Aggiornamento del 19 Settembre: da Macerie apprendiamo che sul volo di deportazione partito da Roma, erano presenti anche 14 persone di nazionalità nigeriana prelevate, alle 4 del mattino, dalla polizia antisommossa dal CIE di Torino.
Riceviamo e pubblichiamo.
A luglio, dopo uno sbarco a Lampedusa, 72 donne nigeriane subirono un immediato trasferimento nel CIE di Ponte Galeria, dove il console era già pronto per firmare l’espulsione immediata, a seguito di un decreto di respingimento.
Durante questa lunga estate di prigionia, numerose delegazioni istituzionali e para istituzionali hanno attraversato i corridoi del CIE, per accendere i riflettori sulle loro storie e per acquisire consenso in un momento di forti tensioni sul tema dell’immigrazione .
Dichiarazioni, interviste, comunicati stampa e interrogazioni parlamentari hanno dipinto queste donne infantilizzandole e negando, attraverso lo stigma della “vittima di tratta”, la loro scelta di intraprendere un viaggio. Il focus mediatico nasconde la macchina delle espulsioni e la violenza delle frontiere, creando storie e personaggi, “dimenticando” sistematicamente che dietro queste storie ci sono delle persone. Questa narrazione, ed il fare di loro un gruppo, è stata funzionale a dividerle dal resto delle persone recluse, creando allo stesso tempo una differenziazione “tecnica” fra chi porta sul corpo segni evidenti di tortura e chi no, come se solo questo potesse definire l’identità o la storia di una persona. Sappiamo che ognuna di loro ha una storia diversa, tanto quanto tutte le persone internate nei CIE. Continua a leggere→