Londra – L’Home Office torna a mani vuote da una retata in un ristorante

fonte: Anti-Raids Network

Martedì scorso ( 29 aprile ), gli amici del Anti-raids Network hanno interrotto una retata dell’Home Office contro i/le migranti in un ristorante mediorientale a Londra, nei pressi di Hyde Park. Poco dopo le 14.00, due furgoni dell’ ‘Immigration Enforcement’ sono stati parcheggiati in una strada posteriore a Lowndes Square e circa 10 ufficiali dell’ufficio immigrazione, con al seguito un solo poliziotto, hanno fatto irruzione nel vicino ristorante. Qui il report di chi era lì:

inside“Gli siamo stati alle calcagna, circa 8 di noi erano all’ingresso, dietro di loro. Come nelle precedenti retate, abbiamo gridato a tutti coloro presenti nell’edificio per informali che: è possibile andarsene in qualsiasi momento durante le retate; non c’è bisogno di rispondere alle domande; i funzionari dell’ufficio immigrazione non sono autorizzati a bloccare le persone o inseguirle fuori dall’edificio. Abbiamo anche filmato e fotografato la retata e consegnato volantini informativi in inglese ed arabo.

Alcune persone sono riuscite ad uscire e lasciare il ristorante senza essere importunate. In questa occasione il personale del ristorante aveva i documenti in regola e ha scelto di mostrarli ai funzionari dell’ufficio immigrazione. I criminali di frontiera hanno anche utilizzato uno scanner d’impronte digitali nei confronti di un uomo. Non riuscendo a trovare nessun “illegale”, la squadra ha detto a tutti di ‘tornare al lavoro’. Li abbiamo seguiti fino ai loro furgoni con lo slogan “feccia razzista, fuori dalle nostre strade!”, e poi li abbiamo guardati andar via a mani vuote.

Oggi abbiamo imparato un paio di cose interessanti. I criminali di frontiera non avevano i documenti idonei per entrare nell’edificio ma a quanto pare hanno ottenuto il consenso del gestore sulla porta d’ingresso. Come già accaduto: si spingono fino a dentro per poi intimidire le persone e spingerle ad autorizzare l’ingresso, con l’implicita minaccia di passare guai peggiori nel caso di una mancata collaborazione.
Di recente, alcuni rapporti ufficiali, hanno condannato le retate della banda del London Bridge UKBA per l’utilizzo di scartoffie di dubbia validità per entrare negli edifici. Un’altra domanda è riguardo cosa li abbia portati a prendere di mira questo ristorante. Solitamente l’Home Office si muove ricevendo delle soffiate, quindi forse c’è stata una chiamata da parte di qualche rancoroso. O forse è stata solo una “pesca” a caso nel business con i lavoratori migranti.

Abbiamo notato che, a differenza di tante altre retate, questa volta i razzisti erano stranamente educati e non hanno cercato di allontanarci con la forza. E’ possibile che, dopo la recente cattiva pubblicità, abbiano avuto una giornata di formazione da “bravo poliziotto” su come non gettare la maschera quando ci sono diverse telecamere puntate addosso. Inoltre, abbiamo avuto la sensazione che stia crescendo la loro rassegnazione nell’incontrare questa forma di opposizione e disgusto ovunque vadano.

E’ proprio come dovrebbe essere. I funzionari dell’ufficio immigrazione sono bulli che contano sulla nostra paura ed obbedienza. Sapendo che possono essere colti mentre infrangono le loro stesse regole, si ritirano anche davanti a poche persone. Semplicemente, come per la maggior parte dei predatori, la loro strategia di base è quella di far fuori i bersagli facili e fare marcia indietro quando s’incontra una resistenza.

Certamente questa merda accade ovunque e ogni giorno. Molte persone combattono quotidianamente. Anti Raids è solo una rete coinvolta nello scambio d’idee, informazioni ed esempi di resistenza. Ciò di cui abbiamo bisogno è che si diffonda la cultura della tolleranza zero davanti gli attacchi e le incursioni dei funzionari dell’ufficio immigrazione, della polizia o altri fascisti. Nelle strade, nei nostri quartieri, ovunque siamo, non aspettiamo, agiamo.”

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Ancora migranti in fuga dall’accoglienza italiana

Migranti in fuga

Migranti in fuga

Dopo le fughe di migranti avvenute nella prima metà di aprile che vi abbiamo raccontato qui il 21 aprile 300 migranti, di origine Eritrea dei circa 800 sbarcati a Pozzallo sono fuggiti dall’ex centro di sperimentazione agricola della Regione siciliana ‘San Pietro’, struttura situata tra Comiso e Ragusa allestita per fare fronte all’ “emergenza” sbarchi (che di emergenza e di imprevedibile ha davvero poco, ma si sa ai pennivendoli piace creare continuamente un clima di tensione)

Fonte 1

Il giorno dopo i 111 migranti di nazionalità eritrea giunti al PalaNebiolo sono tutti fuggiti nel corso della notte, nonostante abbiano eseguito le pratiche per richiedere la protezione internazionale. Nel centro del PalaNebiolo, dunque, restano 250 migranti nella tendopoli e 40 ancora nel Palazzetto, riaperto dopo lo sbarco del 9 Aprile, come se nulla fosse avvenuto. Di questo gurppo di fuggitivi, 8 (tra cui 4 minori) sono stati ripresi; fermati in autostrada, mentre camminavano in fila accanto al guardrail in direzione Catania.

Fonte 12

Come spesso accade la stampa mainstream, sempre attenta a rilanciare le notizie più disparate sulla prossima invasione dell’Italia da parte di migranti, non ha dato alcuna notizia di queste fughe di massa che ancora una volta testimoniano come i migranti ben conoscano la vergognosa situazione in cui versa l’accoglienza in Italia e la loro volontà di allontanarsi al più preto dal “bel paese”

A tutti i fuggitivi va il nostro “vento in poppa!”

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Nuovo assalto alla frontiera di Melilla

L'assalto alla frontiera di Melilla via @rubenglez

L’assalto alla frontiera di Melilla via @rubenglez

Un nuovo assalto alla frontiera di Melilla si è verficato ieri a Melilla, dove circa 700 migranti hanno provato ad entrare nell’enclave spagnola. Secondo quanto riportato dalla stampa 140 di loro sarebbero riusciti ad entrare (subito accompagnati nel CETI la cui situazione continua ad essere esplosiva visto l’enorme numero di migranti rinchiusi), mentre altri 150 sarebbero rimasti arrampicati sulle reti prima e sui lampioni poi dopo che la polizia ha cercato di farli scendere dalla reti (alte 6 metri) con l’utilizzo dello spray al peperoncino e di estintori. Secondo dichiarazioni uficiali ci sarebbero 5 feriti tra i migranti.

Fonte 1

 

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Cie di Trapani – perquisizioni ed oppressione quotidiana

fonte: Macerie

arton17606Trapani: ieri la polizia è entrata in tutte le aree del Cie e ha effettuato una perquisizione con tanto di cani antidroga; arrivata nelle aree ha obbligato i detenuti a spogliarsi e a fare le flessioni. Ne è nato un vivace diverbio che ha costretto il responsabile della Croce Rossa ad intervenire, rimproverando le guardie per l’atteggiamento e per aver creato una situazione di tensione. A questo punto le perquisizioni corporali si interrompono mentre continuano quelle nelle camere, tra gli effetti personali dei reclusi; la situazione si tranquillizza.

Oggi le guardie hanno di nuovo fatto capolino nelle aree  insieme ad alcuni operai e hanno rimosso dalle camere vari oggetti in ferro che erano fissati ai muri (ad esempio, i reggimensola ) sostenendo che i detenuti li usino come ganci per scavalcare le recinzioni e fuggire.

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Dopo il pestaggio di un detenuto, i reclusi appiccano un incendio al CRA di Vicennes

L'incendio a Vicennes nel 2008

L’incendio a Vicennes nel 2008

Nella serata di lunedì 14 aprile i detenuti nel CRA di Vincennes avrebbero appiccato un incendio in un cella.

Secondo le informazioni fornite da una persona detenuta nel lager transalpino , intorno all’1 i reclusi avrebbero ammassato materassi e biancheria in una stanza dandogli fuoco dopo che uno di loro era stato picchiato da diversi poliziotti.

La protesta è stata rapidamente contenuta dai vigili del fuoco e da 49 poliziotti della Polizia Nazionale chiamati a rinforzo. Due camere da letto sono state danneggiate; i reclusi hanno quindi dormito sul pavimento per mancanza di materassi sorvegliati dai poliziotti chiamati a rinforzo. Il detenuto malemenato dalle guardie, si trova ancora internato e non è ancora stato portato in ospedale.

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Nuova gestione per il lager milanese di via Corelli che potrebbe presto riaprire.

Milano, Cie di via Corelli

Milano, Cie di via Corelli

Apprendiamo dai media di regime che si sarebbero concluse le procedure di gara per l’affidamento della gestione del Cie di via Corelli a Milano. Il prefetto, Francesco Paolo Tronca, avrebbe infatti firmato il provvedimento di aggiudicazione in favore del costituendo Rti composto da Gepsa e Associazione Culturale Acuarinto. A questa notizia si aggiunge quella relativa ai lavori di ristrutturazione del centro, danneggiato pesantemente nel 2013 da reclusi, che sarebbero terminati, per cui il lager di stato potrebbe a breve essere riaperto. Sempre secondo la stampa mainstream a Milano sarebbe in fase di realizzazione un Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA), dedicato agli stranieri che richiedono il riconoscimento dello status di rifugiato, di cui francamente non si sentiva la mancanza.

Dei Cie solo macerie!

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Migranti in fuga in tutta Italia

Catania, Palaspedini

Catania, Palaspedini

A seguito degli sbarchi di questi giorni sulle coste italiane, si sono verificati diverse fughe di migranti durante i trasferimenti nelle “strutture di accoglienza” di tutta Italia.

L’ultima fuga in ordine di tempo si è verificata ieri sera ad Ancona, quando i migranti giunti da Lampedusa, in prevalenza donne e bambini di origine Eritrea, sono scappati dalla struttura destinata ad accoglierli non appena si è allentanta la sorveglianza delle forze dell’ordine che li avevano scortati fin lì. Secondo l’ambasciata dei diritti “L’episodio evidenzia come tutto l’apparato di accoglienza messo in piedi dal ministero dell’interno sia completamente fallimentare e percepito dai migranti per quello che effettivamente è, ovvero uno sfruttamento economico fatto sulla loro pelle che ha solo una funzione detentiva e non di inclusione sociale“. Anche noi auguriamo il vento in poppa alle mamme fuggiasche!

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La più rocambolesca è avvenuta martedì sera a Marghera: quando il pullman proveniente da Bologna, ha aperto le porte 23 dei 40 migranti di origine eritrea – che avrebbero dovuto essere ospitati presso gli appartamenti che erano stati messi a disposizione della cooperativa Villaggio Globale a Mira – sono scappati temendo probilmente di essere rinchiusi. Possibile che, come sempre più frequentemente accade, i migranti che conoscono bene la situazione loro riservata nel nostro paese, dove i tempi per il riconoscimento dello status di rifugiato politico sono infiniti e i centri di accoglienza (CARA) spesso si configurano come veri e propri lager, siano fuggiti nel tentativo di raggiungere altri paese europei prima di essere identificati, in quanto il regolamento di Dublino stabilisce che il Paese di ingresso è quello che dovrà farsi carico della richiesta di asilo.

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Il giorno dopo a Catania si è verificata una situazione simile quando alcune decine di migranti, provenienti da lampedusa e stipati al Palaspedini, si sono allontanati dalla struttura sportiva facendo perdere le loro tracce.

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Tutto questo mentre il ministero dell’Interno, ripreso da tutti i media di regime, continua con la politica degli annunci sensazionalistici con numeri dati a caso secondo i quali il nostro paese potrebbe presto essere “invaso” da migranti provenienti dal Nord Africa (politica peraltro già sperimentata nel 2011 dall’allora ministro Maroni) e mentre continuano in Libia le operazioni di controllo e di detenzione dei migranti che tentano di attraversare il mare nostrum.

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Cie di Ponte Galeria – Deportazioni e resistenze

stopIn quest’ultima settimana sono aumentate le espulsioni e, nonostante i continui ingressi di persone tradotte nel centro, a Ponte Galeria sono attualmente reclusi 57 ragazzi e 24 ragazze.
Prevalentemente sui voli di linea per Tunisia, Marocco, Nigeria e Cina vengono costrette quotidianamente le persone internate nel Cie.

Le deportazioni avvengono in un clima di totale tensione, con le celle chiuse sin dalla notte precedente per evitare resistenze collettive. Tutti sanno che quando la colazione arriva in cella senza poter incontrare gli altri, è perché qualcuno verrà prelevato e tradotto all’aeroporto di Fiumicino con la forza.
Questo dispositivo costringe quindi a resistere individualmente ed è il caso di un ragazzo che 5 giorni fa è riuscito a scappare dall’aeroporto mentre veniva obbligato a salire sul volo d’espulsione verso la Tunisia.

In seguito a questo episodio “torna di moda” imballare con lo scotch chi sta per essere deportato.
Sappiamo bene non si tratti di una novità, nonostante l’indignazione generata da alcune immagini del passato.
Ascolta il racconto di un recluso ai microfoni di Radio Onda Rossa riguardo l’espulsione di un ragazzo tunisino ieri mattina.

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Un gruppo di migranti, diretti a Pozzallo, blocca il pullman a Gela e scappa. 7 ancora in fuga

Centro Pozzallo

Centro Pozzallo

Un tentativo di fuga, riuscito a metà, da parte di un gruppo di migranti è avvenuto questa mattina a Gela da uno dei cinque pullman sui quali oltre 200 migranti stavano viaggiando, scortati della polizia, per essere trasferiti da Agrigento al centro di accoglienza di Pozzallo. Uno dei passeggeri ha tirato il freno di emergenza, bloccando la corsa dell’autobus e facendo aprire le porte attraverso cui una quindicina di migrnati sono scesi e tentando la fuga.

Sfortunatamente per loro, il pullman è stato fermato davanti alla caserma dei carabinieri che sono intervenuti in aiuto dei poliziotti di scorta. Cinque fuggitivi sono stati bloccati subito, altri tre sono stati rintracciati poco dopo.

Non si hanno notizie dei restanti sette (o sei) migranti che mancano all’appello. Dopo alcuni minuti  la colonna di pullman è ripartita alla volta di Pozzallo, mentre a Gela proseguono le ricerche dei fuggitivi.

Vento in poppa ai 7 che sono riusciti a scappare.

Questo video di gennaio 2014 mostra le condizioni in cui si vive nel centro di Pozzallo

 

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Evasione e tensioni al Cie di Trapani Milo. Niente paura arriva la CRI

Il Cie di Trapani Milo

Il Cie di Trapani Milo

Nel tardo pomeriggio di sabato 29 marzo,  sette reclusi del Cie di Trapani Milo hanno tentato lafuga utilizzando un vecchio gancio di metallo e alcune corde di fortuna. In sei sono riusciti ad arrampicarsi sulla recinzione esterna e a scavalcarla, l’ultimo ha dovuto rinunciare dopo essersi fratturato l’indice della mano sinistra: ritornato in sezione, è stato portato all’ospedale soltanto dopo le forti proteste dei quaranta reclusi rimasti nel Centro.  Nonostante siano iniziati i lavori di ristrutturazione, che negli ultimi giorni si si sono concentrati sopratutto sul rafforzamento e l’innalzamento delle reti esterne, il Centro di Trapani Milo continua ad essere degno del suo soprannome: il Cie delle fughe

Fonte Macerie

Ancora tensioni al Cie di Trapani Milo. Come già avvenuto in passato, i reclusi hanno scavalcato la prima rete di recinzione per richiedere quei beni di prima necessità che mancano da quando i vecchi gestori della cooperativa Oasi se ne sono andati. Durante il confronto con le forze dell’ordine, un poliziotto in assetto antisommossa sferra unatestata a uno dei prigionieri, fratturandogli il naso. Ne nasce un parapiglia tra polizia e reclusi, che si placa solo con l’arrivo del direttore delle guardie, che promette sibillino di «fare rapporto su quanto accaduto» e garantisce che a gestire il Centro «domani arriva la Croce Rossa.» Che questo non sia un pesce d’aprile, ma un mandato diretto del Prefetto Falco, è confermato anche da alcuni giornali locali.

Fonte Macerie

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