Atene – Le persone sgomberate dallo squat Clandestina a Exarchia resistono alle deportazioni nei lager

All’alba dei martedì 12 novembre numerose forze di polizia, compresi i reparti antiterrorismo, hanno circondato lo squat Clandestina, autogestito da persone immigrate, in via Bouboulinas 42 nel quartiere di Exarchia ad Atene.

Si è trattato del secondo sgombero dell’occupazione in 8 mesi: il 18 aprile il governo, allora a guida Syriza, aveva sgomberato 95 persone (tra cui 30 bambini) dallo squat. Il 3 maggio la struttura era stata nuovamente occupata e al momento di quest’ultimo sgombero ci vivevano 138 persone. Si tratta del 12° sgombero effettuato negli ultimi mesi ad Atene. Durante le operazioni di polizia, due solidali sono state fermate all’esterno dello squat. La polizia come al solito ha gettato nella spazzatura tutto quello che apparteneva alle persone che vivevano nell’edificio.

Le persone sgomberate sono state condotte in bus nella struttura di Petrou Ralli, dove ha sede il dipartimento dell’immigrazione e un centro di detenzione. Un presidio di solidali è stato immediatamente organizzato all’esterno. In serata le persone fermate, 66 uomini, 44 donne e 38 minorenni, sono state caricate su 4 bus per condurle verso il famigerato campo di concentramento e deportazione di Amygdaleza. Le persone a bordo di due di questi bus sono riuscite ad opporsi alla reclusione, di seguito il loro comunicato e la richiesta di supporto.

Traduzione da: Athens Indymedia

Dichiarazione delle persone residenti nello squat di via Bouboulinas – è necessario un sostegno urgente

Lo squat Bouboulinas è stato sgomberato martedì 12/11/19 verso le 6 del mattino, siamo stati trasferiti a Petrou Ralli e la sera ci hanno diviso in 4 autobus e hanno “liberato” solo una famiglia e una donna, lasciandole per strada, senza un tetto, ad Atene.

Rifiuto di finire in un campo di concentramento

I 4 autobus erano diretti al centro di detenzione di Amygdaleza. Quando ci siamo resi conto di dove ci portavano, tutti noi ci siamo rifiutati di scendere dagli autobus. Rifiutiamo perché conosciamo le condizioni lì, nessuno vorrebbe rimanere più di 24 ore in quel posto. Abbiamo trascorso la notte senza alcun bene di prima necessità e senza acqua, al buio.

Rifiuto di essere deportati in aree remote

Al mattino, gli sbirri hanno dichiarato di aver trovato un accordo e che ci avrebbero messo in campi lontani da Atene. Noi che eravamo sui 2 autobus che avrebbero dovuto portarci verso la zona di Salonicco ci siamo rifiutati di essere deportati e abbiamo chiesto loro perchè saremmo dovuti andare lì. Ci risposero che dovevano comununque metterci in una specie di prigione perché avevamo rubato l’elettricità, e che questa prigione era lontana 5 ore di viaggio da Atene. Ci siamo tutti opposti a questa decisione. Ci dissero poi che ci avrebbero riportato ad Atene, ma in realtà ci lasciarono in mezzo al nulla a 10 km dalla metro più vicina e ci dissero di camminare sotto la pioggia.

Ritorno ad Atene

Qui ad Atene abbiamo una vita, alcuni di noi studiano, vanno a scuola, conoscono delle persone. Comunque la vita qui è migliore che lì, qui è la capitale e abbiamo più opportunità.
Vogliamo lottare per la nostra vita. Non vogliamo pietà. Non vogliamo essere trattati come animali. Non vogliamo che cucinino per noi cibo di merda, non ne abbiamo bisogno. Il nostro unico modo per decidere sulla nostra vita è di restare qui ad Atene.

Necessario un supporto urgente

Abbiamo vissuto in posti occupati perché i soldi che lo stato ci dà non sono sufficienti per affittare alloggi e sfamarci, e nei luoghi in cui lo stato propone di portarci ci aspettano condizioni peggiori. Prima di lasciarci, gli sbirri ci hanno promesso che se ci ritrovano di nuovo in uno squat ci porteranno in prigione.
Ora siamo tornati ad Atene, non abbiamo una casa e siamo venuti al politecnico dell’università perché sapevamo che lì avremmo trovato persone che ci avrebbero sostenuto. Ora abbiamo bisogno di supporto perché non sappiamo cosa accadrà dopo, specialmente nel caso in cui gli sbirri dovessero venire a prenderci non sappiamo cosa ci potrebbero fare.

Nessuno merita di vivere nell’inferno dei campi!
Lotteremo per la libertà e il controllo sulle nostre vite!
RICHIEDIAMO SUPPORTO ORA AL POLITECNICO
ABBIAMO BISOGNO DI PERSONE, COPERTE, ABBIGLIAMENTO INVERNALE E CIBO

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