Claviere – Caccia all’uomo in frontiera

Fonte: Chez JesOulx – Rifugio Autogestito 

(al link originale anche le traduzioni in inglese, francese e arabo)

Qui una testimonianza diretta:

‘’Nella scorsa notte siamo arrivati in cinque a Claviere con il pullman. Dopo aver camminato per tre chilometri, ho visto a lato del sentiero una persona nascosta dietro gli alberi che è subito saltata fuori puntandoci una torcia accecante ed urlando: “stop, polizia, fermatevi!” Abbiamo provato a girarci e scappare, ma c’era un’altra persona che ci puntava con una torcia. L’unica possibilità è stata di rifugiarci tra gli alberi. Il bosco era troppo buio e pericoloso, inoltre stava diluviando, ma ci siamo comunque precipitati giù per nasconderci. Le due persone hanno provato ad impaurirci minacciandoci: “se non uscite, mandiamo i cani!” Eravamo spaventati e non volevamo uscire. In seguito, abbiamo visto altre persone munite di torcia che ci venivano incontro. Quindi, ci siamo addentrati ancor di più nel bosco, sapendo che rischiavamo parecchio inoltrandoci nel buio più totale. Siamo rimasti nascosti per più di un’ora. Nel frattempo gli agenti continuavano a cercarci mentre dal nostro nascondiglio si vedevano le luci muoversi. A quel punto eravamo quasi accerchiati e non ci è rimasta altra soluzione che tornar indietro. Quando siamo tornati a Claviere, eravamo affaticati e affamati. Ci siamo addormentati sotto il ponte di Claviere fino al mattino, poi verso le 5 ci siamo svegliati e tornati a Oulx.’’

In relazione a questa vicenda, il testimone aggiunge inoltre che:

1) ieri sera alla stazione di Oulx (alle 19.45), l’autista di ResAlp (l’azienda dei pullman che collegano Oulx e Briançon) chiede loro i passaporti, secondo il testimone, quindi, l’autista potrebbe aver collaborato con la polizia;

2) non è stata la prima volta che la sua vita è stata messa in pericolo per mano della polizia. Tramite una caccia all’uomo o di altri metodi di tortura sulle zone di frontiera europee. Ancora una volta, questo episodio mostra che tali pratiche non sono un’eccezione ma piuttosto una dinamica di collaborazione e di persecuzione che sono sistematicamente normalizzate in Europa.

Non dimentichiamo. Possiamo dar voce a questa testimonianza solo perché la persona è riuscita a fuggire dalle stesse pratiche infami che in questa frontiera hanno portato alla morte di almeno cinque persone negli ultimi tre anni:

Blessing Matthew
Mamadou-Alpha Diallo
Tamimou Derman
Mohamed Fofana
Mohamed Alì Bouhmadi.

Non dimentichiamo le passate persecuzioni, minacce, furti, pestaggi e umiliazioni da parte delle forze dell’ordine. In queste montagne e altrove, siamo certi che non sono il buio, la pioggia, il freddo o la fatica ad aver messo in pericolo fisicamente e mentalmente la vita di tante persone ma bensì i meschini militari, gli sbirri, e i loro mandanti politici. Sono loro che, ogni giorno, cercano di impedire a decine di persone di proseguire il viaggio per autodeterminare la loro vita.

Non dimentichiamo–

Le storie delle migliaia di persone che attraversano le frontiere dovranno continuare ad esistere nella nostra lotta. Queste persone ci fanno luce sui bersagli che noi continueremo a combattere malgrado la repressione dello stato italiano. La casa cantoniera resiste a fianco a tutt*, quell* che ogni giorno creano delle brecce per attraversare una frontiera che prima o poi crollerà.

ACAB – ALL COPS ARE BORDERS

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