Massacri in Libia e nel Mediterraneo, nel nome dell’Europa

In Libia il 27 maggio 30 persone sono state massacrate in un magazzino adibito a lager, da parte del clan di trafficanti che gestisce il campo di concentramento per persone migranti nella cittadina di Mezdah, a 180 km a sudovest della capitale Tripoli. Tra le 30 vittime, 26 erano originarie del Bangladesh e 4 di paesi dell’Africa subsahariana come Ciad e Nigeria. Altre 11 persone risultano ferite, di cui tre in modo grave, e sono attualmente ricoverate nell’ospedale di Zintan. La strage a quanto riferiscono i media è avvenuta come vendetta per la morte di un trafficante per mano di alcune delle persone recluse e torturate. Secondo un articolo del quotidiano bengalese Dainik Jugantor, un sopravvissuto all’incidente ha affermato che la banda di trafficanti di esseri umani li stava torturando per estorcere ulteriori soldi quando i prigionieri si sono ribellati. Mohammed Abdul-Rahman, il trentenne trafficante di migranti, è stato ucciso in un “ammutinamento” da parte di coloro che teneva prigionieri, come riporta anche il sito web di notizie libico al-Wasat. Successivamente, la famiglia del trafficante ha circondato l’edificio, recuperato il corpo dell’uomo e convinto i 100 migranti ad arrendersi. Dopo la resa è cominciato il massacro.
La notizia dell’eccidio è emersa solo dopo che un prigioniero è riuscito a fuggire dal lager, rifugiandosi da una famiglia libica, da dove è riuscito a telefonare all’ambasciata del Bangladesh.
Fonti dal Bangladesh riferiscono che i bengalesi coinvolti avevano lasciato il proprio paese 5 mesi fa per raggiungere l’Italia attraverso la Libia. Qui erano stati però tenuti in ostaggio e torturati per mesi dai rapitori.
Non si conosce il destino delle altre persone tenute prigioniere nel lager di Mezdah.

Nell’ultima settimana circa 400 persone che tentavano di attraversare il Mediterraneo sono state riportate in Libia, e durante le operazioni due persone sono morte annegate. Le altre sono state recluse nel centro di detenzione governativo di Al Nasser a Zawya.
Dall’inizio dell’anno sulla rotta del Mediterraneo centrale sono 4.838 le persone giunte in Italia mentre circa 4.000 sono state catturate dalla Guardia Costiera libica o riportate indietro da altre navi commerciali, veri e propri respingimenti attuati dai governi europei. Almeno 268 persone sono morte durante il viaggio nei primi 5 mesi dell’anno, senza contare i naufragi non registrati.

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