Tra Marocco e Spagna, nuove recinzioni e provvedimenti repressivi contro chi migra

La rotta migratoria del Mediterraneo occidentale, che dal Marocco si dirige in Spagna, negli ultimi due anni è diventata la seconda per importanza dopo quella che attraversa la Turchia verso la Grecia, superando di tre volte quella diretta da paesi come Libia, Tunisia e Algeria verso l’Italia. 

Qualche settimana fa il Marocco ha annunciato la fine dei lavori per la costruzione di una barriera di filo spinato concertina per 8 km dentro il proprio territorio lungo il confine dell’enclave coloniale di Ceuta (Spagna). Ciò permetterebbe alla Spagna di levare le proprie barriere di concertina, illegali in Europa a causa delle ferite che provocano le lame taglienti di cui è composto. Al loro posto è prevista la costruzione di una barriera più piccola. Stessa cosa pare debba succedere a Melilla, nelle parti dove il muro di cemento lascia il posto alle barriere di metallo. Nello stesso periodo, il 15 ottobre, per la prima volta, la Spagna ha processato e condannato delle persone accusate di aver organizzato un “salto” alla recinzione di Ceuta. Il tribunale provinciale di Cadice, che ha giurisdizione su Ceuta, ha condannato a un anno e mezzo di reclusione e multato per oltre 25.000 euro nove persone ritenute colpevoli di aver orchestrato il ​​26 luglio 2018 il passaggio della recinzione di Ceuta da parte di 602 persone prive di documenti. La corte li ha considerati responsabili di crimini quali disordini pubblici, lesioni lievi e danneggiamenti, ed è stata loro rifiutata la sospensione della pena.

I rapporti tra Unione Europea e Marocco, grazie alla mediazione del governo socialista spagnolo, non sono mai andati meglio. L’Europa ha da tempo cominciato a stanziare i 140 milioni di euro promessi in cambio della “gestione delle migrazioni in Marocco”: 32 milioni per il controllo dell’immigrazione clandestina pagati ad agosto, 26 milioni di euro “per la fornitura di veicoli al ministero dell’Interno marocchino”. Ma soprattutto ha dato il suo accordo affinché pescherecci marocchini possano pescare nelle acque contese del Sahara occidentale. Il che di fatto corrisponde ad una annessione unilaterale delle acque. 

In cambio il regime del Marocco assume con orgoglio il ruolo di “gendarme d’Europa”. Gli arrivi sulle coste spagnole sono di molto diminuiti in questo ultimo anno, si parla di un calo del 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Europa si compiace per il lavoro compiuto ma tace, consenziente, sulle modalità con cui il regime marocchino “impedisce la partenza” delle persone. Polizia e forze ausiliarie (una vera e propria milizia armata) rastrellano e saccheggiano i campi di migranti, indipendentemente dal loro statuto giuridico, installati nella parte nord del paese. Le persone arrestate, donne e minori inclusx, spesso derubate di ogni bene e violentate, sono portate nei lager, trasportati in autobus in parti desertiche a km di distanza, abbandonate alla frontiera. Alcunx detenutx sono anche deportatx per via aerea, con la complicità delle rispettive ambasciate che hanno provveduto alle identificazioni.

Nei giorni scorsi le autorità del Marocco hanno ordinato alla maggiore compagnia di trasporto marocchina di controllare i documenti delle persone prima di rilasciare i biglietti e di non portare a bordo dei propri mezzi “gli africani”, ossia persone nere. 

La caccia alle persone migranti riguarda anche chi ha la nazionalità marocchina che continua a lasciare il paese in massa, specie dal Rif militarizzato. La notizia di qualche giorno fa è che l’ennesimo adolescente è morto cadendo dal camion a cui si era attaccato per entrare a Ceuta.

Il primo novembre scorso il ministro degli esteri Di Maio si è recato nel paese per chiedere di rendere esecutivo l’accordo per i rimpatri dei cittadini marocchini già siglato nel 1998. “Bisogna dare atto al Marocco che dal punto di vista delle riammissioni [cioè dell’accettare le deportazioni dall’Italia] sta facendo un ottimo lavoro, che potrebbe essere fonte di ispirazione anche in un’ottica europea” ha dichiarato in conferenza stampa il ministro. Infatti nei primi sei mesi del 2019 l’Italia ha deportato ben 457 persone in Marocco, mentre le persone giunte da questo paese in Italia, dal 1° gennaio al 31 ottobre, sono state solo 190.

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