Parla un compagno di reclusione di Mejid, morto in seguito alla caduta dal tetto del Cie di Gradisca tentando la fuga

fonte: Macerie

«Abbiamo rotto l’acciaio per vedere il cielo»

fuocoaicieDopo 9 mesi di coma farmacologico, è morto in questi giorni il recluso del Cie di Gradisca che era caduto dal tetto mentre cercava di scappare, durante una delle rivolte di Agosto dell’anno scorso. Si chiamava Mejid, aveva 35 anni e arrivava dal Marocco. Nel frattempo, il Cie di Gradisca ha chiuso i battenti da Novembre, dopo l’ennesima ondata di rivolte e incendi. Abbiamo intervistato al telefono uno dei compagni di reclusione e di lotta di Mejid, per ricordare lui e tutti gli altri, le loro rivolte contro le angherie e i soprusi della polizia, per la libertà. E per ricordarci che i responsabili del consorzio Connecting People sono ancora lì, un po’ malridotti ma sempre in pista nella gestione del business della prigionia e delle espulsioni.

Ascolta l’intervista.

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Affonda un barcone con 400 migranti al largo della Libia. Ancora morti nel mediterraneo

E’ di poco fa la notizia secondo la quale un barcone con circa 400 persone a bordo è affondato al largo delle coste libiche e a circa 100 miglia da Lampedusa. Secondo quanto riportato dalla stampa 240 persone sarebbe state tratte in salvo ma ci sarebbero diversi morti e 200 dispersi.

 

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Morire di fame e di sete nel Sahara al confine tra Niger e Algeria

sahara13 migranti morti e 33 dispersi, e considerando che stiamo parlando di deserto le possibilità che siano ancora vivi sono davvero poche, al confine tra Niger e Algeria.

Secondo quanto riportato dal quotidiano El Watan le vittime che provenivano dal Niger (ma la nazionalità non è stata ufficialmente confermata) stavano cercando di entrare in Algeria per raggiungere i parenti stabilitisi lì. Sono morti di fame e di sete nel tentativo di assicurarsi un futuro migliore.

Le frontiere uccidono.

Fonte 1

 

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Libia: in una settimana 139 migranti morti annegati

Migranti al largo della Libia; foto di Giuseppe Lami

Migranti al largo della Libia; foto di Giuseppe Lami

Sarebbero 139 i migranti morti per i naufragi avvenuti dal 30 aprile al 6 maggio al largo delle coste libiche. Arrivavano da Eritrea, Somalia, Siria e Afghanistan.

Secondo questo articolo oltre al naufragio del 6 maggio che sta avendo impatto mediatico in queste ore considerato l’elevato numero di morti – che si sa fa vendere i giornali – e a quello al largo dell’isola di Samos nel mar Egeo (di cui abbiamo scritto qui) si sarebbero verificati altri naufragi il 2 maggio e il 30 aprile.

Fulvio Vassallo Paleologo scrive invece sui social network “Temo che il naufragio di martedì scorso davanti alle coste libiche, l’ultimo di cui avevamo notizia, sia diverso da quello annunciato ieri dal ministro dell’interno di quel paese, con il comunicato reso noto oggi pomeriggio da tutte le principali agenzie giornalistiche. Le circostanze riferite ed il numero delle vittime accertate farebbero propendere per due eventi diversi” e continua sostenendo che “il governo libico deve avere intensificato le attività di controllo delle partenze, probabilmente per dimostrare all’Europa di riuscire ancora a controllare le proprie frontiere marittime, all’evidente scopo di battere cassa, rilanciando il ricatto sull’allarme invasione, come era solito fare Gheddafi. E le conseguenti stragi non si sono fatte attendere. Anche le bastonature inferte ai migranti prima di imbarcarsi fanno propendere per un particolare nervosismo dei trafficanti, che non si sentono più garantiti da una sostanziale impunità, come era avvenuto nei mesi scorsi. E’ probabile che la polizia libica, dopo essere stata addestrata in Italia, sia tornata in paria e svolga operazioni di contrasto delle partenze che in passato non venivano svolte

Di sicuro c’e’ che la Fortezza Europa e i suoi confini continuano ad uccidere.

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E’ morto Majid il ragazzo caduto dal tetto del lager di Gradisca lo scorso agosto

Gradisca

Gradisca

Nella più totale indifferenza dei media, è morto il 30 aprile Majid il ragazzo di origine marocchina caduto dal tetto del lager di Gradisca lo scorso agosto quando una pioggia di lacrimogeni cadde sui migranti colpevoli di voler festeggiare la fine del Ramadan guardando il cielo e non le sbarre o le protezioni di plexiglass del Cie.

Passato l’interesse iniziale e gli articoli sui giornali, esaurite le proteste dei deputati di quel partito democratico che i Cie li ha introdotti e adesso ne parla come se non avesse alcuna responsabilità in materia, ci troviamo in piena campagna elettorale con i sorci verdi che fanno i presidi davanti ai Cie e rilasciano dichiarazioni (queste si subito riportate dai pennivendoli di regime sui quotidiani) definendoli alberghi a 5 stelle mentre di Cie si continua a morire.

Con Majid nel cuore rinnoviamo la nostra solidarietà ai migranti che lottano per distruggere con ogni mezzo a loro disposizione questi moderni lager e il nostro odio per qualsiasi gabbia, cie e galera.

Di Cie e galere solo macerie!

Fonte 1

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Uk – Home Office al collasso, proteste in quattro centri di detenzione per migranti

tratto da: Unity Center Glasgow

E’ di oggi la notizia di uno sciopero della fame di massa portato avanti da 50 migranti detenuti nella prigione di Campsfield, già teatro in passato di forti proteste dei ragazzi detenuti.

Lo sciopero della fame, iniziato ieri mattina, segue l’onda di proteste in corso in altri 3 centri di detenzione per ottenere la libertà e contro l’internamento brutale.

Dalle dichiarazioni dei prigionieri in lotta: “Quello che chiediamo è abbastanza semplice. Vogliamo la nostra libertà. Vogliamo vivere dignitosamente. Non vogliamo trattamenti inumani. Ecco perché vogliamo la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti in Uk”.

il centro di detenzione dopo l'incendio dell'ottobre 2013... i lager si chiudono col fuoco...

il centro di detenzione dopo l’incendio dell’ottobre 2013… i lager si chiudono col fuoco…

I detenuti denunciano l’assenza di un supporto medico e accusano le grandi compagnie private di sicurezza che gestiscono i centri. In oltre vengono denunciati fatti specifici come l’episodio in cui un detenuto è stato recentemente costretto in isolamento affinché firmasse il foglio per la deportazione volontaria.

Questa sera si terrà un presidio in solidarietà con i migranti in lotta davanti il centro di detenzione, gestito dalla FTSE 250, esternalizzata della compagnia Mitie, per conto del Home Office.

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Uk – Sciopero della fame e proteste in tre prigioni per migranti

tradotto da Anti-Raids Network

Venerdì 2 maggio, oltre 150 detenuti della prigione per migranti di Harmondsworth hanno occupato il cortile principale della struttura protestando e dando inizio ad uno sciopero della fame di massa. Lunedì 5 maggio, alcuni/e solidali hanno portato avanti un presidio rumoroso fuori dal centro di Harmondsworth e fuori da quello di Dungavel, in Scozia. Ieri sera (martedì 6 maggio) sono scoppiate le proteste nelle prigioni per migranti di Colnbrook e Brook House.

Venerdì 2 maggio, all’ora di pranzo, oltre 150 persone detenute ad Harmondsworth, la prigione per migranti più grande del Uk gestita da GEO group per conto dell’Home Office, hanno presentato una serie di richieste, in particolare contro il cosiddetto sistema ‘Fast-Track’, per il quale i richiedenti asilo vengono immediatamente imprigionati addirittura prima che le loro richieste vengano vagliate e comporta inoltre un ulteriore prolungamento della detenzione.

La protesta dei detenuti nel cortile è durata fino a sera quando l’Home Office ha mandato tre ufficiali ad incontrare la delegazione dei detenuti che hanno presentato una lista di richieste alle quali sarebbe dovuta arrivare risposta Martedi 6 maggio. I detenuti hanno deciso di sospendere lo sciopero della fame in attesa di risposta.

Lunedì un presidio di solidarietà ha avuto luogo anche davanti al centro di detenzione di Dungavel in Scozia. A Harmondsworth più di 30 persone hanno fatto rumore con pentole, stoviglie, bonghi etc, per far sapere ai detenuti che non sono soli. Le persone imprigionate hanno salutato e alzato cartelli dalle finestre con messaggi come ‘DETENZIONE ILLEGALE’ e ‘NESSUNA ASSISTENZA MEDICA’. Ci sono stati anche contatti telefonici con l’interno e i prigionieri hanno detto di essere felici del supporto da fuori.
Come c’era d’aspettarsi, l’Home Office non ha mantenuto la promessa e ancora non è stata data risposta ai detenuti. Invece sono state velocizzate le pratiche di deportazione per dozzine di detenuti coinvolti nella protesta.

Ieri, 6 maggio nel centro di detenzione di Colnbrook, subito a fianco di Harmondsworth, i secondini hanno interrotto un’assemblea di 40 detenuti e hanno messo in isolamento coloro che guidavano la protesta, trasferendoli poi in un’altra struttura di sicurezza. I solidali non sono ancora in grado di contattare i detenuti.

La scorsa notte un gruppo di 20 persone imprigionate a Brook House IRC vicino Gatwick ha messo un atto una proposta nel cortile, rifiutando di tornare nelle celle.

I prigionieri hanno chiesto aiuto per portare fuori dalle mura dei centri di detenzione le loro proteste , stanno portando avanti una lotta difficile e hanno bisogno della nostra solidarietà attiva.

CONTRO TUTTE LE FRONTIERE E LE PRIGIONI!

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Londra – proteste a Harmondsworth, centro di detenzione per richiedenti asilo

Da venerdì 3 maggio, 200 migranti detenutx a Harmondsworth stanno protestando in massa occupando il cortile interno del centro d’internamento, rifiutando quindi di rientrare in cella e portando avanti uno sciopero della fame. [1]

Nel centro, situato nei pressi dell’aeroporto di Heathrow e gestito dalla compagnia privata GEO group [1, 2], sono rinchiuse 615 persone in attesa che venga vagliata la loro richiesta d’asilo dalle autorità dell’Home Office.

Le motivazioni della protesta, nonostante l’Home Office le stia ignorando, cercando di minimizzare, sono riportate in una lettera dei detenuti:

uk3* il sistema “fast-track” (ovvero, il sistema introdotto da Blair nel 2003 che velocizza i tempi di verifica delle richieste d’asilo a due settimane, così nei fatti aumentando i dinieghi e quindi le deportazioni)

* le pessime condizioni sanitarie

* i tempi interminabili prima di essere rimpatriati nel totale vuoto comunicativo dell’ Home Office

* la gestione dei trasferimenti da un centro di detenzione all’altro

* l’insufficiente o inesistente supporto legale

* il ritardo con il quale vengono consegnati i fax ed i documenti ai detenuti

* per ottenere un incontro faccia a faccia con i responsabili dell’ufficio immigrazione

* la somministrazione di cibo che non rispetta le culture e le religioni delle persone rinchiuse

uk2Il 5 maggio un gruppo formato da più di una trentina di solidali ha portato il proprio sostegno ai migranti in lotta attraverso un presidio rumoroso fuori dal centro di detenzione, al quale i detenuti hanno risposto applaudendo, sventolando fazzoletti e con cartelli che denunciano le condizioni di trattenimento, come ‘NO HEALTHCARE’ e ‘UNLAWFUL DETENTION’.

Per aggiornamenti consultate il blog  e l’account twitter di Anti-Raids Network e quello di Corporate Watch.

Per il contributo ringraziamo @punkrockersouth e @Detta_Lalla 

 

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Naufragio di migranti nel mar Egeo: almeno 22 le vittime

Il barcone rimorchiato in porto a Samos, Grecia

Il barcone rimorchiato in porto a Samos, Grecia

Ieri mattina un motoscafo e un gommone che navigavano nel mar Egeo tra la costa turca e l’isola greca di Samos diretti in Grecia sono affondati, per causa ancora da accertare, causando la morte di almeno 22 persone (ci sarebbero infati numerosi dispersi).

Non si arresta la conta dei morti in mare: tra il 2012 e oggi sarebbero circa 200 i migranti morti nel mar Egeo tentando di arrivare in Grecia; ormai la strage di migranti (che si trovano ad affrontare condizioni sempre più difficili per poter entrare nella Fortezza Europa) non scandalizzano più nessuno e vengono usate strumentalmente da diversi partiti che fanno campagna elettorale sulla pelle dei migranti.

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Accoglienza al collasso e fughe di migranti dalla Sicilia

La tendopoli di Messina

La tendopoli di Messina

Continuano senza soste le fughe di migranti stipati in condizioni vergognose nei centri di accoglienza siciliani. A Palermo una trentina dei circa 350 migranti sbarcati venerdì scorso sono fuggiti dai centri di Piana degli albanesi e di Partinico, mentre alcuni dei 40 minori non accompagnati sono scappati dal centro di Sanat Chiara di ballarò e dalla struttura di Altavilla.

Fonte 1

A Messina invece in seguito all’allagamento della tendopoli allestita nel centro sportivo del PalaNebiolo sono fuggite 184 persone provenienti da Siria e Palestina. Nonostante le diverse denunce e i precedenti allagamenti in 7 mesi nessuna soluzione alternativa  è stata trovata alle tende nel campo da baseball dell’Università di Messina.

Fonte 1

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