Il Sudan è in rivolta. Breve cronologia delle lotte

Da due settimane, un movimento di rivolta senza precedenti infiamma il Sudan contro la dittatura trentennale del criminale Omar al-Bachir e per la caduta del suo regime. Sulla scia dei movimenti popolari che hanno imperversano nel cosiddetto “mondo arabo” a partire dal dicembre 2010 senza mai spegnersi completamente, la rivolta sudanese raggruppa individui e gruppi lontani dai partiti politici. Sebbene tutto sia nato dalla contestazione di alcune misure economiche, gli obiettivi politici delle e dei manifestanti sono chiari e molto precisi. Gli slogan gridati nelle strade, nei villaggi e nelle città di tutto il paese inneggiano a “libertà, pace e giustizia”, “il popolo vuole la caduta del regime”, “vattene Bashir”, “la rivoluzione è quello che vuole il popolo”. Finora la repressione brutale del regime e delle sue forze paramilitari ha assassinato più di 40 persone. Non si contano i feriti e gli arresti. Tutto ciò non ha però fermato la popolazione che continua a prendere l’iniziativa e a sfidare il governo violando lo stato d’emergenza, il coprifuoco, la repressione.

È importante sottolineare la complicità italiana ed europea con il regime di Bashir e la repressione contro chi si ribella. I gruppi paramilitari conosciuti come Rapid Support Forces responsabili del genocidio in Darfur, utilizzati dai sauditi nella guerra in Yemen e successivamente nel controllo delle frontiere del Sudan, e ora principali attori della repressione del regime di Bashir, sono finanziati da anni dall’UE (nel 2017 sono stati stanziati 215 milioni), al fine di “arginare le migrazioni e controllare le frontiere”.  Nel 2016 l’Italia, attraverso il capo della polizia Gabrielli, ha firmato un accordo con il Sudan sul tema del controllo dei flussi migratori che prevede anche la fornitura di supporto logistico a queste milizie.

Le/i sudanesi in lotta ci chiedono solidarietà!

Qui di seguito una cronologia di quanto avvenuto in queste ultime settimane:

1 Novembre: ennesima svalutazione del pound sul dollaro (1$=50 pound)

5 Novembre: carenza di contante, benzina e pane

29 Novembre: nuova crisi della benzina. Lunghe file per il pane a Khartoum e altre città del paese

30 Novembre: incendio in uno dei più grandi mercati della città di Omdurman

4 Dicembre: il parlamento sudanese autorizza la riforma costituzione che autorizza Bashir a essere rieletto alla carica di presidente

5 dicembre: prime proteste contro caro vita e inflazione nello stato di Sinnar

8 dicembre: televisione di stato annuncia la costruzione di un nuovo palazzo presidenziale

10 dicembre: nuova svalutazione del pound (1$=62 pound)

12 dicembre: professorx dello stato del Nilo Bianco in sciopero perché senza salario

12 dicembre: un altro mercato è dato alle fiamme nella città di Nyala

13 dicembre: proteste nello stato di Damazin (sud del paese) contro il carovita

14 dicembre: proteste in alcuni quartieri periferici della capitale Khartoum che arrivano fino al centro della città

14 dicembre: proteste nella città di Dangola nel Nord Sudan

16 dicembre: proteste a Fashir a Ovest del Sudan

16 dicembre: studentx protestano nelle università anche a Khartoum

16 dicembre: Bashir visita il criminale siriano Assad nel tentativo di cessare l’embargo diplomatico contro il regime siriano

17 dicembre: le studenti protestano contro la mancanza di pane a Khartoum. La polizia carica e sgombera le proteste con l’uso di gas. Diverse persone ferite.

17 dicembre: Bashir continua nel suo proposito di tagliare i sussidi alla benzina

18 dicembre: le proteste si estendono anche nella città di Port Sudan

19 dicembre: scoppiano le proteste in tutto il paese. Nella città di Atbara e Damara le sedi del partito di governo sono date alle fiamme da manifestanti

19 dicembre: ritorna in Sudan accolto dalla folla un’importante figura dell’opposizione a Bashir, El-Sadig El-Mahid, che invita a continuare le proteste in “maniera pacifica”.

19 dicembre: lo stato del Mar Rosso ritira la decisione di aumentare il prezzo del pane.

20 dicembre: continuano le proteste che si allargano anche ad altre città. Nella città di Dangola la sede del partito di governo è data alle fiamme.

20 dicembre: uno studente di 16 anni è assassinato durante una protesta. Diventerà il simbolo della rivoluzione sudanese.

20 dicembre: il regime taglia internet. Stabilito lo stato d’emergenza in alcune regioni del paese. A Jabr (Khartoum) un commissariato di polizia è dato alle fiamme.

21 dicembre: manifestanti usano la bandiera dell’indipendenza del paese (blu-gialla-verde) anche nelle manifestazioni di strada. La polizia spara sui manifestanti a Khartoum. Diverse vittime tra cui due studenti.

21 dicembre: i giornali vengono obbligati a non occuparsi delle proteste in corso.

22 dicembre: continuano le proteste in tutte le città del paese. Defezione di alcuni militari. Ancora scontri. 22 vittime tra le persone che manifestano

23 dicembre: alle proteste si uniscono anche gli ultras de al-Hilal.

24 dicembre: il regime mobilita proprie milizie contro manifestanti. Numerose vittime e feriti. Le opposizioni e sindacati chiamano ad una marcia unitaria verso il palazzo di Bashir.

24 dicembre: personale medico proclama uno sciopero e aderisce alle manifestazioni per protestare contro la violenza del regime

24 dicembre: in fiamme l’aerea che avrebbe dovuto ospitare Bashir in occasione “dell’esposizione del patrimonio”

25 dicembre: il regime usa cecchini contro la folla. Impedito a giornalistx di riprendere le manifestazioni nel paese. Moltx di loro vengono arrestatx.

26 dicembre: discorso di Bashir. Chiamata una giornata di proteste per il 28 dicembre.

26 dicembre: Anonymous mette offline 300 siti governativi. Medicx e farmacisti in sciopero.

27 dicembre: giornalistx proclamano uno sciopero di 3 giorni contro violenze del regime.

27 dicembre: continuano gli arresti di medicx, giornalistx e figure dell’opposizione.

28 dicembre: Venerdì della collera, del ricordo delle persone martiri, del terremoto. Più di 40 le persone assassinate fino ad ora. Bashir scacciato dalla moschea in cui pregava a Khartoum. La popolazione chiede la partenza immediata di Bashir e la fine del regime. Alcuni religiosi aderiscono alla protesta. Polizia e paramilitari sparano sulla folla. Mobilitato anche l’esercito.

28 dicembre: associazioni dei lavoratori aderiscono alle proteste.

30 dicembre: sciopero ad oltranza del personale medico in numerosi ospedali di tutto il paese.

31 dicembre: Giornata di mobilitazione nazionale contro Bashir e il suo regime. Migliaia di persone scendono per le strade di tutto il paese. Polizia e paramilitari provano a fermare le prosteste sparando sulla folla. Almeno 3 morti.

La rivoluzione continua.

Solidarietà alle popolazioni sudanesi in lotta!

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