressivamente e ad oggi “sembra che siano presenti nel centro ancora 70 persone” e altre decine sono presenti nell’isola.

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