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Qui potete scaricare anche una newsletter collettiva pubblicata nei dintorni della frontiera di Briançon, in lingua francese e pronta per la stampa.
Intanto dal sito Macerie apprendiamo che il 14 marzo un’ottantina di persone si sono radunate alla frontiera tra Italia e Francia, davanti alla PAF (polizia di frontiera francese), per protestare contro il fermo di Benoit e l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina affibbiatagli. Appena pochi giorni prima, infatti, Benoit era stato sorpreso da un posto di blocco francese a poche centinaia di metri dall’ospedale di Briançon mentre trasportava una donna incinta in pieno travaglio, suo marito e i due bambini. La donna è stata accompagnata all’ospedale ma Benoit è stato fermato e il resto della famiglia rispedito indietro a Bardonecchia. Durante il presidio si è deciso di bloccare a intermittenza la strada, creando fastidio alla mobilità di frontiera, sotto gli occhi di Gendarmerie oltralpe e Digos nostrana.
Il dispositivo frontiera si perfeziona.
RFI e ONG collaboratori del sistema.
Dalla parte italiana, tra Bardonecchia e Clavière, il dispositivo frontiera si perfeziona. Nell’ultimo mese RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha migliorato il suo sistema di controllo e selezione che applica all’interno delle stazioni dell’Alta Valsusa, in particolare a Bardonecchia. Per le Ferrovie infatti la presenza continua di profughi all’interno della stazione rappresenta “un problema di sicurezza per i ferrovieri in servizio e un disagio per i passeggeri in attesa di prendere i treni”. Da qui la decisione di ingaggiare due vigilantes in divisa che controllano lo stazionamento in sala d’attesa e cacciano fuori tutti coloro che non hanno un biglietto. Siamo infatti in piena stagione sciistica; la presenza delle decine di migranti che ancora affollano l’ultima stazione ferroviaria prima della frontiera, nel tentativo di raggiungere a piedi la Francia o perché già respinti dalla polizia francese e qui ricondotti, destabilizza l’ordine di una cittadina che d’inverno vive di turisti e sciatori.
Selezione ed esclusione. Dividere e nascondere per controllare meglio
Funzionale in questo senso è anche il prolungamento degli orari di apertura, ora anche diurni, della saletta della ONG Rainbow4Africa, adiacente alla stazione di Bardonecchia ma da questa separata, all’interno della quale ora i viaggiatori colpevoli di essere sans papiers possono trovare “rifugio” senza mescolarsi a turisti e sciatori.
Questa ONG funziona grazie al lavoro di diversi volontari che si alternano in stazione. Il loro lavoro è iniziato nel mese di novembre, alle porte dell’inverno, quando dopo varie pressioni sull’amministrazione ha ottenuto in concessione l’uso della stanza in stazione. L’umanitarismo sbarcato in frontiera grazie a R4A ha dato modo a decine di persone di non passare la notte al freddo, e di avere cure mediche: ma è presto diventato uno degli ingranaggi che permettono alla macchina dei respingimenti di funzionare, assumendo un volto più accettabile.
La gendarmerie francese e la PAF usano al loro meglio la struttura in piazza, deportando alla stazione di Bardonecchia su dei furgoncini bianchi decine di persone bloccate ogni giorno e notte al confine, dove sanno che Rainbow4Africa è lì pronta a mettere una pezza sulla brutalità della frontiera.
Al tempo stesso la possibilità per i solidali di intercettare, parlare e cercare complicità coi migranti si è ridotta al minimo, dal momento che gli operatori della ONG sembrano più ligi alla prescrizione del commissario di polizia (che formalmente regola l’utilizzo della saletta) che prevede che all’interno della stanza ci transitino soltanto gli “autorizzati”.
Rainbow4Africa ha inoltre ingaggiato dei “mediatori culturali” che pare dissuadano i migranti dal tentativo di passare la frontiera, e dei legali che di fatto operano una selezione tra chi ha qualche possibilità di entrare in Francia in modo legittimo, e chi è meglio che se ne torni nelle strutture di accoglienza da cui è scappato. Il nuovo “pacchetto Bardonecchia” prevede infine che, per coloro che vogliono, ci sia un servizio navetta della Croce Rossa Italiana che accompagna i migranti al Campo della Croce Rossa di Settimo Torinese.
Sembra così avviarsi, seppur in modo ancora poco strutturato, un sistema di controllo completo del destino del migrante, che passa attraverso la selezione e la reintegrazione nel circuito di accoglienza istituzionale.
Sull’altro fronte c’è Clavière, località immediatamente a di sotto del colle del Monginevro che a giudicare dai numeri, sembra essere più di recente il punto di passaggio privilegiato. Qui, al momento, il grande transito di migranti che tentano di attraversare a piedi o in bus la frontiera non sembra colpire né il sindaco secondo cui il “fenomeno” non esiste, né la curia locale, al cui prete qualche cittadino deve aver chiesto disponibilità su alcuni spazi riscaldati della chiesa, da utilizzare in caso di emergenza in questi giorni di freddo molto intenso (con temperature anche inferiori a -15° e l’inesistenza di spazi coperti dove ripararsi), sentendosi rispondere negativamente.
All Cops Are Borders.
Il problema maggiore continua qui a rimanere la presenza della gendarmerie e della polizia di frontiera francese, che pattugliano strade e piste innevate con delle nuove motoslitte, talvolta allertate dagli stessi autisti della compagnia di bus RESALP, a bordo dei quali i migranti cercano di valicare il confine.
Il dispositivo frontiera si perfeziona. E assume le sembianze del gendarme e della PAF francese che viene a Bardonecchia a controllare chi sale sui treni in partenza per Modane. È sufficiente non essere bianco e non sembrare un turista per farsi controllare. Assume il volto del mediatore linguistico che ti invita a rientrare nel sistema dell’accoglienza e ti offre un posto su dei pullmini gratuiti fino a Settimo Torinese. Prende le fattezze del vigilantes che ti butta fuori dalla stazione se non hai il biglietto. Il sistema si struttura, preparandosi all’estate.
Se ad oggi l’interesse principale è stato quello di non rendere troppo visibile il “fenomeno” e cercare di scongiurare il morto per non farsi cattiva pubblicità, proteggere l’immagine e il turismo di queste città di frontiera, vedremo cosa succederà appena la neve si scioglie e finirà l’inverno, finora complice naturale del dispositivo frontiera in alta montagna.
La primavera porterà con sé nuovi scenari in frontiera, numeri diversi da quelli di oggi e una pioggia di soldi a valle per moltiplicare i tentacoli e l’efficienza del dispositivo di controllo e selezione preventivo.
Fuoco alle frontiere
DA BRIANCON
Le maraudes [1] notturne in montagna degli ultimi mesi hanno senza dubbio raggiunto il loro obiettivo primario di evitare che le persone che cercano di attraversare la frontiera francese nel Briançonese si trovino da sole al freddo, alla mercè dei respingimenti in Italia da parte delle forze di polizia. I solidali portano vestiti, bevande calde, cibo, e qualche informazione legale per tutelarsi dalla polizia. Nelle ultime settimane abbiamo osservato un netto incremento dei passaggi, con picchi fino a 20 persone alcune sere, nonostante il freddo dell’inverno.
Possiamo correlare questo fenomeno con la forte copertura mediatica che ha ricevuto la solidarietà montanara?
A poco a poco si è anche rafforzata la certezza che i passeurs [2] siano molto vicini ai migranti, cosa che ha dato ai solidali una spiacevole sensazione di essere strumentalizzati. Se la dipendenza dai coxeurs [3] per l’attraversamento di questo confine è sicuramente legata alla mancanza di informazioni sugli itinerari di passaggio (linee e fermate degli autobus, treni), l’effetto psicologico della loro presenza non può essere sottovalutato: al momento del passaggio, sicuramente ci si sente meno isolati e vulnerabili se si ha dato fiducia a qualcuno, lo si ha pagato perché garantisca l’attraversamento, e magari è della propria comunità di origine. Continua a leggere→