Calais / Dover – 25 gennaio: antifascismo senza frontiere

Pubblichiamo due comunicati tradotti da Anti-Fascist Network e Calais Migrant Solidarity riguardo una giornata di lotta contro lo squadrismo fascista ed il controllo delle frontiere. Le manifestazioni si terranno in contemporanea a Dover (Uk) e Calais (Francia).

calDover
– Domenica 25 gennaio i fascisti si raduneranno a Calais e Dover per “mettere in sicurezza i nostri confini”.

L’ Anti-Fascist Network ha convocato una manifestazione contro i fascisti e le frontiere.

Facciamo appello a tutti gli/le antifascisti/e e antirazzisti/e per partecipare alla giornata e fermare i fascisti dimostrando solidarietà nei confronti delle persone costrette a Calais, che fuggono dagli orrori della guerra e dell’imperialismo.
La tragica situazione a Calais è stata recentemente nelle cronache a causa della morte di 15 migranti nel tentativo di raggiungere la Gran Bretagna. La maggior parte delle persone che vivono nella cosiddetta “giungla” a Calais, fuggono da zone del mondo colpite dai conflitti.

I paesi europei sono più che felici di saccheggiare ricchezze e materie prime in giro per il mondo, attraverso sfruttamento, espropriazione ed intromissioni politiche; tuttavia non sono mai intenzionati a prendersi la responsabilità per i disastri sociali ed economici dovuti alla loro ingerenza. Continua a leggere

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Spagna – Tra nuove leggi sui respingimenti e nuovi CIE, “l’inizio della fine per il sistema d’asilo”

bordersRiportiamo alcune informazioni sulla recenti politiche del governo spagnolo sul tema immigrazione , tratte da alcuni articoli girati in rete.

La nuova legge sulle espulsioni immediate

Nel scorso mese di ottobre, il governo spagnolo ha presentato un emendamento alla normativa vigente sull’immigrazione da applicare esclusivamente alle frontiere di Ceuta e Melilla. La proposta introduce il concetto di “rifiuto alla frontiera” (“rechazo en frontera” in spagnolo) e mira a legalizzare l’attuale prassi dei respingimenti. Tale pratica non darebbe la possibilità di chiedere asilo a chi fugge da persecuzioni e conflitti.
(Fonte)
Ogni anno, migliaia di migranti e richiedenti asilo, che fuggono dalle persecuzioni e dalla guerra nei loro paesi, tentano di passare dal Marocco nel territorio spagnolo attraverso i 15 chilometri dello Stretto di Gibilterra.
I migranti intraprendono il pericoloso viaggio con imbarcazioni di fortuna e gommoni.
Inoltre, migliaia di immigrati tentano di raggiungere la Spagna attraverso le città di Ceuta e Melilla, vicino al confine con il Marocco. Il governo spagnolo ha costruito una tripla recinzione di sette metri di altezza per evitare che gli immigrati raggiungano il territorio spagnolo.”
“In molti paesi ho visto respingimenti, ma da nessuna parte sono legali o legalizzati,” ha dichiarato Nils Muiznieks, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in una conferenza stampa nella capitale spagnola venerdì scorso.
“Sarebbe un pessimo precedente se tali pratiche [di respingimento immediato] fossero sancite per legge perché penso che significherebbero l’inizio della fine per il sistema d’asilo.”
(Fonte)

La costruzione di nuovi CIE

In Spagna ci sono attualmente otto CIE e il governo ora sta valutando la costruzione di altre tre lager etnici: a Madrid (dove un CIE è già presente nella zona di Aluche); a Malaga, dove il CIE era stato chiuso nel 2012 per l’assenza di “condizioni di vita dignitose” ; e ad Algeciras.
Inoltre l’Esecutivo ha ritenuto prioritaria la realizzazione di un nuovo centro di detenzione nella città di Cadice, a causa delle cattive condizioni in cui versa quello già esistente.
Secondo i dati del “Difensore civico”, 9.002 persone sono stato recluse nel 2013 in questi centri di detenzione e il 47,5% dei reclusi sono stati poi deportati. Inoltre, sulla base dei dati forniti dall’Ufficio Immigrazione, i pubblici ministeri hanno scoperto che un terzo delle detenzioni nei CIE nel 2013 sono state illegali: su 10.063 segnalazioni di detenzione, ha emesso 3.075 pareri sfavorevoli (30,8%). (Fonte)

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Marocco – Fine settimana di incursioni, repressione, distruzioni e violenze

Traduzione da No Borders Morocco
Le note esplicative sono tratte da Sans Papiers Ni Frontières

aptopix_spain_migrants-1 (1)La violenza quotidiana sui/sulle migranti che vivono nei dintorni del confine è stata sistematica nell’ultimo fine settimana: la polizia ha attaccato contemporaneamente le foreste di Gurugu (nei pressi di Melilla) e di Cassiago, nelle vicinanze di Ceuta (nota: nelle foreste marocchine che circondano le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla si trovano molti improvvisati campi di migranti).

Cassiago (Fnideq)

Verso le sette del mattino del 10 Gennaio la polizia marocchina ha invaso la foresta di Cassiago, dove i migranti hanno costruito un loro accampamento in attesa di un eventuale passaggio della frontiera a Ceuta. I migranti sono fuggiti per evitare di essere picchiati e arrestati. La polizia è riuscita però a fermare una trentina di persone e le ha condotte e rilasciate a 7 km da Tetouan, nel bel mezzo del nulla. Molti hanno camminato per 7 km fino a Tetouan e poi hanno preso l’autobus verso altre direzioni.
La maggior parte dei loro effetti personali nel campo sono stati sistematicamente distrutti e bruciati, comprese le coperte che avevano recentemente ricevuto e che sono indispensabili date le temperature molto basse.

Il giorno dopo le forze ausiliari della polizia si sono di nuovo ripresentate all’alba nella foresta di Cassiago. Sono state arrestate più di 90 persone. Circa 15 persone sono state arrestate nella città di Tetouan e sono state tutte condotte alla stazione di polizia di Tetouan. In totale un centinaio di persone, che sono state successivamente disperse con la forza verso le periferie di diverse città nel nord del Marocco.

70 persone sono state portate alla periferia di Tangeri.
12 feriti, dopo aver lasciato la stazione di polizia di Tetouan, sono stati deportati a Larache la notte dell’ 11 Gennaio 2015,
17 persone sono stati messe su un autobus e lasciate lungo la strada di Asilah in direzione Tangeri. Alcuni sono tornati a piedi verso Tangeri, altri hanno intrapreso il lungo viaggio per ritornare a Cassiago.

Almeria

Il servizio spagnolo di salvataggio marittimo ha dichiarato che domenica 11 Gennaio 2015 23 migranti di origine sub-sahariana sono stati intercettati al largo della costa di Almeria (nel sud-est della Spagna) mentre tentavano di raggiungere le coste spagnole a bordo di un’imbarcazione di fortuna. Secondo la stessa fonte a bordo della barca, avvistata a circa 40 miglia a sud di Almeria, c’erano 19 uomini, tre donne e un bambino. Gli immigrati sono stati trasferiti in un mezzo di soccorso e condotti via mare fino al porto di Almeria, dove sono stati accolti all’arrivo da volontari della Croce Rossa.

Gourougou

(Nota: con il termine “vagabondi” i/le migranti definiscono le persone che vivono nelle strade delle città nei dintorni del bosco di Gourougou e dalle quali sono regolarmente aggrediti, senza dubbio perchè pagati dalla polizia. Il potere sa come giocare sulla divisione tra i poveri.)

Nella mattinata di sabato 10 Gennaio la polizia marocchina è rientrata nella foresta con i “vagabondi”. I vagabondi hanno lanciato pietre verso i migranti (alcuni immigrati si sono difesi a loro volta con un lancio di pietre)
Molti sono stati feriti in questi azioni dei vagabondi, che sono noti per essere i più violenti nella zone delle frontiere.
Le violenze di questi vagabondi disperati sono continuamente testimoniate dai migranti.
La polizia, che ha accompagnato le persone che lanciavano pietre, ha detto ai migranti “la foresta è troppo pericolosa per le donne, fino a quando le donne rimarranno qui ci saranno altri attacchi” E’inconcepibile usare la logica sessuale per giustificare la violenza con un ragionamento paternalistico. Sono loro stessi che creano il pericolo e poi vogliono proteggere le persone.

Melilla

Domenica 11 Gennaio c’è stato un nuovo tentativo dei migranti di passare la frontiera a Melilla. Solo 11 persone sono riuscite a raggiungere il CETI (“Centros de Estancia Temporal de Inmigrantes ” – Centro di soggiorno temporaneo per i migranti ) che rappresenta la sicurezza di non essere riportati subito indietro. Quel giorno le forze ausiliarie di polizia presenti alle barriere erano numerose e per loro è stato più facile respingere i migranti che cercavano di scavalcare le quattro recinzioni intorno a Melilla. La violenza della polizia ha causato molti feriti. 11 persone, tra le quali tre donne, sono state ricoverate all’ospedale.

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Badia Grande al Cie di Trapani Milo e la clausola salva campi d’internamento

Il lager di Trapani Milo

Il lager di Trapani Milo

Nella più totale indifferenza il Cie di Trapani Milo sta tornando a lavorare a pieno regime. E sappiamo bene cosa produca il lavoro dei Cie: esclusione, marginalizzazione, segregazione e alla fine – in qualche caso – deportazione.

Nonostante la chiusura di numerosi Cie – ricordiamo che siamo passati da 13 a 5 centri aperti, grazie alle rivolte delle persone lì recluse, il Cie di Milo ha rappresentato una certezza nel mondo della carcerazione etnica nel 2014: diverse persone sono infatti state ivi recluse dopo essere state fermate nel corso delle retate (sempre pià frequenti nei quartieri, spesso militarizzati grazie alla presenza di pattuglie mista alpini-carabinieri) a Milano. Perugia ecc.
Tp24 riporta una statistica secondo la quale, nel corso di tutto il 2014, dal centro di espulsione sarebbero riusciti a fuggire soltanto una ventina di persone, a fronte degli oltre 700 allontanatisi nel corso dell’intero 2013.

Come raccontato qui nel corso del 2014 sono state diverse le rivolte nel centro che ha avuto anche una gestione travagliata: dopo il sollevamento del Consorzio Oasi – avvenuto per mano prefettizia nel 2013 – e l’affidamento diretto della gestione, ad aprile 2014, alla Croce Rossa da oggi la gestione del lager di Milo passa ufficialmente alla coooperativa Badia Grande che si è aggiudicata la gara di appalto con un’offerta al ribasso di 29 € pro capite giornaliera rispetto alla base d’asta di 40 €.

La cooperativa Badia Grande è salita alle cronache nel 2014 dopo l’arresto del suo padre-padrone Don Librizzi con l’accusa di aver molestato sessualmente alcune persone – migranti – in cambio del suo interesse per l’ottenimento del permesso di soggiorno (fonte)

Anche la nuova gestione usufruisce del criterio finanziario introdotto per “incentivare la gestione dei centri di accoglienza per immigrati”; si tratta in sostanza di una clausola – voluta dai gestori di questi centri e inserita nello “schema di capitolato d’appalto” dal Ministero dell’interno già a partire dal Novembre 2008 – per la quale nel caso le presenze dentro al Cie si riducessero al di sotto del 50% della capienza massima l’ente gestore percepirebbe comunque un rimborso calcolato sul 50% della capacità e non sul numero effettivo di presenze.
Questa clausola va analizzata tenendo presente che nel 2014 il Cie di Milo ha avuto una capienza media di 60 persone e che fra poco cominceranno i lavori di ristrutturazione che porteranno ad una riduzione della capacità detentiva della struttura.
Le parole del prefetto Falco non si prestano a frintendimenti «Ritengo importante l’inserimento di questa clausola perchè potrebbe garantire al soggetto gestore quella stabilità economica in grado di impedire un collasso nella gestione della struttura. Forse potremmo ritrovarci con qualche spesa in più, ma molto probabilmente avremo qualche problema in meno» (fonte).

lampedusa_incendioL’applicazione generalizzata di questa clausola – presente ad esempio anche nel CSPA di Lampedusa, attualmente quasi vuoto – sarebbe quindi un tentativo di disinnescare le potenzialità delle rivolte che danneggiando le strutture e riducendone la capacità contenitiva hanno reso meno allettante il business della carcerazione amministrativa su base etnica.

Fare soldi speculando sulla pelle dei migranti non basta più; gli aguzzini sempre più chiedono garanzie per non fallire come è successo all’Oasi.

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Nei centri di “accoglienza”, ogni giorno è un nuovo giorno di lotta

Protesta a Pian del Lago

Protesta a Pian del Lago

 Blocchi stradali e proteste, attuati dai migranti confinati nei diversi tipi di centri (CPSA – Centri di primo soccorso e Accoglienza, CDA – Centri di accoglienza, SPRAR – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, CARA – Centri di accoglienza per Richiedenti Asilo) si susseguono praticamente ogni giorno. La maggior parte di queste proteste rimangono nascoste nelle pagine della stampa locale e probabilmente molte altre non raggiungono gli onori della cronaca: ciò favorisce la repressione poliziesca delle singole proteste isolate e impedisce l’affermazione dei contenuti generali di queste lotte. Nelle cronache dei media è praticamente assente la voce dei migranti protagonisti delle proteste e delle rivendicazioni: si riportano gli eventi come problemi di “ordine pubblico” con un minimo o alcun approfondimento della situazione, e quindi il contenuto degli articoli va sempre preso con beneficio d’inventario.

Ci siamo chiesti se abbia un senso riportare la semplice cronaca giornalistica di queste proteste : quello che forse è utile affermare è che queste proteste, proprio perché non seguono un filo tenuto in piedi dai media, hanno sicuramente delle ragioni specifiche ma che sommate danno un quadro chiaro dell’oppressione del sistema di controllo delle migrazioni e del business.

Invitiamo tutti a sostenere queste lotte, ad estendere la circolazione delle notizie, ad organizzare forme di solidarietà attiva e a segnalare atti repressivi. 

A Genova, nel Centro di Accoglienza per rifugiati Auxilium di via Gagliardi, un ventottenne maliano viene espulso dal centro. Ieri, con altri solidali, ha protestato contro questo provvedimento e il tutto si è risolto con l’arrivo della polizia, l’arresto di quattro persone e la denuncia per altre sette.

Stamattina, a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, i circa 100 richiedenti asilo presenti da quasi un anno nell’ex albergo Villa Angelina, hanno protestato bloccando il traffico veicolare , come protesta per la mancata assistenza sanitaria . L’edificio è stato “blindato” da polizia e Digos.  Per comprendere il clima che si respira in zona, ricordiamo che sempre a Castellammare, tre settimane fa, un altro centro, l’Asharam, aveva subito un attacco incendiario di “matrice xenofoba o camorristica”.

Sempre stamattina una cinquantina di migranti  hanno creato una barricata sulla strada provinciale 5, davanti l’ingresso del CARA di Pian del Lago (Caltanissetta) dove sono confinati, bloccando l’ingresso e l’uscita della struttura per protestare contro i ritardi nell’audizione della commissione che dovrà valutare il loro “status” di rifugiati. Il centro è gestito dalla cooperativa Auxilium , che gestisce anche l’adiacente CIE, dove le rivolte e i tentativi di fuga sono all’ordine del giorno.

Un’analoga e coordinata protesta si è tenuta nelle vicinanze, nell’ IPAB ( Istituto di Beneficenza e Assistenza) di San Cataldo.

Per chi prova a fuggire da questi centri ci sono i continui controlli attuati ormai dovunque sui treni, come a Foligno, dove ieri 4 minori migranti sono stati fermati dalla Polfer.

 

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Isernia, Caserta e Fiano Romano – Bloccati dal business dell’accoglienza? Blocchi stradali!

Contro il business e le condizioni in cui versano le strutture d’accoglienza, per conquistarsi la possibilità di scegliere dove e come vivere, oggi è stata una giornata di blocchi stradali, praticati da migranti richiedenti asilo, ad Isernia, Caserta e Fiano Romano.

Riportiamo di seguito alcuni articoli comparsi sulla stampa mainstream che raccontano i diversi momenti di protesta e le ragioni che hanno portato le persone in strada.

isSembrerebbe che ad Isernia in particolare, la sbirraglia abbia deciso di trattare le motivazioni della protesta come “semplice” questione di ordine pubblico, minacciando tramite conferenza stampa i prossimi provvedimenti repressivi.

Se la normalità è impedire alle persone di autodeterminare le proprie esistenze, bloccare questa normalità è necessario.
Tutta la nostra solidarietà a chi ha scelto di alzare la testa e rompere l’invisibilità.

Profughi bloccano la Ss 85 Venafrana,
traffico paralizzato
La manifestazione di protesta, non autorizzata, sta provocando il blocco della circolazione. Sul posto la Polizia stradale di Isernia
Sono scesi in strada i rifugiati, bloccando la circolazione e paralizzando di fatto il traffico sulle direttrici pentre in entrambe le direzioni.
La protesta è in corso almeno dalla ore otto di stamane e va avanti ancora in questo momento sulla statale 85 che collega Isernia a Venafro, all’altezza del distributore Agip, davanti alla struttura che ospita i migranti, nei pressi di Monteroduni.
Traffico paralizzato, con automobilisti costretti a tornare indietro o a deviazioni di molti chilometri per raggiungere le sedi di lavoro.
Le richieste dei rifugiati sono sempre le solite: tempi più rapidi nella concessione dei documenti e magari un lavoro. E questa mattina hanno anche protestato perché si sentono vittime di una colossale macchina da soldi. Quello dei migranti, infatti, è il più grosso business del momento.
Parcheggiati per mesi in strutture ricettive che non prevedono alcun programma di integrazione, i profughi subiscono lo stress di una situazione di incertezza e di perdurante attesa dei documenti da rifugiati politici, quelli grazie ai quali sono poi liberi di muoversi in tutta Europa.
Sul posto la Polizia stradale di Isernia che sta cercando di regolare il traffico e le altre forze dell’ordine.
E l’Anas comunica che, a causa della manifestazione, la strada statale 85 ‘Venafrana’ è chiusa provvisoriamente al traffico, in entrambe le direzioni, al Km 33,000, in corrispondenza dello svincolo di San Nazzaro, in provincia di Isernia. Sul posto è presente il personale dell’Anas per la gestione della viabilità e per le indicazioni dei percorsi alternativi. Il traffico viene deviato temporaneamente sulla viabilità provinciale. (fonte e qui il video con un servizio giornalistico a conclusione della protesta)

Immigrati occupano strada a Caserta
Manifestazione per chiedere maggiore assistenza medica
(ANSA) – CASERTA, 12 GEN – Sessanta immigrati richiedenti asilo ospitati in una struttura alberghiera di San Nicola la Strada (Caserta) hanno occupato viale Carlo III. Gli stranieri, quasi tutti africani, chiedono maggiore assistenza medica e che venga rimpatriata la salma di un immigrato del Gambia deceduto qualche giorno fa per cause naturali. Nella zona sono notevoli i disagi al traffico. È la terza volta in pochi mesi che i richiedenti asilo occupano l’arteria che conduce alla città della Reggia. (ANSA).

protesta_cara_viamilanoFiano Romano – Rientra la protesta immigrati del Cara, sgomberata area via Milano
E’ rientrata la protesta degli ospiti del Cara di Via Milano a Fiano Romano e la strada è tornata di nuovo transitabile. La situazione si è sbloccata dopo che dalla Prefettura è arrivata la data per la riunione della Commissione esaminatrice per l’esame delle domande per i permessi di soggiorno, che dovrebbe tenersi il prossimo venerdì.
Una cinquantina di immigrati, nella mattinata di lunedì 12 gennaio, erano riusciti a bloccare l’area della Variante Tiberina – via Milano, nei pressi del centro Cara di Fiano Romano (nella foto il traffico bloccato). Sul posto interevenuti i carabinieri della locale stazione, del Nucleo radiomobile di Monterotondo, mediatori culturali della cooperativa responsabile del centro e uomini della Polizia locale del centro tiberino. (fonte)

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Torino – Lavori in corso al CIE

operai_lego1fonte: Macerie

La scorsa primavera ci aveva provato la Prefettura a proporre la «chiusura temporanea del Centro», ma il Ministero dell’Interno si era fermamente opposto. Non era quindi così difficile ipotizzare che l’ennesima discussione in Consiglio Comunale riguardo la chiusura del Cie non avrebbe portato a nulla di concreto. E infatti nel Cie di Torino non c’è aria di smobilitazione, ma di ristrutturazione. Nel silenzio generale da qualche giorno alcuni operai si aggirano tra le gabbie e hanno trasportato diverso materiale edile all’interno della struttura. Dopo una sommaria ispezione nelle aree distrutte dal fuoco delle rivolte, gli operai hanno iniziato a risistemare alla bell’e meglio l’area bianca, inagibile da mesi dopo gli incendi della scorsa estate.

Intanto nel Centro – dove restano meno di venti reclusi distribuiti tra le celle di isolamento e le poche stanze ancora utilizzabili delle aree verde, viola e gialla – c’è un clima di attesa in vista del prossimo cambio di gestione: sembra infatti che tra pochi giorni ci sarà l’ufficiale inaugurazione della gestione targata Gepsa e Acuarinto, gli stessi che da un mese gestiscono il Cie di Roma. Il Centro romano è di nuovo strapieno, e sotto la direzione del nuovo manager Diego Avanzato funziona a pieno regime, tanto che qualche giorno fa i nuovi gestori hanno addirittura trovato il tempo per organizzare una grottesca festa per l’epifania in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio.  Ma il cambio di gestione era stato abbastanza problematico: a questo proposito ascolta una lunga intervista ad un recluso andata in onda tre settimane fa su Radio Onda Rossa.

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Grecia: rilasciati i prigionieri di Amygdaleza

Il lager di Amygdaleza

Il lager di Amygdaleza

Alla vigilia di Capodanno, 24 migranti sui 25 detenuti in attesa di giudizio sono stati finalmente rilasciati dal carcere. Erano tra gli imputati che sono stati assolti all’unanimità dalla giuria da tutte le accuse relative alla rivolta nel centro di detenzione di Amygdaleza nel mese di agosto 2013. Dopo varie giravolte dell’apparato repressivo, un genio ha deciso che non era più necessario prolungare la detenzione di queste persone, con l’eccezione di un migrante che è ancora rinchiuso nel carcere maschile di Koridallos, apparentemente a causa di un precedente procedimento penale. Gli altri accusati sono ora ‘liberi’. Tuttavia, mentre alcuni dei migranti avevano chiesto asilo e la loro domanda era stata accettata, alla maggior parte è stato consegnato un documento che esige la loro partenza volontaria (espulsione) del paese entro 30 giorni.
Tutto continua
No ai centri di detenzione, mai e in nessun luogo
Assemblea No Lager
di Atene, 7 gen 2015

Traduzione da nolager

 

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Sulla rivolta al CARA di Mineo e gli arresti per “devastazione e saccheggio”

La rivolta del 29 dicembre al CARA di Mineo

La rivolta del 29 dicembre al CARA di Mineo

Il 29 dicembre, secondo quanto riportato dalla stampa mainstream, un gruppo di circa 10 persone a seguito della notifica del diniego dello status di rifugiato politico da parte della Commissione territoriale, ha incendiato e danneggiato 4 vetture all’interno del CARA di Mineo, prendendo poi di mira il magazzino di distribuzione del vestiario, sigarette ecc. La rivolta è stata sedata dalla polizia con cariche e grazie all’utilizzo dei gas lacrimogeni.

Uno dei “responsabili” della rivolta – un ragazzo trenutunenne di origine nigeriana di nome Evans Owah – è stato arrestato poco dopo mentre altri due connazionali identificati ritenuti complici si sarebbero resi irreperibili ed altri sarebbero in via di identificazione (grazie al dispositivo di video sorveglianza presente all’interno del Centro)

Ieri Eric Richardson, un ragazzo di 22 anni di origini nigeriane, è stato fermato a Catania in quanto ritenuto anch’esso responsabile dei disordini avvenuti a fine dicembre nel centro e come il suo compagno dovrà rispondere di devastazione e saccheggio, danneggiamento con incendio, resistenza a pubblico ufficiale e di altri reati (ricordiamo che “Devastazione e saccheggio Art. 419 del CP è un reato contro l’ordine pubblico introdotto in Italia sotto il regime fascista col famigerato Codice Rocco del 1930 – codice tuttora vigente in moltissime sue parti – un reato espressamente pensato per reprimere sommosse e moti di piazza ma che negli ultimi anni è stato applicato anche ai migranti che si sono rivoltati nei centri di detenzione etnica).

Di fronte ad “articoli” come questo “Democrazia è anche accettare il diniego della commissione” vorremmo ricordare che i dinieghi costringono le persone in una condizione di privazione di libertà e di incertezza, una sorta di limbo (anche giuridico) che rende impossibile autodeterminare la propria esistenza. La stessa mancanza di libertà e autodeterminazione che si verifica quando le persone vengono rinchiuse nei Cie. A questo proposito ricordiamo la rivolta nel Cie di Crotone (avvenuta nel 2012 e che ha portato alla chiusura della struttura) per la quale erano stata incriminate 3 persone che una sentenza del Tribunale di Crotone ha assolto in quanto si trattava di “una difesa proporzionale all’offesa” senza alcuna sproporzione, anzi: “il confronto tra i beni giuridici in conflitto – si legge nella sentenza – è pacificamente a favore dei beni difesi (dignità umana e libertà personale), rispetto a quelli, offesi, del prestigio, efficienza e patrimonio materiale della pubblica amministrazione” (qui il testo completo della sentenza).

Il diniego dello status di rifugiato ai due nigeriani denunciati fa inoltre emergere l’arbitrarietà dell’operato delle commissioni. E’ di ieri la notizia dell’ennesimo massacro di Boko Haram (la potete leggere qui), e di oggi l’allarme dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (qui) per le migliaia di rifugiati nigeriani in fuga nel Ciad, che si aggiungono al milione e mezzo di persone fuggite negli ultimi anni a causa della situazione politica in Nigeria.

Va infine ricordato che al momento resta ancora irreperibile un terzo ospite del Cara, anch’egli individuato come “responsabile” della rivolta e denunciato, al quale non possiamo che augurare “vento in poppa!”

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La Fortezza Europa e la cooperazione con Angola ed Egitto nella guerra contro i migranti

A partire da venerdi 19 Dicembre, il governo dell’Angola ha lanciato un’operazione di polizia contro i migranti “irregolari”. 3045 persone di 35 diverse nazionalità (congolesi, cinesi, gambiani) sono state fermate nella capitale Luanda e in altre 17 città angolane, 884 persone sono state poi trattenute nei centri di detenzione (1).
Le retate poliziesche sono avvenute nelle strade, davanti alle moschee, in alcuni luoghi di lavoro e anche nelle case. Molti fermati sono stati portati nei centri di detenzione per migranti (Cafunfu, Kisingili, Saurimo, Launda, Trinita) (2) e alcuni sono stati forzatamente rimpatriati.
Organizzazioni come Amnesty International , la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) e alcuni governi dei paesi di provenienza dei fermati hanno reagito chiedendo alle autorità angolane “di porre immediatamente fine alla pratica di arresti e detenzioni arbitrarie da parte delle forze di sicurezza”, denunciando le condizioni del centro di detenzione di Trinita, a 30 chilometri da Luanda, dove i migranti arrestati “sono tenuti in condizioni crudeli, disumane, umilianti e degradanti, stipati in celle minuscole e privati di acqua e cibo. Alcune donne in stato di gravidanza (di cui due provenienti dal Mali e dalla Guinea) hanno dovuto partorire in queste condizioni deplorevoli. Sono stati riportati anche atti di tortura e di estorsione di denaro.” (3)

Nel paese le retate di migranti irregolari sono una costante dal 2009. L’ultima operazione era avvenuta nell’agosto di quest’anno, e nel 2013 circa 50.000 congolesi erano stati costretti ad abbandonare il paese (4).
frontexLa novità, negli ultimi mesi, è rappresentata dal rafforzamento della cooperazione dell’Angola con l’Unione Europea (e in particolare con il Governo italiano, presidente di turno dell’UE) nell’ambito del contrasto delle migrazioni.
Nell’Agosto di quest’anno i rappresentanti del Ministero dell’Interno dell’Angola hanno partecipato, per la prima volta, al workshop “Africa Frontex Community Intelligence” (AFIC), che riunisce i rappresentanti dell’Agenzia FRONTEX europea e alcuni paesi africani (5).
Ad Ottobre si è tenuto a Bruxelles il primo meeting ministeriale Angola-Unione Europea (quest’ultima rappresentata dall’italiano Lapo Pistelli). Nel documento finale si legge che “entrambe le parti hanno sottolineato la loro soddisfazione per la cooperazione dell’Angola con Frontex, in particolare la partecipazione dell’Angola all’ Africa Frontex Community Intelligence“ e che “le parti hanno evidenziato che la loro cooperazione in questo settore continuerà, con l’obiettivo di migliorare la lotta contro l’immigrazione irregolare e la tratta di esseri umani” (6).

A Novembre il ministro della difesa Pinotti ha incontrato a Roma il suo omologo angolano per discutere di “cooperazione nel settore della Difesa per la quale lo scorso anno Italia e Angola hanno siglato un Accordo Quadro […] che prevede, tra le altre, iniziative nell’ambito della formazione, addestramento e sicurezza marittima.” (7)
Infine il primo Dicembre il governo italiano ha rinnovato e reso esecutivo “l’Accordo quadro col Governo della Repubblica di Angola, in materia di sicurezza ed ordine pubblico”.

Quello che sta avvenendo in Angola e in altri paesi africani , come ad esempio in Egitto rientra nella strategia europea di delegare ai paesi africani il controllo dei flussi migratori e al tempo stesso creare nuovi mercati per la vendita di armamenti. Non a caso qualcuno esulta definendo l’Angola come il “nuovo eldorado per le aziende italiane della difesa” (8)

Fonti:
(1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8)

Altri articoli in italiano:
http://www.africa-express.info/2014/12/25/angola-la-mannaia-del-regime-sul-migranti-caccia-alluomo-arrestati-centinaia-di-stranieri/
http://www.africarivista.it/231214-angola-luanda-migliaia-arrestati-per-immigrazione-illegale/

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