Milano – 5 marzo presidio contro la riapertura del CIE

Fonte: TeLOS

Dopo i presidi a Saronno, Como e Monza, ci troviamo tutti e tutte a Milano, dalle 15.30 in piazza Duca d’Aosta (stazione Centrale).

“Da quale cervello feroce impazzito dalla rabbia, da quale spirito sadico vigliacco e snaturato, nacque l’idea terribile della gabbia, dove l’uomo rinchiude l’uomo e lo tiene murato?” (Alexandre Marie Jacob)

L’anno nuovo è iniziato con la notizia eclatante annunciata dal ministro degli interni Minniti dell’intenzione governativa di aprire in ogni regione italiana un CIE. I Centri di Identificazione ed Espulsione sono strutture di detenzione amministrativa, nelle quali vengono rinchiuse persone sprovviste di documento identificativo valido, finalizzate all’espulsione coatta nei rispettivi paesi d’origine. Già questo ci appare inaccettabile, il tutto è però aggravato dal fatto che le condizioni all’interno sono terribili: dalla qualità del cibo, spesso corrotto con psicofarmaci, alla mancanza di cure mediche, supporto legale e standard igienici accettabili. Nel tentativo di uscirne non sono mancate proteste individuali (scioperi della fame e della sete, atti di autolesionismo) né collettive: evasioni e rivolte incendiarie hanno infatti portato all’inagibilità parziale o definitiva di questi centri, al punto che dei 13 iniziali solo 4 sono attualmente funzionanti, e a capacità ridotta. Continua a leggere

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Chiasso – Giovedì 2 marzo presidio contro le frontiere e in solidarietà con chi rischia la vita per attraversarle

Riceviamo e diffondiamo.

Giovedi 2 marzo presidio a Chiasso

contro le frontiere e in solidarietà con chi rischia la vita per attraversarle!

ore 17.30 piazzale indipendenza (dove c’è la posta)

Lunedì 27 febbraio 2017 sul tetto di un treno regionale TILO all’altezza di Balerna un uomo è morto folgorato dai fili dell’alta tensione. L’uomo era salito in Italia per riuscire a passare il confine senza controlli in quanto non era in possesso di un documento valido.

«Tragico incidente» o omicidio?

Secondo noi è stato ucciso dal regime migratorio e d’asilo svizzero, dalle frontiere, dal razzismo e da chiunque chiude gli occhi davanti alla sofferenza che porta alla fuga dalla terra in cui si nasce. Persone che scappano o scelgono di partire in cerca di una vita più dignitosa, come gli esseri umani hanno sempre fatto ovunque, compresi le nonne o i nonni ticinesi che partivano per le Americhe in cerca di lavoro durante il secolo scorso.

Persone che fuggono da guerre e povertà provocate dagli interessi degli stati e delle multinazionali occidentali, come la svizzera con le sue imprese di armamenti e di commercio di materie prime.

Il razzismo, le frontiere ed il capitalismo uccidono: non esserne complice!”

Nemiche e nemici di ogni frontiera

PS: partecipa come individuo, non portare bandiere o striscioni di partiti, associazioni, ecc. No foto! No giornalisti/e!

 

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Roma – Le donne nel CIE di Ponte Galeria in sciopero della fame contro la detenzione

Riceviamo e diffondiamo. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Aggiornamento: Lo sciopero della fame, iniziato mercoledì scorso, è terminato venerdì sera, dopo che il direttore del CIE si è recato lì per parlare con le donne che protestavano promettendo di considerare le loro rivendicazioni e risolvere la situazione. Si è trattato ovviamente di false promesse e dei soliti raggiri con cui i carcerieri cercano sempre di calmare le acque per far sì che in quel lager non si muova alcuna voce di malcontento. Questa è la famosa buona gestione di Gepsa (multinazionale francese della carcerazione privata) che tanto viene decantata da media e operatori, una gestione fatta di repressione, infantilizzazione, ricatti e inganni continui.  Nonostante la fine dello sciopero, la rabbia delle recluse non si è placata, anzi è aumentata dopo aver constatato di essere state prese in giro.

Non smetteremo di essere solidali con chi lotta per liberarsi da ogni gabbia, consapevoli che tutta questa violenza ogni tanto torna al mittente.

nemiche e nemici delle frontiere, 28.02.2017

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USA – Cosa sarebbe necessario per fermare i rastrellamenti?

Traduzione da: It’s going down

Durante la scorsa settimana negli Stati Uniti, circa 700 persone sono state catturate durante un’ondata di rastrellamenti dell’Immigration and Customs Enforcement – ICE (agenzia statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione ndr). In risposta, le persone hanno bloccato le strade e i furgoni dell’ICE e organizzato manifestazioni di massa. Ma cosa sarebbe necessario per fermare le retate una volta per tutte?

L’assalto

In alcune parti degli USA, gli attacchi dell’ICE implicano brutali retate militarizzate, in cui gli agenti spaccano finestre e lanciano granate flashbang dentro le case. In altri posti, tutto succede così silenziosamente da passare praticamente inosservato: una modifica burocratica nello status di qualche prigionierx qui, un trasferimento in detenzione a tempo indeterminato di reclusx in attesa di rilascio lì.

Le retate arrivano sulla scia di una serie di ordini esecutivi dell’amministrazione Trump che minacciano milioni di persone in tutti gli Stati Uniti. Questi ordini mirano a delegare alla polizia i compiti dei funzionari dell’immigrazione, a costruire strutture per la prigionia di massa, e infine a prendere di mira intere comunità per molestarle, imprigionarle e deportarle. L’idea è chiaramente di dare a polizia e funzionari governativi ampi poteri per terrorizzare intere comunità. Continua a leggere

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Torino – Fuori e dentro: sul presidio e la protesta del 19 febbraio al CIE

Fonte: Macerie

Nel pomeriggio della domenica appena passata circa ottanta persone hanno tenuto un rumoroso presidio fuori dalle mura del Cie torinese, ora rinominato per volontà ministeriale Cpr. A protezione di quelle infauste mura i reparti di celere e una schiera nutrita di agenti in borghese hanno anticipato come al solito i nemici delle deportazioni.

Per evitare che sentissero i solidali fuori a tutti i reclusi è stato impedito di uscire dalle proprie aree, ma alcuni ragazzi hanno ben pensato di “darsi voce” da soli, iniziando una protesta che ha coinvolto soprattutto l’area bianca e quella gialla, dove sono stati bruciati alcuni materassi; all’interno dell’isolamento invece qualcuno ha lanciato il pasto per terra. La reazione delle forze dell’ordine non si è fatta attendere troppo e la celere è entrata in entrambe le aree spegnendo l’incendio e circondando con caschi e manganelli i reclusi. Questa situazione di stallo è durata circa un’ora e prima di andare via dall’area bianca le forze dell’ordine hanno portato fuori due persone, un marocchino e un nigeriano. I poliziotti hanno poi abbandonato anche l’area gialla, ma per farvi ritorno dopo quindici minuti e prelevare altri tre ragazzi nigeriani perché sospettati di essere gli autori dell’incendio. Continua a leggere

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Roma – CIE di Ponte Galeria: lo Stato risponde alla violenza di genere con le deportazioni

Riceviamo e diffondiamo. Per scriverci e inviarci contributi hurriya[at]autistici.org

Aggiornamento: La deportazione di Olga è stata bloccata, nonostante lei sia attualmente ancora reclusa nel CIE di Ponte Galeria. Dopo aver raccontato e condiviso la sua storia, una rete solidale si è mobilitata al fianco di questa donna sostenendo il suo percorso di uscita dalla violenza, che dovrebbe portare anche alla sua liberazione. Ma tutto questo non basta a Olga per placare la sua rabbia dovuta alla detenzione, che considera ingiusta e assurda, e alle condizioni in cui lei e le altre recluse sono costrette a vivere all’interno di quelle mura.

Continuiamo a ribadire la necessità della lotta contro i lager di stato e l’importanza di mantenere relazioni con le detenute, per conoscere dalle loro voci le loro storie e resistenze che da sole o tutte insieme portano avanti per opporsi a reclusione e deportazioni, contro ogni narrazione vittimizzante da parte di giornalistx o di chi gestisce e lavora nei CIE.

nemiche e nemici delle frontiere, 27.02.2017

Retate nelle strade, stupri, soprusi e continue violenze nei centri di detenzione: questa è la quotidianità che lo stato offre alle donne migranti. Uno stato fascista e razzista fondato su machismo e cultura dello stupro; al di là dei propagandati progetti della polizia in difesa delle donne contro la violenza di genere, questo è uno stato che dice di proteggerti e nella realtà, al contrario, si trasforma in un ulteriore pericolo per la tua libertà e la tua vita.

Questo è ciò che è successo a Olga (nome di fantasia), una delle tante donne che spesso trovano il coraggio di liberarsi dalle loro relazioni violente. Olga è una donna ucraina che, nel momento in cui si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare le violenze agite da quello che era il suo compagno, è stata rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, da dove la deporteranno a breve, perché la sua condizione di “irregolare” ha prevalso sulla sua richiesta di aiuto. Non si tratta di un caso isolato: ogni giorno le migranti devono vivere sulla propria pelle gli effetti di questo stato che le umilia, le sfrutta, le criminalizza e imprigiona per perpetuare poi le stesse violenze all’interno delle mura infami di un CIE.
Ogni giorno le donne migranti portano avanti le loro resistenze a questo sistema razzista fatto di confini e galere.
Non chiediamo allo stato di difenderci dalla violenza che esso stesso produce e di cui si nutre.
Quello che vogliamo è continuare a sostenere le lotte di chi a tutta questa brutalità si ribella, di chi resiste nei CIE, di chi si oppone alle deportazioni.
Quello che vogliamo è la libertà per tutte le donne recluse.

nemiche e nemici delle frontiere

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Roma – Sul presidio al CIE di Ponte Galeria del 18 febbraio

La solidarietà non è solo una parola scritta

Sabato 18 febbraio, un gruppetto di poco meno di trenta solidali è tornato sotto le odiose e odiate mura del CIE di Ponte Galeria.
Come ogni mese, l’obiettivo è quello di interrompere il silenzio forzato, l’isolamento e la desolazione a cui quel luogo costringe le detenute; provare per qualche ora a far sentire la nostra solidarietà tentando di metterci in contatto con loro, perché siano le stesse donne lì recluse a far sentire la propria voce e a raccontare quello che succede dentro quel luogo infame.
Dal microfono aperto si sono succeduti diversi interventi in più lingue, in cui ricordavamo alle recluse chi siamo e perché siamo lì fuori, sottolineando ancora una volta che non andiamo lì per fare promesse, per chiedere un CIE più umano e lenzuola pulite o per sostenere un’accoglienza “degna”.
Siamo lì perché detestiamo carceri e carcerieri, avversiamo i confini e questa società che li costruisce e ne ha bisogno. Andiamo in quel luogo ignorato da tuttx e ci torneremo ogni volta che sarà necessario, ogni volta che le recluse ce lo chiederanno o quando si ribelleranno a chi le tiene segregate in cella. Continua a leggere

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Milano – Voci da un’insolita fortezza

fonte: RadioCane

Due voci raccontano di un’insolita occupazione milanese varata sulla spinta di alcuni immigrati – tra cui una vecchia amicizia della rivolta di Corelli del 2005 – che provano ad organizzarsi fuori dai circuiti ufficiali dell’accoglienza contando solo sulle proprie capacità e sulla solidarietà immediata che incontrano. Con questo “progetto” abbandonano la scuola, dismessa per amianto, di via Imbonati e occupano un altro edificio in via Fortezza firmando un comunicato collettivo con il nome “Ci siamo”. Non più solo un “nascondiglio”, ma non ancora “casa” o “luogo politico”, la nuova fortezza lentamente prende forma. Ma non è certo un castello da sogno e non bastano i buoni propositi a scacciare problemi e guai che, se non sono già in salotto, talvolta attendono appena fuori dall’uscio, minacciando di sfondarlo per consegnarti fogli di via, mandati di cattura e decreti di espulsione.
La prima voce è di un occupante di via Fortezza, la seconda di un compagno della rete solidale. Ascolta qui.

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Torino – “Carità cristiana”

fonte: Macerie

Giovedì pomeriggio si è tenuto nella sala conferenze regionale di corso Regina un incontro piuttosto interessante: la presentazione del dossier 2017 sui richiedenti asilo della Fondazione Migrantes. Un gruppo sociale così profumato, anzi in odor di santità come solo chi è legato alla Conferenza Episcopale Italiana sa essere.

Non per nulla a barcamenarsi tra statistiche, retoriche dell’accoglienza e preghiere in prosa è proprio il massimo esponente torinese che si potesse tirar fuori dal cilindro, o per meglio dire dalla papalina viola. Ci riferiamo all’arcivescovo Cesare Nosiglia, interrotto nel suo discorso da una decina di nemici delle deportazioni e delle frontiere che, sollevatisi dal pubblico, hanno ricordato a lui e ai presenti in sala il ruolo della Madre Chiesa nella gestione dell’immigrazione in Italia, al netto delle parole edulcorate lì propinate. Il riferimento è soprattutto quello a Le Misericordie Srl che hanno costruito un bel profitto tra la gestione degli Hotspot e dei Cara nel sud Italia.

In questo pomeriggio conferenziale i porporati erano ben accompagnati dai rappresentanti delle istituzioni, non ultima l’assessora regionale all’Immigrazione Monica Cerutti che, mentre le retate per le strade sabaude sono all’ordine del giorno, non smette mai di spremersi le meningi per capire come far sì che siano reclusi solo i senza-documenti che delinquono. Beh, ci viene da dire che in tal contesto abbia potuto ben consultarsi con gli esperti della variazione della pena nei gironi tra purgatorio e inferno; chissà che a breve non abbia l’illuminazione e faccia la sua proposta di detenzione selezionata.

I contestatori, invece, dopo aver distribuito all’uditorio qualche foto di un ragazzo che nell’isolamento di corso Brunelleschi si è cucito per protesta le labbra si sono allontanati al grido di “Fuoco ai Cie!”.


Vi ricordiamo che per sostenere i reclusi in lotta l’appuntamento è per domani, domenica 19 febbraio davanti alle mura del Cie di corso Brunelleschi alle ore 15,30.

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“Non c’è accoglienza se non ci sono i rimpatri” ovvero i nuovi-vecchi Cie

È dall’inizio dell’anno che la questione dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) è tornata prepotentemente nelle dichiarazioni dei politici e a interessare la stampa mainstream e non, che non perde occasione per rilanciare le posizioni di questo o quel politico di qualsiasi partito.

L’attacco terroristico al mercatino di Natale avvenuto il 19 dicembre a Berlino, compiuto probabilmente da un cittadino tunisino che era sbarcato in Italia e aveva trascorso un periodo di reclusione nel CIE di Caltanissetta, è stata la miccia per riproporre (spandendo paura tra la popolazione per convincerla così ad accettare silente qualsiasi provvedimento sulla “sicurezza”) il tema dell’identificazione dei e delle migranti ma soprattutto della loro espulsione.

Un interessante articolo uscito a inizio gennaio sul sito Macerie – Storie di Torino, provava a fare il punto della situazione per “capire sul serio cosa c’è dietro i proclami e gli slogan” facendo “un’azione lucida di discernimento tra ciò che è propaganda e ciò che non lo è”.

Le voci e gli articoli con le dichiarazioni roboanti del politico di turno sull’argomento hanno però continuato a intasare i giornali, anche grazie al piano immigrazione studiato dal governo e propagandato dal Ministro degli Interni Marco Minniti, che ha ribadito in Parlamento che “Severità e integrazione” (severità per i migranti economici che non avrebbero titolo di restare in Italia, e integrazione per i/le poveri/e migranti che scappano dalle guerre – sponsorizzate, finanziate e armate da quegli stessi paesi che si trovano ora a dover fare i conti con i loro effetti) “sono le due linee guida che noi seguiremo, ed è mio profondo convincimento che il principio di severità consenta anche di avere un principio di maggiore integrazione. Non si intendono naturalmente innalzare i muri, siamo un Paese che ha salvato vite umane e continuerà a farlo accogliendo coloro che fuggono da guerre e persecuzioni, ma con la stessa determinazione con cui stiamo ospitando chi ne ha diritto, intendiamo anche agire nel contrasto nei confronti dell’immigrazione irregolare“. Continua a leggere

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