Belgio – Due testimonianze scritte da reclusi nei centri di detenzione

I solidali e le solidali del Belgio sono riuscitx a raccogliere due ulteriori testimonianze da parte di persone migranti e rifugiati racchiuse nei lager per migranti del paese (in tutto cinque strutture). L’accesso alle informazioni riguardanti quanto succede dentro i centres fermés (equivalenti ai CPR in Italia) è quasi del tutto inesistente. Le sole notizie su queste strutture di morte che arrivano ai media sono quelle date dalle autorità. Eppure, le detenute e i detenuti raccontano delle situazioni orribili e dei trattamenti brutali a cui sono continuamente sottopostx dalle guardie.

Perquisizioni, isolamento, abusi di ogni genere il cui unico scopo è quello di azzerare le persone, inducendole in molti casi al suicidio, prima di procedere alle espulsioni o alle deportazioni in altri strutture e/o paesi. Come nel caso della mamma serba e delle sue quattro figlie nate in Belgio, detenute nel centre fermé per famiglie e costrette ad accettare il “rimpatrio volontario”.

Traduzione da: Getting the voice out

Centre fermé: due testimonianze scritte da persone ospitali

H mi chiama … dal 23/08 è nel centre fermé di Vottem. “Non va bene per niente …; mi hanno cambiato di stanza, adesso sono solo con un altro ragazzo; non si può uscire che un’ora al giorno, non vediamo nessuno. Dobbiamo persino mangiare nella nostra camera”.

Dal tam-tam capisco che H ha probabilmente fatto un tentativo di suicidio, e che è per questo motivo se ora si trova in isolamento; “una gabbia di lusso”. Vado a trovarlo la settimana dopo, dopo le feste dei Santi, e provo a sapere quello che è successo.

Raccontami, H… lui è imbarazzato, non osa guardarmi negli occhi perché sa che questo mi rattrista molto.

Poi comincia a parlare, la testa nascosta sulla mia spalla…

“Mi han detto: “Sarai portato all’ambasciata d’Etiopia, per vedere se accettano di rilasciare il lascia passare per la tua espulsione”. Io ho detto: “d’accordo, vado all’ambasciata”. Lì tutto è durato solo 3 minuti! Nessuno m’ha parlato, nessuno m’ha fatto delle domande, ha ascoltato quello che avevo da dire. La signora che m’accompagnava ha firmato i documenti e siamo ripartiti. Poi mi han detto: “devi domandare l’asilo, non hai altra scelta, altrimenti ritornerai in Etiopia”; allora ho risposto: “d’accordo, faccio domanda d’asilo”.

Gli altri ragazzi del centro mi han spiegato che se la mia domanda fosse stata rifiutata, io sarei stato espulso lo stesso. Non volevo crederci … poi un albanese che era lì dentro da 6 mesi, che aveva visto rifiutate la sua domanda e il suo appello, è stato rimandato nel suo paese. Allora, io gli ho creduto … e ho trovato una corda che ho nascosto nel mio letto, per il giorno in cui anche a me vorranno spedirmi laggiù. Quel giorno la mia vita sarebbe finita nel centro … l’educatore ha trovato la corda. Allora mi hanno messo in isolamento, con T. Restiamo tutta la giornata in questa stanza, anche per mangiare, anche per andare al bagno. Possiamo solo uscire un’ora al giorno e andare a fare la doccia alle 19h. Loro mi hanno preso tutto, mi hanno preso anche il braccialetto che mi hai dato tu.

Ottobre 2018

Visita a due rifugiati chiusi nel centre fermé di Bruges … “Sai, non possiamo fare nulla qui, le guardie ci seguono dappertutto. Solo al bagno possiamo andare soli. Se non mangiamo, ci chiudono in una cella nera sottoterra; quando ci sono delle liti, chiudono i ragazzi sottoterra”.

“Siamo tutti insieme nel refettorio, 3 guardie ci sorvegliano; io sono stato passato col detector prima di entrare”. E nonostante questo …

Una guardia entra nella sala; il viso di N si paralizza, sente salire il vomito e un’espressione di disgusto. “Sai, quanto partirai, lui mi porterà nella mia stanza e dovrò spogliarmi completamente. Mi perquisiranno, per vedere se nascondo qualcosa …”

S: “sì, è vero, esamineranno tutto, anche i nostri capelli, anche dentro il nostro ano …”. “Le guardie sono orribili qui, sono dei razzisti; anche la mia assistente sociale; non risponde mai alle mie domande, non dà nessuna informazione; quando devo andare a vederla, io mi sento male. Siamo veramente molto stressate”.

 

 

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