Oulx – Domenica 16 dicembre apertura del nuovo rifugio autogestito

Fonte: Passamontagna

DOMENICA 16 DICEMBRE
APERTURA DEL NUOVO RIFUGIO AUTOGESTITO – ex Casa Cantoniera di Oulx, Via Monginevro 97
ORE 13 – Pranzo condiviso e vin brulé a sostegno dei lavori
A SEGUIRE – Aggiornamenti dalla frontiera e presentazione dello spazio
ORE 16 – Musica
PS – Tutti e tutte benvenute a passare a dare una mano nei lavori!
Qui la locandina in lingua francese.

Fonte: Passamontagna

SUL NUOVO RIFUGIO AUTOGESTITO E LE VOCI CORRELATE

La casa cantoniera rivive da nemmeno una settimana. Una settimana di grandi pulizie e ricostruzioni, dato che l’edificio era abbandonato da quasi trentanni (come spesso accade agli edifici pagati con i soldi della comunità), e in stato di semi-distruzione. Le pubbliche autorità donano così un altro esempio- davvero comune- di “efficiente” gestione delle risorse territoriali.

Questa casa vuole essere un rifugio autogestito per tutte quelle persone che vogliono oltrepassare la frontiera, e per coloro che non credono che questo dispositivo di controllo e selezione debba esistere: tutti e tutte, vecchie e giovani, dovrebbero avere la possibilità di decidere liberamente su che pezzo di terra poter vivere, di autodeterminare la propria vita, indipendentemente da quale sia il loro status giuridico scritto su un pezzo di carta o dalla quantità di soldi nel conto in banca.

Per questo vorremmo rispondere brevemente a tutte le cose dette e scritte dai giornali su questa nuova occupazione, per smentire le falsità e le calunnie riportate e spiegare la situazione attuale.

Il primo cittadino di Oulx, Paolo De Marchis, che nei mesi scorsi ci diceva che quello che facevamo era giusto ma che avevamo sbagliato territorio (riferendosi alla chiesa di Claviere), ovviamente ora si ricrede e condanna duramente l’occupazione, dicendo che “chi vuol accompagnare i migranti in Francia a tutti i costi è un portatore di morte. In montagna d’inverno, con vestiti non idonei, si rischia di morire…” (cit)

Ovviamente non siamo “noi” solidali a mettere in pericolo la vita di chi vuole andare in Francia; non siamo noi che li obblighiamo a scendere dai pullman e dai treni o che li blocchiamo alla dogana, non siamo noi quindi a obbligarli a inerpicarsi sui sentieri di montagna, e non siamo noi a dargli la caccia o ad aspettarli nascosti tra i cespugli nei sentieri per assalirli nel caso fossero neri e non turisti per riportarli indietro.

I responsabili dei morti in frontiera sono altri. I responsabili dei feriti, dei dispersi, della paura e dell’umiliazione che devono subire le persone costrette a nascondersi per attraversare qualche chilometro. Sono i gendarmi e i militari che ogni giorno controllano questo confine. Sono gli stati e i loro rappresentanti politici, che ovviamente hanno bisogno di confini altrimenti non esisterebbero per definizione, e che quindi si impegnano a mantenerli e proteggerli. I responsabili sono tutti quelli che, indifferenti, lasciano che questa situazione delle cose non cambi.

Chi arriva in queste montagne vuole andarsene, se no non arriverebbe in questa valle. E non sono le montagne a frenare chi ha una motivazione forte per partire, soprattutto quando la maggior parte dei viaggiatori ha già attraversato il deserto e il mare. Potranno anche incontrare mediatori culturali che li incoraggiano a rientrare nel sistema dell’accoglienza da cui la maggior parte viene e ha già scelto di lasciare, potranno anche offrigli un tetto sotto cui dormire e delle coperte con cui scaldarsi ma le persone poi partiranno ugualmente senza sapere dove andare, e si perderanno tra la montagne.

E i morti in questa frontiera quest’anno, quelli conosciuti, sono già tre. A Ventimiglia sono più di venti.

Ma non sono i solidali, coloro che danno supporto a chi vuole oltrepassare il confine, i responsabili dei morti. Insinuare questo è ingiusto e anche stupido. E cercare il supporto dei mass media per far passare questi messaggi falsi è veramente deplorevole, sign. Sindaco. In tanti mesi che siamo stati in frontiera centinaia e centinaia di persone sono passate in sicurezza. Dei morti che ci sono stati, Blessing è morta cadendo in un fiume perché inseguita dalla polizia, e gli altri sono morti congelati o di stenti perché respinti precedentemente dai gendarmi, e quindi costretti a prendere sentieri in alta quota. Siamo noi ora il problema di questa frontiera?

Le persone da questa frontiera vi passano da secoli. Legalmente ed illegalmente. Da quando la Francia ha chiuso le frontiere, nel 2015-cosa tra l’altro teoricamente illegale per chi crede nel diritto internazionale e comunitario (accordo di Shengen)- coloro che fino a poco prima potevano prendere un bus o un treno per raggiungere qualcuno o qualcosa a nord dell’Italia, si ritrova bloccato da questi confini nazionali. Frontiere che vogliono bloccare le persone, mentre per le merci vorrebbero anzi creare una via preferenziale ad alta velocità. Senza controlli ovviamente.

L’amministrazione comunale di Oulx ha fatto uscire un comunicato in cui condanna l’occupazione, e in cui manifesta il timore che essa possa “pesantemente condizionare la buona riuscita di tutti i progetti attivi sui temi dell’accoglienza in collaborazione con le istituzioni e le associazioni del territorio”. Progetti che, come sottolineano loro stessi, sono volti a scoraggiare le persone a partire e a spiegare loro come rientrare nel sistema di accoglienza italiano, in un luogo di frontiera in cui le persone arrivano proprio perché scappano da questo stesso sistema o perché semplicemente devono raggiungere qualcosa o qualcuno in un altro paese.

Inoltre ci accusano di usare i migranti “come strumento per altre battaglie politiche”.

Abbiamo sempre detto che il vero problema è alla base, le persone che si perdono sulle montagne sono la conseguenza di un sistema malato che le obbliga a farlo. Questo è sempre stato alla base della nostra lotta in frontiera perché sarebbe molto meglio risolvere il problema alla radice e cambiare questo sistema invece che rimanere nell’emergenza temporanea (sempre difficile da colmare).

Nonostante questo, è più di un anno che siamo su questa frontiera a colmare le tante emergenze che questa genera ogni giorno, sicuramente con le nostre idee che ci danno la forza per continuare ad esserci, per rischiare anche noi assieme a chi è di passaggio, per condividere anche solo un pezzo di questo viaggio ma senza esaurire questo incontro in una spoglia relazione assistenziale. Non abbiamo mai preso un soldo per questo e tutti lo sanno nonostante le malelingue, dunque chiederei all’amministrazione di Oulx che chiaramente prende del denaro sui progetti di accoglienza, chi è a speculare sui migranti?

In un momento in cui l’Italia sta ricevendo milioni di euro per la “gestione” dei migranti, per diventare un grande Hotspot d’Europa volto a selezionare ed escludere gli indesiderati e a sfruttare gli sfruttabili, in cui il sistema dell’ “accoglienza” crea speculazione e business fine a sé stesso, saremmo noi gli sfruttatori?

Un altro attacco arriva  da Paolo Narcisi, presidente di Rainbow for Africa. Senza grandi spiegazioni di cause e motivi, dice come gli occupanti della casa cantoniera non sono No Tav, non sono di Briser le Frontières o di valsusa oltre confine, e non sono loro volontari. Per questo, a quanto pare dato che non vi sono altri contenuti nella sua dichiarazione, l’occupazione danneggerà tutti (chissà perché i No Tav poi?), soprattutto i migranti..ma scusi sign. Paolo, ci vuole la tessera per essere un no tav? per non credere in quel progetto inutile e dannoso? In tanti anni di lotta contro questo treno noi non l’abbiamo mai vista dunque non capisco a nome di chi si permette di fare queste dichiarazioni? E lei ha mai partecipato a una assemblea di Briser les Frontières che molti di noi hanno contribuito a far nascere e a portare avanti per tutto l’inverno scorso?  E ancora, ma se non è mai venuto a incontrarci, perché deve per forza prendere parola su fatti che ignora?

Comunque sia noi abbiamo preso questo rifugio per avere un luogo su questa frontiera che dia la possibilità a chiunque ne abbia voglia di avere uno spazio dove rifugiarsi per il tempo che sente necessario, per dare a chi ne ha voglia uno spazio dove organizzarsi insieme, discutere e costruire eventi. La nostra presenza sembra crei più attenzione che la frontiera stessa, vorremmo spostare questa attenzione. Invitiamo chi vuole andare oltre le false righe della stampa a fare un giro al rifugio. Ci sono ancora tanti lavori in corso e bisogno di tante mani. Non vorremmo perdere altro tempo a rispondere ad inutili calunnie ma solo andare avanti con il nostro progetto.

Alcune e alcuni occupanti dell’ex Casa Cantoniera

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